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Fare il docente di sostegno è un ripiego per arrivare prima al ruolo? Il punto di Fornai e la strada del co-teaching

Docente di sostegno che aiuta una studentessa: focus sul co-teaching e il ruolo dell'insegnante specializzato nell'inclusione scolastica.

Le battute di Gerry Scotti sul sostegno riaccendono la domanda.
Cioè: Fare il docente di sostegno è un ripiego per arrivare prima al ruolo?
Sandra Fornai non condanna nessuno: legge la frase come segnale di un pregiudizio.
Per lei il sostegno è progettazione e co-responsabilità, non un semplice accompagnamento.
La risposta pratica passa da co-teaching e formazione inclusiva per tutta la classe, per migliorare la continuità didattica.

I 3 fatti chiave per smontare il mito: il sostegno non è un ripiego per arrivare prima al ruolo

  • Professione e progettazione: Il docente di sostegno non accompagna soltanto: progetta obiettivi, attività e verifiche con titoli e competenze universitarie. Lo fa per gli alunni con disabilità e per tenere insieme la classe.
  • Preconcetto e continuità: Quando il sostegno viene visto come tappa breve, la continuità educativa si spezza. Il giudizio circola anche tra persone preparate, per un retaggio culturale. Il rischio è usarlo come anticamera: poi si cambia, e gli alunni pagano. Si crea una gerarchia dei saperi, dove il curricolare sembra “primario” e il sostegno “secondario”. Anche gli alunni risentono di cambiamenti e la funzione perde autorevolezza.
  • Co-teaching e formazione: Fornai propone un modello di co-teaching: in classe lavorano due o tre docenti, senza “chi segue chi”. Serve didattica inclusiva per tutti i docenti, così il bisogno diventa competenza di squadra. L’ispirazione scandinava serve a superare la segmentazione delle funzioni. Fornai chiede investimenti formativi anche per i curriculari, partendo dal disallineamento università-lavoro. E si valorizza la specializzazione, riducendo la copertura senza titolo specifico.

Con queste idee, in collegio potete smontare subito il pregiudizio e costruire un linguaggio comune. Così evitate deleghe e improvvisazioni, con ricadute positive su alunni, docenti e continuità didattica. Quando il team lavora davvero insieme, la disabilità smette di essere un caso isolato.

Ambito di applicazione: riguarda ogni scuola che organizza l’inclusione

Questo ragionamento vale per docenti curriculari, docenti di sostegno e dirigenti che definiscono la programmazione inclusiva. Non parliamo di una normativa appena uscita, ma di un modo di organizzare classe e formazione. Le proposte di Fornai puntano a togliere la distanza tra discipline e bisogni educativi speciali. La direzione è una sola: co-responsabilità e competenze diffuse. La ricaduta è immediata: più chiarezza nei ruoli, meno frizioni tra colleghi.

La procedura in 4 step per avviare un co-teaching inclusivo (senza gerarchie)

Partite dalla verità semplice: il sostegno non è “aiuto sul margine”. Funziona quando tutti in classe condividono obiettivi e strumenti. Questa mini-procedura vi aiuta a trasformare la collaborazione in routine, anche se i team partono da abitudini diverse.

  • Co-progetta insieme: Allineate PEI e programmazione di classe, definendo obiettivi, modalità e criteri di valutazione fin dall’inizio. Includete chiunque sia assegnato alla sezione, non solo il docente di sostegno. Ogni docente annota cosa osservare e come intervenire, con strumenti condivisi.
  • Definisci corresponsabilità: Durante le lezioni, prevedete momenti con due o tre docenti presenti insieme. Fate ruotare il ruolo di conduzione, senza gerarchia fissa tra “curricolare” e “sostegno”. Programmate brevi verifiche comuni per tarare il lavoro durante il quadrimestre.
  • Allena l’intero team: Chiedete nel collegio una formazione su didattica inclusiva e BES, con focus su strategie e adattamenti verificabili. Usate micro-azioni: osservazione tra pari, unità brevi condivise, feedback sul campo. Se possibile, coinvolgete anche personale ATA nei momenti di routine inclusiva.
  • Valorizza la specializzazione: Tracciate i titoli e le competenze effettive dei docenti, evitando la percezione di precarietà. Dove previsto, percorsi abilitanti come TFA vanno affiancati a un percorso di inserimento strutturato. Questa chiarezza tutela tutti: il docente, l’alunno e la credibilità del team.

Se applicate questi passaggi, il sostegno smette di essere “ripiego” nella testa degli adulti. Diventa un sistema: più coerenza, meno interruzioni, e studenti seguiti davvero in continuità didattica. Portate questi punti nel collegio: chiedete tempi, spazi e un calendario formativo per rendere il modello reale. Senza regia, il co-teaching resta un’intenzione e il pregiudizio torna a galla.

Le frasi che svalutano il sostegno non restano in TV: incidono su fiducia, organizzazione e risultati.
Con Orizzonte Insegnanti tenete il focus sulla professionalità e su azioni concrete per l’inclusione.

Raccontate nei commenti come funziona il co-teaching nella vostra scuola e cosa chiedete alla formazione. Salvate l’articolo e condividetelo con i colleghi del team classe.

FAQs
Fare il docente di sostegno è un ripiego per arrivare prima al ruolo? Il punto di Fornai e la strada del co-teaching

Fare il docente di sostegno è un ripiego per arrivare prima al ruolo? +

Non è un ripiego. Fornai lo considera progettazione e co-responsibilità, non un semplice accompagnamento. L’obiettivo è migliorare la continuità didattica e l’apprendimento per tutta la classe.

Qual è l'approccio di Fornai al co-teaching e alla formazione inclusiva? +

Fornai propone un modello di co-teaching in classe con due o tre docenti, senza gerarchie. Promuove la didattica inclusiva per tutti i docenti e richiede investimenti formativi e valorizzazione della specializzazione.

Come smontare subito il pregiudizio sul sostegno nelle scuole? +

Si smonta proponendo co-teaching e collaborazione reale: definire obiettivi comuni, strumenti condivisi e verifica continua. Portare queste pratiche al collegio rafforza la percezione del sostegno come risorsa e non come ripiego.

Quali passi concreti portare nel collegio per rendere reale il modello di co-teaching inclusivo? +

Co-progettare insieme PEI e programmazione di classe definendo obiettivi e criteri fin dall'inizio; prevedere momenti con due o tre docenti in aula. Formare l'intero team su didattica inclusiva BES e includere il personale ATA; valorizzare la specializzazione.

Redazione Orizzonte Insegnanti
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