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D’istruzione pubblica: la cronaca della trasformazione della scuola in mercato e il peso del neoliberismo

Aula di un'istituzione pubblica con banchi e microfoni, simbolo della trasformazione della scuola in mercato e del neoliberismo.

Il documentario D’istruzione pubblica, uscito nel 2026 e diretto da Federico Greco e Mirko Melchiore, si pone come un’inchiesta cinematografica di ampio respiro per analizzare quella che gli autori definiscono la "demolizione controllata" della scuola italiana. L'opera non si limita a una cronaca di eventi, ma delinea un percorso ideologico e legislativo che ha trasformato l'istruzione da bene comune e pilastro della democrazia a una "fucina di competenze" finalizzata esclusivamente alle esigenze del sistema produttivo.

Attraverso il racconto di figure chiave e la ricostruzione di tappe storiche, il film mette a nudo il passaggio dalla trasmissione dei saperi alla logica della scuola-azienda. Il cuore del dossier analizza come il modello educativo nazionale sia stato progressivamente svuotato della sua funzione di formazione dell'Uomo e del cittadino, per essere sostituito da una pedagogia orientata alla produttività. Questo processo, identificato come una trasformazione tecno-industriale, trova le sue radici in una visione del mondo che vede la scuola non più come luogo di riflessione critica, ma come un ambiente di "servizio" dove lo studente è il sovrano assoluto e il docente viene ridimensionato a mero facilitatore.

La narrazione del film evidenzia come questa deriva non sia un incidente di percorso, ma il risultato di una strategia deliberata, influenzata da modelli esteri e finanziamenti internazionali che hanno ridefinito i confini della libertà educativa. L'opera denuncia la trasformazione dell'istruzione in un mercato di competenze, evidenziando le tappe legislative e ideologiche che hanno portato all'attuale modello di "scuola-azienda".

Le radici storiche e il cronoprogramma della trasformazione scolastica

Per comprendere l'attuale stato della scuola italiana, il film ricostruisce una linea temporale che parte dalla fine degli anni '80, periodo segnato dall'irruzione del neoliberismo sfrenato e dalle prime logiche di trasformazione della scuola. In questo contesto, l'istituzione scolastica inizia a essere percepita come un'entità da "efficientare" secondo criteri di mercato. Un punto di svolta fondamentale è identificato nel 1992 con il Trattato di Maastricht, che avrebbe preparato il terreno per l'inversione delle tendenze educative europee, favorendo una visione della scuola più vicina alle necessità del lavoro che alla cultura generale.

Il dossier evidenzia atti normativi cruciali che hanno agito come catalizzatori di questo cambiamento. Tra questi, spicca il D.Lgs. 29/1993, considerato un pilastro della destrutturazione dell'istituzione scolastica. Tale norma ha introdotto i docenti nel Pubblico Impiego, operando una privatizzazione del rapporto di lavoro che ha alterato profondamente la natura del corpo docente. Parallelamente, i Decreti Bassanini del 1997 hanno accelerato il processo attraverso l'introduzione dell'autonomia scolastica e la limitazione della rappresentanza sindacale, fornendo gli strumenti tecnici per la transizione verso la logica della "scuola-azienda".

Un altro momento di rottura significativa è rappresentato dalla L. 107/2015, nota come "Buona Scuola". Il film denuncia duramente l'introduzione dell'Alternanza Scuola-Lavoro (oggi PCTO), interpretandola come un'inversione storica rispetto alle "150 ore" di studio garantite agli operai nel 1973 per l'acculturazione. Invece di fornire tempo per la riflessione e la cultura, la riforma ha sottratto gli studenti alle classi per inserirli precocemente nel circuito produttivo. Questo fenomeno è inserito in un quadro più ampio di ignorantizzazione generalizzata, dove la scuola viene utilizzata per formare masse capaci di svolgere lavori esecutivi di basso profilo, prive di strumenti per l'analisi critica.

L'influenza dei modelli internazionali e il ruolo dei grandi capitali

Il documentario non si limita all'analisi interna, ma traccia le influenze esterne che hanno plasmato il sistema educativo occidentale. Viene citato il modello statunitense di fine '800 come precursore della trasformazione tecno-industriale della scuola, un modello che l'Italia ha adottato con crescente vigore. Un dato fondamentale riguarda il ruolo dell'UNESCO: nel 1946, le decisioni sull'istruzione dei Paesi occidentali furono affidate all'International Bureau of Education (IBE), un organismo finanziato alla sua nascita dalla Fondazione Rockefeller.

In questa prospettiva, l'utilizzo dei miliardi di euro derivanti dal PNRR rappresenta l'attuale fase di questa evoluzione. I fondi europei sono destinati alla digitalizzazione e all'innovazione scolastica secondo le esigenze specifiche di grandi aziende tecnologiche come Google, Amazon, Facebook, Apple e Microsoft. La scuola diventa così un laboratorio per le competenze richieste dal mercato digitale, dove la tecnologia non è più un mezzo, ma il fine ultimo della didattica. Questo approccio favorisce la creazione di un "eduverso" o ambienti on life, che rischiano di soffocare la dimensione fisico-corporea e relazionale dell'apprendimento, privilegiando la personalizzazione didattica a scapito della cultura comune.

Il film mette in luce anche il passaggio pedagogico dalla "trasmissione dei saperi" alla didattica per competenze e al puerocentrismo. Basandosi sulle teorie della pedagogia progressiva (Rousseau, Dewey), la scuola si è spostata verso un modello centrato sul benessere e sul piacere dello studente. In questo scenario, il docente viene derubricato a "facilitatore" o "badante-animatore", un satellite dello scolaro il cui compito non è più quello di promuovere la conoscenza, ma di gestire un ambiente attrezzato per il "stare bene" del minore. Tale deriva pedagogica è vista come uno strumento per marginalizzare la figura dell'insegnante come intellettuale e professionista.

