L’indagine "La scuola vista dai giovani", condotta dal Censis nell’ambito del Progetto Iride, ha messo in luce una frattura significativa tra la percezione della disponibilità dei docenti e l'effettivo ricorso alla figura dell'insegnante in situazioni di emergenza. Sebbene la maggioranza degli studenti riconosca il valore del corpo docente nel percorso didattico ordinario, i dati evidenziano uno scollamento operativo drammatico quando si tratta di affrontare fenomeni di violenza o prevaricazione.
Secondo i risultati presentati a Roma il 22 settembre 2026, il 55,8% degli alunni dichiara di poter contare sui docenti in caso di necessità, con una percentuale ancora più alta, pari al 61,2%, registrata negli istituti professionali. Tuttavia, questa fiducia generale non si traduce in un canale di aiuto efficace per le vittime di abusi: solo il 14,8% degli studenti colpiti da bullismo o discriminazioni si rivolge agli insegnanti, preferendo il silenzio (34,9%) o il supporto di figure esterne al contesto scolastico, come la famiglia (37,0%) e gli amici fuori dalla scuola (27,2%).
Il clima scolastico tra socialità e insicurezza
La ricerca, che ha coinvolto un campione di circa 8.000 studenti delle scuole secondarie di secondo grado e 1.000 diplomati tra i 18 e i 24 anni, delinea un quadro in cui la scuola è percepita primariamente come una comunità di pari. Per il 90,3% dei giovani, l'istituto è un luogo di amicizia e socialità, e l'80,4% dichiara di andare d'accordo con i compagni. Nonostante questo forte legame sociale, il benessere psicologico non è garantito: il 71,0% degli studenti ammette che il clima scolastico è fonte di ansia e stress.
Il dato più allarmante riguarda la percezione di sicurezza: solo il 15,2% degli adolescenti si sente "del tutto protetto" dall'istituto contro bullismo, cyberbullismo e discriminazioni. Al contrario, il 36,3% dichiara di non sentirsi protetto per niente. Questo senso di vulnerabilità è alimentato anche da una carenza di strumenti di supporto immediati: sebbene il 60,5% dei giovani sia a conoscenza dello sportello psicologico, solo il 4,0% di chi ha subito abusi lo utilizza effettivamente.
Criticità nella valutazione e nel carico di studio
Oltre alle dinamiche relazionali, l'indagine evidenzia lacune strutturali nella comunicazione tra docenti e studenti riguardo agli apprendimenti. Solo il 9,3% degli alunni afferma che tutti gli insegnanti spiegano chiaramente i criteri di valutazione, mentre il 56,2% dichiara di non comprendere talvolta perché la propria valutazione differisca da quella di un compagno. Questo deficit di trasparenza genera frustrazione: il 35,6% degli studenti tenta di discutere un voto ritenuto ingiusto senza ottenere risultati, mentre il 29,5% rinuncia al confronto considerandolo inutile.
Sul fronte del carico di lavoro, la percezione di eccesso è diffusa: il 57,3% degli studenti ritiene che gli insegnanti assegnino troppi compiti e il 54,7% considera il carico di studio complessivo eccessivo. Inoltre, emerge una criticità sulla qualità del feedback didattico: il 76,5% degli studenti svolge i compiti a casa senza ricevere alcun commento o valutazione da parte dei docenti, rendendo difficile per i ragazzi monitorare i propri progressi.
| Indicatore di Benessere e Didattica | Dato Percentuale |
|---|---|
| Fiducia generale nei docenti | 55,8% |
| Ricorso ai docenti in caso di bullismo | 14,8% |
| Studenti che non si sentono protetti | 36,3% |
| Studenti che percepiscono troppi compiti | 57,3% |
| Compiti svolti senza feedback | 76,5% |
Cosa cambia concretamente per docenti e famiglie
Per il corpo docente, i risultati del Progetto Iride sottolineano l'urgenza di passare da una disponibilità generica a una capacità di intervento precoce sulle dinamiche relazionali. È fondamentale potenziare la trasparenza nei criteri di valutazione e migliorare la comunicazione sui feedback dei compiti, poiché la mancanza di chiarezza è uno dei principali fattori di stress per gli studenti. La scuola deve trasformarsi in un luogo dove la presenza educativa sia continua e vicina alle difficoltà concrete, non solo didattiche.
Per le famiglie, il dato conferma che la scuola rimane il primo luogo di socialità, ma evidenzia la necessità di un monitoraggio costante dei segnali di isolamento dei figli. Poiché la maggior parte delle vittime di bullismo non comunica il problema all'istituto (preferendo il silenzio o il ricorso ad amici esterni), il dialogo costante tra genitori e scuola diventa l'unico strumento per intercettare segnali che spesso restano invisibili all'interno dell'aula.
In sintesi, la sfida per il sistema scolastico italiano consiste nel colmare il gap di fiducia: trasformare la scuola da luogo di socialità passiva a rete di protezione attiva, dove il docente sia percepito non solo come un istruttore, ma come una figura di riferimento sicura e accessibile anche nei momenti di crisi.
Per approfondimenti sui dati e sulle linee guida del progetto, è possibile consultare il rapporto ufficiale sul sito istituzionale del Censis.
FAQs
Il paradosso della fiducia scolastica: perché gli studenti non si rivolgono ai docenti in caso di bullismo
Nonostante il 55,8% degli alunni riconosca la disponibilità dei docenti nel percorso ordinario, solo il 14,8% chiede aiuto in caso di abusi. La maggior parte dei giovani preferisce il silenzio o il ricorso a figure esterne come la famiglia e gli amici fuori dalla scuola, evidenziando un forte divario tra fiducia didattica e sicurezza relazionale.
Solo il 9,3% degli studenti afferma che i docenti spiegano chiaramente i criteri di valutazione, mentre il 56,2% non comprende appieno il motivo delle differenze di voto tra pari. Inoltre, il 76,5% dei ragazzi svolge i compiti a casa senza ricevere alcun commento o feedback da parte degli insegnanti.
Il 54,7% degli alunni considera il carico di studio eccessivo e il 57,3% ritiene che vengano assegnati troppi compiti. Sebbene la scuola sia vista principalmente come un luogo di amicizia dal 90,3% dei giovani, il clima scolastico è fonte di ansia e stress per il 71,0% di essi.
Il 45,0% degli alunni indica come priorità la necessità di lezioni più interattive e dinamiche. I dati sottolineano inoltre l'urgenza di una presenza educativa più continua e vicina alle difficoltà concrete, oltre a una riduzione del carico di studio percepito come eccessivo.