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Orizzonte Insegnanti
Inclusione e Sostegno

Divieto del burqa a scuola: la Garante per l’infanzia definisce le coperture integrali "dispositivi di violenza"

Bambini in divisa scolastica con copricapi rossi e mascherine, alcuni con velo, in piedi in fila

L'Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, guidata da Marina Terragni, ha espresso un fermo e deciso sostegno alla proposta del Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) volta a inserire un emendamento nel disegno di legge sulla sicurezza per vietare l'uso del burqa e del niqab negli istituti scolastici italiani. Secondo la Garante, tali coperture non devono essere interpretate come semplici indumenti di natura religiosa, ma come "dispositivi violenti" progettati per ostacolare lo sviluppo della personalità delle minori e ledere la loro dignità.

L'iniziativa, promossa dal Ministro Giuseppe Valditara, mira a garantire che il volto delle studentesse rimanga visibile per assicurare la loro piena partecipazione alla vita scolastica e la loro riconoscibilità. Il provvedimento nasce dalla necessità di tutelare le bambine e le ragazze, definite dalla Garante come "contrattualmente deboli", che potrebbero trovarsi vittime di imposizioni familiari coercitive volte a limitare la loro libertà di crescita e di espressione all'interno della comunità educativa.

Il dibattito pubblico si è intensificato a seguito di episodi specifici, come quello avvenuto nel 2025 a Monfalcone, dove studentesse che indossavano il niqab venivano identificate ogni mattina da un'insegnante in una stanza separata. Tale episodio ha evidenziato le criticità operative per le scuole, che attualmente mancano di una disciplina specifica e uniforme per gestire queste situazioni. La proposta ministeriale intende colmare questo vuoto normativo, distinguendo nettamente tra le coperture integrali e il semplice hijab, il quale non è oggetto del divieto.

Il quadro normativo e la distinzione tra coperture religiose

Attualmente, la normativa di riferimento è rappresentata dall'articolo 5 della Legge 152 del 1975, che vieta l'uso di caschi o mezzi capaci di rendere difficoltoso il riconoscimento della persona nei luoghi pubblici. Tuttavia, la formula del "giustificato motivo" contenuta nella norma ha storicamente lasciato ampi margini interpretativi, rendendo necessaria una regolamentazione più precisa per il contesto scolastico. L'emendamento proposto dal Ministro Valditara mira a rendere esplicito il divieto per le coperture che nascondono integralmente il volto, come il burqa e il niqab.

È fondamentale sottolineare la distinzione tecnica operata dalla Garante e dal Ministero: mentre il burqa copre l'intero corpo e il niqab nasconde il volto lasciando visibili solo gli occhi, l'hijab (il velo che copre capelli e collo) non rientra nel perimetro del divieto. La posizione della Garante Terragni è netta: ogni donna dovrebbe avere il diritto di denunciare l'imposizione di tali coperture come una pratica penalmente perseguibile, poiché queste non sono scelte di fede libere, ma strumenti di controllo del corpo femminile.

Nonostante il forte sostegno dell'Autorità garante, il provvedimento non è ancora una legge definitiva. Si tratta di un'iniziativa politica che deve ancora affrontare l'iter parlamentare. Durante il percorso legislativo, la proposta potrebbe essere oggetto di diverse critiche: mentre alcuni settori politici definiscono l'intervento come un'operazione di propaganda, i sindacati hanno sollevato perplessità sull'inserimento della questione in una cornice securitaria, chiedendo invece un approccio più orientato alla tutela dei diritti individuali.

Conseguenze operative e sanzioni per le famiglie

Il cuore della proposta ministeriale risiede non solo nel divieto di accesso con coperture integrali, ma anche nell'introduzione di conseguenze per i genitori. Nello specifico, il testo prevede la punibilità per chi, in segno di protesta contro il divieto, decidesse di ritirare le figlie dalle lezioni. Questo meccanismo serve a prevenire la segregazione domestica e a garantire che il diritto all'istruzione non venga sacrificato a causa di imposizioni familiari che violano la dignità della minore.