Cosa cambia concretamente per il corpo docente e la comunità scolastica

L'impatto operativo di queste trasformazioni è visibile quotidianamente nella pratica scolastica. Per i docenti, ciò si traduce in una crescente burocratizzazione e in una riduzione dell'autonomia didattica reale. L'insegnante è chiamato a rispondere a una "fonetica grottesca" di sigle e obiettivi (BES, DSA, DAA, PDP, PEI, PFI, UDA, CLIL, STEM) che spesso sovrastano il contenuto culturale. Il ruolo del docente passa da promotore del sapere a certificatore di competenze, con una responsabilità educativa che viene spesso schiacciata dall'imposizione di mode didattiche di scarso valore culturale.

Per gli studenti, il cambiamento si manifesta nello spostamento degli obiettivi formativi. La cultura generale e la cittadinanza attiva cedono il passo alla personalizzazione estrema e al "successo formativo" individuale. Questo approccio, pur sembrando inclusivo, rischia di svuotare la scuola della sua funzione di luogo di incontro con l'altro e con la storia. La preminenza della tecnologia digitale e degli strumenti di monitoraggio può portare a disturbi da iperconnessione e a un ritiro sociale, poiché la relazione umana e la dimensione fisico-corporea vengono messe in secondo piano rispetto alla fruizione di contenuti mediati da schermi.

Per le famiglie e i dirigenti, la scuola viene presentata come un servizio personalizzato, un "abito su misura" per ogni alunno. Tuttavia, questa visione nasconde il rischio di una scuola che non educa più alla libertà, ma che prepara esclusivamente alla conformità lavorativa. La sfida per le istituzioni scolastiche rimane quella di recuperare il giusto rapporto tra mezzi e fini: la tecnologia deve tornare a essere uno strumento al servizio della condivisione dei contenuti culturali, e non il contenuto stesso della didattica. La difesa della scuola pubblica passa, dunque, per il riconoscimento dell'insegnante come intellettuale capace di trovare i mezzi più adatti per la trasmissione del sapere, proteggendo la scuola da ogni logica di mercato.

Tappa Storica / ElementoImpatto sulla Scuola Italiana
D.Lgs. 29/1993Privatizzazione del rapporto di lavoro e inserimento docenti nel Pubblico Impiego.
Decreti Bassanini (1997)Introduzione dell'autonomia scolastica e riduzione della rappresentanza sindacale.
L. 107/2015 (Buona Scuola)Introduzione dell'Alternanza Scuola-Lavoro e focus sulle competenze produttive.
PNRR e DigitalizzazioneFinanziamenti per infrastrutture tecnologiche secondo standard di grandi aziende private.
Pedagogia ProgressivaPassaggio dal ruolo di "promotore del sapere" a "facilitatore" o "badante-animatore".
Analisi critica: il rischio della "scuola-servizio"

Il film documentario sottolinea come la democratizzazione dell'istruzione sia stata abbandonata negli anni '90 a favore di competenze lavorative. Il rischio concreto è la creazione di una scuola che non sia più un luogo di relazione umana e di rapporto intergenerazionale, ma un centro di erogazione di servizi personalizzati. Quando la scuola si occupa di entità astratte scomponibili in competenze, esclude la dimensione integralmente umana, centrale nei processi lunghi e non lineari dell'apprendimento.

La vera sfida educativa consiste nel restituire agli insegnanti la loro responsabilità di intellettuali, capaci di guidare gli studenti verso una reale alfabetizzazione culturale, unica condizione per diventare cittadini liberi e consapevoli. In sintesi, il percorso tracciato da D’istruzione pubblica invita a una riflessione profonda sulla natura stessa dell'istruzione. La scuola non può essere ridotta a un mero strumento di adattamento al mercato; deve rimanere il luogo della formazione dell'Uomo.

La lotta per la scuola pubblica, come dimostrato dalle mobilitazioni storiche citate nel film, richiede la difesa della conoscenza come bene comune e la resistenza contro ogni logica che intenda trasformare il diritto allo studio in un privilegio di consumo o in un percorso di addestramento tecnico privo di anima. Per chi opera quotidianamente nel sistema scolastico, il messaggio è chiaro: la consapevolezza storica è lo strumento principale per resistere alla burocratizzazione della didattica. Riconoscere le tappe della "demolizione controllata" permette di identificare le derive attuali e di riaffermare il valore della cultura generale, della cittadinanza e della relazione umana come pilastri insostituibili di ogni processo educativo.

FAQs
D’istruzione pubblica: la cronaca della trasformazione della scuola in mercato e il peso del neoliberismo

Qual è il tema centrale del film-inchiesta "D’istruzione pubblica"?+

Il documentario analizza il processo di "demolizione controllata" della scuola italiana, denunciando la trasformazione dell'istruzione da bene comune a mercato di competenze per il sistema produttivo. L'opera mette in luce le tappe legislative e ideologiche che hanno favorito il modello della "scuola-azienda".

Quali sono stati i principali atti legislativi citati come punti di svolta?+

Questi provvedimenti hanno segnato il passaggio dalla scuola come istituzione democratica a un modello orientato alle esigenze del mercato e alla personalizzazione didattica.

Cosa si intende con il concetto di "puerocentrismo" espresso nel film?+

L'implicazione pratica è una crescente burocratizzazione della didattica e una perdita di autonomia nell'insegnamento dei saperi fondamentali.

Come si può visionare il documentario e dove sono state le proiezioni?+

Il documentario offre agli spettatori una ricostruzione storica e ideologica dei cambiamenti strutturali del sistema educativo italiano degli ultimi decenni.

Fonti consultate

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