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La guerra delle lode: tra rigore normativo e discrezionalità pedagogica il nuovo equilibrio della Maturità

Redazione Orizzonte Insegnanti
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La guerra delle lode: tra rigore normativo e discrezionalità pedagogica il nuovo equilibrio della Maturità

Il tema della guerra delle lode si è storicamente articolato attorno a una tensione strutturale tra il raggiungimento del merito oggettivo, rappresentato dal punteggio massimo di cento punti, e la necessità di ottenere il consenso unanime della commissione per l'assegnazione del riconoscimento finale. Questo conflitto non è solo una questione di procedure burocratiche, ma trova un profondo fondamento pedagogico nella celebre lettera di Mario Lodi agli insegnanti, un testo che invita i docenti a riflettere sul valore educativo del riconoscimento del merito oltre il semplice calcolo numerico, ponendo l'attenzione sul percorso formativo dello studente.

Negli ultimi anni, la giurisprudenza ha iniziato a intervenire con forza proprio laddove la discrezionalità delle commissioni si scontrava con l'assenza di motivazioni chiare. Quando un candidato presenta un curriculum eccellente e ottiene il massimo dei voti, ma la lode viene negata senza alcuna giustificazione scritta nel verbale, il sistema scolastico si trova di fronte a un vuoto normativo che rischia di trasformare la valutazione in un atto arbitrario. La riflessione proposta da Lodi suggerisce che il maestro debba essere il garante di un riconoscimento che sia giusto, non solo matematico, cercando di trasformare la valutazione in un "refrigerio e nutrimento" per la crescita del futuro cittadino.

Il quadro normativo attuale, tuttavia, impone paletti molto rigidi che le commissioni devono saper interpretare con precisione. L'attribuzione della lode è regolata dall'articolo 28 dell'O.M. n. 65/2022, il quale stabilisce che la sottocommissione può concederla solo all'unanimità e solo se il punteggio di cento punti è raggiunto senza il ricorso ai punteggi integrativi. Questa specifica normativa crea un delicato equilibrio: da un lato protegge l'integrità del titolo di studio, dall'altro richiede ai docenti una capacità di analisi critica superiore, capace di distinguere tra il successo tecnico e l'eccellenza formativa che la lode intende celebrare.

L'evoluzione giurisprudenziale e il dovere di motivazione

La giurisprudenza italiana ha tracciato una linea netta sulla necessità di trasparenza nei processi valutativi. Un punto di svolta significativo è stato segnato dalla sentenza n. 1016 del Consiglio di Stato del 12 febbraio 2019, che ha sottolineato l'obbligo per le commissioni di motivare il giudizio espresso. Questo principio è stato poi ribadito con forza dal TAR Puglia con la sentenza n. 1731 del 31 ottobre 2022, che ha annullato il diniego della lode a una studentessa che, pur avendo ottenuto 100/100 senza punteggi integrativi, si era vista negare il riconoscimento a causa del voto contrario di un singolo docente.

In quel caso specifico, il tribunale ha evidenziato come nel verbale non comparisse alcuna motivazione relativa al diniego, né fosse indicato il nominativo del commissario esprimente il parere discorde. Il TAR ha chiarito che, sebbene il giudizio della commissione sia generalmente insindacabile, esso non può risultare del tutto privo di motivazioni. In presenza di un quadro lineare — ovvero un'ammissione con il credito scolastico massimo e un esame sostenuto con il massimo dei voti — la commissione si deve sentire in dovere di giustificare la mancata attribuzione della lode, anche attraverso un normale apprezzamento del percorso formativo, non potendo limitarsi alla mera mancanza di unanimità.

Questa evoluzione normativa significa che la "guerra delle lode" non può più essere vinta con il silenzio o con il semplice "no" non motivato. I docenti sono chiamati a una responsabilità comunicativa: ogni parere contrario deve essere supportato da un'analisi dei nessi trasversali delle discipline, della capacità argomentativa e della maturità critica dello studente. La discrezionalità pedagogica, dunque, non è un'assenza di regole, ma una scelta consapevole che deve essere tracciabile e coerente con gli obiettivi del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 62.

