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La scuola che vorrei: la visione di Simona Malpezzi per un istituto senza campanella e senza confini

Redazione Orizzonte Insegnanti
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La scuola che vorrei: la visione di Simona Malpezzi per un istituto senza campanella e senza confini

Durante il convegno del Partito Democratico "Il tempo della scuola", tenutosi a Roma il 21 luglio 2026, la senatrice Simona Malpezzi ha presentato una proposta di riforma strutturale che mira a ridefinire profondamente l'identità della scuola pubblica italiana. L'iniziativa non si limita a una semplice modifica normativa, ma propone una vera e propria metamorfosi degli istituti scolastici, trasformandoli in presidi educativi permanenti aperti 365 giorni l'anno.

Il cuore del progetto risiede nell'abbattimento delle barriere fisiche e temporali, con l'obiettivo di creare spazi di apprendimento fluidi che superino la tradizionale frammentazione della giornata scolastica. Uno dei pilastri fondamentali di questa visione è l'abolizione della campanella, simbolo di una didattica ancora troppo compartimentata. La proposta di Malpezzi suggerisce di passare a un modello di apprendimento per link, dove la conoscenza non viene più trasmessa in blocchi isolati, ma integrata in percorsi continui che favoriscano la compresenza tra colleghi e la collaborazione tra discipline.

Questo approccio si ispira direttamente alla filosofia di Luigi Berlinguer, che promuoveva una "scuola della ricerca" in cui lo studente non è un ricevitore passivo di nozioni, ma il vero protagonista di un percorso di scoperta emotiva e intellettuale. Il progetto si propone inoltre di contrastare efficacemente la povertà educativa attraverso l'istituzione dei "patti di comunità". Questi accordi mirano a integrare la scuola con il territorio circostante, rendendo l'istituto un punto di riferimento costante per le famiglie e per la cittadinanza.

Invece di limitarsi a interventi emergenziali, la proposta di Malpezzi mira a costruire una comunità educante solida, capace di offrire sostegno costante e di trasformare la scuola in un motore sociale che non si esaurisce al suono del termine delle lezioni, ma che rimane attivo e disponibile per i bisogni reali dei ragazzi e delle loro famiglie.

Dalla didattica trasmissiva alla scuola della ricerca: il superamento dei compartimenti stagni

La critica centrale mossa dalla senatrice riguarda l'attuale struttura del sistema scolastico, spesso percepita come un insieme di "cerotti" insufficienti per affrontare le sfide contemporanee. Malpezzi ha denunciato con forza come i tagli recenti — citando una perdita potenziale di quasi un miliardo di euro se moltiplicati per quattro — stiano compromettendo la qualità del servizio offerto. In questo scenario, la proposta di riforma si pone come una risposta strutturale alla cronica mancanza di fondi e alla necessità di una scuola aperta, capace di sostenere il momento dello studio che, oggi, viene spesso delegato esclusivamente alle famiglie, creando disparità tra chi ha risorse e chi non ne ha.

Il richiamo a Luigi Berlinguer non è solo una citazione retorica, ma un orientamento pedagogico preciso. Il pensiero del già Ministro dell'Istruzione sottolinea come l'"autonomia necessaria" debba tradursi in una scuola che non si limiti a trasferire conoscenze, ma che sostenga la crescita complessiva degli individui. Questo implica un cambio di paradigma per il corpo docente: l'insegnante di disciplina deve evolvere in un educatore capace di lavorare in rete con la comunità, promuovendo un apprendimento che sia calibrato sui singoli casi e non tarato solo sui "bravi".

La scuola deve smettere di essere un luogo di ripetizione meccanica per diventare un laboratorio di ricerca dove le emozioni e il coinvolgimento sono elementi centrali del processo cognitivo. Per realizzare questa visione, la proposta prevede che gli istituti scolastici diventino presidi permanenti. Questo significa che la scuola non deve più essere un luogo "chiuso" durante le ore di lezione, ma un presidio educativo che lavora in sinergia con le realtà locali. L'obiettivo è garantire un'accessibilità costante, fondamentale soprattutto nelle zone più svantaggiate o nelle aree interne, dove la scuola rappresenta spesso l'unico presidio della Repubblica.

