altre-news
5 min di lettura

Crepet: “Siamo ormai abituati a pensare che le armi siano assenti nella scuola, ma le piazze sono piene di giovani armati di coltelli”

Due studenti contro il bullismo: una ragazza mostra un cartello con scritto 'Bullying Stops NOW!', un ragazzo incrocia le braccia.
Fonte immagine: Foto di RDNE Stock project su Pexels

Chi: Lo psichiatra Paolo Crepet
Cosa: Analizza la crescente diffusione di violenza tra i giovani e la percezione sociale delle armi
Quando: Interventi recenti e discussioni attuali
Dove: In vari contesti pubblici e media italiani
Perché: Per sensibilizzare sulla normalizzazione della violenza e le sue cause profonde

  • La violenza giovanile come fenomeno strutturale e diffuso
  • Il ruolo della 'body art' e degli status symbol legati alle armi
  • Il problema della normalizzazione e dei comportamenti giustificati
  • La crescente frequenza di aggressioni armate anche fuori dalle scuole
  • Le criticità delle misure reattive come i metal detector

DESTINATARI: Educatori, genitori, studenti, responsabili delle istituzioni

MODALITÀ: Coinvolgimento in campagne di sensibilizzazione e formazione

COSTO: Variabile in base alle iniziative

LINK: Approfondisci qui

La normalizzazione della violenza tra i giovani: un problema strutturale

Crepet sottolinea come la normalizzazione della violenza tra i giovani sia un problema strutturale che richiede analisi approfondite e interventi mirati. Egli evidenzia come, spesso, si dia per scontato che alcune norme sociali siano inevitabili, come l’impossibilità di entrare a scuola con un coltello. La sua affermazione, “Diamo per scontato che non si possa entrare a scuola con un coltello. Sbaglio o le piazze sono piene di giovani con coltelli”, mette in discussione questa percezione e invita a riflettere sulle vere radici di questa questione. La presenza di armi tra i giovani, visibile anche nelle piazze e negli spazi pubblici, denota un indebolimento dei limiti culturali e sociali che un tempo regolamentavano i comportamenti. La loro tendenza a portare armi e a usare la violenza come forma di risoluzione dei conflitti riflette anche un problema più ampio di attitudini sociali, di famiglia e di educazione. Questi comportamenti non sono semplicemente episodi isolati, ma si inseriscono in una cultura più complessa di atteggiamenti di impunità e di sfiducia nei confronti delle istituzioni. È quindi essenziale promuovere programmi educativi che rafforzino il rispetto reciproco, i valori civici e le capacità di gestire i conflitti in modo non violento. Solo affrontando le cause profonde di questa normalizzazione potremmo sperare di invertire questo declino e creare un ambiente più sicuro e resiliente per le nuove generazioni.

Come si manifesta questa normalizzazione

La manifestazione di questa normalizzazione si può osservare attraverso diversi segnali tangibili nella vita quotidiana dei giovani e nelle dinamiche sociali. Innanzitutto, si nota una diminuzione della percezione del rischio associato all'uso di armi come i coltelli, considerati ormai elementi comuni e quasi “ordine naturale” in alcune fasce di adolescenti e giovani adulti. Questa percezione è rafforzata dall’immagine mediatica e dai social media, dove spesso si glorificano comportamenti aggressivi o si diffondono immagini di giovani armati, contribuendo a normalizzare l’uso delle armi come forme di affermazione personale o di appartenenza a un determinato gruppo. Inoltre, in molte piazze cittadine, si registra una crescente presenza di giovani con coltelli o altri oggetti contundenti, che spesso può sembrare una scelta quasi routine, piuttosto che un atto isolato o eccezionale. Questa realtà si traduce anche in un aumento dei casi di conflitti che degenerano in aggressioni armate, con una minor percezione dell’ostacolo rappresentato dalle possibili conseguenze legali o sociali. La presenza di coltelli nelle piazze, e la loro accettazione come elemento normale di aggregazione, sono segnali concreti di questa evoluzione, che richiede un'attenzione particolare per invertire questa tendenza e promuovere una cultura del rispetto e della non violenza tra i giovani.

Il ruolo delle arti corporee e degli status symbol

Le arti corporee, come tatuaggi e piercing, sono spesso interpretate come manifestazioni di identità personale e di appartenenza a determinati gruppi sociali o sottoculture. Questi simboli visivi, se da un lato permettono agli individui di esprimere la propria individualità, dall'altro possono diventare strumenti di riconoscimento tra coetanei e di affermazione di status. Ad esempio, un tatuaggio particolare o un piercing vistoso possono comunicare valori, appartenenza o rivendicazioni personali, contribuendo a definire un’immagine di sé più forte e consolidata. Allo stesso tempo, gli status symbol, come orologi di marca, abiti firmati o dispositivi tecnologici di ultima generazione, vengono spesso utilizzati dai giovani per segnalare il proprio livello sociale o successo. Questi oggetti rappresentano un modo per ottenere approvazione e rispetto all’interno del gruppo, ma possono anche alimentare una competizione sociale e un desiderio di affermazione a tutti i costi. Le dichiarazioni di Crepet richiamano un problema più ampio: si tende a vedere certi accessori o comportamenti come simboli di forza e rispetto, e questo può alimentare una cultura dell'immediato e dell'impulsività. Tra i giovani, la presenza di coltelli e altri strumenti potenzialmente pericolosi nelle piazze si collega spesso a queste logiche, dove l’uso di simboli di potere o di tutela personale si intreccia con comportamenti spesso impulsivi o rischiosi. Tali dinamiche evidenziano come le arti corporee e gli status symbol siano diventati elementi significativi nelle strategie di affermazione di sé, ma anche fattori di rischio che richiedono attenzione e una riflessione più profonda sulle modalità di comunicazione identitaria tra i giovani.

