Il sistema scolastico italiano si trova oggi ad affrontare una sfida strutturale che riguarda le fondamenta stesse della sua governance. Durante la Didacta 2026, il coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, Vito Carlo Castellana, ha lanciato una proposta di ampio respiro che mira a scardinare il modello attuale di gestione delle istituzioni scolastiche. Il cuore del progetto risiede nella separazione netta dei ruoli: da un lato, una figura dedicata esclusivamente agli aspetti organizzativi, amministrativi e gestionali; dall'altro, un coordinatore della didattica incaricato della guida pedagogica e della qualità dell'offerta formativa.
Questa visione nasce dalla consapevolezza che la scuola pubblica, intesa come unico vero ascensore sociale rimasto nel Paese, sia diventata una struttura eccessivamente complessa da gestire per un unico soggetto. Secondo la proposta della Gilda, l'attuale modello di autonomia, pur nato con nobili intenti, ha generato una frammentazione sia organizzativa che didattica. La scuola si è trasformata in una macchina che deve gestire ingenti risorse pubbliche, come quelle derivanti dai fondi PON e PNRR, rischiando di trasformarsi in una struttura burocratica dove la gestione della sicurezza, della contabilità e della macro-organizzazione finisce per soffocare le prerogative professionali dei docenti e la missione educativa.
Dalla Legge sull'Autonomia alla crisi del modello di gestione unico
Il dibattito proposto da Castellana affonda le radici nella Legge n. 59/1997 sull'Autonomia Scolastica. Sebbene tale normativa abbia fornito gli strumenti per la gestione autonoma, la realtà operativa ha mostrato derive critiche. Il sindacalista evidenzia come la scuola sia oggi orientata verso una "ricerca di clienti", dove gli studenti vengono definiti utenza, e il dirigente scolastico si trovi a dover rispondere di ogni aspetto, dalla contabilità alla didattica pura. Questa iper-responsabilità ha portato alla necessità di creare figure di supporto, come i coordinatori di classe nelle scuole di grandi dimensioni, proprio perché il dirigente non riesce più a seguire ogni dettaglio pedagogico.
Il contesto normativo di riferimento richiama anche il Decreto Legislativo n. 233/1999 e il Decreto Legislativo n. 112/1998, che hanno affrontato la programmazione territoriale e il trasferimento di funzioni agli enti locali. Tuttavia, la critica della Gilda sottolinea che queste norme non sono state sufficienti a risolvere la questione della burocratizzazione eccessiva. Il problema risiede nel fatto che la scuola è diventata un "bancomat" per enti esterni e una struttura complessa che richiede competenze giuridico-economiche specializzate, spesso distanti dalla missione pedagogica che dovrebbe restare al centro dell'azione educativa.
In questo scenario, la proposta di governance duale cerca di recuperare un equilibrio perduto. Il riferimento esplicito al sistema universitario italiano — dove coesistono un Direttore Generale per la gestione e un Rettore per la didattica — funge da modello di riferimento per una scuola che necessiti di agilità. L'obiettivo è garantire che la libertà di insegnamento, tutelata dagli articoli 33 e 34 della Costituzione, non venga svuotata da adempimenti amministrativi che non appartengono alla natura del lavoro docente.
La proposta della Gilda: un modello duale per la scuola del futuro
La proposta strutturale prevede la creazione di due poli distinti all'interno della scuola. Il primo polo sarebbe occupato da un dirigente scolastico con competenze giuridico-economiche, una figura simile per funzioni al DSGA, che si occuperebbe di:
- Gestione delle risorse pubbliche (fondi PNRR e PON);
- Sicurezza e macro-organizzazione degli spazi;
- Contabilità e trasparenza sulle risorse;
- Relazioni con gli enti locali e gestione amministrativa generale.
Il secondo polo, invece, vedrebbe la nascita di un Coordinatore della Didattica. Questa figura non sarebbe un semplice supporto, ma un docente esperto, eletto dal collegio dei docenti, che avrebbe il compito di:
- Coordinare la qualità dell'offerta formativa;
- Garantire la coerenza pedagogica dei percorsi scolastici;
- Promuovere la partecipazione democratica alla vita scolastica;
- Assicurare il successo formativo degli studenti.
Questa separazione permetterebbe ai docenti di avere una figura di riferimento che parli la loro lingua professionale, mentre il dirigente scolastico potrebbe concentrarsi sulla compliance normativa e sulla sostenibilità economica dell'istituzione. La Gilda sottolinea che, indipendentemente dal nome della figura (preside elettivo o coordinatore), la sostanza è la condivisione delle scelte educative tra tutti i soggetti coinvolti, evitando che la scuola diventi una "macchina burocratica" priva di anima pedagogica.