La trasformazione in presidi permanenti permetterebbe di superare la divisione tra tempo scolastico e tempo libero, offrendo ai ragazzi un ambiente protetto e stimolante per lo sviluppo delle competenze civiche e personali. La senatrice ha inoltre criticato il piano estate del Ministro dell'Istruzione, definendolo un "cerotto che si stacca al primo accenno di umidità", sottolineando come i fondi stanziati non coprano nemmeno una settimana dei bisogni reali delle famiglie.

L'integrazione territoriale e il modello dei Patti di Comunità

Un elemento operativo chiave della proposta è l'estensione del concetto di Patto educativo di corresponsabilità a una dimensione più ampia. Sebbene esistano già modelli di successo — come quello adottato dall'Istituto Comprensivo di Mareno di Piave e Vazzola — che definiscono diritti e doveri tra scuola, famiglie e studenti, la visione di Malpezzi mira a rendere questa alleanza una struttura permanente e strutturale. Il Patto di Comunità non sarebbe solo un documento di iscrizione, ma uno strumento di governance partecipativa che coinvolge attivamente il territorio nel contrasto alla povertà educativa.

Questa strategia si contrappone ai piani emergenziali, che la senatrice ha definito inadeguati poiché non coprono nemmeno una settimana dei bisogni reali delle famiglie. La proposta mira a creare una rete di sostegno costante, dove la scuola non sia un'isola, ma un nodo di una rete più vasta. In questo contesto, la collaborazione con le famiglie diventa una corresponsabilità effettiva: la scuola riconosce il titolo di intervenire anche in ambiti digitali e sociali, mentre le famiglie si impegnano a riconoscere la scuola come comunità educante unitaria.

L'obiettivo è garantire che nessun alunno venga discriminato a causa della mancanza di risorse domestiche, trasformando la scuola in un vero ammortizzatore sociale. Inoltre, la riforma punta a una gestione più fluida degli spazi e dei tempi. L'abolizione della campanella favorisce la compresenza, permettendo agli studenti di muoversi tra diverse attività senza interruzioni brusche. Questo modello favorisce l'apprendimento per link, dove una lezione di storia può dialogare immediatamente con una di letteratura o di scienze, eliminando i "compartimenti stagni" che caratterizzano la scuola tradizionale.

Tale fluidità organizzativa richiede una revisione dei carichi di lavoro e delle modalità di valutazione, spostando l'attenzione dal singolo voto alla progressione del percorso formativo. Durante il dibattito, Elly Schlein ha espresso sintonia con questo messaggio, sottolineando la necessità di restituire alla scuola pubblica il suo ruolo di motore sociale.

Cosa cambia concretamente per docenti, ATA e famiglie

Sebbene la proposta sia attualmente in fase di dibattito politico e non sia ancora un atto normativo approvato, le implicazioni operative per la comunità scolastica sono chiare e profonde. Per i docenti, il cambiamento principale risiede nel passaggio da una didattica trasmissiva a una didattica della ricerca. Questo comporterà una maggiore necessità di lavoro in rete, progettualità interdisciplinari e una collaborazione più stretta con gli operatori del territorio. Il ruolo dell'insegnante diventerà meno centrato sulla singola materia e più focalizzato sul coordinamento di percorsi educativi complessi.

Per il personale ATA e i dirigenti scolastici, la trasformazione in presidi permanenti aperti 365 giorni l'anno comporterà una revisione dei modelli organizzativi e di gestione degli spazi. Sarà necessario gestire flussi di utenza più diversificati e garantire la manutenzione e la sicurezza di strutture che dovranno accogliere attività non solo didattiche, ma anche sociali e comunitarie. La segreteria scolastica e il personale amministrativo saranno chiamati a gestire i nuovi Patti di Comunità, che richiederanno una capacità di mediazione e di coordinamento con enti locali e associazioni.

