La Confederazione Italiana Dirigenti Amministrativi (CIDA) ha lanciato una forte denuncia riguardo alla progressiva erosione del potere d’acquisto delle pensioni destinate ai dirigenti scolastici e alle alte professionalità del pubblico impiego. Secondo il comunicato della Confederazione, i ripetuti tagli alla rivalutazione degli assegni previdenziali stanno generando perdite significative, che potrebbero raggiungere una cifra massima di 200 mila euro in un arco temporale di 14 anni per i trattamenti più elevati.
Il nodo centrale della questione risiede nella mancata indicizzazione completa delle pensioni rispetto all'inflazione, una scelta che la CIDA definisce penalizzante per chi ha versato contributi elevati durante la carriera attiva. La Confederazione chiede con urgenza la soppressione dell’articolo 55 del disegno di Legge di Bilancio per il triennio 2027-2029, temendo che le nuove misure di perequazione automatica possano ulteriormente compromettere i diritti maturati e la fiducia nel sistema previdenziale nazionale.
L'analisi del contesto normativo evidenzia come il sistema di rivalutazione sia stato oggetto di continui interventi legislativi negli ultimi anni, passando da modelli a scaglioni variabili a percentuali di copertura dell'indice sempre più ridotte per le fasce di reddito medio-alte. Questa instabilità normativa, unita alla mancanza di una perequazione equa, pone i dirigenti scolastici in una posizione di vulnerabilità economica, specialmente in vista delle prossime cessazioni dal servizio previste per il 2027.
Cosa dice il Disegno di legge di bilancio 2027-2029 (Art. 55) in sintesi
Il Disegno di legge di bilancio 2027-2029, presentato il 30 ottobre 2026, introduce modifiche sostanziali alla perequazione automatica delle pensioni per il solo anno 2027. La norma prevede che la percentuale di rivalutazione non venga più applicata per quote progressive, ma sull'importo complessivo del trattamento del pensionato, utilizzando scaglioni basati sul trattamento minimo dell'anno precedente. Il testo del disegno di legge specifica le seguenti percentuali di rivalutazione:
- 100% dell’indice fino a quattro volte il trattamento minimo;
- 85% oltre quattro e fino a cinque volte il minimo;
- 53% oltre cinque e fino a sei volte il minimo;
- 47% oltre sei e fino a otto volte il minimo;
- 37% oltre otto e fino a dieci volte il minimo;
- 32% oltre dieci volte il minimo.
Il tasso effettivo per il 2027 sarà determinato da un decreto interministeriale MEF-Lavoro sulla base dei dati ufficiali dell'inflazione. È tuttavia presente una clausola di salvaguardia fondamentale: la norma mira a evitare che il superamento di una soglia produca un trattamento rivalutato inferiore a quello immediatamente sottostante, garantendo una certa coerenza interna alla progressione degli scaglioni.
Contesto e precedenti
Il percorso normativo che ha portato alla situazione attuale è caratterizzato da una serie di oscillazioni legislative. Già nel 2013-2014, la rivalutazione era prevista al 100% fino a tre volte il minimo, con percentuali decrescenti fino a zero oltre le sei volte. Successivamente, la sentenza della Corte Costituzionale n. 70/2015 ha dichiarato illegittimo il blocco della rivalutazione 2012-2013 per le pensioni oltre tre volte il minimo, portando al riconoscimento di una restituzione parziale tramite il D.L. n. 65/2015.
Negli anni successivi, il sistema ha visto diverse configurazioni: nel periodo 2015-2018 la copertura per le fasce superiori era scesa al 45%, mentre nel 2019 è stata introdotta una struttura più complessa con sette scaglioni (100%, 97%, 77%, 52%, 47%, 45% e 40%). Nel 2022, il sistema è tornato a una tripartizione (100/90/75%), per poi subire una drastica riduzione nel 2023, dove la quota per le pensioni oltre dieci volte il minimo è scesa al 32%. Queste oscillazioni normative hanno creato un precedente di incertezza che la CIDA sottolinea come fonte di erosione del potere d'acquisto.
Dati tecnici forniti da CIDA e Itinerari Previdenziali confermano che, per i trattamenti oltre dieci volte il minimo, la perdita rispetto all'inflazione è stata di circa 9 punti percentuali nel periodo 2012-2022 e di circa il 12% nel triennio 2023-2025, portando a un'erosione complessiva superiore al 21% in quattordici anni. Tale dato non rappresenta un taglio nominale, ma una perdita di valore reale del trattamento percepito.
