Scopri come l’esperienza innovativa di Casalmaggiore, avviata nel secondo dopoguerra, ha incarnato i valori della democrazia, dell’autogoverno degli studenti e dell’educazione come pratica di libertà, offrendo una testimonianza di grande rilievo sull’attivismo pedagogico. Questa intervista approfondisce le origini, le caratteristiche e il lascito di questa scuola pionieristica, dando un esempio concreto di scuola democratica in Italia.
L’esperienza di Scuola Città di Casalmaggiore
Questa esperienza, chiamata affettuosamente “Scuola Città di Casalmaggiore”, si distinse per il suo approccio pedagogico volto a promuovere i principi fondamentali della democrazia tra gli studenti. L’istituzione si proponeva di creare un ambiente in cui i giovani potessero esercitare responsabilità e partecipazione attiva, attraverso assemblee, dibattiti e decisioni condivise sulla vita della scuola. La presenza di un’autogestione scolastica rappresentava un esempio concreto di come i bambini e i ragazzi potessero essere coinvolti nel processo decisionale, sviluppando così un senso di appartenenza e di cittadinanza attiva sin dalla giovane età. Oltre all’aspetto teorico, la scuola integrava metodologie didattiche innovative, come il lavoro manuale e pratico, che favorivano l’apprendimento attraverso l’esperienza diretta e il confronto pratico. Questa combinazione di libertà educativa e di impegno civico non solo contribuiva alla crescita di individui consapevoli e responsabili, ma anche a consolidare un modello scolastico che ha lasciato un’impronta duratura nel territorio e nell’ambito dell’attivismo pedagogico. L’esperienza di Casalmaggiore rappresenta, quindi, una grande lezione di democrazia applicata e di innovazione educativa, esempio di come l’educazione possa essere uno strumento potente di emancipazione e impegno civico.
Origini e studio dell’esperienza
Massimo Bondioli, ex maestro elementare e studioso di storia dell’educazione, è l’autore del volume "Scuola città di Casalmaggiore. Storia di un esperimento didattico". Pubblicato dalla Biblioteca civica di Casalmaggiore, il volume è arricchito da un saggio introduttivo del professor Matteo Morandi, pedagogista presso l’Università di Pavia. Bondioli, inizialmente scettico e considerando l’esperienza come un fatto minore, ha approfondito le sue ricerche e riconosciuto l’importanza di questa iniziativa didattica attiva tra il 1947 e il 1956, esempio di grande innovazione pedagogica.
Le motivazioni e il contesto storico
Casalmaggiore, situata tra le province di Cremona e Mantova, vanta una lunga tradizione educativa, con figure di rilievo come Roberto Ardigò, Mario Lodi e don Primo Mazzolari. La regione Lombardia, all’avanguardia nell’istruzione anche sotto il dominio asburgico, ha tramandato un’eredità di progettualità educativa. Inoltre, il forte radicamento del riformismo socialista e dei movimenti popolari consolidò l’idea dell’istruzione come leva di emancipazione sociale.
Influenza della scuola di Pestalozzi a Firenze
Il rapporto tra l’esperienza di Casalmaggiore e la famosa Scuola città Pestalozzi di Firenze è diretto e ispirazionale. Umberto Aroldi, ideatore della scuola di Casalmaggiore, studiò pedagogia con Ernesto Codignola a Firenze e nel 1937 mantenne una corrispondenza con lui. Dopo la guerra, Aroldi e Teresa Bertolazzi, futura direttrice, decisero di creare un’esperienza educativa basata sui principi della scuola fiorentina, come testimoniato dal carteggio tra Bertolazzi e Codignola.
Caratteristiche principali dell’esperienza
- Laicità, democrazia e antifascismo: la scuola si oppose energicamente al mondo cattolico e clericale, promuovendo valori democratici e antifascisti.
- Coeducazione: coinvolgeva le cinque classi miste delle elementari, favorendo la convivenza tra maschi e femmine.
- Autogoverno degli studenti: alunni e alunne eleggevano un sindaco, una giunta e un tribunale, vivendo attivamente i principi democratici.
- Laboratorio pratico e manuale: gli studenti realizzavano arredi, coltivavano orti e autofinanziavano l’istituto, un metodo che univa teoria e pratica.
- Risposta ai bisogni sociali: offriva servizi come mensa, scuola a tempo pieno, attività musicali, corsi di francese, gite e ambulatorio medico, costruendo un percorso educativo completo.
