La Confederazione COBAS, in un'azione sindacale coordinata con le sigle ADL, CLAP e SIAL, ha ufficializzato la proclamazione di uno sciopero generale per l'intera giornata del 30 ottobre 2026. Questa mobilitazione di ampia portata, che coinvolge i settori pubblici e privati, si configura come una risposta strutturata alle pressioni economiche derivanti dal caro vita, dall'attuale economia di guerra e dalla politica degli appalti.
L'obiettivo primario della protesta è spingere il governo verso investimenti massicci nei servizi pubblici e l'introduzione di un salario minimo legale, pilastri su cui si fonda la rivendicazione delle sigle coinvolte. Per quanto riguarda il comparto scolastico, la protesta assume con notati specifici legati alla gestione del personale docente e ATA.
La federazione COBAS Scuola ha inserito nel programma di mobilitazione richieste puntuali volte a contrastare le derive della recente riforma degli Istituti Tecnici. Tra le priorità assolute figurano l'ottenimento di un aumento di 300 euro netti mensili per i docenti e il personale ATA, previsto per la terza tranche salariale con scadenza il 1° gennaio 2027, e la richiesta esplicita di cancellazione della riforma dei Tecnici, percepita come un provvedimento lesivo della qualità didattica e della stabilità occupazionale.
Le radici del conflitto: la riforma degli Istituti Tecnici e il caos normativo
Il malcontento che alimenta lo sciopero del 30 ottobre non è un fenomeno isolato, ma affonda le radici nelle recenti modifiche normative introdotte dal Decreto-legge 30 settembre 2026, n. 170 e dal Decreto Ministeriale 29 febbraio 2026. Questi atti hanno definito i nuovi quadri orari per gli Istituti Tecnici, generando una profonda confusione operativa nelle scuole.
Il problema principale risiede nell'assenza di indicazioni chiare sulle corrispondenze tra le classi di concorso del vecchio ordinamento e le nuove aggregazioni di discipline, definite come "ambiti disciplinari". Questa lacuna normativa ha messo in crisi la fase di predisposizione degli organici nel sistema SIDI, costringendo gli Uffici Scolastici Regionali a emettere deroghe e rinvii per gestire le criticità emerse.
Le conseguenze pratiche di questa "fretta normativa" sono visibili nel drastico ridimensionamento di alcune discipline chiave. Nel settore tecnologico-ambientale, la nuova disciplina Scienze sperimentali ha comportato una riduzione di 231 ore, passando da un monte ore di 528 a soli 297. Parallelamente, la materia Tecnologia e Tecniche di rappresentazione grafica (TTRG) rischia di perdere fino al 50% delle ore dedicate.
Tale scenario non solo penalizza la formazione degli studenti, ma solleva preoccupazioni serie sulla unitarietà del curricolo e sulla perdita di titolarità per molti docenti, alimentando una vera e propria "guerra tra perdenti posto" all'interno delle istituzioni scolastiche. Il malcontento è accentuato dalla mancanza di trasparenza sulle classi di concorso atipiche e dalla difficoltà di definire le linee guida per la valutazione degli insegnamenti nelle materie accorpate.
L'impatto sulla didattica e le richieste dei gruppi nazionali
Il Gruppo Nazionale Docenti A-37 ha espresso una forte contrarietà all'impianto attuale, sottolineando come la riduzione del disegno tecnico possa compromettere l'acquisizione di competenze fondamentali nel biennio, fase cruciale per lo sviluppo di capacità spaziali e logiche. I docenti chiedono il ripristino dei quadri orari precedenti alla riforma o, in subordine, la garanzia di un monte ore adeguato per la TTRG (almeno due ore nel primo anno e tre nel secondo).
Parallelamente, si preme per l'introduzione di rapporti di atipicità che permettano di valorizzare le competenze dei laureati in Ingegneria e Architettura, garantendo al contempo che le ore recuperate non vengano assorbite dall'autonomia scolastica, ma destinate alle discipline più penalizzate. Sul fronte economico, la mobilitazione di Unicobas evidenzia un divario significativo tra le richieste sindacali e la realtà internazionale.
Mentre la federazione chiede 300 euro mensili per coprire solo un terzo del divario retributivo rispetto alla media europea, i dati dell'OCSE stimano un divario che supera i 1.000 euro mensili. Questa discrepanza sottolinea la difficoltà nel conciliare le esigenze di bilancio dello Stato con le richieste di dignità salariale dei lavoratori della scuola. La protesta del 30 ottobre si inserisce dunque in un calendario autunnale fitto, con l'obiettivo di creare una pressione politica costante prima degli scatti contrattuali previsti per il 2027.
