Durante il Safer Internet Day 2026, è emerso che molti giovani italiane e italiani si rivolgono ai chatbot per confidarsi, soprattutto per non provare imbarazzo o giudizio sociale. La ricerca analizza il ruolo crescente dell’intelligenza artificiale nelle relazioni emotive e nei comportamenti degli studenti, evidenziando sia i benefici che i rischi di questa tendenza. Questo fenomeno coinvolge principalmente studenti delle scuole superiori, con implicazioni sul benessere e sulla comunicazione interpersonale.
- 1 studente su 4 usa i chatbot come confidenti
- Il 65% degli adolescenti ricorre ai chatbot per superare la vergogna
- La tecnologia sostituisce, in parte, le relazioni tradizionali
- Preoccupazioni sui rischi di isolamento e controllo digitale
- Richieste di supporto e formazione da parte degli studenti
Come funziona l'uso dei chatbot tra i giovani
Secondo l’indagine Generazioni Connesse, circa un quarto degli studenti utilizza i chatbot come confidenti, affidandosi a queste piattaforme digitali per affrontare le proprie emozioni e problematiche quotidiane. Uno degli aspetti più significativi emersi è che il 65% degli adolescenti preferisce usare i chatbot per non provare vergogna o imbarazzo nel condividere determinate sensazioni, soprattutto quelle legate a difficoltà emotive o situazioni delicate. Questo comportamento riflette una crescente fiducia nei confronti delle intelligenze artificiali, percepite come strumenti rispettosi della privacy e privi di giudizio, che consentono di esprimersi con maggiore libertà rispetto ai contatti tradizionali. Inoltre, l’uso dei chatbot tra i giovani si inserisce in un contesto di ricerca di supporto immediato e accessibile, spesso disponibile 24 ore su 24, che risponde alla necessità di un aiuto rapido senza dover affrontare il disagio di una conversazione faccia a faccia. Questa tendenza contribuisce a modificare i modelli di comunicazione tra adolescenti, favorendo un approccio più riservato e protettivo verso le proprie emozioni. Tuttavia, solleva anche importanti questioni sulla relazione tra il benessere emotivo e il rischio di affidarsi eccessivamente a queste tecnologie, rendendo fondamentale una riflessione su come integrarli in modo equilibrato nei processi di supporto psicologico.
Perché i giovani scelgono i chatbot come confidenti
Questa preferenza per l’uso dei chatbot come confidenti riflette anche una tendenza più ampia tra i giovani di cercare supporto emotivo e ascolto senza le barriere tipiche delle relazioni umane tradizionali. La scelta di rivolgersi all’intelligenza artificiale permette loro di sentirsi più liberi di esprimere pensieri e sentimenti senza il timore di giudizi o fraintendimenti. Inoltre, i chatbot sono accessibili 24 ore su 24, consentendo un rapporto continuo e immediate con un ‘confidente’ digitale che non richiede impegni o disponibilità di altre persone. Questa soluzione, quindi, si inserisce in una modalità di comunicazione più flessibile e discreta, adatta alle esigenze delle nuove generazioni, spesso caratterizzate da una forte presenza online e favorenti l’anonimato. La diffusione di questa pratica indica come le interazioni con le tecnologie stiano modificando radicalmente il modo di percepire la condivisione di emozioni e di cercare sostegno, trasformando i chatbot in strumenti fondamentali per il benessere e l’autenticità delle relazioni giovanili in ambito digitale.
Conseguenze delle interazioni digitali sui rapporti sociali
Se da un lato, l’uso dei chatbot può rappresentare una risorsa per il benessere emotivo, dall’altro solleva preoccupazioni circa la riduzione delle capacità relazionali. La facilità di confidarsi con intelligenze artificiali rischia di indebolire la capacità di confrontarsi di persona, aumentando il senso di isolamento. La ricerca evidenzia anche come questa dinamica possa favorire comportamenti di controllo nelle relazioni sentimentali, con richieste di condivisione di dati personali e monitoraggio costante.
