Scopri come il dossier di ASviS e Save the Children, in occasione dell’introduzione della legge 167/2025, analizza le sfide demografiche, sociali e scolastiche dell’Italia e propone strumenti e strategie per valutare e migliorare l’impatto delle politiche sulle generazioni future. La normativa mira a integrare la Valutazione di Impatto Generazionale (VIG) nel policymaking, coinvolgendo Youth e istituzioni.
- Analisi delle sfide demografiche e sociali italiane
- Ruolo della Valutazione di Impatto Generazionale nella riforma
- Proposte di modelli internazionali e raccomandazioni
Introduzione alla legge 167/2025 e alla Valutazione di Impatto Generazionale
La legge 167/2025 rappresenta un passo importante per l’Italia, introducendo l’obbligo di applicare la Valutazione di Impatto Generazionale (VIG) per tutte le politiche pubbliche. Nato dall’evoluzione costituzionale del 2022, questo strumento mira a prevedere e valutare gli effetti sociali, ambientali e intergenerazionali delle decisioni politiche, garantendo una maggiore tutela delle future generazioni. Accanto alla VIG, si integrano anche strumenti come la Valutazione di Impatto di Genere (VIGE) per assicurare pari opportunità tra uomini e donne.
Questa riforma rappresenta una novità importante, poiché obbliga le istituzioni a considerare in anticipo le conseguenze a lungo termine delle proprie scelte, favorendo un approccio sostenibile e inclusivo alla governance pubblica.
Approfondimenti sulla normativa e le sfide dell’implementazione
Il rapporto Future Paper 1/2026, realizzato dall’ASviS e da Save the Children nell’ambito del progetto Ecosistema Futuro, analizza le principali sfide e opportunità derivanti dall’applicazione della VIG. Presentato a Roma durante un evento istituzionale, il documento evidenzia come la legge rappresenti non solo un obbligo normativo, ma anche un’opportunità strategica per orientare le politiche pubbliche verso un futuro più sostenibile, equo e inclusivo. La partecipazione di esperti, rappresentanti governativi e della società civile sottolinea l’importanza di un percorso condiviso verso l’attuazione efficace della normativa.
Tra le criticità emergono le difficoltà di acquisizione e analisi dei dati, la necessità di strumenti metodologici avanzati e di una rete di collaborazione tra enti locali, regioni e livello nazionale. La vera sfida è tradurre questa normativa in azioni concrete capaci di determinare un cambiamento reale nel benessere delle future generazioni.
La crisi demografica, sociale ed economica dell’Italia
L’Italia si trova ad affrontare una seria crisi demografica: nel 2024 si sono registrati circa 370.000 nuovi nati, mentre il debito pubblico supera i 3.000 miliardi di euro, generando un impatto stimato di circa 50.000 euro per ciascun neonato. La povertà assoluta coinvolge circa 1,3 milioni di minori, pari all’8,5% della popolazione infantile, evidenziando un peggioramento rispetto alle fasce più anziane, tutelate dal welfare italiano. Inoltre, si prospetta un futuro in cui, entro il 2060, il PIL pro capite potrebbe ridursi del 22%, a causa dell’invecchiamento della popolazione.
Il sistema educativo quindi si trova di fronte a sfide carestiche: più del 40% degli studenti del terzo anno di scuola secondaria di primo grado fatica a raggiungere competenze di base in italiano e matematica. La povertà educativa precoce rappresenta un ostacolo consistente alla mobilità sociale e lavorativa, con un riscontro evidente nelle disparità tra Nord e Mezzogiorno.
La carenza di accesso ai servizi di istruzione, come i nidi, che si ferma al 35,2% a livello nazionale e peggiora al Sud, aggrava la trasmissione di svantaggi socio-economici e ostacola lo sviluppo del capitale umano, fondamentale per la crescita sostenibile del Paese.
Le voci delle giovani generazioni e le loro paure per il futuro
Le indagini condotte con gruppi di giovani del Movimento Giovani di Save the Children mettono in luce le principali preoccupazioni: incertezza nel mercato del lavoro, salari bassi e il futuro pensionistico percepito come insostenibile. Ad esempio, un giovane di 18 anni di Roma ha espresso ansia riguardo alla stabilità economica, manifestando preoccupazione di non poter ricevere una pensione adeguata.
