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Oltre il divieto dei social: la crisi delle relazioni adulte e la sfida della governance algoritmica

Redazione Orizzonte Insegnanti
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Oltre il divieto dei social: la crisi delle relazioni adulte e la sfida della governance algoritmica

Il dibattito pubblico sulla salute mentale dei giovani e l'impatto dei social media sta attraversando una fase di profonda metamorfosi concettuale. Se negli ultimi anni la narrazione dominante ha puntato quasi esclusivamente sulla "colpa tecnologica" e sull'imposizione di barriere d'accesso, oggi l'analisi degli esperti si sposta verso una comprensione più complessa: i social non hanno creato il disagio, ma lo hanno amplificato in una società che ha smesso di offrire spazi comunitari e relazioni significative.

Secondo le analisi del psicoterapeuta Matteo Lancini, il malessere giovanile è il sintomo di un processo di sequestro del corpo dei figli, avvenuto molto prima dell'avvento degli smartphone. La scomparsa dei cortili, dei giardini e della comunità educante ha lasciato un vuoto che la tecnologia ha riempito, trasformando la crescita dei ragazzi in un percorso quasi esclusivamente digitale. In questo scenario, la vera responsabilità non risiede solo nell'oggetto tecnologico, ma nella fragilità degli adulti che, pur utilizzando i social per fini professionali e politici, tendono a negarne l'impatto educativo sui figli.

Dalla "colpa tecnologica" alla responsabilità della società on-life

Il passaggio fondamentale che emerge dalle recenti riflessioni di Lancini è la necessità di "spegnere gli adulti". Il problema non è solo il tempo trascorso davanti allo schermo, ma la qualità della presenza umana che lo circonda. Molti genitori e docenti si trovano a gestire una realtà in cui i ragazzi si confrontano costantemente con profili falsi, realtà virtuali perfette e standard estetici irrealistici generati dall'intelligenza artificiale, sentendosi inadeguati e "difettosi" di fronte a modelli che non esistono nella realtà fisica.

Questa dinamica è alimentata da una progettazione intenzionale delle piattaforme. Documenti interni di Meta hanno rivelato come dipendenti abbiano definito Instagram una "droga", mentre il CEO Mark Zuckerberg ha ammesso di aver voluto nascondere ai genitori le funzioni dei video in diretta per non danneggiare il prodotto. Si tratta di architetture di dipendenza progettate per trattenere l'utente il più a lungo possibile, utilizzando meccanismi simili a quelli delle slot machine, come lo scrolling infinito e le notifiche push mirate.

In questo contesto, il divieto assoluto appare spesso come una misura inefficace e facilmente aggirabile dai nativi digitali. Sebbene paesi come Australia, Francia e Spagna abbiano introdotto restrizioni (con l'Australia che ha approvato una legge nazionale per vietare i social agli under 16), l'esperienza internazionale suggerisce che la protezione formale resti fragile se non accompagnata da un cambiamento culturale profondo. La sfida non è dunque solo "chi può entrare", ma "come le piattaforme sono progettate" per interagire con la mente umana.

Il quadro normativo italiano e le prospettive europee

In Italia, il panorama legislativo è ancora in fase di definizione. Non sono previsti divieti immediati per i minori di 16 anni, ma il dibattito parlamentare è attivo. Una proposta bipartisan, sostenuta da Marianna Madia (Pd) e Lavinia Mennuni (Fdi), mira a proteggere i minori online attraverso il divieto d'uso sotto i 15 anni, l'introduzione di sistemi di age verification e l'aumento a 16 anni per il consenso autonomo al trattamento dei dati.

Parallelamente, a livello europeo, si sta delineando il Digital Fairness Act (Dfa). Questo provvedimento mira a colpire direttamente i dark patterns (design manipolativi), il marketing tramite influencer e i sistemi che creano dipendenza. L'obiettivo è spostare il focus dalla responsabilità del singolo minore alla responsabilità delle aziende tecnologiche, che dovranno garantire trasparenza e misure di sicurezza adeguate per i più giovani.

Un punto di riferimento fondamentale è stato fornito dall'Autorità Garante per l'infanzia e l'adolescenza (Agia). Nel parere inviato al Governo il 23 aprile 2025, la Garante Filomena Albano ha chiarito che l'accesso ai social non è vietato ai minori di 16 anni, ma ha ribadito con forza che il consenso al trattamento dei dati personali deve spettare esclusivamente ai genitori, sottolineando la necessità di una vigilanza attiva e consapevole.