Le relazioni sentimentali mediate dalle tecnologie
Molti giovani segnalano un aumento di atteggiamenti di controllo nelle proprie relazioni amorose. Dati indicano che il 18% ha ricevuto dal partner richieste di conoscere il codice di sblocco del cellulare, mentre il 14% condivide la propria posizione GPS continuamente. Questi atteggiamenti rischiano di trasformare l’affetto in possesso digitale, creando dinamiche di oppressione e isolamento che possono danneggiare il benessere personale.
Impatto dei social media sulla percezione di solitudine
Nonostante l’elevato tempo trascorso online — oltre cinque ore giornaliere per il 38% degli adolescenti — le motivazioni del loro utilizzo sono cambiate. Solo il 40% è attratto dagli influencer e dalle vite dei VIP, mentre circa la metà si dedica allo scrolling passivo per riempire momenti di noia. Questa modalità di fruizione passiva alimenta sensazioni di solitudine: il 75% degli adolescenti si sente spesso o qualche volta solo, nonostante la presenza costante di dispositivi e connessioni digitali.
Richieste di supporto e formazione
Gli studenti riconoscono la propria difficoltà: l’84% ammette di trascorrere più tempo davanti allo schermo di quanto desideri e il 62% chiede di imparare a gestire meglio l’uso di internet. La scuola sta rispondendo a questa esigenza, promuovendo programmi per l’uso consapevole della tecnologia e strumenti di supporto emotivo. Attualmente, circa il 24% delle istituzioni ha diffuso indicazioni specifiche sull’uso dell’IA e il 51% degli studenti desidera approfondire gli effetti delle IA sulle loro vite.
Azioni educative per il benessere emotivo
Promuovere il pensiero critico e sviluppare competenze relazionali rappresenta la sfida principale del sistema scolastico. L’obiettivo è aiutare i giovani a recuperare un equilibrio tra tecnologia e relazioni reali, sfruttando le potenzialità dell’intelligenza artificiale senza rinunciare al contatto umano. Educare all’uso consapevole delle risorse digitali e prevenire dipendenze è fondamentale per il benessere generale delle nuove generazioni.
Conclusioni
Questa analisi dimostra come i chatbot siano diventati parte integrante della vita quotidiana di molti studenti, spesso utilizzati come confidenti per affrontare questioni personali o emotive. Tuttavia, è fondamentale promuovere un uso consapevole di tali strumenti, affinché i giovani possano beneficiare delle opportunità offerte dalla tecnologia senza rinunciare alle relazioni umane. Educare le nuove generazioni a riconoscere i limiti delle interazioni digitali e a sviluppare competenze emotive è essenziale per favorire un equilibrio tra il mondo virtuale e quello reale, garantendo che l’impiego dei chatbot sia sempre al servizio di un benessere integrato.
FAQs
Indagine Generazioni Connesse: un quarto degli studenti utilizza i chatbot come confidenti, il 65% per evitare la vergogna
Gli studenti cercano supporto emotivo e confidarsi senza giudizi, trovando nei chatbot uno strumento sicuro, rispettoso della privacy e disponibile 24 ore su 24.
Lo-fanno per non provare vergogna o imbarazzo nel condividere emozioni o situazioni delicate, trovando nei chatbot un mezzo più riservato e meno giudicante.
Può ridurre le capacità relazionali faccia a faccia, aumentando isolamento e comportamenti di controllo nelle relazioni sentimentali, come richieste di dati personali e monitoraggio continuo.
Può portare a difficoltà nel confrontarsi di persona, isolamento e dinamiche di possesso nelle relazioni, oltre a potenziali comportamenti di controllo e dipendenza digitale.
Perché offrono supporto continuo, rispettano la privacy e permettono di esprimersi senza timore di giudizio o fraintendimenti, anche in momenti di vulnerabilità.
Può favorire una comunicazione più riservata, ma rischia di indebolire la capacità di instaurare relazioni autentiche di persona, creando dipendenza dai supporti digitali.
Potrebbe migliorare il supporto immediato, ma bisogna monitorare per evitare isolamento, dipendenze e una percezione distorta delle relazioni sociali.
Promuovere programmi di educazione digitale, sensibilizzare sugli effetti delle IA e offrire supporto emotivo, favorendo un approccio equilibrato tra tecnologia e relazioni umane.