Per le istituzioni scolastiche, il provvedimento semplificherebbe la gestione quotidiana, eliminando la necessità di procedure di identificazione straordinarie. La scuola dovrà comunque mantenere un ruolo attivo nel distinguere tra una scelta personale della studentessa e una costrizione familiare. La Garante sottolinea che il divieto dovrebbe essere accompagnato da un sistema di supporto strutturato, che includa:

  • Servizi sociali per il monitoraggio delle situazioni di vulnerabilità;
  • Mediazione culturale per il dialogo con le famiglie;
  • Percorsi di ascolto dedicati alle ragazze per tutelare il loro diritto allo sviluppo armonioso;
  • Protocolli di intervento in caso di identificazione di costrizioni domestiche.
Elemento di distinzioneDettaglio normativo/operativo
Burqa e Niqab Oggetto del divieto per copertura integrale del volto.
Hijab Non oggetto del divieto (velo su capelli e collo).
Base normativa attuale Art. 5 Legge 152 del 1975 (divieto caschi/mezzi di occultamento).
Sanzioni previste Punibilità per i genitori che ritirano le figlie per protesta.
Status attuale Emendamento proposto dal MIM (in corso di iter parlamentare).

Cosa cambia concretamente per la comunità scolastica

Per le famiglie, il cambiamento principale riguarda la responsabilità legale: non sarà più possibile giustificare l'astensione dalla scuola con la volontà di far indossare alla figlia coperture integrali. Per le studentesse, la norma mira a garantire la libertà di movimento e la possibilità di interagire senza barriere fisiche che ne limitino la socialità. Per i docenti e i dirigenti, il provvedimento offre una base legale certa per gestire l'accesso agli edifici scolastici, riducendo l'incertezza su come procedere in caso di resistenza familiare.

Al momento, non sono ancora stati definiti gli importi esatti delle sanzioni né i protocolli operativi dettagliati per la mediazione culturale. Tuttavia, la posizione della Garante Terragni chiarisce che la scuola deve trasformarsi in uno presidio di tutela della libertà individuale, dove la dignità della minore prevale sulle imposizioni religiose o culturali della famiglia.

Prossimi passi: l'iter parlamentare e la definizione dei protocolli di supporto

FAQs
Divieto del burqa a scuola: la Garante per l’infanzia definisce le coperture integrali "dispositivi di violenza"

Qual è la differenza tra burqa, niqab e hijab rispetto al nuovo divieto?+

Il divieto proposto dal Ministero dell'Istruzione riguarda specificamente le coperture integrali del volto, come il burqa e il niqab, che impediscono il riconoscimento della persona. L'hijab, che copre capelli e collo lasciando il viso scoperto, non è oggetto del provvedimento e rimane ammesso.

Quali sono le conseguenze per i genitori che non rispettano il divieto?+

La proposta prevede la punibilità dei genitori che decidano di ritirare le figlie dalle lezioni come forma di protesta contro il divieto di coprire il volto. L'obiettivo è contrastare le imposizioni familiari coercitive che potrebbero portare all'abbandono scolastico delle minori.

Perché la Garante per l’infanzia definisce questi indumenti "dispositivi di violenza"?+

L'Autorità sostiene che tali coperture non siano semplici scelte religiose, ma strumenti che ostacolano lo sviluppo della personalità e la dignità delle ragazze. La Garante sottolinea la vulnerabilità delle minori, considerate "contrattualmente deboli" di fronte alle pressioni domestiche.

Il divieto è già in vigore in tutte le scuole italiane?+

Attualmente il provvedimento è un'iniziativa politica sotto forma di emendamento al disegno di legge sulla sicurezza e non è ancora legge definitiva. Per entrare in vigore, deve ancora completare l'iter parlamentare e non sono state fissate scadenze precise.

Fonti consultate

Redazione Orizzonte Insegnanti
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