Ulteriore ostacolo riguarda i costi elevati delle formazioni avanzate: un’insegnante di 24 anni di Milano evidenzia come i corsi di perfezionamento risultino spesso insostenibili economicamente, mentre le retribuzioni non sono adeguate a sostenere un percorso professionale stabile. La mancanza di prospettive di crescita e di supporto all’occupazione rappresenta una delle della debolezza del sistema attuale.
Modelli internazionali e sperimentazioni locali sulla VIG
Alcune città italiane, come Parma e Bologna, stanno già testando strumenti di Valutazione di Impatto Generazionale a livello locale. Parma, ad esempio, ha introdotto una classificazione delle iniziative pubbliche in quattro categorie: misura generazionale, potenzialmente generazionale, neutra o anti-generazionale, in base all’impatto sulle nuove generazioni.
Su scala internazionale, paesi come Finlandia, Galles, Austria e Germania hanno adottato modelli di analisi intergenerazionale. L’Unione Europea ha sviluppato strategie specifiche con focus sull’equità tra generazioni, coinvolgendo attivamente le associazioni giovanili nelle decisioni politiche. Le Nazioni Unite, invece, hanno siglato il Patto per il Futuro e adottato la Dichiarazione sulle future generazioni per valutare gli effetti a lungo termine delle politiche globali.
Le dieci raccomandazioni per una Valutazione di Impatto Generazionale efficace
Linee guida strategiche per l’attuazione
Proposte di azione e collaborazione
- Formazione e capacità: rafforzare le competenze dei valutatori e dei decisori politici.
- Contextualizzazione locale: promuovere buone pratiche tra Comuni e Regioni.
- Analisi delle dinamiche demografiche: considerare le proiezioni di medio e lungo termine nelle valutazioni.
Prossimi passi e impegni delle istituzioni
Per una piena attuazione della normativa, è fondamentale l’adozione di un decreto attuativo e la creazione di un Osservatorio nazionale per l’impatto generazionale. Tale organo tecnico avrà il compito di monitorare, valutare e promuovere le politiche intergenerazionali. La direttrice Ricerche di Save the Children, Raffaela Milano, sottolinea l’importanza di coinvolgere il Terzo Settore e tutti gli attori sociali in un processo di dialogo continuo volto a garantire uno sviluppo sostenibile e partecipato per le future generazioni.
FAQs
Crisi demografica e istruzione: il rapporto di ASviS e Save the Children per la valutazione dell'impatto generazionale
La legge 167/2025 introduce l'obbligo di valutare l'impatto generazionale delle politiche pubbliche in Italia, promuovendo una governance più sostenibile e inclusiva, coinvolgendo anche i giovani.
La VIG valuta gli effetti sociali, ambientali e intergenerazionali delle politiche pubbliche, garantendo decisioni più sostenibili e attente alle future generazioni.
Le principali sfide includono l'acquisizione e analisi dei dati, la creazione di strumenti metodologici avanzati e la collaborazione tra enti locali, regionali e nazionali.
La crisi demografica riduce il numero di studenti, peggiora le competenze di base e aumenta le disparità tra Nord e Mezzogiorno, compromettendo il capitale umano.
Le giovani generazioni temono l'incertezza nel mercato del lavoro, salari bassi, costi elevati di formazione e un sistema pensionistico insostenibile.
Città come Parma e Bologna testano strumenti di classificazione degli interventi pubblici basati sull'impatto sulle generazioni future, favorendo scelte più mirate.
Paesi come Finlandia, Austria e Germania utilizzano modelli di analisi intergenerazionale; l'UE sviluppa strategie di equità tra generazioni, mentre le Nazioni Unite promuovono strumenti come il Patto per il Futuro.
Le raccomandazioni includono la creazione di un'infrastruttura cognitiva, utilizzo strategico della VIG, partecipazione dei cittadini, indipendenza tecnica e sistemi di monitoraggio, oltre a collaborare con enti locali e formazione specifica.