Paolo Crepet collega il disagio giovanile a modelli educativi segnati dall’assenza e dal consumismo. Secondo lo psichiatra, i genitori riempiono i figli di beni materiali e premi, ma raramente dicono di no. Questa mancanza di limiti genera frustrazione e fragilità identitaria che possono sfociare in comportamenti a rischio e, talvolta, nella radicalizzazione. Il caso recente di un 17enne di Pescara evidenzia l’urgenza di intervenire: la scuola resta una leva chiave, ma solo se supportata da risorse e da una rete di collaborazione tra famiglie, docenti e servizi sociali. L’educazione digitale è parte integrante per fornire strumenti di pensiero critico e decodificare contenuti nocivi online.
Riconoscere e affrontare il disagio giovanile a scuola
| Segnali di disagio | Descrizione | Intervento consigliato | Ruolo e tempistiche |
|---|---|---|---|
| Isolamento crescente | Lo studente evita contatti, partecipa poco in classe e mostra calo di motivazione. | Colloqui confidenziali, referral allo psicologo scolastico e piano di supporto individuale. | Intervento entro 1–2 settimane; monitoraggio settimanale. |
| Cambiamenti di comportamento | Irritabilità, conflitti familiari, segnali di frustrazione. | Valutazione psicologica, incontri con genitori, definizione di regole e programmi di coping. | Da attivare entro 1–2 settimane. |
| Esposizione a contenuti estremisti | Dipendenza da contenuti online che possono radicalizzare o fornire un senso di appartenenza. | Educazione digitale integrata, alfabetizzazione mediatica, discussione guidata di contenuti. | Intervento a breve termine, monitoraggio continuo. |
| Richieste di autonomia | Conflitti su regole familiari e scolastiche; desiderio di maggiore libertà. | Incontri con genitori, definizione di limiti chiari, piani di responsabilità. | Intervento rapido e revisione periodica. |
Confini operativi: cosa significa intervenire in contesto scolastico e familiare
La responsabilità educativa resta delle famiglie; la scuola non può sostituirsi, ma può offrire ascolto, orientamento, strumenti di alfabetizzazione digitale e percorsi di prevenzione. L’intervento deve essere coordinato con i servizi sociali territoriali e, in caso di comportamenti a rischio, con le forze dell’ordine, nel rispetto delle norme sulla privacy e della Legge 71/2017 sul cyberbullismo.
Azioni pratiche per docenti e dirigenti
- Rilevare segnali di disagio: isolamento, calo delle motivazioni, difficoltà scolastiche o comportamenti a rischio.
- Attivare protocolli di ascolto: colloqui sensibili, referral allo psicologo e contatti mirati con i servizi sociali.
- Coinvolgere famiglie in incontri mirati: definire limiti, responsabilità e pratiche di educazione digitale.
- Integrare educazione digitale nel curricolo: alfabetizzazione mediatica, riconoscimento di contenuti estremisti, navigazione sicura.
FAQs
Crepet avverte: genitori che riempiono i figli di beni e non dicono mai di no alimentano il disagio giovanile
Secondo Crepet, il problema è che i genitori riempiono i figli di beni e premi ma evitano di dire di no. L'assenza di limiti genera frustrazione e fragilità identitaria, con rischi di comportamenti a rischio.
Stabilire limiti chiari, accompagnati da dialogo e ascolto: premi bilanciati da no, esempi concreti di autocontrollo e responsabilità condivisa tra casa e scuola.
Isolamento crescente, cambiamenti di comportamento e irritabilità; conflitti familiari e richieste di maggiore autonomia sono segnali chiave a cui fare attenzione.
Rilevare segnali di disagio, attivare protocolli di ascolto e referral, coinvolgere le famiglie in incontri fissando limiti chiari, e integrare l'educazione digitale nel curricolo.