DOSSIER TECNICO-NORMATIVOCHATBOT CLOUD, API CON RETENTION CONTROLLATA E IA LOCALE
Protezione dei dati, tracciamento delle chiamate e architetture sicure per scuole, PA e imprese
Versione corretta e ampliata
A cura di Francesco Silvaggio e del Team di Orizzonte Insegnanti
Aggiornato al 27 luglio 2026
PREMESSAObiettivo, tesi e metodo della ricerca
Un dossier sulle architetture e sul percorso dei dati, non una campagna contro l’IA.
TESI CENTRALE
In questo dossier si adotta una regola organizzativa prudenziale: i chatbot consumer in cloud non vanno utilizzati con dati personali, riservati o segreti. Non è un divieto normativo generalizzato, ma una scelta di governance coerente con minimizzazione e privacy by default. Per l’uso organizzativo è preferibile un’applicazione controllata che chiami API con garanzie documentate di no-training e retention minima o nulla; per i dati più sensibili è preferibile l’inferenza locale o un ambiente privato, purché telemetria, egress e log di contenuto siano realmente disattivati.
Il problema non è che ogni servizio cloud utilizzi automaticamente ogni prompt per addestrare il modello. Il problema è che, quando un dipendente usa una chat pubblica, l’organizzazione perde il controllo tecnico e contrattuale sul trattamento: quali dati sono inviati, quali log sono generati, per quanto tempo rimangono, chi può esaminarli, quali funzioni stateful o connettori li copiano altrove e quali trasferimenti internazionali si producono.
Il dossier distingue quattro modelli: chatbot consumer; SaaS enterprise; API attraverso un gateway organizzativo; IA locale o on-premise. La distinzione è decisiva, perché “cloud”, “business”, “API”, “no-training” e “zero data retention” non sono sinonimi.
La ricerca usa fonti primarie: GDPR ed EUR-Lex, Garante per la protezione dei dati personali, EDPS, EDPB, NIST, NCSC, OWASP e documentazione ufficiale dei fornitori. Le fonti sono state ricontrollate il 27 luglio 2026 e le variazioni rilevanti sono già integrate nel corpo del dossier; il registro finale rende tracciabili gli aggiornamenti. Sono escluse percentuali promozionali prive di una fonte primaria riproducibile.
CORREZIONE NECESSARIA
API non significa automaticamente “nessuna traccia”: retention e condivisione dipendono da provider, modello, endpoint, funzione, contratto e configurazione. Abuse monitoring, application state, cache, file, conversazioni, thread, vector store, grounding e strumenti esterni possono seguire cicli distinti. Anche “IA locale” non significa automaticamente sicurezza: logging, telemetria, backup, RAG, accessi ed egress devono essere configurati e verificati.
Fonti chiave: [R1] GDPR; [R2] EDPS; [R4] NIST AI 600-1; [R5] NCSC; [R8-R9] Garante privacy e scuola; [P3] OpenAI API Data Controls; [P7-P8, P12] Anthropic retention/ZDR; [P9-P11, P13] Microsoft, Google Cloud e AWS.
Mappa del dossier
| Sezione | Domanda a cui risponde |
| 1. Modelli di utilizzo | Che differenza c’è tra chat pubblica, SaaS enterprise, API controllata e IA locale? |
| 2. Minacce | Dove possono finire prompt, file, log, metadati, dati RAG e connettori? |
| 3. Evidenze | Cosa dichiarano le policy ufficiali su training, retention, revisione e storage stateful? |
| 4. Quadro GDPR | Quali obblighi ricadono su titolare, DPO, IT e responsabili del trattamento? |
| 5. Architetture | Come progettare un gateway API e un ambiente locale realmente controllati? |
| 6. Decisione | Quale soluzione usare in funzione della sensibilità del dato? |
| 7-8. Attuazione | Quali requisiti inserire in capitolato, policy, collaudo e piano 30-60-90 giorni? |
SINTESIExecutive summary
Sette conclusioni operative supportate dalle fonti.
1. La chat consumer è un canale esterno di trattamento. Prompt, file, immagini, audio, video, dati dei servizi collegati e metadati sono trattati secondo condizioni consumer. L’organizzazione non dispone di un perimetro tecnico centralizzato né di garanzie equivalenti a un DPA enterprise. [P1-P5]
2. Revisione umana e retention non sono ipotesi astratte. Google invita a non inserire informazioni confidenziali che non si vorrebbero mostrare a un revisore e indica periodi fino a tre anni per conversazioni già revisionate. OpenAI e Anthropic prevedono retention ed eccezioni di sicurezza o legali. [P1, P4-P5]
3. No-training non equivale a zero retention. Un provider può non addestrare i modelli sui dati del cliente e, nello stesso tempo, conservare contenuti per abuse monitoring, file, funzioni stateful, feedback, supporto, obblighi legali o regole specifiche del modello. [P3, P6-P10, P12-P13]
4. L’API è preferibile solo se è controllata. L’API permette di imporre identità, finalità, DLP, pseudonimizzazione, allowlist di endpoint, retention verificata e audit senza contenuto. Senza questi controlli una webapp può replicare i rischi della chat pubblica registrando prompt e risposte nei propri log. [R4, R6, P3, P7-P10]
5. L’IA locale offre la maggiore sovranità del dato. Se il runtime non ha egress, la telemetria è disattivata e prompt, embeddings e documenti RAG restano nell’infrastruttura dell’ente, il contenuto non viene trasmesso a un provider di modello. Rimangono rischi interni, di supply chain, accesso, patching e backup. [R4, R5, R7]
6. GDPR e AI Act impongono progettazione, prova e obblighi distinti ma concorrenti. Minimizzazione, privacy by design/default, sicurezza, contratto con il responsabile, DPIA, trasparenza e controllo dei trasferimenti devono essere documentati. La configurazione effettiva va verificata, non solo promessa. [R1-R3, R8-R11]
7. Per scuola e PA la cautela deve essere più alta. Dati di minori, salute, disabilità, BES/DSA, PEI/PDP, valutazioni, procedimenti e dati dei dipendenti possono essere particolarmente delicati. In questo dossier si raccomanda, come regola organizzativa prudenziale e non come divieto normativo generalizzato, di vietare la chat consumer con dati non pubblici; l’API richiede un percorso formalizzato e il locale è preferibile per le classi più sensibili.