Le novità strutturali dell'Ordinanza Ministeriale 54 del 2026

Il panorama degli esami di Stato sta subendo una trasformazione profonda con la pubblicazione dell'Ordinanza Ministeriale n. 54 del 26 marzo 2026, che disciplina gli esami di maturità per l'anno scolastico 2025/2026. Questa norma introduce modifiche strutturali che impattano direttamente sulla composizione delle commissioni e sulle modalità di valutazione, cercando di rendere il processo più snello ma anche più rigoroso nei criteri di merito.

Una delle novità più rilevanti è la riduzione della commissione d'esame da 7 a 5 membri. Questo cambiamento non è solo un taglio numerico, ma un investimento mirato: il risparmio generato viene destinato alla copertura sanitaria integrativa per il personale scolastico e alla formazione specifica dei componenti delle commissioni, come previsto dall'art. 1, co. 7, del d.l. 127/2025. Inoltre, la compressione degli ambiti disciplinari di riferimento mira a garantire una maggiore omogeneità nazionale nella composizione delle commissioni per ogni indirizzo di studio.

Parallelamente, la normativa introduce una nuova griglia di valutazione per il colloquio orale, che segna un cambio di paradigma nel modo in cui lo studente interagisce con la commissione. Il candidato potrà iniziare con una presentazione personale e con l'esposizione della propria esperienza di formazione scuola-lavoro, spostando il focus dall'analisi di uno spunto isolato alla capacità di sintesi del percorso complessivo. Questo approccio si sposa perfettamente con la visione di Mario Lodi, dove il "futuro" che passa davanti al maestro deve essere riconosciuto attraverso la capacità di trasferire con sicurezza i saperi appresi in ambiti operativi e reali.

Cosa cambia concretamente per docenti e studenti nel 2026

Per chi lavora nelle scuole e per gli studenti che si preparano alla sessione d'esame che inizierà il 18 giugno 2026, le novità operative sono molteplici e richiedono una preparazione specifica già nelle riunioni preliminari. I docenti dovranno definire criteri chiari e non limitarsi ai soli prerequisiti formali per l'attribuzione del punteggio integrativo e della lode.

Ecco i punti chiave che cambiano operativamente:

  • Compressione del punteggio integrativo: Il punteggio integrativo è ora limitato a un massimo di 3 punti per i candidati che ottengono almeno 90 punti complessivi. Se uno studente raggiunge 99 punti, il punteggio integrativo massimo sarà di un solo punto, indipendentemente dal possesso dei criteri di merito.
  • Nuovi criteri per la lode: La commissione deve definire condizioni specifiche, come la capacità di rielaborare gli argomenti in modo originale, la dimostrazione di riferimenti culturali extrascolastici e la padronanza dei linguaggi settoriali.
  • Divieto della "scena muta": È stato esplicitamente impedito il superamento dell'esame tramite la cosiddetta scena muta, garantendo che la valutazione sia sempre basata su una reale capacità di espressione e argomentazione.
  • Focus sulla formazione scuola-lavoro: La nuova griglia di valutazione premia chi sa collegare le conoscenze scolastiche con la realtà operativa, rendendo il colloquio un momento di validazione delle competenze pratiche.
AspettoDettaglio Normativo / Operativo
Normativa di riferimentoD.Lgs. 62/2017 e O.M. 54/2026
Composizione CommissioneRidotta da 7 a 5 membri
Punteggio IntegrativoMax 3 punti (per punteggio ≥ 90)
Requisito UnanimitàObbligatorio per l'attribuzione della lode
Data inizio sessione18 giugno 2026
Impatto sulla scuola e responsabilità dei docenti

L'impatto di queste novità sulla realtà scolastica è duplice. Da un lato, la riduzione del numero di membri della commissione e la definizione di criteri più stringenti per il punteggio integrativo mirano a standardizzare la qualità della valutazione su tutto il territorio nazionale. Dall'altro, la maggiore enfasi sulla motivazione e sulla capacità di analisi critica richiede ai docenti un impegno preparatorio più intenso durante le riunioni preliminari. Non è più sufficiente verificare se lo studente "sa" le cose; occorre valutare se è in grado di utilizzare strategie orientate al risultato e di operare con consapevolezza nei campi applicativi del settore di riferimento.

