Bruzzone: “I ragazzi non sono cambiati geneticamente, ma sono molto più fragili. Non sanno gestire vergogna, rabbia e frustrazione”
Bruzzone: “I ragazzi non sono cambiati geneticamente, ma sono molto più fragili. Non sanno gestire vergogna, rabbia e frustrazione” Non sono cambiati nella loro natura profonda, ma sono “molto meno attrezzati dal punto di vista emotivo”.
Roberta Bruzzone, psicologa e criminologa, ospite della rubrica “I protagonisti” condotta da Francesco Bunetto, su Orizzonte Scuola TV, ha tracciato un quadro netto della violenza giovanile nelle scuole. L’occasione è il caso di aggressione a Parma, ma il discorso abbraccia un fenomeno che, secondo i dati citati, registra tra i cinquanta e i settanta episodi gravi denunciati ogni anno.
Punti chiave e contesto
i vista emotivo”. Roberta Bruzzone, psicologa e criminologa, ospite della rubrica “I protagonisti” condotta da Francesco Bunetto, su Orizzonte Scuola TV, ha tracciato un quadro netto della violenza giovanile nelle scuole. L’occasione è il caso di aggressione a Parma, ma il discorso abbraccia un fenomeno che, secondo i dati citati, registra tra i cinquanta e i settanta episodi gravi denunciati ogni anno.
Quando un gruppo di adolescenti trasforma un conflitto verbale con un insegnante in uno scontro fisico, non si può parlare di “semplice intemperanza adolescenziale”. Bruzzone parla di “perimetro di allarme rosso”. “È saltato un argine fondamentale – spiega – il riconoscimento del limite.
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| Titolo fonte | Bruzzone: “I ragazzi non sono cambiati geneticamente, ma sono molto più fragili. Non sanno gestire vergogna, rabbia e frustrazione” |
| Link fonte | https://www.orizzontescuola.it/bruzzone-i-ragazzi-non-sono-cambiati-geneticamente-ma-sono-molto-piu-fragili-non-sanno-gestire-vergogna-rabbia-e-frustrazione/ |
| Data fonte | 2026-06-13T13:14:49+00:00 |
| Focus | Bruzzone: “I ragazzi non sono cambiati geneticamente, ma sono molto più fragili. Non sanno gestire vergogna, rabbia e frustrazione” |
Cosa cambia in concreto
nto del limite. Un soggetto che non riconosce il limite e lo varca in maniera disfunzionale mette a rischio se stesso e anche gli altri”. Non si tratta, precisa, di dipingere i ragazzi come “mostri” o “irrecuperabili”, ma di prendere sul serio un segnale dal quale “non si torna più indietro se non si agisce tempestivamente”.
L’autorità scolastica viene percepita oggi non come una funzione da rispettare, ma come “un ostacolo da sfidare, una fonte di frustrazione”. Il conflitto smette allora di essere educativo e diventa “una prova di forza”. L’alternativa, per Bruzzone, non è rimpiangere la scuola autoritaria del passato, bensì recuperare “l’autorevolezza adulta”: non paura, non repressione, ma la capacità di rappresentare “un confine chiaro, stabile e non negoziabile”.
Cosa conviene verificare
utela. “È rischioso giudicare un episodio così violento attraverso pochi secondi di immagini – afferma – perché non si ha una visione completa”. Quei fotogrammi, però, non sono “di poco conto”: restituiscono una porzione di realtà significativa, “un’aggressione brutale” che va oltre “il confine accettabile”.
Il rischio del giudizio social, avverte, è trasformare una sequenza emotivamente potente in “verità rivelata e insindacabile”, quando la ricostruzione richiederebbe contesto, testimonianze, approfondimenti medico-legali. Il termine “branco”, molto usato dai media, va maneggiato con cura. È efficace sul piano comunicativo, ma in criminologia implica un meccanismo preciso: la regressione del funzionamento individuale, la diminuzione della percezione della responsabilità, l’aumento artificiale del coraggio.
Punti da monitorare
o di questo tipo può fare cose che da solo non si sognerebbe mai di fare – spiega Bruzzone – perché il branco abbatte i freni individuali e lo mette in una condizione di performance”. Non tutti nel gruppo hanno lo stesso ruolo: chi aggredisce, chi filma, chi ride, chi avrebbe potuto fermarsi ma non lo ha fatto. Una valutazione giudiziaria deve distinguere con precisione la gravità delle singole condotte.
Uno dei nodi più delicati sollevati dall’intervista riguarda la scelta di un docente di non denunciare l’aggressione, rivendicando una motivazione educativa. Bruzzone esprime più di una perplessità. “Il perdono è nobile – dice – ma quando presuppone che l’altro possa usarlo per elaborare con
Perche la notizia conta
sapevolezza. Se arriva quasi senza che l’altro l’abbia chiesto o se lo sia meritato, diventa pericoloso perché viene letto come assenza di conseguenze”. La mancata denuncia, a suo avviso, rischia di trasformare l’aggressione a un docente in “un fatto privato” che l’adulto gestisce da solo.
“Non è una questione tra singoli – sottolinea – è una questione educativa che riguarda tantissimi altri ragazzi. Leggono questa assenza di denuncia come assenza di conseguenze, una sorta di via libera”. E aggiunge: “Questi ragazzi hanno bisogno di sperimentare conseguenze.
FAQs
Bruzzone: “I ragazzi non sono cambiati geneticamente, ma sono molto più fragili. Non sanno gestire vergogna, rabbia e frustrazione”
Bruzzone: “I ragazzi non sono cambiati geneticamente, ma sono molto più fragili. Non sanno gestire vergogna, rabbia e frustrazione” Non sono cambiati nella loro natura profonda, ma sono “molto meno attrezzati dal punto di vista emotivo”. Roberta Bruzzone, psic
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