Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha recentemente partecipato alla Conferenza Internazionale dell’OCSE “Looking back and moving forward”, un evento di rilievo internazionale tenutosi a Roma dedicato all’educazione e alla cura dei bambini dalla nascita ai sei anni (Early Childhood Education and Care – ECEC). L’iniziativa, organizzata da INVALSI in collaborazione con il MIM, è stata richiesta direttamente dall’OCSE come riconoscimento formale dell’impegno costante assunto dall’Italia nello sviluppo delle competenze linguistiche, logico-matematiche, creative, sociali, empatiche e di resilienza nei bambini.
L'incontro ha rappresentato un momento di sintesi cruciale, poiché si è svolto a venticinque anni dalla prima pubblicazione del rapporto “Starting strong”, documento che ha segnato la nascita di una consapevolezza globale sull'importanza dei primi anni di vita. Durante la conferenza, i Paesi membri dell'Organizzazione hanno analizzato i progressi compiuti dalle politiche ECEC, favorendo uno scambio di esperienze dirette e la condivisione di pratiche innovative. L'obiettivo centrale è stato quello di definire linee di sviluppo comuni per l’ulteriore estensione e la qualificazione dell’offerta educativa, garantendo che ogni bambino possa accedere a percorsi di qualità che prevengano la dispersione scolastica futura.
Il Ministero ha sottolineato come la ricca tradizione pedagogica italiana nei servizi educativi e nelle scuole dell’infanzia costituisca una fondamenta essenziale per affrontare le sfide della vita moderna. La partecipazione italiana non è stata solo un atto di presenza istituzionale, ma un'occasione per portare nel dibattito internazionale la propria esperienza pluriennale. Il focus è chiaro: investire nell'educazione della prima infanzia significa costruire le basi per la coesione sociale e l'apprendimento, elementi che l'OCSE identifica come pilastri per la resilienza dei cittadini di domani.
Cosa dice la Conferenza OCSE in sintesi
La conferenza ha delineato cinque obiettivi chiave su cui i sistemi ECEC devono costruire le proprie strategie per essere efficaci. Questi pilastri includono l'accesso universale, la qualità dei servizi, l'equità e l'inclusione, la continuità verticale e orizzontale dei percorsi educativi e, infine, la resilienza. Il dibattito ha evidenziato come la partecipazione ai servizi per i bambini sotto i tre anni rimanga ancora troppo diseguale tra le diverse fasce di reddito, rendendo necessaria una politica di spending better.
Secondo le analisi condivise, destinare un punto percentuale aggiuntivo della spesa sociale ai servizi educativi per l'infanzia, ampliando contemporaneamente la partecipazione dei bambini, potrebbe portare a una riduzione della povertà infantile di circa 2,25 punti percentuali nel prossimo decennio. Al contrario, mantenere l'attuale distribuzione delle risorse comporterebbe una riduzione di soli 1,5 punti. Questi dati sottolineano l'urgenza di una politica che non si limiti a distribuire fondi, ma che garantisca servizi di qualità accessibili a chi ne trarrebbe maggior beneficio, riducendo così il divario socio-economico già nelle prime fasi dello sviluppo.
Contesto e precedenti
Il quadro normativo e scientifico che sostiene la partecipazione del MIM si è arricchito negli ultimi anni di dati significativi provenienti dall'indagine internazionale OCSE SSES (Social and Emotional Skills). Questa indagine ha misurato le abilità quali resilienza, fiducia, cooperazione, autocontrollo e curiosità in diversi Paesi, inclusa l'Italia, fornendo un quadro comparativo fondamentale per migliorare l'apprendimento di questo repertorio di competenze. I risultati dello studio SSES 2023 hanno confermato che le competenze socio-emotive non sono un aspetto collaterale, ma un pilastro fondamentale per la crescita personale e sociale.
I dati raccolti mostrano che le competenze socio-emotive sono distribuite in modo diseguale a causa di fattori come lo status sociale e il genere. Gli studenti provenienti da contesti socioeconomici svantaggiati tendono ad avere punteggi più bassi in tutti i Paesi coinvolti. Inoltre, l'indagine ha evidenziato differenze di genere: nelle ragazze si osserva una maggiore empatia e cooperazione, mentre nei ragazzi si riscontrano livelli più alti di autocontrollo e fiducia. L'OCSE promuove quindi l'apprendimento socio-emotivo come strumento cruciale per ridurre le disuguaglianze e promuovere l'inclusione, fornendo agli attori sociali e politici indicazioni certe per impostare azioni di sviluppo mirate.
