Oltre il concetto di "sostegno": la proposta del CNDDU per una nuova identità professionale nell'inclusione scolastica
Il panorama dell'istruzione italiana si trova oggi di fronte a una riflessione profonda sulla natura stessa del ruolo svolto dai docenti specializzati. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) ha ufficialmente presentato una proposta per avviare una riflessione istituzionale volta a sostituire la storica denominazione di "docente di sostegno" con una definizione più ampia e moderna: "Docente per l’Accessibilità Educativa e l’Innovazione Inclusiva".
Questa iniziativa non nasce da una semplice volontà di aggiornamento lessicale, ma dal desiderio di allineare il linguaggio scolastico ai cambiamenti pedagogici e normativi degli ultimi decenni. Secondo il CNDDU, le parole utilizzate nelle istituzioni non sono meri convenzioni, ma strumenti che costruiscono la cultura di un Paese e definiscono le responsabilità educative della società civile.
L'obiettivo centrale è superare il paradigma dell'assistenza individuale per approdare a una visione di accessibilità universale. Il coordinamento sostiene che il termine "sostegno", pur essendo stato il pilastro di una delle più grandi conquiste civili della scuola italiana, non è più sufficiente a descrivere la complessità delle funzioni che il docente specializzato svolge quotidianamente all'interno delle classi e delle istituzioni scolastiche.
L'evoluzione normativa: dal diritto all'uguaglianza alla progettazione inclusiva
La proposta del CNDDU si inserisce in un solido percorso di evoluzione legislativa che ha trasformato radicalmente il volto dell'inclusione. Il punto di partenza rimane la Costituzione Italiana, in particolare gli articoli 3 e 34, che sanciscono il diritto all'uguaglianza sostanziale e all'istruzione come pilastri fondamentali della Repubblica. Da queste premesse sono scaturite le tappe fondamentali che hanno definito il ruolo del docente oggi:
- La Legge 5 febbraio 1992, n. 104, che ha segnato la svolta nel riconoscimento dei diritti degli alunni con disabilità, stabilendo all'articolo 13, comma 6, la contitolarità delle classi e il riconoscimento del docente di sostegno come docente dell'intero gruppo classe.
- La Legge 3 marzo 2009, n. 18, con la ratifica della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, che ha introdotto standard internazionali di inclusione.
- Il Decreto Legislativo 13 aprile 2017, n. 66 (modificato dal D.Lgs. 7 agosto 2019, n. 96), che ha rafforzato il modello dell'inclusione scolastica attraverso il Piano Educativo Individualizzato (PEI) e il principio dell'accomodamento ragionevole.
Un passaggio recente e significativo è rappresentato dalla Legge 29 luglio 2024, n. 106 (derivante dal D.L. 31 maggio 2024, n. 71), che ha introdotto l'espressione "attività di sostegno didattico". Questo cambio di dicitura conferma come il fulcro dell'azione professionale si sia spostato dalla semplice assistenza verso la progettazione educativa e la qualità dell'inclusione stessa.
Dalla logica del "sostegno" alla cultura dell'accessibilità universale
Il cuore della proposta del CNDDU risiede nel superamento della visione del sostegno inteso come intervento isolato su un singolo alunno certificato. Il coordinamento sottolinea che la funzione del docente specializzato oggi non consiste nel "sostenere" uno studente, ma nel rendere accessibile l'intero ambiente di apprendimento per tutti gli alunni, indipendentemente dalle loro caratteristiche personali, sociali o linguistiche.
Questa nuova visione professionale implica un cambio di focus metodologico che deve coinvolgere l'intera comunità scolastica. Il docente per l'accessibilità educativa deve agire come un facilitatore di percorsi, collaborando attivamente con il consiglio di classe per:
- Progettare percorsi didattici personalizzati e inclusivi;
- Diffondere metodologie innovative e promuovere l'Universal Design for Learning (UDL);
- Integrare l'uso di tecnologie digitali e tecnologie assistive;
- Costruire una comunità educante capace di valorizzare ogni differenza come risorsa.