Cosa cambia per docenti, ATA e scuole
Per i dirigenti scolastici e il personale che si appresta alla cessazione dal servizio, le novità introdotte dal disegno di legge e dalle circolari ministeriali delineano un quadro operativo preciso per il 2027. La Circolare Ministeriale MIM n. 24818 del 24 settembre 2026 stabilisce che la domanda di cessazione per i dirigenti scolastici deve essere presentata obbligatoriamente entro il 1° marzo 2027 tramite la piattaforma POLIS.
Una volta presentata la domanda, l'accertamento del diritto pensionistico sarà affidato all'INPS, che dovrà comunicare l'esito entro il 21 aprile 2027. È fondamentale per i dirigenti monitorare la propria posizione assicurativa in questo periodo, poiché la corretta certificazione del diritto è il presupposto per la liquidazione degli assegni. Per quanto riguarda i requisiti di accesso e i coefficienti di trasformazione, le analisi indicano che i parametri per il 2027 potrebbero risultare inferiori rispetto a quelli del biennio 2025-2026, influenzando direttamente l'importo finale della pensione.
In sintesi, le azioni concrete da intraprendere sono:
- Verifica della posizione assicurativa: Assicurarsi che tutti i contributi siano correttamente accreditati per evitare ritardi nella certificazione INPS.
- Tempistiche di domanda: Rispettare la scadenza del 1° marzo 2027 per la presentazione della domanda tramite POLIS.
- Monitoraggio della perequazione: Tenere conto che la rivalutazione del 2027 sarà applicata sull'importo complessivo e non per quote, con scaglioni che potrebbero ridurre significativamente la quota di aggiornamento per i trattamenti più alti.
Le posizioni
Il fronte delle opposizioni ai tagli previdenziali è ampio e vede la partecipazione di diversi soggetti sindacali e associazioni di categoria. La CIDA, insieme a Itinerari Previdenziali, contesta la mancanza di regole stabili e la mancata indicizzazione, sostenendo che ciò produca una perdita permanente del potere d'acquisto e metta in discussione la fiducia nel patto previdenziale, specialmente per chi ha versato contributi maggiori.
Anche la CISL ha espresso forte contrarietà, definendo iniquo il fatto di far pagare ai pensionati medio-alti il costo degli interventi fiscali e denunciando l'ulteriore perdita di potere d'acquisto per gli assegni superiori a quattro volte il minimo. Parallelamente, UIL Pensionati ha definito la misura "insostenibile", chiedendo la piena rivalutazione dell'inflazione basata su un paniere ISTAT più rappresentativo dei consumi degli anziani o, in alternativa, una riduzione della pressione fiscale.
Sul fronte delle organizzazioni sindacali maggiori, la CGIL e la FP CGIL contestano le penalizzazioni previdenziali dei dipendenti pubblici in generale, denunciando l'innalzamento dei requisiti e il ritardo nel pagamento del TFS/TFR. Infine, l'ANP ha sollecitato il Governo a ridurre i tempi di pagamento della buonuscita e ad azzerare il ritardo del TFS/TFR rispetto al pensionamento, chiedendo inoltre un'armonizzazione strutturale dei trattamenti retributivi con le altre dirigenze dell'Area.
| Anno di Perequazione | Percentuali di Rivalutazione (Scaglioni) |
|---|---|
| 2013-2014 | 100% fino a 3x minimo; scaglioni 40%, 20%, 10%, 0% |
| 2015-2018 | 100% fino a 3x minimo; scaglioni 95%, 75%, 50%, 45% |
| 2019 | 100%, 97%, 77%, 52%, 47%, 45%, 40% |
| 2022 | 100% fino a 4x minimo; scaglioni 90%, 75% |
| 2023 | 100% fino a 4x minimo; scaglioni 85%, 53%, 47%, 37%, 32% |
| 2024 | 100% fino a 4x minimo; scaglioni 85%, 53%, 47%, 37%, 22% |
| 2025 | 100% fino a 4x minimo; scaglioni 90%, 75% |
| 2026 (Provv.) | 100% fino a 4x minimo; scaglioni 90%, 75% (Indice 1,4%) |
| 2027 (Proposta) | 100% fino a 4x minimo; scaglioni 85%, 53%, 47%, 37%, 32% |