La Federazione Gilda Unams ha ufficializzato la data del 20 novembre 2026 come momento di massima mobilitazione per il personale scolastico, indettando uno sciopero nazionale volto a denunciare il progressivo declino dei servizi educativi e la cronica carenza di risorse strutturali. Secondo quanto comunicato dal coordinatore nazionale della Federazione, Vito Carlo Castellana, l'agitazione non nasce da motivazioni partitiche, ma rappresenta una protesta strutturale contro un sistema scolastico che, negli ultimi venti anni, ha subito una erosione costante dei diritti dei lavoratori e della qualità dell'offerta formativa.
L'appello, diffuso ufficialmente attraverso i canali social e i comunicati sindacali, sottolinea come la scuola italiana sia stata relegata a un piano secondario nell'agenda politica, nonostante le sfide crescenti legate alla povertà educativa e alla dispersione scolastica. La protesta si concentra sulla gestione dei fondi pubblici, sulla precarietà del reclutamento e sulla sicurezza degli edifici scolastici, chiedendo un ritorno alla dignità del lavoro e una distribuzione delle risorse che metta la didattica e lo studente al centro di ogni decisione amministrativa e politica.
Il sindacato evidenzia una frattura profonda tra le necessità reali delle istituzioni scolastiche e le scelte di bilancio degli ultimi anni, citando esplicitamente i tagli previsti dalla legge di Bilancio corrente e quelli degli anni precedenti. La mobilitazione mira a costringere il governo a un confronto immediato su temi critici come il recupero degli scatti stipendiali bloccati, la revisione della Carta Docente e la sburocratizzazione delle segreterie, che risultano oggi oberate da un carico amministrativo insostenibile.
Le ragioni della protesta: tagli agli organici e precariato
Uno dei pilastri della protesta della Gilda Unams riguarda la drastica riduzione del personale prevista per l'anno scolastico 2027/2028. Secondo i dati emersi dalla relazione tecnica della manovra di Bilancio, il comparto scolastico subirà un colpo significativo con la perdita di 6.974 unità complessive. Di queste, 4.925 posti saranno sottratti all'organico dell'autonomia (docenti) e 2.049 al personale ATA.
Tale contrazione, motivata dal calo demografico, è vista dal sindacato come un pericolo diretto per la sicurezza delle scuole e per la capacità di contrastare la dispersione scolastica. Il sindacato denuncia inoltre che il precariato è stato trasformato in un "bancomat" dello Stato, con un reclutamento che manca di stabilità nel tempo. La mancanza di assunzioni stabili impedisce una programmazione didattica coerente e sovraccarica le strutture esistenti.
La Gilda chiede quindi l'avvio di una risoluzione strutturale della precarietà, garantendo che i posti vacanti siano coperti da personale di ruolo, assicurando così la continuità dei servizi essenziali e la stabilità dei percorsi formativi degli studenti.
Tagli alla scuola e criticità della Legge di Bilancio
La protesta si inserisce in un quadro di tagli che, secondo le analisi sindacali, hanno raggiunto cifre preoccupanti negli ultimi anni. La Gilda Unams richiama l'attenzione sui 7.000 tagli previsti dalla legge di Bilancio di quest'anno, che si sommano a quelli già attuati in precedenza. In totale, si stima che la scuola pubblica abbia perso circa 15.000 posti negli ultimi anni, una cifra che compromette la capacità di garantire servizi di base come la vigilanza, l'assistenza e la pulizia, compiti fondamentali per il funzionamento quotidiano delle istituzioni.
In questo contesto, la Federazione critica anche la gestione dei fondi destinati all'edilizia scolastica. Nonostante l'impiego di fondi PNRR, il sindacato sostiene che gli edifici non siano ancora in sicurezza e che le risorse non siano state sufficienti a coprire le necessità strutturali. La protesta mira quindi a ottenere un piano di investimenti che non sia solo episodico, ma volto a garantire la sicurezza fisica degli studenti e del personale, eliminando il rischio di "scuole a rischio" e promuovendo una manutenzione costante e di qualità.
Carta Docente e recupero del 2013: le richieste specifiche
Un altro punto centrale della mobilitazione riguarda la Carta Docente e il mancato recupero dello scatto stipendiale del 2013. La Gilda Unams ha espresso la necessità di una revisione del sistema di erogazione dei bonus tecnologici. Il sindacato ha richiesto che i PC e i tablet vengano forniti dalle scuole in comodato d'uso, anziché essere erogati come semplici bonus economici, per garantire strumenti tecnologici adeguati e aggiornati, gestiti in modo centralizzato dalle istituzioni scolastiche per una migliore manutenzione.
Parallelamente, il sindacato continua a lottare per il recupero del 2013, un anno in cui il blocco degli scatti stipendiali ha inciso pesantemente sulle carriere di docenti e ATA. Sebbene siano stati recuperati gli anni 2010, 2011 e 2012, il 2013 rimane una lacuna contrattuale che pesa ancora oggi sugli stipendi. La Gilda propone di lavorare sull'ipotesi di accorciare i gradoni del nuovo contratto per compensare questa perdita, specialmente per chi era già in servizio nel 2013, poiché per le nuove assunzioni tale recupero non risulta applicabile.
