Il settore dell'istruzione e della ricerca sarà protagonista di una significativa mobilitazione nazionale per l'intera giornata del 30 ottobre 2026. La protesta, che coinvolgerà il personale docente, il personale tecnico e amministrativo (ATA) e gli studenti, è stata proclamata da un ampio fronte sindacale che include le confederazioni USB, USI CIT, ADL Cobas, CLAP, Confederazione Cobas, SIAL Cobas e CIB Unicobas, con le adesioni di USI P.I., SSB, USI Educazione, CUB SUR, FISI, Unicobas Scuola&Università e Cobas Pubblico Impiego.
L'iniziativa si inserisce in un clima di forte tensione politica e sociale, con l'obiettivo di sollevare critiche strutturali verso le attuali politiche governative e le scelte di investimento nel sistema educativo. L'azione di sciopero non si limita a una protesta di cattedra, ma si configura come un manifesto politico contro la militarizzazione della società e l'economia di guerra. Le sigle sindacali hanno espresso una ferma opposizione all'aumento delle spese militari e alla produzione di armamenti, denunciando il conseguente peggioramento delle condizioni lavorative e il drenaggio di risorse verso la filiera bellica a scapito dello stato sociale.
La mobilitazione mira a spingere per un azzeramento delle spese militari e per la conversione immediata di tali risparmi in investimenti diretti per la sanità, la scuola, l'edilizia pubblica e i trasporti, promuovendo una cultura di pace che sia il fulcro dell'educazione nelle istituzioni scolastiche. Parallelamente alle istanze di pace, la protesta solleva questioni urgenti legate alla realtà quotidiana dei lavoratori della scuola, tra cui l'adeguamento dei salari all'inflazione, l'assunzione stabile dei 250.000 precari, il blocco dei tagli al personale ATA e la garanzia di un'edilizia scolastica sicura.
I sindacati denunciano inoltre le criticità introdotte dal DL scuola del 30 settembre 2026, criticando le modalità di gestione delle classi e le politiche di dimensionamento che, secondo le organizzazioni, penalizzano la qualità del servizio pubblico e il potere d'acquisto dei lavoratori.
Cosa dice la Legge 146/1990 (art. 1) in sintesi
La normativa di riferimento per la gestione delle proteste nel settore educativo è la Legge 12 giugno 1990, n. 146. L'articolo 1 definisce l'istruzione come un servizio pubblico essenziale, poiché tutela diritti costituzionalmente garantiti come la vita, la salute, la libertà e la sicurezza.
Tale qualificazione normativa implica che l'esercizio del diritto di sciopero non può essere assoluto, ma deve essere bilanciato con la tutela dei diritti della persona. In particolare, la legge specifica che, per quanto riguarda l'istruzione pubblica, è necessario assicurare la continuità dei servizi negli asili nido, nelle scuole materne e nelle scuole elementari. Inoltre, la normativa impone la garanzia dello svolgimento degli scrutini finali e degli esami.
Questo significa che, nonostante il diritto di astensione, le istituzioni scolastiche devono adottare procedure che non pregiudichino le tappe fondamentali del percorso formativo degli studenti, garantendo l'effettività dei diritti fondamentali nei limiti delle prestazioni individuate come indispensabili.
Cosa dice l'Accordo sugli scioperi nel Comparto Istruzione e Ricerca del 2020 in sintesi
L'Accordo del 2 dicembre 2020, recepito dal Ministero dell'Istruzione e del Merito, fornisce le linee guida operative per la gestione dei conflitti collettivi nel comparto. Esso stabilisce le regole per la determinazione dei servizi minimi e le procedure di comunicazione. Le istituzioni scolastiche sono chiamate a organizzare il servizio in modo da garantire le prestazioni indispensabili, quali la vigilanza sui minori durante la refezione (ove non sia possibile una sostituzione adeguata) e le attività legate agli scrutini e agli esami finali.