RACCOMANDAZIONE DI DEFAULT
Adottare, previa valutazione del caso d’uso, un modello “API-first, local-when-sensitive”: API enterprise dietro gateway per i casi ordinari, con retention minima/ZDR e nessun log di contenuto; inferenza locale o privata per categorie particolari di dati, minori, dossier individuali, segreti industriali, contenzioso e documentazione la cui divulgazione causerebbe un danno significativo. È una raccomandazione tecnico-organizzativa da adattare a finalità, base giuridica, DPIA, contratto e configurazione effettiva.
Figura 1 - I quattro modelli devono essere valutati separatamente.
SEZIONE 1I quattro modelli di utilizzo
Per giudicare il rischio bisogna identificare chi tratta il dato, con quale contratto e con quali funzioni.
1.1 Chatbot consumer in cloud
È il servizio utilizzato direttamente da un individuo tramite sito o app pubblica. Account, impostazioni, cronologia e connettori sono governati dalla policy consumer. L’organizzazione può vietarne l’uso, ma spesso non può verificare centralmente quali prompt siano inviati né garantire che ogni dipendente abbia configurato correttamente opt-out, chat temporanee e cancellazioni.
- Il contenuto può comprendere prompt, allegati, immagini, audio, video, codice, URL e dati provenienti da servizi collegati.
- Possono essere raccolti log di utilizzo, dati del dispositivo, indirizzi IP, identificatori e informazioni di posizione o feedback.
- Training, revisione umana e retention dipendono dalla policy e dalle impostazioni del singolo servizio.
- La cancellazione dall’interfaccia non implica necessariamente eliminazione immediata da ogni sistema o da contenuti già dissociati.
REGOLA
Nel modello organizzativo proposto, la chat consumer è ammessa soltanto per informazioni pubbliche, contenuti sintetici o testi già anonimizzati in modo robusto. Non va usata per dati di terzi non pubblici.
1.2 SaaS enterprise
È una chat gestita in un tenant aziendale o scolastico, con amministrazione centralizzata, identità organizzative e condizioni commerciali. Di norma offre no-training, DPA, audit, gestione degli utenti e controlli di retention. Rimane però un servizio cloud: il contenuto è processato dal fornitore e può essere conservato da funzioni stateful, sistemi di sicurezza, connettori o impostazioni dell’amministratore.
1.3 API attraverso un gateway organizzativo
L’utente non accede al fornitore. Usa una webapp dell’ente che applica controlli prima e dopo la chiamata: autenticazione, autorizzazione, filtro DLP, pseudonimizzazione, limite di finalità, selezione dell’endpoint, disattivazione dello storage, filtro dell’output e audit tecnico. L’invio al provider non scompare, ma diventa un trattamento controllato dall’amministrazione.
Questo è il modello raccomandato per la maggior parte dei casi organizzativi, ma solo quando le garanzie di retention sono provate per lo specifico endpoint. “OpenAI API”, “Anthropic API” o “Gemini API” non sono una singola configurazione: conversazioni, file, thread, vector store, grounding e cache possono avere retention diversa.
1.4 IA locale, on-premise o privata
Il modello viene eseguito su server, workstation o infrastruttura privata controllata dall’organizzazione. Prompt, output, embeddings e documenti RAG possono restare nel perimetro locale. Il vantaggio è architetturale: non è necessario trasmettere il contenuto a un provider esterno per ottenere l’inferenza. Perché questa proprietà sia reale, occorre disattivare telemetria e crash reporting, impedire l’egress del processo, verificare il codice e i pesi, evitare log di prompt e risposta, proteggere il vector database, cifrare dischi e backup e applicare RBAC e patching.
| Caratteristica | Consumer | SaaS enterprise | API controllata | Locale / on-prem |
| Controllo organizzativo | Basso | Medio-alto | Alto | Massimo |
| No-training | Dipende da opt-out | Spesso contrattuale | Contrattuale/configurabile | Intrinseco se nessun invio |
| Zero retention | In genere no | Dipende dal piano | Possibile ma da verificare | Possibile sotto controllo interno |
| DLP prima dell’invio | No | Limitato/variabile | Sì | Sì |
| Connettori e strumenti | Scelti dall’utente | Gestibili dall’admin | Allowlist applicativa | Gestiti internamente |
| Dati ad alta sensibilità | Vietati | Solo eccezioni valutate | Condizionata a DPIA/ZDR | Preferibile, con hardening |
SEZIONE 2Pericolosità e modello di minaccia
Il rischio non si esaurisce nell’addestramento del modello.
2.1 Il prompt è una comunicazione di dati a un sistema esterno
Quando nel prompt compaiono nome, diagnosi, valutazione, codice sorgente, contratto, credenziale o documento interno, il trattamento non riguarda soltanto la frase digitata. Include il contenuto, il contesto della conversazione, gli allegati, gli identificatori di account, i metadati tecnici e, in presenza di strumenti, i dati recuperati da altre fonti.
NIST definisce il rischio di data privacy della generative AI in termini di leakage, uso o divulgazione non autorizzata e de-anonimizzazione di dati personali o sensibili. OWASP include tra le informazioni esposte PII, dati finanziari e sanitari, credenziali, documenti legali e dati aziendali confidenziali. [R4, R6]
2.2 Otto vettori da considerare separatamente
| Vettore | Perché è rilevante |
| Contenuto in ingresso | Prompt, file, immagini, audio, URL e parti di documenti possono contenere dati personali o segreti non necessari alla finalità. |
| Retention del provider | Il contenuto può restare in abuse monitoring, sistemi di sicurezza, cronologia, cache o storage applicativo per periodi diversi. |
| Training e miglioramento | Le versioni consumer possono usare conversazioni per migliorare i modelli, salvo impostazioni o eccezioni; i servizi commerciali possono escluderlo per contratto. |
| Revisione umana | Alcuni provider dichiarano revisione di una quota di dati, soprattutto per qualità, sicurezza o violazioni delle policy. |
| Log dell’applicazione cliente | Reverse proxy, APM, Sentry, tracing, database, queue e backup possono conservare prompt e risposte anche quando l’API dichiara ZDR. |
| Funzioni stateful | Conversazioni, thread, assistants, file, vector store, cache e cronologie possono avere una retention distinta dall’inferenza stateless. |
| Connettori e agenti | Web search, email, drive, browser, MCP e tool esterni aggiungono altri titolari/responsabili, policy e percorsi di esfiltrazione. |
| Prompt injection e RAG | Contenuti esterni possono impartire istruzioni al modello, spingerlo a rivelare dati del contesto o usare strumenti oltre la finalità. [R7] |
2.3 Metadati: “non salvo il testo” non significa “non traccio la chiamata”
Anche eliminando prompt e risposta, un sistema può registrare utente, timestamp, IP, organizzazione, modello, token, latenza, classificazioni di sicurezza, endpoint, file ID, errori e identificatori di richiesta. Questi metadati possono essere necessari per sicurezza e fatturazione, ma devono essere distinti dal contenuto e sottoposti a una retention definita.
