L’Italia ha mantenuto la stabilità dei risultati scolastici nell’indagine OCSE-PISA 2025, distinguendosi da un contesto internazionale segnato da un diffuso arretramento delle competenze. Sebbene il sistema scolastico nazionale sia definito "solido" rispetto alla media OCSE, i dati evidenziano profonde fratture strutturali che richiedono un intervento immediato per trasformare la resilienza in eccellenza.
I risultati, presentati ufficialmente dall’INVALSI l’8 settembre 2026 presso l’Archivio di Stato di Roma, mostrano come il Paese sia riuscito a evitare il cedimento che ha interessato molti altri Stati tra il 2022 e il 2025. Tuttavia, dietro la media nazionale si celano ancora due scuole: una caratterizzata dal Nord e dai Licei, e un'altra dal Mezzogiorno e dagli Istituti Professionali, con distanze che riflettono disuguaglianze sistemiche ancora difficili da colmare.
Il dato politico e scolastico più rilevante emerge dal confronto con la media OCSE: mentre molti Paesi hanno subito un crollo post-pandemia, l'Italia appartiene a quel ristretto gruppo di nazioni capaci di mantenere i propri livelli. In Matematica, l'Italia raggiunge 468 punti contro i 463 della media OCSE; in Lettura, il punteggio è di 474 a fronte dei 461 internazionali; nelle Scienze, il focus dell'edizione 2025, l'Italia si attesta a 483 punti, quasi perfettamente in linea con la media di 482.
Analisi dei divari strutturali: il binario della disuguaglianza
Nonostante la tenuta complessiva, l'analisi dei dati rivela criticità che non possono essere ignorate dai decisori politici e dai dirigenti scolastici. Il sistema italiano opera ancora su binari distinti, dove il background territoriale e il percorso formativo scelto influenzano drasticamente le competenze acquisite. Il divario territoriale in Matematica è particolarmente marcato: il Nord-Ovest registra 492 punti, mentre il Mezzogiorno si ferma a 437, segnando una distanza di 55 punti che riflette le storiche disparità di opportunità.
Ancor più drammatico appare il divario legato ai percorsi formativi. In Matematica, i Licei raggiungono i 501 punti, mentre gli Istituti Professionali si attestano su 386. Questa differenza di 115 punti evidenzia come la scuola professionale fatichi ancora a garantire livelli di competenza equiparabili a quelli dei percorsi liceali, nonostante gli sforzi di riforma. Inoltre, solo il 4% dei ragazzi italiani raggiunge i livelli più alti di eccellenza in lettura e scienze, una percentuale significativamente inferiore al 6-7% della media OCSE, indicando una difficoltà del sistema nel promuovere i talenti e nel sostenere gli studenti più brillanti.
Un altro punto di attenzione riguarda le competenze digitali, misurate attraverso il Computational Problem Solving. L'Italia ha ottenuto 490 punti, restando al di sotto della media OCSE di 500. Il dato più allarmante è che il 39% degli studenti non raggiunge il livello base 3, evidenziando una lacuna nell'integrazione delle competenze tecnologiche avanzate. Questo scenario è aggravato da criticità strutturali come il triplo delle assenze rispetto alla media mondiale e il fatto che 1 studente su 5 consideri la scuola una "perdita di tempo", segnali di un minor senso di appartenenza che richiede strategie pedagogiche urgenti.
Il contesto normativo e la risposta del Ministero
Il Ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha definito il sistema scolastico italiano come "solido", sottolineando la capacità del Paese di ridurre i divari storici e posizionarsi come un riferimento internazionale importante. Questa valutazione si inserisce in un quadro di resilienza: mentre la media OCSE in lettura è scesa di 14 punti tra il 2022 e il 2025, l'Italia ha mantenuto i propri livelli, dimostrando una capacità di assorbimento degli shock esterni superiore a molti partner europei.
Tuttavia, l'analisi a lungo termine (dal 2018 al 2026) mostra che i risultati sono calati di circa 10-20 punti in tutte le discipline, suggerendo che il sistema stia "galleggiando" senza progredire. Per trasformare questa stabilità in un salto di qualità, la strategia deve puntare su tre pilastri fondamentali: l'autonomia delle scuole, la leadership dei dirigenti e la professionalità dei docenti. È necessario passare da una gestione della fragilità a una promozione attiva delle competenze di alto livello, integrando didatticamente il Computational Problem Solving e l'intelligenza artificiale, dato che il 50% degli studenti utilizza già chatbot per lo studio.
