Maturità 2026: il dilemma pedagogico del brano di Quintiliano sulla musica e le critiche di Daniele Novara
La seconda prova degli esami di maturità 2026 ha visto i maturandi del Liceo Classico confrontarsi con una traccia di profondo respiro storico e pedagogico, tratta dall'Institutio oratoria di Marco Fabio Quintiliano. Il testo scelto dal Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM) si focalizza sul valore educativo e terapeutico della musica, proponendo una riflessione che affonda le radici nell'antichità per interrogare la formazione dell'oratore perfetto. Tuttavia, l'accostamento tra la pratica musicale e la competenza retorico-comunicativa ha sollevato un acceso dibattito tra gli esperti di pedagogia e le neuroscienze.
Il fondatore del Centro PsicoPedagogico, Daniele Novara, ha espresso forti perplessità riguardo alla scelta ministeriale, definendola un "azzardo" dal punto di vista scientifico e didattico. Secondo l'esperto, la correlazione così stringente tra le due competenze rischia di ignorare le moderne scoperte sulle attitudini neurocerebrali, potenzialmente svantaggiando gli studenti che non possiedono una predisposizione naturale per la musica. Mentre il testo di Quintiliano celebra la musica come base culturale universale, la pedagogia contemporanea tende a interpretare le abilità artistiche come specifiche e settoriali, non necessariamente trasversali a ogni individuo.
L'analisi del testo di Quintiliano: la musica come pilastro della cultura civile
Il brano proposto agli studenti, tratto dal I Libro dell'Institutio oratoria, rappresenta una delle più mature riflessioni pedagogiche dell'antichità. Quintiliano, maestro di retorica e figura di riferimento per l'educazione dei figli di Domiziano, delinea un percorso in cui la musica non è una semplice disciplina artistica, ma un elemento fondamentale per la costruzione della persona e della vita pubblica. L'autore sostiene che l'oratore ideale debba possedere conoscenze musicali approfondite, affiancate all'insegnamento linguistico del grammaticus, per raggiungere una formazione culturale completa, definita dai Greci come enkýklios paidéia.
Nel testo, Quintiliano cita esempi celebri per dimostrare l'importanza civile e culturale della musica: dai filosofi Socrate e Platone ai legislatori come Licurgo, fino alle applicazioni militari nelle legioni romane. L'autore sottolinea come la musica sia capace di "sollevare le fatiche", citando persino il canto come incentivo per i rematori. Questa visione vede la musica come un dono della natura per la tolleranza e il sollievo, un elemento che concorre alla formazione dell'uomo colto e capace di servire la verità e il bene pubblico attraverso la forza della parola.
Le critiche di Daniele Novara: tra neuroscienze e pregiudizi pedagogici
Il contrasto tra la visione classica di Quintiliano e la prospettiva moderna emerge chiaramente nelle analisi di Daniele Novara. L'esperto richiama le teorie dello psicologo Howard Gardner per evidenziare come l'intelligenza musicale sia un'attitudine estremamente specifica. Secondo Novara, la concezione universale suggerita dall'autore latino è ormai anacronistica e non trova più riscontro nelle attuali conoscenze scientifiche. Collegare in modo vincolante la pratica musicale alla capacità di espressione in pubblico potrebbe, infatti, generare pregiudizi che penalizzerebbero ingiustamente la stragrande maggioranza dei ragazzi che non possiedono tali attitudini.
Novara sostiene inoltre che il sistema di valutazione scolastico debba evolvere verso una logica di competenza e progresso, piuttosto che basarsi su medie matematiche o su una concezione punitiva dell'errore. In questo senso, la traccia di Quintiliano viene letta come un esempio di come la scuola sia ancora spesso legata a nozioni puramente informative, anziché alla capacità di applicazione pratica di quanto acquisito. La critica del pedagogista mira a sottolineare la necessità di esperienze, laboratori e progetti che permettano agli studenti di vivere la scoperta e la ricerca delle risposte, superando modelli didattici considerati ormai "parossitici".
Cosa cambia concretamente per studenti e docenti nella valutazione della prova
Per i maturandi del Liceo Classico, la struttura della prova ha richiesto un lavoro di analisi complesso, articolato in tre quesiti finali con un limite di estensione di 10/12 righe di foglio protocollo (o un unico scritto di 30/36 righe). Gli studenti hanno dovuto affrontare:
- Comprensione e interpretazione: illustrazione della tesi di Quintiliano sul valore educativo della musica e degli esempi forniti.
- Analisi linguistica e stilistica: analisi del campo semantico della musica, della vita civile e del lessico filosofico/tecnico.
- Approfondimento e riflessione personale: un confronto tra il ruolo della musica nella società antica e in quella contemporanea, basato su letture e esperienze personali.
Per i docenti, la sfida consiste nel guidare gli studenti verso una riflessione che non sia solo una traduzione letterale, ma una contestualizzazione critica. È necessario aiutare i ragazzi a distinguere tra la visione pedagogica antica (la musica come base universale dell'oratore) e la realtà neuropsicologica moderna (la musica come competenza specifica), senza però trascurare il valore culturale del testo proposto dal Ministero.
| Elemento della Traccia | Dettagli e Riferimenti |
|---|---|
| Autore e Opera | Marco Fabio Quintiliano, Institutio oratoria (I Libro) |
| Tema Centrale | Valore educativo, terapeutico e civile della musica |
| Riferimenti Storici | Socrate, Platone, Licurgo, legioni romane, Spartani |
| Critica Pedagogica | Daniele Novara: rischio di pregiudizio per mancanza di attitudine specifica |
| Struttura Prova | Traduzione, analisi linguistica, riflessione personale |
In sintesi, mentre il Ministero ha scelto un testo che celebra la tradizione umanistica e il valore della cultura enciclopedica, il dibattito sollevato da Novara ricorda l'importanza di una didattica che sappia mediare tra il patrimonio classico e le evidenze scientifiche contemporanee, evitando di trasformare la valutazione in un test di attitudine che non tutti gli studenti possono possedere.
Pubblicato il 19 giugno 2026.
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FAQs
Maturità 2026: il dilemma pedagogico del brano di Quintiliano sulla musica e le critiche di Daniele Novara
La prova si è concentrata sul testo di Marco Fabio Quintiliano, tratto dall'opera "Institutio oratoria". Il brano specifico analizzava il valore educativo e terapeutico della musica come pilastro fondamentale per la formazione dell'oratore perfetto.
Secondo il pedagogista Daniele Novara, le moderne neuroscienze e le teorie di Howard Gardner dimostrano che l'intelligenza musicale è un'attitudine specifica e non universale. Vincolare la valutazione della capacità comunicativa alla competenza musicale rischia di penalizzare ingiustamente gli studenti che non possiedono tale predisposizione naturale.
Quintiliano sosteneva che l'oratore dovesse possedere una cultura enciclopedica (enkýklios paidéia), includendo la musica come disciplina essenziale. Per lui, la padronanza dei suoni era necessaria affiancarsi all'insegnamento linguistico per raggiungere una formazione culturale completa e armoniosa.
Oltre alla comprensione del contenuto, i maturandi dovevano affrontare sfide lessicali specifiche, come l'interpretazione corretta di termini come "fons" e l'uso degli aggettivi "ipse" e "ipsa". La struttura del compito prevedeva inoltre un percorso di riflessione che collegava il testo antico alla musica contemporanea.