OBIETTIVO CORRETTO
Per “non tenere traccia dei dati e delle chiamate” è opportuno intendere: nessun prompt, output o allegato nei log; nessuna cronologia applicativa non necessaria; storage stateful disattivato; metadati tecnici ridotti al minimo e conservati per un periodo documentato. Un audit completamente assente può essere incompatibile con sicurezza e accountability.
2.4 Perché i filtri testuali non bastano
Una regola nel system prompt del tipo “non rivelare dati riservati” è utile ma non è una barriera di sicurezza. OWASP osserva che le restrizioni del prompt possono essere aggirate e raccomanda sanitizzazione, validazione, least privilege, separazione dei contenuti non attendibili e approvazione umana per operazioni ad alto rischio. [R7]
SEZIONE 3Evidenze dalle policy ufficiali
Training, retention, revisione e funzioni stateful: cosa dichiarano i fornitori.
COME LEGGERE LA TABELLA
La tabella non assegna un “bollino privacy” ai marchi. Confronta configurazioni e categorie di servizio. Le condizioni cambiano e devono essere ricontrollate prima di ogni acquisto o rinnovo.
| Soluzione | Training | Retention | Aspetti critici | Valutazione |
| ChatGPT consumer | Può utilizzare i contenuti per addestrare/migliorare i modelli, salvo opt-out; il feedback può includere l’intera conversazione. | Le chat eliminate sono rimosse entro 30 giorni con eccezioni; Temporary Chat entro 30 giorni. | Prompt, file, immagini, audio, video, servizi collegati e log. | Non adatto a dati non pubblici. [P1-P2] |
| Gemini Apps consumer | L’attività può essere usata per migliorare i modelli in base alle impostazioni. | Conversazioni già revisionate possono essere conservate fino a 3 anni anche dopo la disattivazione dell’attività. | Google dichiara revisione umana e invita a non inserire informazioni confidenziali. | Non adatto a dati non pubblici. [P4] |
| Claude consumer | Chat e sessioni di coding possono essere usate per migliorare Claude se l’utente sceglie di consentirlo; safety review, feedback e altri opt-in espliciti restano eccezioni. | Policy consumer e safety retention; trasferimenti e trattamento secondo l’informativa. | Input/output, feedback e informazioni tecniche. | Non adatto a dati non pubblici. [P5] |
| OpenAI API standard | No training per default sui prodotti business. | Abuse monitoring con contenuto fino a 30 giorni per impostazione standard; /v1/responses conserva application state per 30 giorni per default o con store=true; altre risorse stateful restano fino alla cancellazione. | ZDR/MAM soggetti ad approvazione e compatibilità di endpoint e modello; verificare Safety Retention, prompt caching, container e tool/MCP terzi. | Adatto solo con gateway, endpoint verificati e retention controllata. [P3] |
| Anthropic API standard | I termini commerciali escludono il training sui Customer Content. | Per i modelli ordinari valgono eliminazione standard entro 30 giorni ed eccezioni documentate; i “Covered Models” designati richiedono 30 giorni di retention anche nei contesti ZDR. | ZDR solo per organizzazioni e prodotti eleggibili; classificatori di sicurezza, modello scelto e piattaforma di accesso richiedono una verifica separata. | Adatto con DPA, modello e retention/ZDR documentati. [P6-P8, P12] |
| Microsoft Foundry / Azure | Prompt e output non usati per addestrare modelli senza autorizzazione. | Funzioni stateful conservano dati; abuse monitoring può prevedere storage/revisione. | Modified abuse monitoring può disabilitare storage/revisione; verificare ContentLogging. | Forte opzione API se configurata e verificata. [P9] |
| Google Cloud Agent Platform | Nessun training/fine-tuning sui dati del cliente senza permesso. | Prompt logging, Advanced AI, grounding, session resumption e cache seguono regole distinte; per ZDR servono verifiche e configurazioni specifiche. | Search grounding conserva dati fino a 3 giorni; Maps fino a 30; session resumption fino a 24 ore. La cache in-memory ha TTL di 24 ore ed è dichiarata compatibile con ZDR, ma disattivabile. | Forte opzione API con endpoint e funzioni ZDR compatibili. [P10] |
| Amazon Bedrock | AWS non usa input/output per addestrare i modelli; il trattamento del model provider dipende dalla modalità di retention e dai termini del modello. | La retention dipende dal modello e dalla modalità default, none o provider_data_share; store=false, da solo, non garantisce ZDR. | In modalità none non vi è storage durevole né condivisione; provider_data_share consente retention e condivisione per i modelli che la richiedono. | Opzione controllabile solo verificando allowed_modes, modello, regione, logging cliente e policy effettiva. [P11, P13] |
| IA locale / self-hosted | Nessun training del provider perché non avviene una chiamata esterna. | Retention decisa dall’organizzazione: può essere zero per contenuto e limitata per metadati. | Rischio di telemetria, log, backup, accessi interni e supply chain. | Preferibile per dati ad alta sensibilità, con hardening. |
3.1 La prova più chiara: i provider distinguono consumer e business/API
OpenAI precisa che la privacy policy consumer non si applica ai contenuti trattati per i clienti business/API e che, per i prodotti business, input e output non sono usati per training per default. Anthropic separa i servizi consumer da quelli commerciali e nei termini commerciali dichiara che non può addestrare modelli sul Customer Content. Questa separazione conferma che l’architettura e il contratto contano almeno quanto il nome del modello. [P1-P3, P5-P6]
3.2 API: eccezioni che devono entrare nel capitolato
La documentazione OpenAI mostra che Chat Completions e Responses non sono usate per training, ma in configurazione standard generano abuse monitoring fino a 30 giorni. /v1/responses conserva application state per 30 giorni per default o con store=true; Conversations, ChatKit, Assistants, Threads, vector store e file seguono cicli distinti e non sono tutti eleggibili per ZDR. Prompt caching può conservare tensori cifrati su GPU fino a 24 ore; tool/MCP terzi seguono le proprie policy; Safety Retention può introdurre eccezioni comunicate al cliente. Non basta quindi scegliere “OpenAI API”: occorre specificare endpoint, parametri, modello, funzioni vietate e prova della configurazione ZDR/MAM. [P3]