Il ruolo dei comportamenti giustificati

Secondo Cripet, è importante riflettere sul fatto che spesso si dà per scontato che certi comportamenti violenti, come l'uso di coltelli o altre armi, siano inevitabili in determinate situazioni. Tuttavia, questa percezione può contribuire a normalizzare atteggiamenti aggressivi, rendendo più difficile l'intervento preventivo e la promozione di comportamenti responsabili. La diffusione di giovani armati in spazi pubblici, come le piazze, evidenzia come una mentalità permissiva possa essere un terreno fertile per incidenti e escalation di conflitti, impedendo di affrontare e deprecare adeguatamente queste dinamiche. È quindi fondamentale promuovere una cultura che condanni la violenza, anche in circostanze caratterizzate da tensioni, e che favorisca alternative pacifiche di risoluzione dei conflitti.

Le aggressioni fuori dagli ambienti scolastici

Queste dinamiche si manifestano frequentemente in serate in discoteca, bar, o semplicemente per strada, nei centri cittadini. Le tensioni, anche di natura sentimentale, vengono spesso affrontate con armi, portando a conseguenze gravi e spesso irreparabili.

Perché la società fatica a fronteggiare il problema

Crepet ha già sottolineato come le soluzioni superficiali, come l’installazione di metal detector, siano in realtà tentativi di mascherare un problema più profondo. La vera sfida consiste nel cambiare la percezione sociale della violenza, affrontando le cause culturali e psicologiche che la alimentano.

Il limite dei metal detector come misura

I metal detector rappresentano un intervento di sicurezza, ma non affrontano la radice del problema. Crepet evidenzia che senza un cambio di mentalità e una vera volontà di riflettere sulle cause della violenza, tali strumenti sono soltanto palliativi destinati a fallire nel lungo termine.

Come promuovere una riflessione seria sulla violenza giovanile

Per Crepet, è fondamentale coinvolgere le comunità e le istituzioni in un dialogo aperto, che permetta di capire i motivi dietro questi comportamenti e di sviluppare strategie preventive efficaci. Focalizzarsi sulla cultura della responsabilità e del rispetto universale può rappresentare il modo più efficace per invertire la tendenza.

FAQs
Crepet: “Siamo ormai abituati a pensare che le armi siano assenti nella scuola, ma le piazze sono piene di giovani armati di coltelli”

Crepet afferma che spesso si dà per scontato che non si possa entrare a scuola con un coltello. È così? +

No, Crepet mette in discussione questa percezione, evidenziando come le piazze siano piene di giovani armati di coltelli e sottolineando la necessità di riflettere sulle cause profonde di questa normalizzazione.

Qual è il problema principale della normalizzazione della violenza tra i giovani secondo Crepet? +

Crepet indica che si tratta di un problema strutturale, legato a culture, educazione e una percezione distorta dei limiti sociali e delle conseguenze delle proprie azioni.

Come si manifestano la normalizzazione e l’uso di coltelli nelle piazze? +

Si osserva una percezione ridotta del rischio, con giovani che portano coltelli come elementi comuni e accettati, spesso rafforzati da immagini mediatica e social media.

In che modo le arti corporee e gli status symbol contribuiscono alla cultura della violenza tra i giovani? +

Le tatuaggi, piercing e status symbol come abbigliamento firmato sono strumenti di identità, ma possono anche diventare simboli di potere e appartenenza, alimentando comportamenti impulsivi e risk seeking.

Perché Crepet considera errata la percezione che gli atti violenti siano inevitabili? +

Crepet sostiene che questa mentalità normalizza la violenza e rende più difficile l'intervento preventivo, rafforzando una cultura permissiva e impunita.

Quali sono le problematiche delle misure reattive come i metal detector? +

I metal detector rappresentano palliativi che non affrontano le cause profonde della violenza, come le percezioni sociali e culturali, e rischiano di essere inefficaci nel lungo periodo.

Come si può promuovere una cultura di rispetto e non violenza tra i giovani? +

Crepet suggerisce coinvolgere le comunità e le istituzioni in dialoghi culturali, programmi educativi e campagne di sensibilizzazione per rafforzare valori civici e responsabilità.

Qual è il ruolo dell’educazione nel contrasto alla normalizzazione della violenza? +

L'educazione può rafforzare il rispetto reciproco e i valori civici, fornendo ai giovani strumenti per gestire i conflitti senza ricorrere alla violenza.

Altri Articoli

PEI Assistant

Crea il tuo PEI personalizzato in pochi minuti!

Scopri di più →

EquiAssistant

Verifiche equipollenti con l'AI!

Prova ora →