Il sistema educativo italiano si trova oggi di fronte a una sfida strutturale che va ben oltre la semplice erogazione di contenuti disciplinari. Il ricercatore e psicologo dell'apprendimento Dario Ianes, nel suo recente volume Che fare della scuola? Un dialogo impossibile tra Morin e Foucault (Il Margine, 2026), propone una riflessione profonda che mira a trasformare l'istituzione scolastica in un vero organo costituzionale. L'obiettivo non è più la mera trasmissione di saperi, ma la capacità di promuovere l'emancipazione e la formazione di un pensiero critico capace di orientarsi nelle incertezze del presente.
Il fulcro dell'opera risiede in un confronto teorico originale tra due giganti del Novecento: Edgar Morin, teorico della complessità, e Michel Foucault, celebre analista dei dispositivi di potere. Attraverso questa sintesi intellettuale, Ianes denuncia la persistenza di un modello educativo che spesso si limita a formare "sudditi" invece di cittadini consapevoli. La proposta è chiara: la scuola deve smettere di essere un'isola isolata e diventare un ecosistema permeabile, capace di rispondere alle sfide globali come la crisi ecologica e le profonde disuguaglianze sociali.
La critica al modello gentiliano e la sfida della complessità di Morin
Uno dei punti più critici sollevati da Ianes riguarda la persistenza del modello di formazione dei docenti di tipo gentiliano. Questo approccio, ancora molto radicato, si basa sull'idea che la sola padronanza disciplinare sia sufficiente per insegnare, trascurando quasi totalmente le complessità cognitive, emotive e sociali degli adolescenti. Per contrastare questa visione, l'autore richiama la complessità di Morin, che invita a superare la frammentazione dei saperi per formare "teste ben fatte". Una testa ben fatta è quella capace di gestire l'incertezza e di comprendere le interconnessioni tra i diversi ambiti della conoscenza.
In questo senso, l'educazione non può limitarsi a "riempire" la mente degli studenti con informazioni predefinite, ma deve insegnare a pensare con una testa ben fatta. Ciò implica un passaggio fondamentale: dalla scuola come luogo di accumulo a luogo di costruzione di esperienze di apprendimento. Ianes sottolinea come la scuola debba essere capace di affrontare la deriva dell'umanità, promuovendo una consapevolezza che parta dalla cura di sé per estendersi al rapporto con gli altri e con il destino comune del pianeta. La scuola, dunque, deve diventare uno spazio dove si impara a navigare la complessità senza esserne sopraffatti.
Foucault e la vigilanza sui dispositivi di controllo e normalizzazione
Se Morin fornisce gli strumenti per comprendere la complessità, Michel Foucault offre la lente necessaria per analizzare ciò che accade "dietro le migliori intenzioni" educative. L'autore mette in guardia contro i meccanismi di controllo, normalizzazione e indottrinamento che possono insidiare il sistema scolastico. La domanda fondamentale che Foucault pone alla scuola moderna è: chi stabilisce cosa è normale? Chi decide quali contenuti siano necessari e quali comportamenti debbano essere standardizzati? Questa riflessione è cruciale per evitare che la scuola diventi un dispositivo di consenso, simile a quelli utilizzati storicamente dai regimi totalitari e autoritari per formare sudditi ubbidienti.
L'analisi di Ianes evidenzia come la scuola possa, paradossalmente, essere sia un luogo di emancipazione che di conformismo. Essa ha il potere di accogliere le differenze o, al contrario, di ricondurle forzatamente a una norma prestabilita. Per evitare la seconda opzione, è necessaria una costante vigilanza sui dispositivi di potere che operano all'interno delle aule e delle istituzioni. La scuola deve quindi essere un luogo di libertà e consapevolezza, dove il pensiero critico non sia solo un obiettivo curricolare, ma la modalità stessa con cui si approccia alla realtà, proteggendo gli studenti dai meccanismi di oppressione invisibili.
Il contesto normativo e la critica alle Indicazioni nazionali 2025-2026
Il dibattito teorico proposto da Ianes non rimane astratto, ma si innesta direttamente sulle realtà normative attuali. L'autore esprime una critica significativa verso le Indicazioni nazionali per il primo ciclo scuola 2025-2026, definendole espressione di anticomplessità. Secondo la prospettiva del ricercatore, tali linee guida potrebbero riflettere una visione ancora troppo frammentata e non adeguata alle sfide della contemporaneità. Il volume di Ianes funge quindi da base teorica per un ripensamento pedagogico delle istituzioni scolastiche nel prossimo ciclo biennale, cercando di orientare la pratica verso una maggiore apertura e pluralità.