Anthropic dichiara cancellazione standard entro 30 giorni per l’API, con eccezioni per Files API, enforcement, accordi e legge. Lo ZDR è soggetto ad approvazione e copre solo organizzazioni e prodotti eleggibili; restano alcuni risultati dei classificatori di sicurezza. Dal 9 giugno 2026, inoltre, i “Covered Models” designati richiedono 30 giorni di retention di prompt e output anche quando l’accesso avviene in contesti ZDR, compresi i cloud partner. [P7-P8, P12]
Microsoft, Google Cloud e AWS confermano lo stesso principio generale: il core inference può essere no-training, ma abuse monitoring, feature stateful, grounding, cache, request-response logging e regole del singolo modello richiedono controlli distinti. In Bedrock, store=false non garantisce ZDR: occorre verificare la modalità effettiva e gli allowed_modes del modello. [P9-P11, P13]
3.3 “No-training” è necessario ma non sufficiente
| Domanda | Evidenza richiesta |
| Il contenuto addestra il modello? | Clausola no-training per input, output, allegati e feedback; opt-in solo con autorizzazione. |
| Il contenuto viene registrato? | Tabella di retention per endpoint e funzione; distinzione tra abuse log e application state. |
| Chi può leggerlo? | Regole di human review, ruoli autorizzati, escalation e tracciamento degli accessi. |
| Dove viene processato? | Regione/data zone, trasferimenti, subprocessori, SCC e servizi globali. |
| Cosa succede ai file? | Ciclo di vita, cancellazione automatica, vector store, cache, backup e test di cancellazione. |
| Cosa registriamo noi? | Configurazione di reverse proxy, APM, error tracking, tracing, database e queue. |
| Le funzioni esterne hanno altre policy? | Elenco connettori/tool/MCP e divieto di invio a terzi non approvati. |
SEZIONE 4Quadro GDPR e responsabilità
Il titolare deve dimostrare perché il trattamento è necessario, proporzionato e sicuro.
4.1 Principi applicabili
| Riferimento | Implicazione per chatbot e API |
| Art. 5 | Finalità, minimizzazione, esattezza, limitazione della conservazione, integrità/riservatezza e accountability. Un prompt deve contenere solo ciò che serve. |
| Art. 6 | Ogni trattamento richiede una base giuridica. Un account personale non crea una base per inviare dati di terzi. |
| Art. 9 | Dati sanitari, disabilità, convinzioni, biometria e altre categorie particolari richiedono condizioni rafforzate e tutele elevate. |
| Art. 25 | Privacy by design e by default: la configurazione più protettiva deve essere incorporata nell’architettura. |
| Art. 28 | Il fornitore che tratta dati per conto dell’ente deve essere disciplinato da un DPA con istruzioni, sicurezza, subprocessori, cancellazione e assistenza. |
| Art. 32 | Misure tecniche e organizzative adeguate: controllo accessi, cifratura, resilienza, test, incident response e gestione dei segreti. |
| Art. 35 | DPIA quando nuove tecnologie e natura/contesto/finalità possono presentare rischio elevato; particolarmente rilevante con minori o dati particolari. |
| Artt. 44-49 | Individuare dove avvengono processing, storage, supporto e revisione e le garanzie per i trasferimenti internazionali. |
[R1] Regolamento (UE) 2016/679, testo ufficiale EUR-Lex.
4.2 DPIA, DPO e riferimenti per la scuola
Le Guidance EDPS sulla generative AI sono rivolte direttamente alle istituzioni e agli organi dell’Unione soggetti al regolamento (UE) 2018/1725; in questo dossier sono usate come autorevole riferimento interpretativo, non come fonte direttamente vincolante per le scuole italiane. Per queste ultime il quadro applicabile resta fondato su GDPR, normativa nazionale e provvedimenti del Garante. [R2]
Nel parere del 4 agosto 2025 sulle Linee guida MIM, il Garante richiede di usare dati personali di studenti e docenti solo quando strettamente indispensabili, preferire ove possibile dati sintetici, impedire conservazione dei prompt, profilazione e tracciamento, formare il personale, svolgere audit periodici e valutare l’impatto. La richiesta di informazioni del 3 giugno 2026 a due istituti non accerta una violazione, ma conferma l’attenzione dell’Autorità su provider, flussi di dati e DPIA. [R8-R9]
GDPR e AI Act operano in parallelo. Il Regolamento (UE) 2024/1689 è applicabile in via generale dal 2 agosto 2026 e le regole di trasparenza decorrono da agosto 2026; dopo l’AI Omnibus, le regole per i sistemi ad alto rischio in settori tra cui l’istruzione si applicano dal 2 dicembre 2027 e quelle per i sistemi incorporati in prodotti regolamentati dal 2 agosto 2028. Questa scansione non sospende gli obblighi GDPR già applicabili. [R10-R11]
La DPIA non è un modulo da compilare dopo il rilascio. Deve descrivere flussi di dati, categorie e interessati, necessità e proporzionalità, provider e subprocessori, retention, controlli tecnici, rischio residuo, test e gestione degli incidenti. Per un chatbot scolastico con dati di minori o documenti individuali, la soglia di cautela è elevata.
4.3 Ruoli e accountability
| Ruolo | Responsabilità minima |
| Vertice / titolare | Approvare finalità, classi di dati ammesse, budget, responsabilità e rischio residuo. |
| DPO | Valutare liceità, DPIA, DPA, trasferimenti, diritti degli interessati e controlli di conformità. |
| CISO / IT | Progettare gateway, IAM, egress, logging, cifratura, segregazione, patching e monitoraggio. |
| Ufficio acquisti/legale | Inserire clausole su no-training, retention, subprocessori, incidenti, audit, cancellazione e recesso. |
| Responsabile applicativo | Definire use case, dataset, endpoint, test, human review e qualità degli output. |
| Utente | Rispettare la classificazione, non aggirare i controlli, segnalare errori e incidenti. |
ERRORE DI GOVERNANCE
Affidare la conformità alla prudenza individuale (“non incollare dati sensibili”) è insufficiente. La privacy by default richiede che l’interfaccia impedisca o riduca tecnicamente l’invio, e che le eccezioni siano autorizzate e tracciate.
SEZIONE 5Architetture raccomandate
API-first per l’uso ordinario; local-first per i dati più sensibili.
