Il sistema scolastico italiano sta affrontando un’ondata di proteste studentesche e occupazioni che, a partire dal 5 ottobre 2026, ha visto la Capitale e Torino come epicentri di un movimento di piazza ispirato ai recenti disordini francesi. Le mobilitazioni, coordinate dal collettivo Osa (Opposizione studentesca d’alternativa), non si limitano a una semplice contestazione politica, ma mirano a denunciare il degrado delle infrastrutture, la precarietà del personale docente e l'aumento vertiginoso del costo della vita, inclusi i libri scolastici.
Il movimento, che definisce la propria azione come "immediata e permanente", punta a trasformare le scuole in spazi di resistenza contro il governo attuale, denunciando una gestione che, secondo gli organizzatori, "vuole dividere e spaventare" i giovani. Le istanze degli studenti sono chiare: il diritto a uno studio dignitoso, il contrasto alla guerra e al razzismo, e una contestazione diretta contro l'imperialismo, con l'obiettivo dichiarato di "bloccare la città" e le istituzioni per forzare un cambio di rotta nelle politiche educative e sociali.
Dalle occupazioni di Torino alle assemblee di Roma: la cronologia del dissenso
La scintilla della mobilitazione nazionale è scoppata il 5 ottobre 2026 a Torino, dove gli studenti dell'Istituto Carlo Ignazio Giulio e del Liceo Regina Margherita hanno avviato le prime occupazioni. In queste realtà, le lezioni sono state sospese e gli ingressi sono stati bloccati con barricate di sedie, denunciando condizioni critiche come tetti pericolanti, porte danneggiate e termosifoni non funzionanti. Il collettivo Osa ha utilizzato queste prime azioni per lanciare un appello nazionale che ha rapidamente trovato terreno fertile anche nel Lazio.
A Roma, la giornata del 6 ottobre 2026 è stata segnata da una serie di assemblee pubbliche e picchetti davanti ai principali licei della città, tra cui il Cavour, il Plinio, il Montessori, il Giulio Cesare, l'Avogadro, l'Orazio e il Liceo artistico Enzo Rossi. Alle ore 10:30, la protesta ha raggiunto un momento di massima visibilità con l'assemblea "Les blocage" in piazza dell’Immacolata a San Lorenzo, simbolo della solidarietà con le piazze francesi. Questo clima di tensione è descritto dai collettivi come un "autunno caldo" per l'istruzione, un richiamo ai movimenti storici di protesta che vedono la scuola come centro di trasformazione sociale.
Le rivendicazioni chiave: tra infrastrutture e diritti economici
Le ragioni che alimentano il malcontento degli studenti sono molteplici e intrecciate tra bisogni materiali e istanze ideologiche. In primo luogo, la manutenzione degli edifici scolastici appare come una delle criticità più urgenti: molti studenti lamentano di studiare in ambienti che sembrano "cantieri", con infiltrazioni d'acqua nelle palestre e corridoi degradati. Parallelamente, la protesta si focalizza sulla precarietà lavorativa dei docenti, i cui stipendi risultano fermi da oltre due decenni, e sull'impatto economico diretto sulle famiglie, causato dall'aumento dei costi dei libri e dei materiali didattici.
Dal punto di vista politico, il movimento Osa si pone come una forza di opposizione netta, utilizzando slogan che richiamano la necessità di difendere la scuola da una trasformazione in "caserma". La protesta si inserisce in un solco di continuità con le mobilitazioni del 2025 contro il genocidio in Palestina, ma si distingue per una forte componente di azione diretta, passando dalla protesta simbolica a forme più incisive come i blocchi stradali e le occupazioni permanenti.
| Data Evento | Soggetto/Luogo | Azione/Obiettivo |
|---|---|---|
| 05 Ottobre 2026 | Torino (Regina Margherita, Carlo Ignazio Giulio) | Occupazioni e barricate per degrado infrastrutture |
| 06 Ottobre 2026 | Roma (Licei Cavour, Plinio, Montessori, ecc.) | Assemblee pubbliche e picchetti "Les blocage" |
| 17 Ottobre 2026 | Lazio | Prima mobilitazione nazionale Rete studenti medi |
| 20 Novembre 2026 | Nazionale/Europeo | Sciopero studentesco internazionale contro guerra e militarismo |
Cosa cambia concretamente per la comunità scolastica
L'impatto operativo di queste mobilitazioni è immediato e richiede una gestione attenta da parte di tutti gli attori della scuola. Per i docenti, il rischio principale è l'interruzione prolungata della didattica e la necessità di gestire classi in contesti di alta tensione emotiva. Per il personale ATA e i dirigenti scolastici, la sfida si sposta sulla sicurezza: è necessario monitorare i possibili danni materiali agli edifici, gestire le barricate e coordinarsi con le autorità per la gestione dell'ordine pubblico in caso di blocchi stradali.
Le famiglie, dal canto loro, devono essere preparate a possibili sospensioni delle lezioni e a una gestione più complessa dei costi diretti per l'istruzione. Per gli studenti, il passaggio alle forme di azione diretta significa che la protesta non sarà solo un evento isolato, ma una serie di azioni coordinate che potrebbero influenzare la regolarità del percorso scolastico nel breve periodo. È fondamentale che le istituzioni rispondano con interventi concreti sulla manutenzione e sui fondi scolastici per evitare che il degrado diventi il principale motore del dissenso.
Al momento, non sono ancora stati quantificati i danni materiali specifici agli edifici citati dai presidi, né sono disponibili dati precisi sulle percentuali di assenza scolastica derivanti dalle occupazioni di oggi. Tuttavia, la scadenza del 20 novembre 2026 segna il punto di massima tensione con lo sciopero internazionale, rendendo necessaria una vigilanza costante da parte delle segreterie scolastiche.
La mobilitazione nazionale è prevista come "immediata e permanente" per contrastare le condizioni di precarietà e il degrado strutturale delle scuole italiane.
FAQs
Liceali in piazza: la scossa delle proteste studentesche a Roma e Torino contro il degrado scolastico
Le mobilitazioni nascono per denunciare il degrado delle infrastrutture scolastiche, la precarietà del personale docente e il sovraffollamento delle classi. Gli studenti chiedono inoltre interventi contro l'aumento del costo della vita, in particolare per quanto riguarda i libri scolastici, e si oppongono a guerra, razzismo e imperialismo.
A Roma sono coinvolti i licei Cavour, Plinio, Montessori, Giulio Cesare, Avogadro, Orazio e il liceo artistico Enzo Rossi. A Torino, le occupazioni sono iniziate presso l'Istituto Carlo Ignazio Giulio e il Liceo Regina Margherita.
La prima data di mobilitazione nazionale è fissata per il 17 ottobre 2026, seguita da una seconda data il 20 novembre 2026. Quest'ultima coinciderà con uno sciopero studentesco internazionale previsto per la mobilitazione europea contro il militarismo.
Per i docenti si prospettano interruzioni didattiche prolungate e un focus sulla precarietà lavorativa, mentre i dirigenti devono gestire emergenze legate alla sicurezza e ai danni materiali. Le famiglie potrebbero affrontare sospensioni delle lezioni e costi diretti più elevati per materiali e libri.