Congedo mestruale per le studentesse: la svolta dell'Università di Catania e l'iter della legge nazionale
L’istituzione del congedo mestruale per le studentesse affette da dismenorrea severa e patologie invalidanti sta segnando un punto di svolta significativo nel panorama della scuola e dell'università italiana. Recentemente, l’Università degli Studi di Catania ha approvato una modifica regolamentare che riconosce ufficialmente queste condizioni come motivi validi per lo status di studente in situazione di difficoltà. Questa iniziativa non rappresenta solo un passo avanti per il benessere delle studentesse siciliane, ma si inserisce in un più ampio movimento di tutela dei diritti civili che mira a colmare il vuoto normativo attuale attraverso interventi diretti a livello locale e istituzionale.
Parallelamente all'azione concreta degli atenei, il percorso legislativo per una tutela strutturata a livello nazionale è in fase di definizione presso la Camera dei Deputati. La proposta di legge n. 898, presentata nel corso della presente legislatura, mira a estendere il diritto al congedo non solo alle studentesse, ma anche alle lavoratrici, cercando di trasformare una pratica ancora frammentaria in una norma di legge certa e uniforme. Il dibattito pubblico, alimentato da anni di attivismo studentesco e sindacale, sta finalmente portando alla luce la necessità di affrontare lo stigma culturale legato alle patologie mestruali, che spesso impediscono la piena partecipazione alla vita accademica e professionale.
Dalla Sicilia alla Camera: la cronologia di una tutela in evoluzione
Il percorso verso il riconoscimento del congedo mestruale in Italia è stato caratterizzato da una serie di iniziative dal basso, nate dalla consapevolezza delle studentesse e sostenute dalle organizzazioni studentesche. Già nel 13 gennaio 2023, il Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari (CNSU) aveva presentato una mozione formale al Ministero dell'Università e della Ricerca (MUR), sollecitando il riconoscimento del congedo per studenti, dottorandi e specializzandi. Tale richiesta si basava su dati clinici allarmanti, secondo cui la dismenorrea severa colpisce tra il 5% e il 15% della popolazione femminile, causando tassi di assenteismo che possono arrivare fino al 51% in contesti educativi e formativi.
L'impulso normativo ha ricevuto una spinta decisiva nel febbraio 2023 con la presentazione della proposta di legge n. 898 alla Camera dei Deputati. Questo atto legislativo, promosso da un gruppo di deputati, ha delineato le linee guida per un congedo strutturato: fino a tre giorni di assenza al mese per le studentesse, non computati nel monte ore di frequenza obbligatoria, e un'astensione retribuita al 100% per le lavoratrici. Sebbene la legge non sia ancora approvata, il suo iter è fondamentale per definire i criteri di certificazione medica e per garantire che la misura non venga percepita come un privilegio, ma come un diritto alla salute e alla pari opportunità.
A livello locale, la Sicilia è diventata un laboratorio di eccellenza per queste tutele. L'Accademia di Belle Arti di Catania è stata tra le prime istituzioni di Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica a introdurre il congedo mestruale, seguita a breve dall'Università degli Studi di Catania. L'approvazione del 26 giugno 2026 da parte del Senato Accademico dell'UniCt ha modificato il regolamento per lo status di studente lavoratore, atleta, con disabilità e, appunto, in situazione di difficoltà, inserendo esplicitamente la dismenorrea severa e le patologie mestruali invalidanti certificate.
Il quadro normativo attuale e le differenze tra scuola e università
Attualmente, in Italia, non esiste una legge nazionale che renda obbligatorio il congedo mestruale sul posto di lavoro o nelle scuole. La situazione è dunque caratterizzata da una eterogeneità normativa: la misura è adottata in modo autonomo da singoli atenei, istituti scolastici e, in pochissimi casi, da aziende private. Nelle scuole superiori, diverse realtà (tra cui istituti a Milano, Potenza, Roma e Catania) hanno introdotto il congedo didattico per dismenorrea, permettendo alle studentesse di restare a casa fino a due giorni al mese, purché previa presentazione di una certificazione medica all'inizio dell'anno scolastico.
Per le studentesse dell'Università di Catania, la nuova modifica regolamentare garantisce benefici concreti e immediati. L'accesso allo status di "studente in situazione di difficoltà" permette di:
- Ricevere una riduzione dell'obbligo di frequenza nei limiti stabiliti dai regolamenti interni;
- Sostenere gli esami negli appelli straordinari;
- Accedere a specifiche attività di supporto didattico per non perdere il passo con il programma formativo;
- Garantire la validità dell'anno accademico nonostante le assenze dovute a patologie invalidanti.
È importante sottolineare che, mentre nelle scuole il congedo è spesso gestito tramite giustificazioni dei genitori (per le minorenni) e certificazioni mediche, nel contesto universitario la tutela si sposa con la necessità di garantire la continuità formativa. La modifica dell'UniCt è considerata un modello di "tutela stabile, verificabile e uniforme", poiché evita che le situazioni delicate vengano gestite caso per caso o lasciate alla discrezionalità dei singoli corsi di studio, garantendo invece un diritto uniforme a tutte le studentesse dell'ateneo.
Cosa cambia concretamente per docenti, studenti e famiglie
L'introduzione di queste misure ha implicazioni operative dirette per tutti gli attori della comunità scolastica. Per le studentesse, il cambiamento principale è la possibilità di conciliare la salute con il percorso di studi senza il timore di perdere il diritto di sostenere gli esami o di essere penalizzate nel monte ore di frequenza. Per le famiglie, la misura offre una maggiore serenità nel gestire le assenze delle figlie minorenni, avendo la certezza che tali assenze siano giustificate e tutelate da un regolamento istituzionale.