5.1 Gateway API con retention controllata
Figura 2 - Il provider è un componente dietro controlli organizzativi.
Il gateway deve essere il solo componente autorizzato a conoscere le chiavi del provider. Gli utenti non ricevono API key e non possono selezionare liberamente endpoint o connettori. Il flusso consigliato è:
1. Autenticazione SSO/MFA e autorizzazione per ruolo, struttura e finalità.
2. Classificazione del caso d’uso e del dato; blocco immediato delle categorie vietate.
3. DLP, secret scanning, rimozione di identificativi e pseudonimizzazione prima della chiamata.
4. Selezione da allowlist di provider, modello, regione, endpoint e parametri compatibili con la retention approvata.
5. Chiamata stateless con storage disabilitato; ZDR/no content logging verificati dove richiesti.
6. Filtro dell’output per PII, segreti, contenuto non autorizzato e prompt leakage.
7. Re-identificazione soltanto nell’applicazione interna e solo per gli utenti autorizzati.
8. Audit metadata-only con retention breve; nessun prompt o output nei log ordinari.
5.2 Requisiti tecnici del gateway
| Dominio | Controllo minimo |
| Identità | OIDC/SAML, MFA, RBAC/ABAC, service account separati, rotazione delle chiavi. |
| Data minimization | Template di prompt, campi strutturati, pseudonimi, redazione, tokenizzazione e synthetic data. |
| Provider policy | Adapter per provider che impone endpoint, regione, store=false e funzioni consentite. |
| Logging | Disabilitare body logging; filtri in reverse proxy, APM, error tracker, Celery, queue e database. |
| Stateful storage | Vietato per default; se indispensabile, TTL, cifratura, ownership, job di cancellazione e test. |
| Connettori | Disabilitati per default; ogni tool ha identità minima, allowlist e revisione della propria privacy policy. |
| Output security | Validazione schema, DLP, escaping, controllo di comandi/tool call e human approval. |
| Observability | Metriche senza contenuto: latenza, token, errori, modello, policy decision, request hash. |
| Incident response | Kill switch, revoca chiavi, quarantena, export audit e notifica DPO/CISO. |
5.3 IA locale / on-premise
Figura 3 - Il contenuto resta nel perimetro, ma il perimetro deve essere realmente chiuso e gestito.
L’IA locale è la soluzione preferibile quando il danno derivante dalla divulgazione è elevato o quando il trattamento riguarda categorie particolari, minori, segreti o dossier individuali. L’obiettivo non è costruire un “chatbot senza regole”, ma mantenere inferenza, RAG e storage sotto il controllo dell’organizzazione.
- Egress negato al runtime; gli aggiornamenti passano da un canale separato, autenticato e approvato.
- Telemetria, crash dump, analytics e invio automatico di prompt disattivati e verificati con network monitoring.
- Pesi e container acquisiti da fonti autorizzate, con hash/firme, SBOM e vulnerability scanning.
- Model server senza request/response logging; system log separati e sanitizzati.
- Vector database cifrato, con ACL per collezione e retrieval limitato al ruolo dell’utente.
- Documenti RAG classificati, versionati e sottoposti a retention; nessun accesso indiscriminato a file share.
- Backup cifrati e separati, con ciclo di cancellazione coerente con l’applicazione.
- Human-in-the-loop per decisioni o documenti con effetti sulle persone.
5.4 Quando una API è preferibile al locale
Il locale non è sempre la scelta migliore. Una API cloud ben contrattualizzata può offrire modelli più capaci, patch rapide, compliance certificata e minore onere operativo. È preferibile quando i dati possono essere minimizzati o pseudonimizzati, il provider offre retention adeguata, la regione è accettabile e il rischio residuo è più basso rispetto a un’infrastruttura locale non gestita.
La scelta corretta confronta il rischio del trasferimento a terzi con il rischio operativo interno. L’organizzazione deve dimostrare perché l’architettura selezionata è adeguata allo specifico caso d’uso.
SEZIONE 6Matrice decisionale per i dati
La matrice C0-C3 è un modello interno di classificazione del rischio, non una tassonomia prevista dal GDPR o dall’AI Act e non sostituisce base giuridica, DPIA o valutazione del caso concreto. La soluzione dipende dalla sensibilità e dalla finalità del trattamento, non dalla comodità dell’utente.
| Classe | Esempi | Canale raccomandato | Condizioni |
| C0 - Pubblico | Norme pubblicate, materiale promozionale, testi già online, dati sintetici. | Consumer valutabile con cautela; API o locale valutabili secondo finalità, policy, configurazione e misure applicabili. | Nessuna credenziale, dato nascosto o metadato non pubblico. |
| C1 - Interno | Procedure, bozze generiche, appunti senza PII, codice non segreto. | SaaS enterprise o API controllata; consumer sconsigliato. | No-training, accessi organizzativi, log di contenuto disattivati. |
| C2 - Riservato | Contratti, codice proprietario, dati cliente pseudonimizzati, documenti non pubblici. | API con DPA, ZDR/retention minima e DLP; locale preferibile. | DPIA/valutazione, regione, no connettori, audit metadata-only. |
| C3 - Limitato | Dati sanitari, minori, PEI/PDP, HR/disciplinare, contenzioso, credenziali, segreti. | Locale/on-prem di default; API solo con autorizzazione formale e garanzie rafforzate. | Pseudonimizzazione, egress control, least privilege, human review. |
6.1 Scuola
Nel contesto scolastico, la combinazione di minori, dati sanitari, disabilità, BES/DSA, valutazioni e relazioni familiari rende particolarmente pericolosa la copia di documenti in una chat pubblica. Devono essere considerati C3 almeno:
- PEI, PDP, diagnosi, certificazioni, verbali GLO, relazioni di sostegno e documenti dei servizi sociali;
- nomi associati a voti, note disciplinari, assenze, comportamenti, fragilità o bisogni educativi;
- registrazioni audio/video, fotografie, elaborati identificabili e comunicazioni scuola-famiglia;
- dati del personale, procedimenti, malattia, permessi, contenzioso e documentazione sindacale;
- credenziali, token, esportazioni dal registro elettronico e archivi amministrativi.
ESEMPIO SICURO
Per generare una bozza didattica si può usare un profilo sintetico (“studente A, classe seconda, difficoltà di lettura”) senza nome, diagnosi, scuola, famiglia o dettagli univoci. Per lavorare sul documento reale occorre un ambiente locale o un percorso API formalmente autorizzato.
