Il panorama economico attuale sta delineando una frattura profonda tra le aspirazioni dei giovani e la realtà materiale dei mercati del lavoro. Secondo i dati più recenti del report "2026 Gen Z and Millennial Survey" condotto da Deloitte, il costo della vita si è consolidato come la preoccupazione primaria per il 38% della Generazione Z e il 42% dei Millennials a livello globale. Questo fenomeno non è più una semplice fluttuazione temporanea, ma una condizione strutturale che sta ridefinendo i progetti di vita di chi oggi entra nel mondo del lavoro o sta cercando di consolidare la propria indipendenza.
La ricerca, che ha coinvolto oltre 22.000 giovani in 44 Paesi, evidenzia una realtà quasi drammatica: quasi la metà dei giovani, ovvero il 47%, dichiara di vivere "di stipendio in stipendio", una condizione di sopravvivenza economica che limita drasticamente la capacità di risparmio e di pianificazione a lungo termine. Per questi soggetti, la gestione delle uscite mensili è diventata una sfida quotidiana, con il 34% che ammette di faticare costantemente a coprire le spese di base. Questo scenario di stagnazione economica post-pandemia e inflazione persistente sta trasformando radicalmente i criteri di scelta professionale e personale.
L'impatto del caro-vita sull'accesso alla casa e sulla stabilità familiare
Uno dei nodi più critici emersi dallo studio riguarda l'impossibilità di raggiungere obiettivi di vita tradizionali, in particolare l'acquisto di un'abitazione. Oltre il 70% dei giovani intervistati dichiara che l'acquisto di una casa è diventato un obiettivo quasi impossibile da raggiungere nel prossimo anno. In Italia, il timore per la difficoltà di formare una famiglia è particolarmente acuto, con percentuali che toccano il 63% per la Gen Z e il 71% per i Millennial, superando significativamente le medie globali.
Questa barriera economica non è solo un dato statistico, ma un fattore che incide direttamente sulle scelte lavorative: il 69% della Gen Z e il 64% dei Millennial dichiarano che il costo delle case influenza direttamente la decisione su dove e come lavorare. Il dato più allarmante riguarda il 51% della Generazione Z che afferma esplicitamente di non potersi permettere l'acquisto di un'abitazione. Questa condizione di precarietà abitativa si intreccia con una diversa gerarchia di valori: rispetto alle generazioni precedenti, i giovani oggi antepongono il work-life balance e la salute mentale alla scalata gerarchica aziendale.
Infatti, solo il 6% dei giovani indica il raggiungimento di una posizione dirigenziale come obiettivo primario, segno di un distacco netto dal modello di successo basato esclusivamente sul prestigio e sulla carriera lineare, a favore di una ricerca di sostenibilità e qualità della vita. Come sottolineato da Nic Scoble-Williams di Deloitte, il basso interesse per i ruoli dirigenziali non indica mancanza di ambizione, ma una diversa definizione di successo che include la qualità della vita.
Nuovi paradigmi lavorativi: scopo, salute mentale e tecnologia
Nonostante le difficoltà economiche, i giovani stanno ridefinendo il concetto di "lavoro ideale". Il 96% degli intervistati ritiene fondamentale percepire un "senso di scopo" nel proprio impiego, arrivando a rifiutare il 40% delle offerte di lavoro che contrastano con i propri principi etici. Per chi opera nel mondo della scuola e delle aziende, questo significa che la selezione del personale non può più basarsi solo sulle competenze tecniche, ma deve integrare la flessibilità e l'attenzione all'impatto ambientale e sociale.
Come sottolineato da Fabio Pompei, CEO di Deloitte Italia, la salute mentale è diventata un criterio decisivo per il 73% della Gen Z e il 78% dei Millennial italiani. In questo contesto di trasformazione, l'integrazione dell'Intelligenza Artificiale Generativa (GenAI) sta diventando una costante operativa. Il 74% dei giovani utilizza regolarmente strumenti di GenAI sul lavoro per analisi dati, creazione di contenuti e supporto alla formazione. In Italia, il 73% della Gen Z e il 76% dei Millennial riconoscono che l'IA ha migliorato la qualità del proprio lavoro e liberato tempo prezioso, migliorando il bilanciamento tra vita privata e professionale.