Il contesto degli scioperi nazionali del 20 novembre
Lo sciopero del 20 novembre non è un'iniziativa isolata della Gilda Unams, ma si inserisce in un calendario di agitazioni nazionali molto denso. La giornata è segnata da uno sciopero generale nazionale indetto dalla CGIL, che coinvolgerà tutti i settori pubblici e privati, inclusi sanità, trasporti e uffici pubblici. Questa mobilitazione generale è finalizzata a protestare contro il peso dell'inflazione sul costo della vita e a chiedere una piena rivalutazione delle pensioni e un confronto vero sulla legge di bilancio.
In aggiunta alla protesta generale, sono previste altre mobilitazioni specifiche che interesseranno il comparto scolastico. Il sindacato SISA ha indetto uno sciopero nazionale rivolto specificamente a docenti, dirigenti scolastici e personale ATA, sia di ruolo che precario, chiedendo assunzioni su tutti i posti vacanti e una revisione del sistema di reclutamento. Queste sovrapposizioni indicano una forte convergenza tra le diverse organizzazioni sindacali nel denunciare la crisi del sistema scolastico italiano.
Le posizioni dei sindacati e le reazioni politiche
Il panorama sindacale mostra diverse sfumature di approccio alla protesta del 20 novembre. Mentre la Cisl ha espresso una posizione critica verso lo sciopero generale indetto dalla CGIL, definendolo un'iniziativa che rischia di essere "ideologica" prima ancora di conoscere il testo definitivo della manovra di bilancio, la Gilda Unams e altri sindacati come la FLC CGIL e l'USB Pubblico Impiego mantengono una linea di forte opposizione ai tagli.
Le reazioni politiche sono altrettanto accese. Diverse forze di opposizione hanno definito "vergognosi" i tagli ai 7.000 posti tra docenti e ATA, sottolineando come la riduzione degli organici porti a meno contrasto alla dispersione e meno inclusione. Viene inoltre evidenziato il dato secondo cui l'Italia destina all'istruzione una quota di spesa pubblica inferiore alla media europea, rendendo la scuola un bersaglio privilegiato per le scelte di austerità del governo.
Cosa cambia per docenti, ATA e scuole
Per il personale scolastico, lo sciopero del 20 novembre rappresenta un momento di fermo operativo che richiederà una gestione attenta delle attività didattiche e amministrative. I docenti e il personale ATA che aderiranno alla protesta dovranno coordinarsi per garantire il rispetto delle prestazioni minime indispensabili, come previsto dalla normativa vigente, per assicurare la sicurezza e la continuità dei servizi essenziali.
Le segreterie scolastiche e i dirigenti dovranno gestire le comunicazioni verso le famiglie, informando tempestivamente sulle possibili variazioni dell'orario o sulla sospensione delle lezioni. È fondamentale che le scuole utilizzino i canali ufficiali per pubblicare gli avvisi relativi alle mobilitazioni, evitando confusione dovuta alle diverse proclamazioni che interessano la stessa data. Per gli studenti, l'impatto principale sarà la possibile riduzione delle ore di lezione o la sospensione delle attività extra-curriculari, a seconda del grado di adesione del personale di ogni singolo istituto.
In sintesi, la giornata del 20 novembre sarà caratterizzata da:
- Sospensione delle lezioni per il personale aderente allo sciopero generale e a quello specifico della scuola.
- Garanzia dei servizi minimi per la sicurezza degli edifici e l'assistenza agli alunni più fragili.
- Necessità di coordinamento tra le diverse sigle sindacali per gestire le diverse fasce di garanzia.
- Comunicazione diretta alle famiglie tramite i siti web istituzionali delle singole scuole.
| Evento / Dato | Dettaglio |
|---|---|
| Data Sciopero Gilda Unams | 20 novembre 2026 |
| Tagli Organico Autonomia (2027/28) | 4.925 posti in meno |
| Tagli Personale ATA (2027/28) | 2.049 posti in meno |
| Totale tagli previsti manovra | 6.974 unità complessive |
| Risparmi previsti Legge di Bilancio | 83,9 milioni (2027) / 251,7 milioni (2028) |
FAQs
Gilda Unams indice sciopero il 20 novembre 2026
Lo sciopero generale nazionale indetto dalla CGIL e quello proclamato da USB Pubblico Impiego interesseranno l'intera giornata. Per il comparto scolastico, la mobilitazione può comportare il blocco completo o parziale delle attività e delle lezioni.
Dalla relazione tecnica della manovra emerge una stretta che comporterà la perdita di 4.925 posti per l'organico dell'autonomia scolastica dal 1° settembre del prossimo anno. Il comparto A vedrà una riduzione di ulteriori 2.075 posti, per un risparmio complessivo di 252 milioni di euro.