| Indicatore PISA 2025 | Risultato Italia | Media OCSE |
|---|---|---|
| Lettura | 474 punti | 461 punti |
| Matematica | 468 punti | 463 punti |
| Scienze | 483 punti | 482 punti |
| Comp. Problem Solving | 490 punti | 500 punti |
Impatto operativo per docenti, dirigenti e istituzioni
Per la comunità scolastica, i dati PISA 2025 non costituiscono una semplice "pagella", ma una base empirica fondamentale per la progettazione didattica e gestionale. La sfida immediata per i dirigenti scolastici riguarda l'utilizzo dei dati INVALSI, già restituiti il 2 settembre, per la revisione del Piano Triennale dell'Offerta Formativa (PTOF). È necessario orientare le risorse e i fondi ministeriali verso interventi mirati per il Mezzogiorno e per gli Istituti Professionali, dove il divario di competenze è massimo.
Per il corpo docente, l'urgenza si sposta sulla promozione delle competenze di eccellenza. Poiché l'Italia è brava a contenere la fragilità ma meno a valorizzare i talenti, la progettazione curricolare deve includere percorsi di potenziamento STEM e strumenti per il monitoraggio continuo del senso di appartenenza degli studenti. È fondamentale affrontare il problema delle assenze, che restano una criticità strutturale superiore alla media internazionale, attraverso strategie di coinvolgimento attivo e personalizzazione dei percorsi di apprendimento.
Cosa cambia concretamente per la scuola: azioni immediate
In base ai risultati emersi, le scuole dovranno avviare le seguenti azioni operative:
- Revisione del PTOF: Integrazione immediata di misure di supporto per il potenziamento delle competenze digitali e del Computational Problem Solving.
- Interventi differenziati: Sviluppo di programmi specifici per gli Istituti Professionali volti a ridurre il divario di 115 punti rispetto ai Licei.
- Focus sull'eccellenza: Creazione di percorsi per gli studenti che mostrano attitudini elevate, per aumentare la percentuale di ragazzi che raggiungono i livelli massimi di competenza.
- Monitoraggio territoriale: Utilizzo dei dati per identificare le aree di maggiore criticità nel Mezzogiorno e destinare risorse specifiche per il recupero dei divari storici.
Nonostante gli investimenti previsti, la qualità effettiva dei mezzi digitali rimane un punto di discussione tra presidi e studenti; pertanto, la scuola deve garantire che le tecnologie siano realmente integrate nei processi di apprendimento e non restino semplici strumenti passivi. La sfida del salto di qualità richiede una trasformazione della resilienza in una strategia proattiva di miglioramento continuo.
Per approfondimenti sulle dichiarazioni ministeriali e sui dati ufficiali, è possibile consultare il sito ufficiale del Ministero dell'Istruzione e del Merito.
Nota informativa: Non è ancora stato chiarito quali misure specifiche il Ministero attuerà per colmare il divario di 115 punti tra licei e professionali; la scuola dovrà quindi agire con autonomia pedagogica sulla base dei dati disponibili. La scadenza per l'utilizzo dei dati INVALSI nella progettazione del PTOF è immediata, a seguito della restituzione avvenuta il 2 settembre 2026.
FAQs
PISA 2025: l’Italia resiste al calo internazionale ma resta il nodo critico dei divari territoriali e formativi
L'Italia ha mantenuto una posizione di stabilità, superando la media OCSE in Lettura (474 punti contro 461), Matematica (468 contro 463) e Scienze (483 contro 482). Questo risultato distingue il sistema italiano da molti altri Paesi che hanno registrato un arretramento significativo delle competenze nel periodo post-pandemia.
I dati evidenziano forti divari territoriali, con una distanza di 55 punti in Matematica tra Nord-Ovest e Mezzogiorno, e una frattura di percorso di 115 punti tra Licei e Istituti Professionali. Inoltre, solo il 4% degli studenti italiani raggiunge i livelli di eccellenza più alti, indicando una difficoltà nel promuovere i talenti rispetto alla semplice contenzione della fragilità.
L'Italia ha ottenuto 490 punti, restando sotto la media OCSE (500), con il 39% degli studenti che non raggiunge il livello base 3. Questo richiede un'integrazione didattica immediata delle competenze digitali e dell'intelligenza artificiale, considerando che metà degli studenti utilizza già chatbot per lo studio.
I risultati devono servire come base empirica per il Piano Triennale dell'Offerta Formativa (PTOF), con interventi mirati per il Mezzogiorno e gli Istituti Professionali. È fondamentale monitorare il senso di appartenenza e le assenze scolastiche, che sono superiori alla media mondiale, e potenziare le competenze STEM.