Cosa cambia concretamente per la scuola e le famiglie

Per docenti, dirigenti e famiglie, il cambio di paradigma suggerisce di abbandonare la retorica del "coprifuoco digitale" come unica soluzione e adottare strategie di educazione all'uso consapevole. La scuola e la famiglia devono collaborare per costruire un sistema di governance che metta al centro il giudizio umano e la supervisione educativa, piuttosto che il semplice controllo tecnico.

Le azioni concrete da intraprendere includono:

  • Educazione alla partecipazione leggera: Insegnare ai ragazzi a distinguere tra la realtà e la costruzione estetica dei profili social, promuovendo il pensiero critico sulle immagini filtrate dall'IA.
  • Monitoraggio attivo del consenso: I genitori devono verificare regolarmente le autorizzazioni ai dati personali concesse dalle piattaforme, specialmente per i minori sotto i 16 anni.
  • Modelli di comportamento adulti: Gli adulti devono essere consapevoli del proprio uso dei social, evitando l'ipocrisia di vietare l'uso ai figli mentre lo utilizzano costantemente per fini personali o professionali.
  • Richiesta di trasparenza algoritmica: Sostenere e promuovere normative che obblighino le piattaforme a disattivare le funzioni più manipolatorie e a fornire strumenti di controllo più granulari per i minori.
Paese / IniziativaStato della Normativa / Azione
AustraliaLegge nazionale per il divieto dei social agli under 16.
FranciaDivieto di accesso ai social sotto i 15 anni.
SpagnaLimite ai 16 anni con responsabilità per le piattaforme.
Unione EuropeaSviluppo del Digital Fairness Act contro i design manipolativi.
ItaliaProposta parlamentare per divieto sotto i 15 anni e verifica dell'età.
Limiti della ricerca e prospettive future

È importante sottolineare che, sebbene la correlazione tra uso intensivo dei social e sintomi di ansia o depressione sia evidente, la ricerca scientifica attuale mostra ancora una correlazione modesta. Non è ancora stabilito con certezza assoluta se la tecnologia sia la causa primaria o se agisca come un potente amplificatore di un disagio preesistente. Il prossimo passo normativo in Italia si concentrerà sull'adeguamento della normativa nazionale al GDPR, con un focus specifico sulla protezione dei dati dei minori online e sul monitoraggio dei decreti legislativi in corso.

La vera sfida, come suggerito dalla Fondazione Mondo Digitale, non è né vietare né liberalizzare indiscriminatamente, ma costruire un sistema di governance educativa. Questo richiede una collaborazione costante tra scuola, famiglia e istituzioni per garantire che i ragazzi possano abitare il mondo digitale senza che questo ne comprometta lo sviluppo identitario e psicologico.

Per approfondire le linee guida sulla protezione dei minori, è possibile consultare il parere ufficiale dell'Autorità Garante per l'infanzia e l'adolescenza.

La consapevolezza degli adulti è il primo scudo contro la dipendenza digitale.

FAQs
Oltre il divieto dei social: la crisi delle relazioni adulte e la sfida della governance algoritmica

I social media sono la causa principale del malessere psicologico dei giovani?+

Secondo il psicoterapeuta Matteo Lancini, i social non hanno creato il disagio, ma lo hanno riempito in una società che ha già perso spazi comunitari e relazioni significative. La ricerca attuale indica una correlazione tra uso dei social e ansia, ma non è ancora confermato che la tecnologia sia la causa primaria rispetto a fattori sociali preesistenti.

È vietato l'accesso ai social media ai minori di 16 anni in Italia?+

Attualmente non esiste un divieto assoluto di accesso ai social per i minori di 16 anni in Italia. Tuttavia, l'Autorità Garante per l'infanzia e l'adolescenza (Agia) specifica che il consenso al trattamento dei dati personali deve essere fornito dai genitori.

Perché i divieti sui social sono considerati poco efficaci daiuteri?+

I divieti sono spesso facilmente aggirabili dai nativi digitali e non affrontano la dipendenza strutturale causata dagli algoritmi progettati come "slot machine". Gli esperti suggeriscono di spostare il focus sulla regolamentazione delle piattaforme e sulla responsabilità degli adulti come modelli di comportamento.

Quali azioni pratiche possono intraprendere genitori e scuole?+

Si consiglia di abbandonare la retorica del divieto assoluto a favore di un'educazione all'uso consapevole e di una partecipazione leggera. È fondamentale che gli adulti monitorino attivamente il consenso ai dati e promuovano relazioni umane di qualità, dando l'esempio nel proprio comportamento digitale.

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Questo articolo è stato curato dal team editoriale di Orizzonte Insegnanti. I nostri contenuti sono realizzati sfruttando tecnologie avanzate di intelligenza artificiale per l'analisi normativa, e vengono sempre supervisionati e revisionati dalla nostra redazione per garantire la massima accuratezza e utilità per il personale scolastico.

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