Il CNDDU avverte tuttavia che questa transizione non può essere puramente nominalistica. Il coordinamento ha espresso critiche verso iniziative legislative precedenti (come quelle promosse dalla Lega) che proponevano il termine "docente per l'inclusione" senza però prevedere investimenti strutturali. Per il CNDDU, il cambio di etichetta deve essere necessariamente accompagnato da una revisione sostanziale della formazione, delle risorse e della stabilità lavorativa del personale coinvolto.
| Elemento di Confronto | Modello "Sostegno" (Tradizionale) | Modello "Accessibilità" (Proposto) |
|---|---|---|
| Focus dell'intervento | Assistenza al singolo alunno certificato | Accessibilità per l'intero ambiente di apprendimento |
| Obiettivo primario | Integrazione e supporto didattico | Innovazione inclusiva e progettazione universale |
| Metodologia chiave | Intervento mirato e frammentato | Collaborazione con il team e UDL |
| Ruolo del docente | Docente di supporto specialistico | Docente per l'Accessibilità Educativa |
Cosa cambia concretamente per docenti, dirigenti e famiglie
Sebbene la proposta del CNDDU sia attualmente una richiesta di riflessione istituzionale e non ancora un obbligo normativo, essa delinea una direzione chiara per il futuro della scuola. Se recepita, la nuova denominazione comporterebbe una trasformazione operativa significativa:
Per i docenti, ciò significa un passaggio dalla gestione della "quantità" (calcolo delle ore di intervento in base alla gravità) alla "qualità" della progettazione. Il docente non sarà più percepito come un "esterno" che interviene per un caso specifico, ma come un architetto dell'accessibilità che lavora organicamente con il consiglio di classe per abbattere le barriere all'apprendimento per tutti gli studenti.
Per i dirigenti scolastici e le segreterie, la sfida sarà quella di tradurre questa visione in piani di lavoro che valorizzino la continuità educativa. La progettazione dovrà spostarsi verso l'uso sistematico di tecnologie assistive e metodologie inclusive, rendendo l'ambiente scolastico un laboratorio di innovazione inclusiva costante.
Per le famiglie, il cambiamento promette una scuola più aperta e meno focalizzata sulla "separazione" dei percorsi. L'obiettivo finale è una comunità educante dove ogni studente, indipendentemente dalle proprie caratteristiche, possa partecipare pienamente alla vita scolastica grazie a un ambiente progettato per essere, per definizione, accessibile a tutti.
Al momento, non sono state fissate scadenze per l'adozione normativa ufficiale della nuova denominazione. Il prossimo passo fondamentale sarà l'avvio di un confronto formale con il Ministero dell'Istruzione e del Merito per trasformare questa proposta in linee guida operative o in modifiche strutturali alla normativa vigente.
Attualmente, non è ancora chiaro se la proposta del CNDDU verrà recepita ufficialmente dal Ministero o se rimarrà una posizione di coordinamento. Inoltre, non sono ancora stati specificati i dettagli tecnici del piano di formazione continua richiesto dal coordinamento per accompagnare il cambio di denominazione.
FAQs
Oltre il concetto di "sostegno": la proposta del CNDDU per una nuova identità professionale nell'inclusione scolastica
Il CNDDU propone di sostituire "docente di sostegno" con "Docente per l’Accessibilità Educativa e l’Innovazione Inclusiva". Questa scelta mira a superare il concetto di assistenza individuale per abbracciare una visione di accessibilità universale, allineando il linguaggio scolastico ai moderni paradigmi pedagogici.
Il focus si sposta dalla gestione del singolo alunno certificato alla progettazione di percorsi didattici accessibili a tutti gli studenti, indipendentemente dalle loro caratteristiche. Le attività principali includeranno una maggiore collaborazione con il consiglio di classe, l'uso di tecnologie assistive e l'applicazione dell'Universal Design for Learning (UDL).
No, al momento si tratta di una proposta formale di riflessione istituzionale presentata il 22 giugno 2026. Non sono ancora state fissate scadenze ufficiali né approvate modifiche normative da parte del Ministero dell'Istruzione e del Merito.
Il coordinamento avverte che il cambio di etichetta deve essere accompagnato da una revisione sostanziale della formazione continua, delle risorse finanziarie e della stabilità lavorativa. Senza questi investimenti strutturali, il CNDDU ritiene che la nuova denominazione rischi di rimanere puramente nominalistica.