6.2 Pubblica amministrazione
La PA deve evitare che istanze, protocolli, dati tributari, anagrafici, sanitari, giudiziari o di vulnerabilità finiscano in servizi consumer. Anche la semplice richiesta può rivelare informazioni: il ruolo dell’utente, la data e il contesto di una domanda possono avere valore sensibile. L’uso ammesso deve passare da strumenti istituzionali, con DPA, registro dei trattamenti, controllo dei fornitori e audit.
6.3 Impresa e professioni
Sono ad alto rischio codice sorgente, roadmap, contratti, listini non pubblici, credenziali, dati clienti, M&A, brevetti, strategie, documenti legali e HR. L’API controllata permette di automatizzare classificazione, riepilogo, traduzione e drafting senza consegnare agli utenti le chiavi e senza registrare il contenuto nei log; i segreti più critici restano su un modello locale o in un private cloud isolato.
SEZIONE 7Capitolato, policy e controlli verificabili
Le garanzie devono diventare requisiti contrattuali e test tecnici.
7.1 Checklist per il fornitore
- DPA conforme all’art. 28 e chiara qualificazione dei ruoli.
- Divieto di training o miglioramento su input, output, allegati, embeddings e feedback, salvo opt-in scritto.
- Retention per endpoint e funzione, con elenco delle eccezioni; ZDR/no content logging dove richiesto.
- Procedura e prova tecnica per verificare la configurazione effettiva.
- Elenco subprocessori, localizzazione, trasferimenti e meccanismi ex artt. 44-49 GDPR.
- Cancellazione di file, thread, vector store, cache, backup e dati alla cessazione.
- Regole di human review, accessi privilegiati e registrazione degli accessi al contenuto.
- Notifica degli incidenti, tempi, collaborazione forense e disponibilità dei log di sicurezza.
- Cifratura in transito e a riposo, gestione chiavi, private connectivity e segregazione dei tenant.
- Portabilità, export, exit plan e distruzione dei dati alla fine del contratto.
- Clausole su preview/beta: vietate per dati reali salvo nuova valutazione.
- Diritto di audit, attestazioni indipendenti e documentazione tecnica aggiornata.
7.2 Clausole tecniche da non confondere
| Clausola | Che cosa garantisce | Che cosa NON garantisce |
| No-training | Il contenuto cliente non alimenta l’addestramento/miglioramento del modello. | Non elimina abuse log, storage stateful, backup o revisione. |
| Zero Data Retention | Il provider non conserva il contenuto per gli endpoint eleggibili, salvo eccezioni definite. | Non impedisce alla nostra app o a un connettore di registrare i dati. |
| Data residency | Storage/processing in una regione o data zone definita. | Non equivale automaticamente a nessun trasferimento o accesso remoto. |
| Encryption | Riduce l’esposizione a riposo/in transito. | Il servizio deve comunque decifrare i dati per elaborarli, salvo tecniche speciali. |
| Private endpoint | Evita il transito sulla rete Internet pubblica. | Non elimina retention, training o log applicativi. |
| Enterprise plan | Aggiunge governance e contratto. | Non rende leciti tutti i dati e tutte le finalità. |
7.3 Policy interna: dieci regole non negoziabili
1. È vietato inserire dati C2/C3 in chatbot consumer o account personali.
2. Si usano esclusivamente strumenti approvati e accessibili con identità organizzativa.
3. Ogni caso d’uso ha un owner, una finalità documentata e una classe di dati ammessa.
4. I dati vengono minimizzati e pseudonimizzati prima dell’invio.
5. API key e credenziali restano nel backend; mai nel browser, nel client o nel prompt.
6. Prompt e output non vengono salvati nei log, nei ticket o nei sistemi APM.
7. File, thread e vector store hanno TTL e cancellazione automatica verificata.
8. Connettori, web search e tool sono disattivati per default e autorizzati singolarmente.
9. Gli output sono sempre revisionati da una persona per atti, valutazioni o decisioni.
10. Ogni incidente o invio errato viene segnalato immediatamente a IT/DPO/CISO.
SEZIONE 8Piano operativo 30-60-90 giorni
Dalla ricerca a una governance verificabile.
| Fase | Azioni | Risultato atteso |
| 0-30 giorni | Inventario strumenti e account; blocco chatbot consumer per C2/C3; policy provvisoria; mappatura use case; coinvolgimento DPO/CISO. | Riduzione immediata dello shadow AI e visibilità sul rischio. |
| 31-60 giorni | Selezione provider/API; DPA e requisiti retention; prototipo gateway con SSO, DLP, no body logging; classificazione dati; DPIA prioritarie. | Canale istituzionale controllato per i casi ordinari. |
| 61-90 giorni | Pilota locale per C3; test di egress e telemetria; cancellazione file/vector store; penetration/prompt injection test; formazione e metriche. | Architettura differenziata API/local e controlli dimostrabili. |
| Continuativo | Riesame trimestrale policy e provider; test di configurazione; audit accessi; tabletop incident; aggiornamento DPIA e subprocessori. | Accountability e adattamento alle condizioni che cambiano. |
8.1 Test di accettazione prima del go-live
- Inviare un identificatore fittizio e verificare che venga redatto prima della API call.
- Generare un errore e controllare che prompt e risposta non compaiano in proxy, APM, Sentry, Celery, database o console.
- Creare e cancellare un file/vector store, verificando API, dashboard e job di retention.
- Verificare la configurazione ZDR/no content logging con prova esportabile o screenshot amministrativo.
- Tentare di usare un endpoint o connettore non allowlisted: la richiesta deve essere bloccata.
- Inserire una prompt injection in un documento RAG e verificare che non possa estrarre altri documenti o invocare tool.
- Sul locale, osservare il traffico di rete durante inferenza e crash: nessun egress non autorizzato.
- Verificare RBAC: un utente non deve recuperare embeddings o documenti di un’altra collezione.
- Testare kill switch, revoca chiavi, cancellazione e procedura di incidente.
8.2 Indicatori utili
| Indicatore | Misurazione |
| Adozione controllata | Quota di richieste IA effettuata dal gateway rispetto agli strumenti non approvati. |
| Minimizzazione | Percentuale di richieste bloccate/redatte dal DLP per classe di dato. |
| Retention | Numero di oggetti stateful oltre TTL; deve tendere a zero. |
| Logging | Esiti del test periodico di assenza prompt/output nei sistemi osservabili. |
| Governance | Use case con owner, valutazione e DPIA/DPA completati. |
| Sicurezza | Prompt injection test, incidenti, tempo di revoca e copertura patch. |
CONCLUSIONILa scelta raccomandata
Controllare il flusso dei dati prima di scegliere il modello.