È importante sottolineare che questa proposta non è ancora un obiettivo di contrattazione immediata. Il coordinatore nazionale della Gilda ha chiarito che si tratta di una visione di lungo termine da costruire con la politica. Non sono ancora stati definiti i criteri specifici di elezione del coordinatore né le modalità di passaggio di competenze, ma l'intento è chiaro: avviare un dialogo con il governo per discutere di investimenti reali e sburocratizzazione strutturale.
| Elemento della Proposta | Dettaglio Operativo |
|---|---|
| Figura Gestionale | Dirigente Scolastico focalizzato su economia, sicurezza, PNRR e contabilità. |
| Figura Pedagogica | Coordinatore della Didattica (docente esperto eletto dal collegio). |
| Modello di Riferimento | Sistema universitario (Direttore Generale vs Rettore). |
| Obiettivo Primario | Alleggerire l'iper-responsabilità del dirigente e tutelare la libertà di insegnamento. |
Cosa cambia concretamente per i protagonisti della scuola
Per il Dirigente Scolastico, il cambiamento più significativo sarebbe la riduzione del carico di lavoro pedagogico. Potendo delegare la coordinazione didattica a una figura dedicata, il dirigente potrebbe focalizzarsi sulle competenze giuridico-economiche necessarie per gestire le complessità della scuola moderna, migliorando l'efficienza nella gestione delle risorse e della sicurezza.
Per i Docenti, la proposta introduce la possibilità di eleggere un coordinatore della didattica che abbia parità professionale. Questo significherebbe avere un interlocutore diretto per la qualità dell'offerta formativa, riducendo il rischio che le decisioni pedagogiche siano subordinate a necessità amministrative o burocratiche. La scuola diventerebbe un luogo dove la libertà di insegnamento è supportata da una guida esperta e non soffocata da adempimenti di contorno.
Per la Scuola nel suo complesso, la separazione dei ruoli garantirebbe maggiore agilità. Una struttura che distingue chiaramente tra "gestione" e "didattica" è più capace di rispondere alle esigenze del territorio e degli studenti, proteggendo il diritto allo studio e il successo formativo da una burocratizzazione che, come evidenziato dalla pronuncia del CNPI del 2010, rischia di svuotare le prerogative professionali dei docenti.
In sintesi, sebbene non vi siano ancora tavoli di contrattazione attivi o testi legislativi definitivi, la proposta della Gilda pone una scadenza concettuale importante: la necessità di una riforma degli organi collegiali che non sia solo formale, ma sostanziale, per riportare la scuola al centro della sua missione educativa.
Per chi lavora nel sistema scolastico, il prossimo passo consiste nel monitorare l'evoluzione di questo dibattito sindacale e politico. La proposta mira a trasformare la scuola da "macchina burocratica" a istituzione capace di gestire le risorse pubbliche senza sacrificare la qualità dell'insegnamento, garantendo che la scuola pubblica rimanga il pilastro della formazione dei cittadini.
È fondamentale ricordare che, ad oggi, la proposta è un indirizzo sindacale di lungo periodo. Non sono previsti cambiamenti immediati nelle procedure di assegnazione dei docenti ai plessi o nelle modalità di gestione dei fondi, ma il percorso tracciato dalla Gilda mira a influenzare le scelte politiche future per una vera sburocratizzazione del sistema.
Per approfondimenti sulla revisione degli organi collegiali e sulla governance scolastica, è possibile consultare la pronuncia del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione (CNPI) del 2010, che già evidenziava la necessità di una gestione che non svuoti le prerogative professionali dei docenti.
FAQs
Riforma della governance scolastica: la proposta della Gilda per separare gestione amministrativa e coordinamento didattico
La proposta prevede la separazione netta dei ruoli di gestione scolastica in due figure distinte: un dirigente scolastico dedicato esclusivamente agli aspetti amministrativi, economici e di sicurezza, e un coordinatore della didattica eletto dal collegio dei docenti. L'obiettivo è liberare il dirigente dall'iper-responsabilità burocratica per permettergli di focalizzarsi sulla gestione delle risorse e della sicurezza.
I docenti avrebbero la possibilità di eleggere un coordinatore esperto che si occupi specificamente della qualità pedagogica e dell'offerta formativa, garantendo una maggiore parità professionale. Questo modello mira a ridurre la frammentazione didattica e a garantire una gestione più agile e vicina alle esigenze degli studenti e del territorio.
Al momento si tratta di una proposta di indirizzo sindacale e non di un testo legislativo già approvato o di un obiettivo di contrattazione immediata. La Gilda intende avviare un dialogo con la politica a medio e lungo termine per costruire una riforma strutturale che sburocratizzi il sistema scolastico.
La proposta si basa sulla Legge sull'Autonomia Scolastica (n. 59/1997) e sui decreti legislativi per la programmazione territoriale, richiamando gli articoli 33 e 34 della Costituzione. Come modello di riferimento, viene citato il sistema universitario italiano, che separa già le funzioni di Direzione Generale (gestione) da quelle del Rettore (didattica).