È importante notare che, mentre il testo di Ianes propone una visione radicale, il quadro normativo vigente rimane quello delle Indicazioni nazionali citate. Tuttavia, la critica alla loro "anticomplessità" invita i dirigenti e i docenti a una lettura più profonda e critica dei documenti ufficiali. La sfida per la scuola italiana è quella di conciliare gli obblighi normativi con la necessità di creare un ecosistema educativo che non sia solo un piano inclinato verso dispositivi repressivi, ma una vera opportunità di crescita per ogni individuo.
| Pilastro Teorico | Concetto Chiave | Obiettivo Educativo |
|---|---|---|
| Edgar Morin | Complessità e interconnessioni | Formare "teste ben fatte" capaci di gestire l'incertezza e la crisi ecologica. |
| Michel Foucault | Analisi dei dispositivi di potere | Vigilanza contro la normalizzazione, il controllo e l'indottrinamento. |
| Dario Ianes | Corresponsabilità educativa | Superamento della delega del docente di sostegno verso una cura collettiva della classe. |
Impatto sulla scuola e sui docenti: dalla teoria alla pratica operativa
Le riflessioni di Ianes hanno implicazioni concrete e immediate per chi opera quotidianamente negli istituti scolastici. Il primo grande cambiamento riguarda la formazione dei docenti. Non è più sufficiente la sola padronanza disciplinare; è necessario sviluppare la capacità di costruire esperienze di apprendimento che integrino le dimensioni cognitive, emotive e sociali degli studenti. Questo significa passare da una didattica "trasmissiva" a una didattica della cura e della consapevolezza, dove il docente diventa un mediatore capace di riconoscere i dispositivi di potere che possono influenzare il clima della classe.
Un altro punto di svolta operativo riguarda la gestione dell'inclusione. Ianes propone di superare la delega del docente di sostegno verso il singolo alunno. Invece di isolare la responsabilità dell'inclusione su una sola figura, si deve promuovere una corresponsabilità educativa tra tutti gli insegnanti della classe. Questo approccio richiede una revisione dei modelli organizzativi, dove l'inclusione non è un "servizio aggiuntivo" ma una responsabilità condivisa da ogni docente, volta a garantire che ogni studente possa sviluppare il proprio pensiero critico.
Per le famiglie e gli studenti, il cambiamento si traduce in una scuola che non mira a produrre cittadini conformi, ma individui capaci di autonomia e partecipazione. La scuola deve diventare un luogo dove si impara a gestire le disuguaglianze e a comprendere la propria posizione nel mondo. In sintesi, il passaggio richiesto è quello da una scuola che forma sudditi a una che forma cittadini, attraverso una pedagogia che sappia guardare alla complessità della vita reale senza semplificarla eccessivamente.
Cosa cambia concretamente per il personale scolastico
Per i docenti e i dirigenti scolastici, le proposte di Ianes suggeriscono alcuni passi operativi immediati:
- Revisione della progettazione didattica: integrare la prospettiva della complessità, cercando connessioni tra le diverse discipline invece di insegnarle come compartimenti stagni.
- Pratiche di co-insegnamento: rafforzare la collaborazione tra docenti curricolari e docenti di sostegno per una gestione collettiva dell'aula.
- Promozione del pensiero critico: inserire momenti di riflessione sui meccanismi di potere e di controllo, aiutando gli studenti a decodificare i messaggi della società.
- Approccio alla cura di sé: integrare nelle attività scolastiche momenti dedicati alla consapevolezza emotiva e alla gestione dello stress, fondamentali per il benessere degli adolescenti.
Sebbene il dialogo tra Morin e Foucault sia una costruzione intellettuale immaginaria dell'autore e non un incontro reale, la sua utilità risiede nella capacità di generare domande urgenti. La scuola italiana è chiamata a rispondere a queste domande, decidendo se continuare su un piano inclinato verso la repressione o se scegliere la strada dell'emancipazione attraverso la complessità.
L'attuazione delle Indicazioni nazionali 2025-2026 rappresenta il quadro normativo attuale su cui si innesta questa critica. Il volume di Ianes non sostituisce la norma, ma offre la base teorica per un ripensamento pedagogico che possa rendere la scuola un luogo di vera trasformazione del destino delle persone.
Il volume di Dario Ianes rappresenta una guida per il ripensamento pedagogico delle istituzioni scolastiche nel prossimo ciclo biennale.
Per approfondire la proposta pedagogica e le riflessioni sulla complessità, è possibile consultare le schede tecniche del volume presso le principali piattaforme editoriali specializzate.
FAQs
Oltre la trasmissione di nozioni: il ripensamento pedagogico della scuola tra complessità e critica del potere
L'opera mira a trasformare la scuola da semplice luogo di trasmissione di nozioni a organo costituzionale capace di emancipazione e formazione del pensiero critico. Attraverso il confronto tra Morin e Foucault, Ianes propone di superare la frammentazione dei saperi per affrontare le complessità della società contemporanea.
La complessità di Morin invita a formare "teste ben fatte" capaci di gestire l'incertezza e la crisi ecologica, mentre la critica di Foucault mette in guardia contro i meccanismi di controllo, normalizzazione e indottrinamento. Insieme, queste prospettive spingono a una scuola che non sia un'isola, ma un ecosistema permeabile e consapevole dei propri dispositivi di potere.
Viene denunciata la persistenza del modello gentiliano, che considera sufficiente la sola padronanza disciplinare ignorando le dimensioni emotive e sociali degli studenti. L'autore suggerisce di superare la delega del docente di sostegno verso il singolo alunno, promuovendo una corresponsabilità educativa tra tutti gli insegnanti della classe.
La proposta teorica richiede una revisione della formazione docente che includa la capacità di costruire esperienze di apprendimento basate sulla cura e sulla consapevolezza. L'obiettivo pratico è il passaggio da una scuola che forma sudditi ubbidienti a una che forma cittadini capaci di pensiero critico e partecipazione democratica.