Per il personale docente e i dirigenti scolastici, la sfida risiede nell'organizzazione didattica. L'adozione del congedo richiede una maggiore flessibilità nella gestione delle attività laboratoriali, seminariali e professionalizzanti. In molti casi, come richiesto anche nelle mozioni del CNSU, è fondamentale prevedere la disponibilità di materiale sostitutivo o l'utilizzo di strumenti tecnologici per la didattica a distanza, così da permettere alle studentesse di non restare indietro durante i periodi di assenza.
Per le lavoratrici, se la proposta di legge n. 898 dovesse essere approvata, il cambiamento sarebbe radicale: il diritto a un congedo retribuito al 100% senza equiparazione alla malattia comune eliminerebbe lo stigma sociale e garantirebbe un ambiente di lavoro più inclusivo. Al momento, solo poche aziende (come Ormesani in Veneto o la Zeta Service) e alcuni enti locali (come il sistema bibliotecario di Vibo Valentia) hanno già adottato misure simili nel proprio piano di welfare.
| Soggetto | Misura Attuale / Proposta di Legge | Dettagli Operativi |
|---|---|---|
| Studentesse Universitarie (Catania) | Status di "Studente in Difficoltà" | Riduzione frequenza, appelli straordinari, supporto didattico. |
| Studentesse Scuole Superiori | Congedo didattico autonomo | Fino a 2 giorni al mese, non computati nel monte ore di frequenza. |
| Lavoratrici (Proposta Legge 898) | Congedo mestruale retribuito | Fino a 3 giorni al mese, retribuzione al 100%, senza equiparazione malattia. |
| Dottorandi e Specializzandi | Richiesta CNSU (in corso) | Richiesta di congedo minimo 50 giorni annui e materiale sostitutivo. |
Dati clinici e impatto sociale: oltre lo stigma
La necessità di queste tutele è supportata da evidenze cliniche che non possono essere ignorate. La dismenorrea non è un semplice fastidio passeggero, ma una condizione che può manifestarsi con dolori acuti, nausea, capogiri e svenimenti, rendendo fisicamente impossibile la permanenza in aula o la concentrazione lavorativa. Uno studio del 2024 condotto da WeWorld e Ipsos ha rilevato che le studentesse italiane perdono in media 6,2 giorni di scuola all'anno a causa di questi sintomi, mentre le donne si assentano dal lavoro per circa 5,6 giorni annui.
L'approvazione del congedo mestruale nelle scuole e nelle università mira proprio a ridurre questo tasso di assenteismo "invisibile", che spesso porta al mancato raggiungimento degli obiettivi formativi o alla riduzione della produttività lavorativa. Le istituzioni che hanno adottato la misura sottolineano che l'obiettivo non è creare un privilegio, ma garantire pari opportunità di partecipazione a chi soffre di patologie invalidanti. La sfida futura sarà quella di estendere queste tutele a tutte le università italiane e di rendere la proposta di legge n. 898 una realtà operativa per tutte le lavoratrici del Paese.
Prossimi passi e monitoraggio dell'iter legislativo
Per chi segue l'evoluzione di questa normativa, il prossimo passo fondamentale è il monitoraggio della proposta di legge n. 898 presso le commissioni competenti della Camera dei Deputati. Sebbene non siano ancora state indicate date certe per la votazione finale, il percorso avviato è solido e conta il supporto di diverse realtà studentesche e sindacali. Nel frattempo, le università e le scuole che desiderano adottare misure simili possono fare riferimento ai regolamenti già approvati da atenei come quello di Catania, che fungono da modello di best practice per la gestione della dismenorrea severa come condizione di difficoltà certificata.
Per le studentesse che necessitano di queste tutele in assenza di una legge nazionale, è fondamentale rivolgersi agli organi di governo degli istituti scolastici o dei dipartimenti universitari per verificare l'esistenza di regolamenti interni o per proporre l'adozione di misure analoghe, citando i precedenti di successo nelle realtà siciliane e nelle scuole di Ravenna, Milano e Potenza.
FAQs
Congedo mestruale per le studentesse: la svolta dell'Università di Catania e l'iter della legge nazionale
Le studentesse con dismenorrea severa certificata possono accedere allo status di "studente in situazione di difficoltà". Questo riconoscimento permette la riduzione dell'obbligo di frequenza, la possibilità di sostenere esami negli appelli straordinari e il supporto didattico specifico.
La proposta mira a estendere il congedo a livello nazionale, prevedendo fino a tre giorni di assenza mensile non computati nel monte ore per le studentesse. Per le lavoratrici, il testo prevede fino a tre giorni di astensione mensile retribuita al 100% senza equiparazione alla malattia comune.
Attualmente non esiste una legge nazionale obbligatoria; il diritto è garantito solo dalle singole istituzioni che hanno adottato misure autonome. Ad oggi, il congedo è già stato introdotto dall'Università di Catania, dall'Accademia di Belle Arti di Catania e da diverse scuole superiori in diverse città italiane.
La misura si rivolge a donne affette da dismenorrea severa, una condizione che colpisce tra il 5% e il 15% della popolazione femminile e che impedisce le attività quotidiane. L'onere statale stimato per l'attuazione della proposta di legge è di circa 10 milioni di euro annui.