Statua della Giustizia con bilancia, simbolo dell'imputabilità dei minori e della nuova legge anti-maranza

Imputabilità dei minori e nuova "legge anti-maranza": il ribaltamento dell'onere della prova e le critiche di Paolo Crepet

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Il panorama normativo italiano relativo alla delinquenza minorile sta affrontando una trasformazione radicale con l'approvazione, da parte del Consiglio dei Ministri il 23 luglio 2026, di un disegno di legge (DDL) denominato "anti-maranza". Il provvedimento mira a contrastare i fenomeni di criminalità giovanile, come le baby gang e le violenze di strada, intervenendo direttamente sulle regole che disciplinano la capacità di intendere e di volere dei soggetti tra i 14 e i 18 anni.

La novità centrale risiede nell'introduzione di una presunzione relativa di imputabilità, che segna un netto distacco dal sistema attuale basato sull'accertamento d'ufficio da parte della magistratura. Questa scelta politica, sostenuta con forza dalla premier Giorgia Meloni, si inserisce in un percorso di interventi già avviati dal Governo per garantire la sicurezza pubblica. L'obiettivo dichiarato è quello di far sì che i minori che commettono reati gravi, come omicidi, rapine aggravate o violenze sessuali, non possano più beneficiare di una protezione legale automatica basata sull'immaturità evolutiva.

Con il nuovo testo, il principio cardine diventa: chi sbaglia deve rispondere delle proprie azioni, indipendentemente dal fatto di essere ancora minorenne, spostando il focus dalla tutela del minore alla responsabilità del fatto compiuto. Il provvedimento nasce come risposta all'aumento di reati gravi commessi da giovanissimi e alla diffusione di modelli comportamentali devianti sui social media, inserendosi in un solco già tracciato dal decreto Caivano e dalle norme sull'arresto dei minori sorpresi con armi bianche.

Il ribaltamento dell'onere della prova e le modifiche al Codice Penale

Il cuore tecnico del disegno di legge risiede nella modifica di due pilastri normativi fondamentali. In primo luogo, il testo prevede una revisione dell'articolo 98 del Codice Penale. Attualmente, nel sistema di giustizia minorile, l'imputabilità non è automatica: quando un ragazzo tra i 14 e i 18 anni commette un reato, spetta al giudice verificare, caso per caso, se il soggetto sia capace di intendere e di volere al momento dei fatti.

Con la nuova norma, questo meccanismo viene invertito: il minore sarà considerato, in via presuntiva, capace di intendere e di volere e quindi imputabile, salvo che venga dimostrato il contrario. In termini pratici, si opera una inversione dell'onere della prova: non sarà più la magistratura a dover accertare la capacità del minore, ma la difesa dovrà fornire prove certe dell'incapacità di intendere e di volere.

In secondo luogo, il provvedimento prevede la modifica dell'articolo 9 del Dpr n. 448/1998. Questa modifica comporta la soppressione dell'obbligo per il Pubblico Ministero e per il giudice di acquisire d'ufficio elementi personali, familiari e sociali per accertare l'imputabilità. La semplificazione procedurale mira a facilitare le indagini e a snellire i tempi della giustizia, eliminando le verifiche ambientali che spesso rallentano i processi.

È importante sottolineare che, secondo le dichiarazioni del Ministro della Giustizia Carlo Nordio, la età dell'imputabilità resta fissata a 14 anni e non viene modificato il trattamento sanzionatorio specifico per la loro età; cambia esclusivamente la modalità con cui si approccia la responsabilità legale. Il provvedimento include inoltre una clausola di invarianza finanziaria, garantendo che l'introduzione di queste norme non comporti costi aggiuntivi immediati per lo Stato.

Nonostante la semplificazione, il dibattito rimane acceso sulla natura della "presunzione relativa". Se da un lato il Governo la presenta come uno strumento di efficienza, dall'altro le associazioni come Save the Children esprimono preoccupazione per il rischio di una deriva esclusivamente repressiva, temendo che l'indebolimento delle tutele della giustizia minorile possa penalizzare i soggetti in condizioni di reale fragilità psicologica o sociale.

Il dibattito pubblico: tra necessità di sicurezza e critiche sulla coerenza sociale

La reazione politica al disegno di legge è stata immediata e polarizzata. Mentre la maggioranza rivendica il provvedimento come un passo necessario per la sicurezza, le opposizioni lo definiscono "propaganda e repressione". La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha accusato l'esecutivo di non affrontare le cause profonde del disagio giovanile, mentre il responsabile Sicurezza del partito ha evidenziato come la scelta del Governo sia quella di essere "debole con i forti e forte con i deboli".

In questo scenario di scontro, emerge con forza la voce dello psichiatra Paolo Crepet, che ha analizzato la misura definendola assolutamente parziale e insufficiente. Crepet sostiene che il problema non sia solo la mancanza di punizione, ma un'incoerenza sistemica: i ragazzi godono di libertà da adulti — come la partecipazione a "seratone" fino a notte fonda — ma restano protetti dalla minore età quando commettono reati.

Secondo l'esperto, se la società riconosce a un sedicenne la maturità per gestire la propria vita sociale, deve essere pronta a riconoscergli anche lo status legale di adulto, con tutto ciò che ne consegue, inclusa la responsabilità di rispondere delle proprie azioni esattamente come un quarantenne. L'analisi di Crepet suggerisce che la vera soluzione non risieda solo nell'inasprimento delle pene, ma in un salto di qualità normativo che avrebbe il coraggio di abbassare la maggiore età a 16 anni.