Tuttavia, permangono timori: il 55% dei Millennial e il 61% della Gen Z teme che l'automazione possa portare a una riduzione dei posti di lavoro, spingendo molti a cercare opportunità meno vulnerabili alla sostituzione tecnologica. La GenAI è ormai uno strumento quotidiano e la formazione continua e l'alfabetizzazione all'IA sono diventate priorità superiori al prestigio del titolo di studio.
| Categoria di Analisi | Dati e Percentuali Rilevati |
|---|---|
| Preoccupazione principale (Gen Z / Millennial) | 38% / 42% (Costo della vita) |
| Giovani che vivono di stipendio in stipendio | 47% (Globale) |
| Impossibilità acquisto casa (prossimo anno) | >70% |
| Difficoltà formazione famiglia (Italia) | 63% (Gen Z) / 71% (Millennial) |
| Uso regolare strumenti GenAI | 74% |
| Rifiuto offerte per motivi etici | 40% |
Cosa cambia concretamente per il mondo della scuola e delle aziende
Per i dirigenti scolastici, i docenti e i responsabili delle risorse umane, questi dati segnalano un cambio di paradigma nelle aspettative dei nuovi assunti e degli studenti. La formazione non può più essere vista solo come acquisizione di titoli, ma come alfabetizzazione continua, specialmente nell'uso critico dell'IA. La ritenzione dei talenti dipenderà sempre più dalla creazione di ambienti di lavoro che favoriscano le relazioni umane: la presenza di amicizie strette tra colleghi aumenta la probabilità di permanenza in azienda oltre i 5 anni, passando dal 33% al 48% per la Generazione Z.
In sintesi, le azioni concrete richieste dai dati sono:
- Selezione del personale: Puntare su aziende che offrono flessibilità e un chiaro "senso di scopo" per attrarre i giovani che oggi privilegiano la salute mentale rispetto alla carriera lineare.
- Formazione continua: Integrare strumenti di GenAI nei percorsi formativi, poiché il 71% dei Millennial italiani ne vede i benefici diretti per la qualità del lavoro.
- Politiche di welfare: Affrontare la questione abitativa e il supporto alla genitorialità come fattori chiave per la stabilità dei lavoratori più giovani.
Nonostante il quadro sia complesso, il 53% della Gen Z e il 45% dei Millennial confidano in un miglioramento della propria situazione finanziaria entro i prossimi 12 mesi, indicando una resilienza che continuerà a influenzare le dinamiche del mercato del lavoro e del sistema educativo.
Il costo della vita rimane la sfida economica dominante per il 2026, costringendo le istituzioni e le imprese a una revisione profonda dei modelli di welfare e di inserimento professionale.
FAQs
Precarietà e caro-vita: il report Deloitte sulla crisi economica della Gen Z e dei Millennial
Il caro-vita rappresenta la preoccupazione primaria per il 38% della Gen Z e il 42% dei Millennials a livello globale. Circa la metà dei giovani (47%) dichiara di vivere di stipendio in stipendio, mentre il 34% fatica concretamente a coprire le spese mensili di base.
Oltre il 70% dei giovani considera l'acquisto di un'abitazione un obiettivo quasi impossibile da raggiungere nel prossimo anno. Il 51% della Gen Z afferma esplicitamente di non poterselo permettere, e il costo degli immobili incide direttamente sulle loro scelte lavorative attuali.
I giovani antepongono il work-life balance, la salute mentale e il "senso di scopo" alla scalata gerarchica tradizionale. Il 96% ritiene fondamentale che il lavoro sia eticamente coerente con i propri valori, portando il 40% a rifiutare offerte che contrastano con i propri principi.
L'uso della GenAI è ormai una normalità quotidiana, con il 74% dei giovani che la utilizza per analisi dati, creazione contenuti e formazione. Per le aziende, l'alfabetizzazione all'IA è diventata una priorità superiore al prestigio del titolo di studio per la selezione dei nuovi talenti.