L'accordo prevede inoltre meccanismi precisi per la raccolta delle dichiarazioni del personale. Il dirigente scolastico ha il compito di invitare i lavoratori a comunicare la propria intenzione di aderire o meno allo sciopero entro tempi certi, al fine di poter organizzare la continuità didattica e amministrativa. È fondamentale sottolineare che, secondo quanto previsto dalle norme di garanzia, lo sciopero non può determinare il differimento dello scrutinio oltre i cinque giorni rispetto alla scadenza prevista dal calendario scolastico, assicurando così che le scadenze istituzionali non vengano compromesse dalle azioni di protesta.
Contesto e precedenti
La mobilitazione del 30 ottobre 2026 si inserisce in un percorso di protesta costante che vede i sindacati scolastici impegnati nel denunciare il precariato e la mancanza di investimenti strutturali. Analizzando i dati storici, si nota come l'adesione degli scioperi vari significativamente in base alle tematiche trattate. Ad esempio, uno sciopero nazionale nel 2025 ha registrato un'adesione del 9,05%, mentre altre mobilitazioni hanno oscillato tra lo 0,42% e il 6,3%.
Un precedente rilevante è lo sciopero del 2 ottobre 2026, dove il Ministero ha già dovuto gestire le proteste della CSLE con adesione FI-SI, evidenziando la ricorrenza delle tensioni sul tema dei salari e della gestione del personale. La dinamica attuale è però caratterizzata da una forte polarizzazione politica: la richiesta di smilitarizzazione della società e il rifiuto della "cultura del riarmo" segnano un punto di svolta nelle rivendicazioni sindacali, che ora si collegano direttamente alle scelte geopolitiche e alla gestione dei fondi pubblici destinati alla difesa rispetto a quelli destinati alla scuola.
Inoltre, emerge una critica specifica verso la filiera industriale della difesa. Documenti recenti hanno evidenziato come aziende del settore bellico siano penetrate nel sistema scolastico attraverso percorsi di formazione scuola-lavoro e fondazioni culturali. Questa "militarizzazione degli spazi del sapere" è uno dei driver principali che spingono le sigle a richiedere il ritiro della formazione scolastica legata alla produzione di armamenti, sostenendo che la scuola debba rimanere un luogo di emancipazione e non di addestramento o propaganda.
Cosa cambia per docenti, ATA e scuole
Per il personale scolastico e le istituzioni, la giornata del 30 ottobre 2026 comporterà una serie di adempimenti operativi e vincoli normativi precisi. I Dirigenti Scolastici hanno l'obbligo di attivare, con la massima urgenza, la procedura di comunicazione degli scioperi ai lavoratori, utilizzando strumenti come la pubblicazione sui siti web istituzionali e l'affissione di avvisi leggibili nei locali della scuola.
Ecco i passaggi chiave e le responsabilità per i diversi soggetti coinvolti:
- Segreteria Didattica e Amministrativa: Deve gestire la raccolta delle dichiarazioni di adesione del personale entro il quarto giorno dalla comunicazione della proclamazione. Le dichiarazioni sono irrevocabili e servono a determinare le trattenute retributive. Inoltre, la segreteria deve preparare l'informativa destinata alle famiglie con almeno cinque giorni di preavviso.
- Docenti: Non sono obbligati a dichiarare l'adesione in anticipo, ma sono invitati a comunicare la propria intenzione per permettere l'organizzazione del servizio. Durante lo sciopero, i docenti devono garantire la continuità delle attività di valutazione (scrutini ed esami) e la vigilanza minima prevista, evitando che le astensioni compromettano le scadenze calendaristiche.
- Personale ATA: L'assenza del personale tecnico e ausiliario può determinare la chiusura dei plessi per motivi di sicurezza e igiene. Pertanto, la gestione dei contingenti è fondamentale per garantire l'apertura degli edifici e il servizio mensa.
- Istituzioni Scolastiche: Devono assicurare la vigilanza sugli ingressi e la gestione degli adempimenti amministrativi indifferibili, come il pagamento di stipendi e pensioni, garantendo la massima efficacia nell'ottemperanza degli obblighi di legge.