Le fonti ufficiali dei provider confermano che le modalità consumer possono comprendere training, retention, revisione umana, dati dei servizi collegati e trasferimenti. Le stesse fonti confermano anche che le offerte business e API possono prevedere no-training, retention limitata, ZDR, regioni e controlli amministrativi. La conclusione corretta non è “il cloud è sempre illecito”, ma “la chat pubblica è inadeguata ai dati non pubblici e il cloud deve essere reso controllabile attraverso contratto, configurazione e architettura”.
L’API è il punto di equilibrio per molti casi: consente di ridurre il dato prima dell’invio, imporre endpoint e provider approvati, disattivare lo storage, evitare log di contenuto e mantenere un audit minimo. Tuttavia, la zero retention deve essere provata per ogni funzione, e l’applicazione cliente deve essere progettata per non ricreare la traccia che si voleva evitare.
L’IA locale è preferibile per i dati più sensibili perché può eliminare la trasmissione a un terzo. Questa proprietà esiste soltanto se il runtime è realmente isolato, la telemetria è spenta, il RAG è segregato, i log non contengono dati e l’organizzazione è in grado di mantenere la piattaforma.
DECISIONE FINALE
Vietare i chatbot consumer per dati non pubblici. Istituire un gateway API con DPA, no-training, retention minima/ZDR, DLP e logging metadata-only. Riservare IA locale/on-premise ai dati C3 e ai casi in cui sovranità, segreto o impatto sugli interessati rendono inaccettabile la trasmissione a un provider.
Regola finale per modello
| Modello | Uso raccomandato | Condizioni indispensabili |
| Chatbot consumer | Solo dati C0 già pubblici o contenuti sintetici. | Nessun dato personale di terzi, segreto, credenziale, documento interno o metadato non pubblico. |
| API controllata | Default per C1 e C2 e per automazioni organizzative ordinarie. | DPA, no-training, retention minima/ZDR verificata, minimizzazione, DLP, endpoint allowlist e no content logging. |
| IA locale / privata | Default per C3 e per casi in cui la trasmissione a terzi è inaccettabile. | Egress e telemetria bloccati, log di contenuto disattivati, RAG segregato, hardening, patching e backup controllati. |
APPENDICE ASpecifiche minime per un gateway IA
Requisiti implementativi traducibili in backlog e criteri di collaudo.
| Componente | Specifiche |
| Input schema | Campi strutturati; lunghezza e MIME limitati; nessun upload arbitrario. |
| PII/secret detector | Regex + NER + dizionari organizzativi; blocco o redazione; eccezione approvata. |
| Pseudonym vault | Mappaggio identificatori custodito internamente; provider riceve token casuali, non identità. |
| Provider adapter | Configurazione immutabile per modello/endpoint/region/store/tools; nessun parametro utente libero. |
| Request context | Finalità e classe di dato firmate dal policy engine; non inserite nel prompt se contengono PII. |
| Content logging | Body disabilitato su web server, ingress, API gateway, APM, tracing, error tracking e queue. |
| Audit record | ID utente/ruolo, timestamp, use case, provider/modello, token, policy decision, hash; TTL definito. |
| Response filter | Schema validation, PII scan, tool-call allowlist, citation/provenance quando richiesta. |
| Storage lifecycle | Default stateless; TTL automatico per file/vector store; cancellazione su richiesta/cessazione. |
| Feature flags | Web search, connector, MCP, code interpreter, memory e background jobs off di default. |
| Key management | Secret manager/KMS, rotazione, scoped key per ambiente, mai log o client-side. |
| Network | TLS; private endpoint quando disponibile; egress allowlist; DNS e proxy monitorati. |
| Resilience | Timeout, circuit breaker, rate limit, budget, fallback che non riduce la protezione. |
| Security testing | SAST/DAST, dependency scanning, prompt injection, data exfiltration e tenant isolation. |
Esempio di record di audit ammesso
request_id=7f… user_role=docente use_case=bozza_didattica data_class=C1 provider=azure model=approved-model-v3 input_tokens=542 output_tokens=388 policy=ALLOW_REDACTED pii_redactions=2 stateful=false content_logged=false ttl_days=30
Non devono essere inclusi prompt, risposta, allegati, nomi, email, token di autenticazione o stack trace contenenti il body della richiesta.
APPENDICE BFonti primarie e documentazione
Fonti ricontrollate il 27 luglio 2026. Verificare nuovamente policy, contratto e configurazione prima della pubblicazione, dell’acquisto o del go-live.