Cosa cambia concretamente per docenti, famiglie e studenti
Durante la giornata di sciopero del 30 ottobre, la gestione dei servizi scolastici sarà soggetta a variazioni significative. Sebbene gli istituti scolastici rimarranno formalmente aperti, le lezioni e i servizi amministrativi potrebbero interrompersi a seconda del grado di adesione dei lavoratori. È fondamentale che le famiglie e gli studenti monitorino le comunicazioni specifiche delle singole strutture scolastiche per conoscere:
- Le modalità di accesso agli edifici e gli orari di ingresso;
- Le garanzie sui servizi minimi previsti per la continuità didattica;
- Le eventuali disposizioni per il recupero delle ore di lezione sottratte;
- Le indicazioni per il personale ATA riguardo alla gestione degli uffici e dei servizi di segreteria.
Per i dirigenti scolastici, la sfida sarà gestire la transizione verso i nuovi quadri orari in un clima di forte tensione sindacale. La mancanza di una circolare ministeriale definitiva sulle classi di concorso atipiche rende difficile pianificare il recupero delle ore senza generare esuberi o violare le tutele dei docenti di ruolo. La situazione rimane in bilico fino a quando non verranno emanate linee guida trasparenti per la valutazione degli insegnamenti nelle materie accorpate.
| Aspetto | Dettaglio |
|---|---|
| Data dello sciopero | 30 ottobre 2026 (intera giornata) |
| Sigle coinvolte | COBAS, ADL, CLAP, SIAL |
| Esclusioni | Trasporti (aerei, ferroviari, marittimi, TPL, taxi, circolazione stradale) |
| Richieste Salariali | +300 euro netti mensili (tranche del 1° gennaio 2027) |
| Criticità Riforma | Riduzione ore Scienze sperimentali (-231 ore) e TTRG (-50%) |
| Obiettivi Politici | Salario minimo legale, investimenti servizi pubblici, stop riforma Tecnici |
Prossimi passi e scadenze rilevanti
Il prossimo appuntamento contrattuale di rilievo per il comparto scuola è fissato per il 1° gennaio 2027, data prevista per lo scatto della terza tranche salariale. Entro tale scadenza, i sindacati mirano a ottenere la definizione dei correttivi per la riforma degli Istituti Tecnici, cercando di evitare che la mancanza di trasparenza sulle classi di concorso porti a una perdita definitiva di titolarità e a una degradazione della formazione professionale. Le manifestazioni territoriali previste nei prossimi giorni serviranno a consolidare la pressione sulle amministrazioni locali e centrali.
Note operative per il personale scolastico
Si ricorda che, in caso di sciopero, le modalità di adesione e le garanzie sui servizi minimi devono essere comunicate con il dovuto preavviso. I docenti coinvolti nella riforma degli Istituti Tecnici sono invitati a monitorare i canali ufficiali per eventuali decreti di revisione dei quadri orari che potrebbero modificare le attuali assegnazioni di cattedra. La situazione rimane fluida in attesa di una circolare ministeriale che chiarisca le atipicità e le procedure di recupero ore senza generare sovrannumerarietà di istituto.
FAQs
Sciopero generale del 30 ottobre 2026: le criticità della riforma degli Istituti Tecnici e le richieste salariali di COBAS
La mobilitazione coinvolge sia i settori pubblici che quelli privati, con particolare attenzione alle istituzioni scolastiche e agli uffici pubblici. È importante notare che i trasporti (aerei, ferroviari, marittimi, trasporto pubblico locale, taxi e circolazione stradale) sono esplicitamente esclusi dal presidio.
Le lezioni e i servizi amministrativi potrebbero interrompersi, sebbene gli istituti scolastici rimarranno formalmente aperti. Le famiglie e gli studenti devono attendere le comunicazioni specifiche delle singole strutture per conoscere le modalità di accesso e le garanzie sui servizi minimi.
Le sigle chiedono il contrasto al caro vita, l'introduzione di un salario minimo legale e investimenti massicci nei servizi pubblici. Nello specifico per il comparto scuola, si richiede un aumento di 300 euro netti mensili per docenti e ATA e la cancellazione della riforma degli Istituti Tecnici.
I sindacati denunciano la mancanza di indicazioni chiare sulle classi di concorso e il rischio di smantellamento dell'unitarietà del curricolo. Le criticità includono la riduzione drastica delle ore in materie chiave come Scienze sperimentali e il rischio di generare soprannumerarietà e perdita di titolarità.