Per i dirigenti scolastici e i docenti, la sfida principale risiede nel bilanciare la discrezionalità pedagogica con l'obbligo di motivazione legale. Sebbene la definizione dei criteri specifici rimanga delegata alla discrezionalità dei docenti, la giurisprudenza ha chiarito che tale discrezionalità non può sfociare in arbitrarietà. In caso di pareri discordanti, la commissione deve essere in grado di registrare i nominativi dei commissari esprimenti il parere e, soprattutto, le motivazioni addotte, evitando che il verbale diventi un documento vuoto di contenuti.

In sintesi, la "guerra delle lode" si trasforma in una chiamata alla responsabilità professionale. Il docente non è più un semplice esaminatore di punteggi, ma un analista del percorso formativo. Come suggerito dalla lettera di Mario Lodi, la scuola deve rimanere un luogo accogliente dove il merito sia riconosciuto non solo come un traguardo numerico, ma come la prova di una "vivace curiosità" e di uno spirito critico capace di trasformare la conoscenza in azione consapevole.

Prossimi passi e azioni concrete per le commissioni

In vista della sessione d'esame del 2026, è fondamentale che le commissioni procedano con i seguenti passaggi operativi:

  1. Definizione dei criteri: Durante le riunioni preliminari, stabilire criteri oggettivi per il punteggio integrativo (es. padronanza dei nuclei fondanti, capacità di arricchimento personale).
  2. Tracciabilità delle motivazioni: Assicurarsi che ogni parere contrario alla lode sia accompagnato da una nota scritta nel verbale, citando i nessi trasversali non soddisfatti.
  3. Focus scuola-lavoro: Integrare nella griglia di valutazione del colloquio la presentazione dell'esperienza formativa pratica, dando spazio alla narrazione del percorso dello studente.

Nonostante la chiarezza normativa, resta da verificare come le diverse istituzioni bilanceranno queste linee guida nella pratica quotidiana, specialmente in presenza di percorsi formativi molto eterogenei. La sfida per il 2026 sarà garantire che la lode resti un distintivo di eccellenza, protetto da una valutazione che sia, prima di tutto, trasparente e pedagogicamente coerente.

Per approfondimenti sulle modalità di svolgimento degli esami di Stato, è possibile consultare il portale istituzionale del Ministero dell'Istruzione e del Merito.

FAQs
La guerra delle lode: tra rigore normativo e discrezionalità pedagogica il nuovo equilibrio della Maturità

Quali sono i requisiti normativi per ottenere la lode all'esame di Stato?+

Per ottenere la lode è necessario raggiungere il punteggio massimo di cento punti senza il ricorso ai punteggi integrativi, come stabilito dall'articolo 28 dell'O.M. n. 65/2022. Inoltre, il riconoscimento del merito deve essere approvato all'unanimità da tutti i membri della sottocommissione.

Cosa succede se una commissione nega la lode a uno studente con 100/100?+

In caso di punteggio massimo, il diniego della lode deve essere accompagnato da una motivazione scritta e chiara nel verbale del docente contrario. La giurisprudenza, come confermato dal TAR Puglia, sottolinea che il giudizio non può risultare del tutto immotivato e deve basarsi su un apprezzamento del percorso formativo.

Quali sono le principali novità per la sessione d'esame del 2025/2026?+

La commissione d'esame passerà da 7 a 5 membri e il punteggio integrativo sarà compresso fino a un massimo di 3 punti per chi ottiene almeno 90 punti. Verrà inoltre introdotta una nuova griglia per il colloquio orale che include una presentazione personale e l'esposizione dell'esperienza scuola-lavoro.

Qual è il fondamento pedagogico della "lettera di Lodi" nel contesto della valutazione?+

La lettera di Mario Lodi invita gli insegnanti a guardare oltre il semplice calcolo numerico, promuovendo una riflessione sul valore educativo del riconoscimento del merito. Essa serve come base teorica per bilanciare la valutazione oggettiva con la capacità del docente di riconoscere il percorso individuale dello studente.

Redazione Orizzonte Insegnanti
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Questo articolo è stato curato dal team editoriale di Orizzonte Insegnanti. I nostri contenuti sono realizzati sfruttando tecnologie avanzate di intelligenza artificiale per l'analisi normativa, e vengono sempre supervisionati e revisionati dalla nostra redazione per garantire la massima accuratezza e utilità per il personale scolastico.

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