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Divieto di social ai minori di 15 anni? Crepet: “Specie a scuola, non leggiamo più, colpa dell’IA e degli adulti” — approfondimento e guida

Bambini leggono in classe con insegnante, riflessione su social media, IA e lettura nei giovani secondo Crepet. Approfondimento e guida.
Fonte immagine: Foto di Anastasia Shuraeva su Pexels

Il tema del divieto dei social per i minorenni sotto i 15 anni diventa centrale nel dibattito sull’impatto delle tecnologie digitali sulla crescita dei giovani. Crepet evidenzia come, tra l’ambiente scolastico e l’uso dell’intelligenza artificiale, si stia deteriorando la capacità di attenzione e di lettura dei ragazzi, ponendo interrogativi sulla responsabilità degli adulti e sull’evoluzione dell’istruzione.

  • Riflessione sulle conseguenze dell’uso eccessivo dei social tra i minori
  • Collegamento tra digitalizzazione e declino cognitivo
  • Proposta di misure di regolamentazione scolastica
  • Riflessione sulla responsabilità degli adulti e della scuola

Destinatari: Educatori, genitori, policymaker

Modalità: Discorso pubblico, iniziative di sensibilizzazione

Link: Approfondisci su OrizzonteInsegnanti.it

Interventi di Paolo Crepet sul ruolo dei social e dell’educazione scolastica

Paolo Crepet evidenzia come l’invasività dei social media e dell’intelligenza artificiale stia modificando profondamente i comportamenti degli studenti e delle nuove generazioni, portando a una crisi dell’educazione e della capacità di approfondimento. In particolare, sottolinea come ormai non si legga più con attenzione o continuità, una tendenza che rischia di compromettere la formazione culturale e il pensiero critico dei giovani. Questo declino delle competenze di lettura e di concentrazione è aggravato dall’uso eccessivo di dispositivi digitali, che distraggono e frammentano l’attenzione, contribuendo a una sovrabbondanza di stimoli superficiali. Crepet attribuisce parte di questa situazione alla mancanza di regole chiare e alla poca responsabilità da parte degli adulti nel guidare i giovani verso un uso equilibrato della tecnologia. Ribadisce inoltre che il problema si acuisce nelle scuole, dove l’assenza di programmi di alfabetizzazione digitale e di educazione ai media rende ancora più difficile sviluppare un senso critico rispetto ai contenuti online. In definitiva, Crepet invita a riflettere sull’importanza di riformare sistemi educativi e politiche sociali, promuovendo un uso consapevole e moderato dei social, anche considerando proposte come il divieto di accesso ai social per i minori di 15 anni, per proteggere lo sviluppo delle nuove generazioni e recuperare le capacità di apprendimento e di relazione attraverso strumenti più utili e meno distruttivi.

Il fenomeno della "demenza digitale" e le sue conseguenze

Crepet evidenzia che le ricerche recenti mostrano una tendenza alla riduzione delle capacità di attenzione e comprensione tra i giovani, che si affidano a pochi schemi di lettura rapida e superficiale. In un'epoca dominata dall’intelligenza artificiale, si tende a leggere meno e a preferire contenuti brevi, a scapito di un approfondimento che era una volta spontaneo e naturale. Queste dinamiche contribuiscono a un calo generale della capacità di memorizzazione e di analisi critica.

Il ruolo degli adulti e della società nel declino cognitivo

Secondo Crepet, il problema non riguarda solo i giovani ma anche gli adulti, che sono parte del problema: "Siamo rimbecilliti anche noi". La mancanza di memoria, l’incapacità di fare riassunti e la perdita di capacità di concentrazione sono fenomeni condivisi, che riflettono un deterioramento collettivo delle capacità cognitive. Con l’avvento di tecnologie sempre più avanzate, Crepet avverte che la maturità dell’intelligenza artificiale potrebbe accentuare queste criticità, se non si intervenisse prontamente.

Declino del quoziente intellettivo e critica alla Silicon Valley

In particolare, Crepet evidenzia come l'utilizzo eccessivo e spesso indiscriminato delle tecnologie digitali, in particolare degli smartphone e dei social media, abbiano influito negativamente sulle capacità cognitive delle nuove generazioni. La critica si focalizza sul fatto che i bambini e gli adolescenti dedicano troppo tempo a strumenti che, al contrario di favorire un apprendimento attivo, favoriscono la superficialità e l'immediato soddisfacimento. Questa situazione ha portato a un calo delle capacità di concentrazione, di analisi critica e di profondità nel ragionamento, elementi fondamentali per un elevato quoziente intellettivo.

Crepet sottolinea inoltre come questo fenomeno sia aggravato dalla mancanza di un’educazione adeguata all’uso consapevole delle tecnologie. Gli adulti, spesso più coinvolti con il proprio lavoro o con le proprie distrazioni digitali, non riescono a impostare un modello equilibrato, contribuendo così alla crescita di generazioni meno brillanti e meno critiche.