Per le famiglie, la proposta promette una scuola più vicina e disponibile. L'eliminazione dei confini rigidi tra scuola e territorio significa avere accesso a servizi di supporto, spazi di studio e attività educative anche oltre l'orario scolastico tradizionale. Questo è particolarmente rilevante per le famiglie che lavorano e che non possono garantire il supporto pomeridiano, poiché la scuola si propone di sostenere il momento dello studio e della crescita, riducendo il divario tra le diverse condizioni socio-economiche degli studenti.

Elemento di Riforma Descrizione e Obiettivo
Organizzazione del Tempo Abolizione della campanella; passaggio all'apprendimento per link e alla compresenza.
Funzione dell'Istituto Trasformazione in presidi educativi permanenti aperti 365 giorni l'anno.
Integrazione Territoriale Istituzione dei "Patti di Comunità" per contrastare la povertà educativa.
Modello Pedagogico Passaggio dal modello trasmissivo alla "scuola della ricerca" di Luigi Berlinguer.
Ruolo Docenti Docenti che lavorano in rete con la comunità e il territorio, non solo "insegnanti di disciplina".
Stato attuale e prospettive future

Al momento, la proposta della senatrice Malpezzi rappresenta una linea politica di rilievo all'interno del Partito Democratico e non costituisce ancora un progetto di legge depositato o un atto normativo vincolante. Non sono state indicate scadenze legislative specifiche per l'attuazione immediata, né sono stati definiti i meccanismi di finanziamento necessari per sostenere il mantenimento degli istituti aperti tutto l'anno.

Tuttavia, il dibattito aperto dal convegno del 21 luglio 2026 segna un punto di svolta nel confronto sulle politiche educative, mettendo in discussione l'efficacia dei piani emergenziali a favore di una visione di scuola strutturale. Per chi opera nel sistema scolastico, è fondamentale monitorare l'evoluzione di questo dibattito, poiché la transizione verso una scuola senza confini richiederà una profonda revisione dei piani triennali dell'offerta formativa (PTOF) e una nuova cultura della corresponsabilità tra istituzioni, famiglie e territorio.

FAQs
La scuola che vorrei: la visione di Simona Malpezzi per un istituto senza campanella e senza confini

In cosa consiste la proposta di riforma della senatrice Simona Malpezzi?+

La proposta mira a trasformare le scuole in presidi educativi permanenti aperti 365 giorni l'anno, eliminando la divisione rigida delle lezioni tramite l'abolizione della campanella. L'obiettivo è creare una "comunità educante" che integri la scuola con il territorio attraverso i patti di comunità per contrastare la povertà educativa.

Qual è il riferimento pedagogico alla visione di Luigi Berlinguer?+

Il modello si ispira alla "scuola della ricerca", dove lo studente diventa protagonista attivo dell'apprendimento anziché un semplice ricevitore di nozioni. Si promuove un approccio basato sull'autonomia necessaria e sul coinvolgimento emotivo, superando la trasmissione passiva di contenuti.

Cosa cambia concretamente per gli insegnanti e gli studenti?+

Gli insegnanti passano dal modello della singola disciplina a quello di lavoro in rete con la comunità e il territorio. Per gli studenti, ciò significa un apprendimento per link e una maggiore accessibilità ai servizi scolastici durante tutto l'anno, garantendo un sostegno costante.

La proposta è già una legge approvata o un piano operativo?+

Attualmente si tratta di una linea politica presentata durante un convegno del Partito Democratico e non di un atto normativo già approvato. Non sono ancora stati definiti i meccanismi di finanziamento specifici per il mantenimento degli istituti aperti a tempo pieno.

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Questo articolo è stato curato dal team editoriale di Orizzonte Insegnanti. I nostri contenuti sono realizzati sfruttando tecnologie avanzate di intelligenza artificiale per l'analisi normativa, e vengono sempre supervisionati e revisionati dalla nostra redazione per garantire la massima accuratezza e utilità per il personale scolastico.

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