[R1] Unione europea - Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR), EUR-Lex. [Apri la fonte](https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/2016/679/oj)
[R2] European Data Protection Supervisor - Guidance on generative AI and data protection for EU institutions, revised 28 ottobre 2025. [Apri la fonte](https://www.edps.europa.eu/data-protection/our-work/publications/guidelines/2025-10-28-guidance-generative-ai-strengthening-data-protection-rapidly-changing-digital-era_en)
[R3] European Data Protection Board - Opinion 28/2024 on certain data protection aspects related to AI models, 18 dicembre 2024. [Apri la fonte](https://www.edpb.europa.eu/our-work-tools/our-documents/opinion-board-art-64/opinion-282024-certain-data-protection-aspects_en)
[R4] NIST - Artificial Intelligence Risk Management Framework: Generative Artificial Intelligence Profile, NIST AI 600-1, 2024. [Apri la fonte](https://nvlpubs.nist.gov/nistpubs/ai/NIST.AI.600-1.pdf)
[R5] UK National Cyber Security Centre - ChatGPT and LLMs: what’s the risk. [Apri la fonte](https://www.ncsc.gov.uk/blog-post/chatgpt-and-large-language-models-whats-the-risk)
[R6] OWASP GenAI Security Project - LLM02:2025 Sensitive Information Disclosure. [Apri la fonte](https://genai.owasp.org/llmrisk/llm022025-sensitive-information-disclosure/)
[R7] OWASP GenAI Security Project - LLM01:2025 Prompt Injection. [Apri la fonte](https://genai.owasp.org/llmrisk/llm01-prompt-injection/)
[R8] Garante per la protezione dei dati personali - Parere sulle Linee guida MIM per l’IA nelle istituzioni scolastiche, 4 agosto 2025. [Apri la fonte](https://www.garanteprivacy.it/home/docweb/-/docweb-display/docweb/10162698)
[R9] Garante per la protezione dei dati personali - IA a scuola: richiesta di informazioni a due istituti, 3 giugno 2026. [Apri la fonte](https://www.garanteprivacy.it/home/docweb/-/docweb-display/docweb/10257612)
[R10] Unione europea - Regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act), EUR-Lex. [Apri la fonte](https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/2024/1689/oj?locale=it)
[R11] Commissione europea - AI Act: quadro e calendario di applicazione aggiornato dopo l’AI Omnibus. [Apri la fonte](https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/policies/regulatory-framework-ai)
[P1] OpenAI - Europe Privacy Policy, aggiornata 4 giugno 2026. [Apri la fonte](https://openai.com/en-GB/policies/eu-privacy-policy/)
[P2] OpenAI Help Center - How your data is used to improve model performance. [Apri la fonte](https://help.openai.com/en/articles/5722486-how-your-data-is-used-to-improve-model-performance)
[P3] OpenAI Developers - Data controls in the OpenAI platform. [Apri la fonte](https://developers.openai.com/api/docs/guides/your-data#default-usage-policies-by-endpoint)
[P4] Google - Gemini Apps Privacy Hub. [Apri la fonte](https://support.google.com/gemini/answer/13594961)
[P5] Anthropic Privacy Center - Is my data used for model training? [Apri la fonte](https://privacy.claude.com/en/articles/10023580-is-my-data-used-for-model-training)
[P6] Anthropic - Commercial Terms of Service. [Apri la fonte](https://www.anthropic.com/legal/commercial-terms)
[P7] Anthropic Privacy Center - How long do you store my organization’s data? [Apri la fonte](https://privacy.claude.com/en/articles/7996866-how-long-do-you-store-my-organization-s-data)
[P8] Anthropic Privacy Center - Zero data retention: eligible products and limitations. [Apri la fonte](https://privacy.claude.com/en/articles/8956058-i-have-a-zero-data-retention-agreement-with-anthropic-what-products-does-it-apply-to)
[P9] Microsoft Learn - Data, privacy, and security for Models sold by Azure in Microsoft Foundry. [Apri la fonte](https://learn.microsoft.com/en-us/azure/foundry/responsible-ai/openai/data-privacy)
[P10] Google Cloud - Gemini Enterprise Agent Platform and zero data retention. [Apri la fonte](https://docs.cloud.google.com/gemini-enterprise-agent-platform/resources/zero-data-retention)
[P11] Amazon Web Services - Data protection in Amazon Bedrock. [Apri la fonte](https://docs.aws.amazon.com/bedrock/latest/userguide/data-protection.html)
[P12] Anthropic Privacy Center - Data retention practices for Covered Models. [Apri la fonte](https://privacy.claude.com/en/articles/15425996-data-retention-practices-for-covered-models)
[P13] Amazon Web Services - Data retention in Amazon Bedrock. [Apri la fonte](https://docs.aws.amazon.com/bedrock/latest/userguide/data-retention.html)
NOTA DI VALIDITÀ
Questo documento è informativo e tecnico-organizzativo; non sostituisce un parere legale sul singolo trattamento. Policy, prodotti e opzioni di retention cambiano rapidamente: verificare sempre contratto, DPA, documentazione dell’endpoint e configurazione effettiva prima del go-live.
ORIZZONTE INSEGNANTIGovernare l’IA significa governare il percorso dei dati.
Dossier aggiornato al 27 luglio 2026
REGISTRO DI VERIFICA — 27 LUGLIO 2026
Sintesi delle verifiche
Le verifiche sulle fonti primarie effettuate il 27 luglio 2026 sono già incorporate nel corpo del dossier. Questo registro documenta le variazioni sostanziali e consente di distinguere i dati rimasti confermati dalle correzioni rese necessarie dall’evoluzione delle policy e del quadro europeo.
Modifiche integrate nel corpo
1. OpenAI. Per l’API restano confermati no-training per default e abuse monitoring fino a 30 giorni nella configurazione standard. Sono ora esplicitati anche i 30 giorni di application state predefinito di /v1/responses, la cache di prompt fino a 24 ore, le policy proprie dei tool/MCP terzi e le possibili eccezioni di Safety Retention. [P3]
2. Google Gemini consumer. Con Keep Activity disattivato, le chat future non sono usate per il training salvo feedback e sono conservate per 72 ore; le conversazioni già revisionate possono restare fino a tre anni, disconnesse dall’account. [P4]
3. Anthropic. Le regole standard di retention e ZDR sono confermate, ma dal 9 giugno 2026 i “Covered Models” designati richiedono 30 giorni di retention di prompt e output anche nei contesti ZDR e tramite cloud partner. Modello e piattaforma devono quindi essere verificati insieme. [P7-P8, P12]
4. Google Cloud Agent Platform. Grounding con Google Search conserva dati fino a 3 giorni, non 30; Maps arriva a 30 giorni. Session resumption arriva a 24 ore. La cache in-memory ha TTL di 24 ore ed è dichiarata compatibile con ZDR, pur essendo disattivabile. [P10]
5. Microsoft Foundry/Azure. Sono confermati no-training senza autorizzazione, controlli distinti per abuse monitoring e la necessità di verificare l’effettiva approvazione al modified abuse monitoring e il valore ContentLogging=false. [P9]
6. Amazon Bedrock. Non è più corretta una descrizione assoluta di assenza di storage o condivisione. La retention dipende dalla modalità effettiva e dagli allowed_modes del modello: none impedisce storage durevole e condivisione, provider_data_share li consente per i modelli che lo richiedono e store=false, da solo, non garantisce ZDR. [P11, P13]
7. Quadro italiano ed europeo. Sono stati integrati il parere del Garante sulle Linee guida MIM, la richiesta di informazioni del 3 giugno 2026, il corretto ambito delle Guidance EDPS e il calendario aggiornato dell’AI Act: applicazione generale dal 2 agosto 2026, trasparenza da agosto 2026, sistemi ad alto rischio in settori tra cui l’istruzione dal 2 dicembre 2027 e sistemi incorporati in prodotti regolamentati dal 2 agosto 2028. [R2, R8-R11]
Nota editoriale
Il dossier è informativo e tecnico-organizzativo e non costituisce consulenza legale. Prima di acquisto, rinnovo o uso con dati personali occorre ricontrollare contratto, DPA, subprocessori, regione, modello, endpoint, parametri, funzioni attive e configurazione effettiva del tenant o del progetto.