Per fronteggiare questa crisi culturale, Crepet propone l’implementazione di politiche di restrizione, come ad esempio il divieto di social ai minori di 15 anni, per limitare l’impatto nocivo delle piattaforme digitali sulla loro formazione cerebrale.

Infine, il sociologo evidenzia come questo declino del quoziente intellettivo sia strettamente legato a un cambiamento nei comportamenti scolastici e nel modo di leggere e apprendere. Secondo lui, a scuola si legge meno, si approfondiscono meno le tematiche e si prediligono approcci spesso superficiali, colpa anche dell’influenza dell’IA e di un sistema educativo che, troppo spesso, si affida alle tecnologie senza un reale discernimento critico.

Le implicazioni del divieto dei social sotto i 15 anni

Il divieto di social ai minori di 15 anni mira a tutelare lo sviluppo cognitivo ed emotivo dei giovani, limitando l’esposizione a contenuti potenzialmente dannosi o distorti. Secondo Crepet, questa misura può avere effetti positivi sul modo in cui i ragazzi interagiscono, favorendo attività più costruttive e il confronto reale, piuttosto che virtuale. Tuttavia, è importante anche considerare le implicazioni pratiche e sociali di un divieto totale, che potrebbe portare a una maggiore segregazione digitale. Allo stesso tempo, l’esperto sottolinea come la vera sfida sia più ampia e riguardi anche il ruolo degli adulti e delle istituzioni nel guidare i giovani verso un uso consapevole e maturo dei social. In particolare, Crepet evidenzia come la mancanza di attenzione alla lettura e alla riflessione, aggravata dalla scarsa presenza di momenti educativi dedicati, contribuisca alla perdita di capacità critica, a causa anche dell’influenza dell’intelligenza artificiale e degli strumenti digitali. Un approccio equilibrato, che combini restrizioni appropriate e un’educazione all’uso consapevole, potrebbe rappresentare la strada migliore per affrontare questa complessa problematica.

Riflessioni sul futuro dell’educazione e responsabilità degli adulti

Crepet conclude sottolineando come l’educazione e le scelte di adulti e insegnanti siano determinanti nel plasmare un futuro in cui i giovani possano sviluppare un pensiero più critico, meno dipendente dalle tecnologie. Si invita a riflettere sulle modalità di insegnamento e sulla relazione tra tecnologia e crescita umana, per contrastare un declino che rischia di compromettere il senso di identità e memoria collettiva.

FAQs
Divieto di social ai minori di 15 anni? Crepet: “Specie a scuola, non leggiamo più, colpa dell’IA e degli adulti” — approfondimento e guida

Perché Paolo Crepet propone il divieto di social per i minori di 15 anni? +

Crepet sostiene che il divieto aiuta a proteggere lo sviluppo cognitivo ed emotivo dei giovani, limitando l'esposizione a contenuti dannosi e migliorando le condizioni di apprendimento.

Qual è l’impatto dell’uso eccessivo di social e IA sulla capacità di lettura dei ragazzi? +

L’uso eccessivo di dispositivi digitali e IA riduce l’attenzione e la capacità di lettura prolungata, portando a una diminuzione del pensiero critico e della comprensione profonda.

Come influisce la scuola nel declino delle capacità cognitive dei giovani secondo Crepet? +

Crepet afferma che l'assenza di programmi di alfabetizzazione digitale e educazione ai media nelle scuole contribuisce a un rafforzamento di comportamenti superficiali e alla perdita di capacità critiche.

Qual è il ruolo degli adulti nel declino cognitivo dei giovani? +

Gli adulti spesso contribuiscono al problema mancando di impostare modelli equilibrati di utilizzo delle tecnologie e non assumendo responsabilità nel guidare i giovani verso un uso consapevole.

In che modo il divieto di social può influenzare le relazioni dei giovani? +

Il divieto può favorire interazioni più autentiche e migliorare lo sviluppo emotivo, ma potrebbe anche portare a segregazione digitale se non accompagnato da un’educazione all’uso consapevole.

Quali sono le conseguenze del "declino del quoziente intellettivo" legato all’uso dei social e IA? +

Si manifesta in minori capacità di concentrazione, analisi critica e profondità nel ragionamento, elementi fondamentali per un’intelligenza elevata.

Come può l’educazione aiutare a contrastare il declino cognitivo causato dai social e IA? +

Attraverso programmi di alfabetizzazione digitale e educazione ai media, l’educazione può promuovere un uso critico e moderato delle tecnologie, sostenendo lo sviluppo delle capacità cognitive.

Quali sono le principali criticità di un divieto totale di social ai minori? +

Può portare a segregazione digitale e limitare le opportunità di apprendimento; quindi, è importante accompagnarlo con un’educazione consapevole.

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