In questo contesto, il rapporto “Spending Better for Children through Social Policy” ha ribadito che investire nei bambini è una delle azioni più importanti che i governi possano intraprendere. L'analisi suggerisce che una migliore gestione della spesa pubblica potrebbe ridurre di circa il 4% la quota di studenti con risultati insufficienti nei test PISA, dimostrando il nesso diretto tra la qualità dell'educazione precoce e il successo scolastico a lungo termine. L'Italia, attraverso il MIM, si inserisce in questo scenario internazionale come promotrice di un modello che unisce tradizione pedagogica e analisi dei dati per migliorare il benessere degli studenti.
Cosa cambia per docenti, ATA e scuole
La partecipazione del MIM alla conferenza OCSE e il recepimento dei principi discussi (come quelli contenuti nel rapporto Education at a Glance 2026) hanno implicazioni dirette per l'organizzazione scolastica e per il personale. Per i dirigenti scolastici, l'attenzione si sposterà sempre più sulla creazione di percorsi che garantiscano la continuità verticale e orizzontale, assicurando che il passaggio tra i servizi per la prima infanzia e la scuola dell'infanzia sia fluido e coerente dal punto di vista pedagogico.
Per il personale docente e ATA, l'enfasi sulle competenze socio-emotive (resilienza, empatia, autocontrollo) si tradurrà in una maggiore necessità di formazione specifica. Le scuole dovranno integrare nei propri progetti educativi strumenti per misurare e promuovere queste abilità, non più come attività extra-curriculari, ma come parte integrante del curriculum di base. Nello specifico, le scuole dell'infanzia e i servizi per la prima infanzia dovranno collaborare più strettamente per:
- Garantire l'accesso ai servizi per i bambini sotto i tre anni, con particolare attenzione alle famiglie in condizioni di svantaggio economico.
- Implementare pratiche che favoriscano la resilienza e la cooperazione, utilizzando i criteri di valutazione suggeriti dai rapporti OCSE.
- Collaborare con le realtà del terzo settore (come le scuole paritarie non profit) per potenziare l'offerta di servizi educativi nel territorio.
- Monitorare l'impatto delle politiche educative sulla riduzione della dispersione scolastica e sulla prevenzione della povertà infantile.
Le segreterie scolastiche saranno chiamate a gestire flussi informativi più integrati tra i diversi enti che forniscono servizi ECEC, facilitando la continuità dei percorsi educativi. L'obiettivo finale è quello di trasformare le scuole in veri e propri Poli per l'infanzia, capaci di accogliere i bambini in modo inclusivo e di fornire alle famiglie un supporto solido che parta dalla nascita, garantendo che ogni euro investito produca benefici multipli in termini di equità e coesione sociale.
| Indicatore / Obiettivo | Dato / Target OCSE |
|---|---|
| Riduzione povertà infantile (prossimo decennio) | -2,25 punti percentuali (con spesa aggiuntiva) |
| Riduzione risultati insufficienti PISA | -4% (con miglioramento spesa sociale) |
| Riduzione povertà infantile (spesa invariata) | -1,5 punti percentuali |
| Target copertura bambini 0-3 anni (2030) | 45% |
Le posizioni
Il dibattito internazionale sull'educazione precoce vede una forte convergenza tra le istituzioni e le realtà del territorio. Il segretario generale dell'OCSE, Mathias Cormann, ha ribadito che "investire nei bambini è una delle azioni più importanti che i governi possano intraprendere per costruire un futuro più forte", sottolineando che la spesa sociale deve continuare a crescere al ritmo storico, ma deve essere destinata con maggiore efficienza ai servizi educativi.
Da parte delle realtà educative, la Federazione Italiana Scuole Materne (FISM) ha espresso un forte sostegno a queste linee guida, evidenziando come le scuole paritarie non profit svolgano già oggi un servizio pubblico indispensabile. La FISM sottolinea che ogni euro investito nei primi anni di vita torna moltiplicato in termini di equità e apprendimento. La posizione dei sindacati e delle associazioni di categoria converge sulla necessità di potenziare l'offerta di servizi per la prima infanzia, puntando non solo alla copertura quantitativa ma alla qualità dei percorsi, per raggiungere gli obiettivi europei di inclusione e coesione sociale.
In sintesi, la partecipazione del MIM alla conferenza a Roma conferma il ruolo dell'Italia come leader pedagogico, capace di coniugare la propria tradizione con le richieste di un sistema internazionale che vede nell'educazione della prima infanzia la chiave per la resilienza delle società moderne. Il riconoscimento internazionale dell'esperienza italiana rafforza la legittimità delle politiche nazionali volte a sostenere le scuole dell'infanzia come pilastri della prevenzione e dello sviluppo.