Questo approccio richiederebbe di accompagnare una trasformazione sociale già in atto, eliminando la "zona d'ombra" in cui i giovani agiscono a piacimento per poi rifugiarsi sotto l'ala protettiva dei genitori non appena le conseguenze diventano pesanti. Il professore invita a ricostruire un senso di autorevolezza che oggi sembra latitare, passando da una visione puramente repressiva a una che affronti il binomio libertà-responsabilità in modo coerente.

Elemento Normativo Dettaglio del Disegno di Legge
Oggetto Principale Contrasto alla criminalità minorile e modifica dell'imputabilità tra i 14 e i 18 anni.
Modifica Art. 98 C.P. Introduzione della presunzione relativa di capacità di intendere e di volere.
Inversione Onere Prova La difesa dovrà dimostrare l'incapacità del minore; il giudice non deve più accertarla d'ufficio.
Modifica Dpr 448/1998 Soppressione dell'obbligo di acquisizione d'ufficio di elementi sociali e familiari.
Invarianti L'età dell'imputabilità (14 anni) e il trattamento sanzionatorio specifico rimangono invariati.

Impatto sulla scuola e sui docenti: cosa cambia in concreto

Per il mondo della scuola, l'approvazione di questo disegno di legge introduce una variabile di rilievo nella gestione dei conflitti e delle condotte devianti all'interno degli istituti. Sebbene la norma sia di natura penale, il suo spirito influenza direttamente il modo in cui le segreterie scolastiche e i dirigenti scolastici dovranno interfacciarsi con le autorità e con le famiglie in caso di reati commessi da studenti.

In concreto, il cambiamento più significativo riguarda la rapidità e la natura delle procedure di segnalazione. Con la semplificazione delle verifiche d'ufficio, la distinzione tra "immaturità" e "responsabilità" diventerà più netta e meno soggetta a interpretazioni soggettive della magistratura. Per i docenti e il personale ATA, questo significa che le condotte violente o criminali all'interno degli ambienti scolastici potrebbero essere affrontate con una maggiore severità legale, riducendo la possibilità che il minore venga "scagionato" automaticamente dalla sua condizione di minore.

Tuttavia, è fondamentale che la comunità scolastica resti consapevole che il testo è ancora in fase di esame parlamentare. Al momento, non sono ancora disponibili i testi integrali degli articoli modificati del Codice Penale e del Dpr 448/1998, né sono state fissate date certe per il voto definitivo. Pertanto, la scuola deve continuare a operare secondo le attuali linee guida, pur tenendo conto che il quadro normativo si sta spostando verso una maggiore responsabilizzazione dei giovani. La sfida per i dirigenti sarà quella di bilanciare la nuova fermezza legale con il compito educativo di prevenire la devianza prima che essa si trasformi in reato.

Cosa deve fare il lettore: sintesi operativa

Per chi lavora nel sistema scolastico o per i genitori di minori, ecco i punti chiave da monitorare:

  • Monitoraggio normativo: Attendere l'approvazione definitiva del DDL da parte del Parlamento per conoscere le scadenze e le modalità esatte di applicazione.
  • Consapevolezza legale: Tenere presente che, in caso di reati gravi, la difesa dovrà ora dimostrare attivamente l'incapacità del minore, rendendo la posizione legale dei ragazzi dai 14 anni più vicina a quella degli adulti.
  • Prevenzione scolastica: Rafforzare i protocolli di sicurezza interna e i percorsi di educazione civica, poiché la nuova legge mira a colpire i comportamenti già consolidati (violenza, rapine, armi bianche).
  • Supporto alle famiglie: Informare i genitori che la "protezione" della minore età non sarà più un ostacolo automatico alla responsabilità penale in caso di atti gravi.

In sintesi, la presunzione di imputabilità dai 14 anni rappresenta un cambio di paradigma che sposta il peso della prova sulla difesa e sulla famiglia, richiedendo una maggiore consapevolezza sulle conseguenze legali delle azioni dei giovani.

FAQs
Imputabilità dei minori e nuova "legge anti-maranza": il ribaltamento dell'onere della prova e le critiche di Paolo Crepet

Cosa prevede esattamente la nuova "legge anti-maranza" per i minori?+

Il provvedimento introduce una presunzione relativa di capacità di intendere e di volere per i minori dai 14 ai 18 anni. Questo significa che il minore sarà considerato imputabile per i reati commessi, a meno che la difesa non riesca a dimostrare la sua incapacità.

In che modo cambia l'onere della prova per i magistrati e gli avvocati?+

Si inverte l'onere della prova: non sarà più il Pubblico Ministero a dover acquisire d'ufficio elementi personali e sociali per accertare l'imputabilità. La responsabilità legale si sposta sulla difesa, che dovrà fornire prove concrete per escludere la capacità di intendere e di volere del giovane.

Quali sono le modifiche tecniche apportate al Codice Penale e ai decreti vigenti?+

Il disegno di legge prevede la modifica dell'articolo 98 del Codice Penale e dell'articolo 9 del Dpr n. 448/1998. Queste modifiche mirano a semplificare le procedure giudiziarie eliminando le verifiche d'ufficio sui contesti familiari e sociali dei minori.

Quali sono le reazioni principali del dibattito pubblico sulla proposta?+

Il Governo sostiene la misura come necessaria per la sicurezza pubblica e la lotta alla criminalità minorile. Al contrario, diverse associazioni e opposizioni criticano il provvedimento definendolo eccessivamente repressivo e temono un indebolimento delle tutele specifiche della giustizia minorile.

Redazione Orizzonte Insegnanti
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