È importante notare che, sebbene lo sciopero sia proclamato per l'intera giornata, le prestazioni indispensabili non possono essere sospese. La scuola deve garantire la sicurezza degli studenti e la continuità dei servizi minimi previsti dall'Accordo del 2020, evitando che la protesta si trasformi in una totale paralisi dei diritti costituzionalmente tutelati degli alunni.
Le posizioni
Le sigle sindacali proclamanti (USB, USI CIT, ADL Cobas, CLAP, Confederazione Cobas, SIAL Cobas, CIB Unicobas, USI P.I., SSB, USI Educazione, CUB SUR, FISI, Unicobas Scuola&Università, Cobas Pubblico Impiego) hanno delineato una posizione di rottura netta con la politica degli appalti e l'abuso del lavoro part-time. La loro critica principale è rivolta al DL scuola del 30 settembre 2026, considerato un atto che non risponde alle reali necessità del sistema scolastico e che non affronta il problema del caro-vita.
Le richieste politiche sono esplicite: i sindacati chiedono la smilitarizzazione della società e il ritiro delle spedizioni militari all'estero. Sostengono che la scuola debba essere un presidio di cultura di pace e che la formazione scuola-lavoro debba essere liberata da ogni influenza della filiera bellica. Le organizzazioni di base, come i Cobas, sottolineano inoltre la necessità di difendere il potere d'acquisto dei salari dagli effetti dell'economia di guerra, proponendo una redistribuzione dei risparmi militari verso il welfare sociale.
Dall'altra parte, il Ministero dell'Istruzione e del Merito ha risposto alla proclamazione attraverso la Nota prot. 106240, fornendo le istruzioni operative per garantire che il diritto di sciopero non violi le norme sui servizi pubblici essenziali. Il Ministero ribadisce la necessità di bilanciare la libertà di protesta con la tutela della continuità didattica, specialmente per quanto riguarda gli esami e gli scrutini finali.
| Evento / Scadenza | Dettaglio |
|---|---|
| Data Sciopero Generale | 30 ottobre 2026 (intera giornata) |
| Preavviso Comunicazione Famiglie | Almeno 5 giorni prima dello sciopero |
| Scadenza Scrutini (differimento) | Massimo 5 giorni dalla scadenza prevista |
| Dati Adesione Storici (2025) | Variabili tra 0,42% e 9,05% |
FAQs
Roma, sciopero generale nella scuola il 30 ottobre 2026
Il servizio di istruzione è considerato un servizio pubblico essenziale ai sensi dell'articolo 1 della legge 146/1990. Il diritto di sciopero deve essere esercitato nel rispetto delle regole e delle procedure fissate dalla normativa vigente e dall'Accordo sugli scioperi del Comparto Istruzione e Ricerca del 2 dicembre 2020.
Le istituzioni scolastiche sono invitate ad attivare con massima urgenza la procedura di comunicazione degli scioperi ai lavoratori per garantire le prestazioni essenziali. Devono adottare soluzioni come la pubblicazione sul sito web della scuola o l'affissione di avvisi leggibili nei locali.
I sindacati esprimono forte opposizione al DL scuola del 30 settembre 2026 insieme a diverse altre istanze politiche. Le critiche si inseriscono in un contesto di protesta contro il militarismo, l'aumento delle spese militari e il peggioramento delle condizioni lavorative.
La richiesta mira a promuovere nelle scuole una cultura di pace che ripudia la guerra attraverso la smilitarizzazione della società. I sindacati chiedono inoltre la conversione della spesa militare in investimenti diretti per la scuola, la sanità e i servizi di assistenza.
Nel corso dell'anno scolastico 2025-2026, i sindacati hanno registrato diverse azioni di sciopero con percentuali di adesione variabili. Ad esempio, si sono verificate adesioni del 1,4% a maggio 2026, dello 0,82% nello stesso mese e del 9,05% nell'ottobre precedente.