La narrazione mediatica contemporanea tende a celebrare i percorsi accademici ultra-rapidi come modelli universali di eccellenza, spesso trascurando le profonde implicazioni pedagogiche e sociali che tali traguardi comportano. Il docente e scrittore Enrico Galiano ha recentemente messo in guardia contro questa tendenza, definendo "tossica" la celebrazione dei fuoriclasse che completano gli studi in tempi record. Secondo l'autore, trasformare un'eccezione individuale in una regola generale può generare un senso di inadeguatezza negli studenti che necessitano di tempi diversi per consolidare le proprie competenze.
Il dibattito si è intensificato in seguito alla diffusione dei dettagli del percorso di Deborah Fasseh, la quale ha superato 24 esami in soli 16 mesi presso l'Università Bicocca, mantenendo una media del 27,4. Sebbene il caso sia stato presentato dai media come un esempio di riscatto sociale e determinazione, Galiano invita a una riflessione più profonda: il successo non deve essere misurato esclusivamente come una gara di velocità. L'apprendimento, infatti, è un processo non lineare e le strade più lunghe e tortuose possono spesso portare a competenze più solide, profonde e umane rispetto a quelle ottenute attraverso percorsi accelerati.
La critica al "merito finto" e la realtà delle disuguaglianze di partenza
Uno dei pilastri della riflessione di Galiano riguarda la distinzione tra il merito vero — inteso come impegno, fatica e crescita personale — e quello che definisce "merito finto". Quest'ultimo è strettamente legato al background familiare e al capitale culturale pregresso. L'autore sottolinea come il rendimento scolastico sia spesso correlato al punto di partenza degli studenti: chiamare "merito" il successo di chi ha avuto maggiori risorse iniziali significa legittimare le disuguaglianze sociali e farle apparire come giustificazioni naturali del sistema.
In questo contesto, la celebrazione della "laurea sprint" rischia di nascondere il fatto che non tutti gli studenti partono dalla stessa linea di partenza. Galiano sostiene che la scuola debba smettere di idealizzare la selettività del passato, che era spesso esclusiva e non meritocratica, e iniziare a riconoscere la complessità del percorso individuale. La velocizzazione dei processi formativi, spinta da una società orientata alla performance immediata, rischia di penalizzare chi ha tempi di apprendimento differenti o meno risorse iniziali, trasformando il percorso educativo in una competizione ansiogena.
I cinque elementi da "togliere" alla scuola attuale
Attraverso una metafora originale, la "lettera a Babbo Natale" pubblicata il 4 gennaio 2026, Galiano delinea cinque punti critici che, secondo la sua analisi, ostacolano la crescita consapevole dei giovani. Questi elementi rappresentano una critica strutturale alla comunicazione scolastica e alla percezione sociale dell'istruzione:
- Il merito usato a sproposito: Quello che coincide con il background familiare anziché con il percorso di crescita.
- La nostalgia della scuola selettiva: L'idealizzazione di un passato che escludeva sistematicamente i soggetti più fragili.
- Il pregiudizio sulla "peggiore generazione": La negazione della maggiore consapevolezza emotiva e sociale dei giovani attuali.
- Il "megafono" dei non esperti: La critica di chi parla di scuola senza averne vissuto la realtà complessa negli ultimi decenni.
- La celebrazione tossica dei fuoriclasse: L'esaltazione del traguardo rapido come unico parametro di successo.
L'autore invita i giovani a non lasciarsi intimidire da un mondo che esalta chi "ce la fa prima". Il suo "controaugurio" per il 2026, pubblicato il 31 dicembre 2025, sottolinea l'importanza di accettare che i sogni possano richiedere tempo, e che le porte in faccia o i rifiuti lungo il cammino siano parte integrante di un percorso formativo autentico. L'obiettivo non è negare il successo, ma proteggere il valore del processo rispetto al solo risultato finale.
| Elemento di Analisi | Dettaglio del Caso / Riflessione |
|---|---|
| Caso Deborah Fasseh | 24 esami in 16 mesi (Università Bicocca), media 27,4. |
| Critica di Galiano | La velocità non coincide necessariamente con la qualità dell'apprendimento. |
| Rischio Pedagogico | Generazione di inadeguatezza e mascheramento delle disuguaglianze di partenza. |
| Obiettivo Didattico | Spostare l'attenzione dal "traguardo rapido" alla "ricchezza del percorso". |
Cosa cambia concretamente per docenti e famiglie
Sebbene il dibattito non comporti modifiche normative immediate, esso offre una direttiva pedagogica fondamentale per chi opera quotidianamente nel sistema scolastico. Per i docenti, il richiamo di Galiano suggerisce di valorizzare i tempi di apprendimento individuali, evitando di promuovere modelli di successo basati esclusivamente sulla velocità. È necessario supportare gli studenti nel riconoscere che la profondità delle competenze si costruisce spesso attraverso percorsi meno lineari.
Per le famiglie, la riflessione invita a ridurre la pressione sulla performance immediata. Invece di premiare solo il risultato finale "ultra-rapido", è fondamentale accompagnare i ragazzi nel comprendere che il successo non è una gara di velocità. La scuola deve rimanere un luogo di crescita umana, dove il valore del percorso individuale è protetto dalle aspettative tossiche della società della performance. In sintesi, l'azione concreta richiesta è un cambio di narrazione: non trasformare l'eccezione in regola, ma proteggere il diritto di ogni studente a un percorso educativo che sia coerente con le proprie capacità e risorse.
Al momento, non sono state rilevate dichiarazioni ufficiali da parte di ministeri o sindacati specificamente legate al caso Fasseh; il dibattito rimane di natura culturale e pedagogica, volto a riflettere sulla qualità dell'istruzione nel lungo periodo.
FAQs
Il mito della laurea sprint: la critica pedagogica di Enrico Galiano alla "velocizzazione" del successo scolastico
Il docente mette in guardia dal fatto che celebrare casi eccezionali di velocità accademica può generare un senso di inadeguatezza negli studenti che hanno tempi di apprendimento diversi. Inoltre, tale narrazione rischia di nascondere le disuguaglianze di partenza, trasformando un'eccezione individuale in un modello universale non sostenibile.
L'apprendimento è un processo non lineare e le strade più lunghe spesso portano a competenze più solide, profonde e umane. Una focalizzazione eccessiva sul traguardo rapido può penalizzare chi necessita di più tempo per assimilare i contenuti, riducendo la ricchezza del percorso educativo a una semplice gara di velocità.
Si riferisce alla tendenza a considerare il successo scolastico come merito individuale puro, ignorando il forte legame tra rendimento e capitale culturale familiare. Identificare il punto di partenza come merito legittima le disuguaglianze sociali anziché valorizzare l'impegno e la fatica reale del percorso.
Non si tratta di cambiamenti normativi, ma di un richiamo pedagogico a spostare l'attenzione dal "traguardo rapido" alla qualità dell'apprendimento. L'obiettivo è promuovere un approccio che rispetti i tempi individuali e valorizzi la profondità delle competenze acquisite rispetto alla velocità di ottenimento dei titoli.