Figure chiave e ruoli
Le protagoniste di questa esperienza furono soprattutto insegnanti laiche, antifasciste, molte donne colte e spesso dimenticate o sottovalutate. Tra loro Maria Grasso Denti, Teresa Bertolazzi e Regina Ramponi, questa ultima anche partigiana e femminista, che hanno dedicato la vita all’educazione democratica e meriterebbero un più ampio riconoscimento.
L’eredità attuale e il valore di questa esperienza
Studiare l’esperienza di Casalmaggiore aiuta a riflettere sul presente, mostrando che una scuola partecipativa, inclusiva e democratica è stata possibile anche in condizioni difficili. La memoria di questa esperienza rappresenta un patrimonio che può ispirare le future politiche educative, sottolineando l’importanza di valori come partecipazione, libertà e impegno civico.
Perché ricordare questa tradizione
Ripercorrere le tracce di Casalmaggiore permette di capire che il consolidamento di una scuola democratica si radica in storie concrete e attive, che possono ancora guidarci verso un sistema scolastico più equo e partecipato.
Approfondimento: le figure femminili e antifasciste
Queste donne non solo si impegnarono nell'educazione dei giovani, ma anche nel promuovere valori di libertà, uguaglianza e giustizia, diventando veri e propri modelli di resistenza civile. La loro esperienza rappresenta un importante esempio di come l’educazione possa essere uno strumento di lotta politica e di costruzione di una società più consapevole. Attraverso l’attivismo pedagogico, queste figure femminili contribuirono a trasmettere ai loro studenti non solo conoscenze accademiche, ma anche principi etici fondamentali, rafforzando così la coscienza democratica di tutta la comunità. La loro eredità sottolinea l’importanza del protagonismo femminile nel movimento antifascista e nell’educazione civica, elementi che ancora oggi sono fondamentali per l’insegnamento e l’approfondimento della storia e della cultura democratica. La testimonianza di queste donne rimane un esempio ispiratore di come l’istruzione possa diventare un atto di resistenza e di speranza per le generazioni future.
Importanza del contributo femminile
Le donne insegnanti hanno svolto un ruolo fondamentale nel plasmare un ambiente educativo democratico e rispettoso delle diversità. La loro presenza e il loro esempio hanno contribuito a creare un clima di rispetto e di valorizzazione dell’individualità di ogni alunno, rafforzando il concetto di uguaglianza e di partecipazione attiva. Questa esperienza ha dimostrato come il contributo femminile possa essere determinante nel promuovere valori di collaborazione, empatia e responsabilità civile, rendendo le scuole sedi di formazione non solo di competenze accademiche, ma anche di cittadinanza attiva e consapevole. L’approccio pedagogico adottato ha evidenziato l’importanza di una leadership femminile nel favorire un dialogo costruttivo e nel sostenere i processi di inclusione, fondamentale per lo sviluppo di una società democratica e pluralista.
FAQs
A scuola di democrazia: le lezioni di attivismo pedagogico e l’esperienza di Scuola Città di Casalmaggiore (CR) [INTERVISTA]
Rappresenta un modello pionieristico di democrazia scolastica, promuovendo partecipazione attiva, autogestione e valori civici tra gli studenti sin dal dopoguerra.
Gli studenti partecipavano a assemblee, eleggevano rappresentanti e gestivano decisioni, rafforzando responsabilità civiche e un senso di appartenenza alla comunità scolastica.
La scuola integrava lavoro manuale, pratico e attività di laboratorio, favorendo l’apprendimento esperienziale e l’autonomia degli studenti.
Insegnanti laici, antifasciste, molte donne colte come Maria Grasso Denti e Teresa Bertolazzi, hanno contribuito alla diffusione di valori democratici e all’educazione civica.
Umberto Aroldi, ideatore della scuola di Casalmaggiore, studiò pedagogy a Firenze e mantenne relazioni con Ernesto Codignola, ispirandosi ai principi della scuola pestalozziana.
La scuola si oppose al mondo cattolico e clericale, promuovendo valori democratici e antifascisti come fondamenta dell’educazione civica e della scuola stessa.
Offriva servizi come mensa, scuola a tempo pieno, attività musicali, corsi di lingua, gite e un ambulatorio medico, creando un ciclo formativo completo e inclusivo.
Le donne insegnanti antifasciste, come Maria Grasso Denti e Teresa Bertolazzi, svilupparono un’educazione democratica e trasferirono valori di libertà e giustizia ai giovani.
Ricordare questa esperienza aiuta a riflettere su una scuola partecipativa e democratica, ispirando politiche educative future fondate su partecipazione e uguaglianza.