Fondo da 230 milioni per buoni pasto insegnanti e ATA oltre le 6 ore di lavoro
Il personale docente e il personale ATA si trovano oggi a gestire una realtà scolastica caratterizzata da presenze prolungate che spesso superano abbondantemente l'orario antimeridiano. Tra la gestione del tempo pieno, le attività di laboratorio, le riunioni collegiali, gli scrutini e la formazione obbligatoria, la permanenza negli edifici scolastici è diventata una costante che, tuttavia, non trova ancora un adeguato riconoscimento economico sotto forma di buoni pasto.
A rispondere a questa criticità è il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), che ha presentato una proposta ufficiale indirizzata al Ministro dell'Istruzione e del Merito. L'iniziativa mira a istituire un Fondo nazionale per il servizio sostitutivo di mensa, volto a garantire un beneficio economico a chi, a causa di attività obbligatorie, supera le sei ore di lavoro giornaliere in presenza. L'obiettivo è colmare un vuoto normativo che attualmente penalizza i lavoratori della scuola rispetto ad altri comparti della pubblica amministrazione.
Il vuoto normativo e la disparità di trattamento nel comparto scuola
L'attuale quadro legislativo presenta un'anomalia che il CNDDU intende evidenziare con forza. Sebbene l'articolo 8 del decreto legislativo 66/2003 sancisca il diritto alla pausa per il lavoratore che supera le sei ore giornaliere, esso non specifica automaticamente il diritto al buono pasto. Questa distinzione crea una criticità operativa: mentre in molti altri settori pubblici il pasto è previsto per chi supera tale soglia, nel comparto Istruzione e Ricerca non esiste una disciplina generale specifica.
Il CCNL Istruzione e Ricerca 2022-2024, sottoscritto il 23 dicembre 2025, non include tutele per i buoni pasto nelle istituzioni scolastiche. Secondo quanto dichiarato dal presidente del CNDDU, Romano Pesavento, l'esclusione di tale beneficio per chi è formalmente convocato per attività obbligatorie è difficilmente conciliabile con i principi di ragionevolezza e la tutela della salute dei lavoratori. La proposta mira quindi a trasformare il diritto alla pausa in un riconoscimento concreto del pasto consumato durante la permanenza prolungata.
Analisi dei costi e platea dei potenziali beneficiari
La proposta non si limita a una denuncia, ma delinea un piano finanziario preciso. Il Coordinamento stima che la misura potrebbe interessare circa 210.000 unità di personale ATA e 250.000 docenti. Il costo complessivo annuo stimato è di 228,9 milioni di euro, una cifra che rappresenterebbe solo lo 0,4% rispetto ai 58 miliardi di stanziamento della missione Istruzione scolastica per il 2026. Tale importo verrebbe coperto dalla fiscalità generale e dai rinnovi contrattuali, senza gravare sui bilanci delle singole scuole.
Il piano prevede una distribuzione delle risorse basata sulle esigenze specifiche dei due profili:
- Personale ATA: Il beneficio scatterebbe nelle giornate risultanti dal piano delle attività predisposto dal DSGA e adottato dal dirigente scolastico, o nelle giornate di lavoro straordinario autorizzato.
- Docenti: Il riconoscimento arriverebbe quando, dopo l'attività didattica, siano previste attività collegiali, scrutini, esami di Stato, formazione obbligatoria o altre attività funzionali formalmente convocate.
| Categoria Beneficiari | Stima Unità Coinvolte | Dettagli Erogazione |
|---|---|---|
| Personale ATA | ~ 210.000 unità | Piano attività DSGA / Lavoro straordinario |
| Docenti | ~ 250.000 unità | Attività collegiali, scrutini, esami, formazione |
Cosa cambia concretamente per il personale scolastico
Qualora la proposta venisse approvata dal Ministero, il sistema di erogazione si baserebbe su buoni elettronici acquistati tramite convenzioni nazionali. È fondamentale sottolineare che non sarà prevista la possibilità di monetizzazione né il cumulo con la mensa gratuita. La rilevazione delle giornate lavorative avverrebbe tramite i sistemi informativi già esistenti, con la necessaria attestazione del dirigente scolastico.
Il piano di attuazione prevede una gradualità per garantire la sostenibilità economica:
- Prima annualità: 100 milioni di euro destinati prioritariamente al personale ATA e alle scuole con tempo pieno, convitti e istituti tecnici.
- Seconda annualità: Incremento fino a 170 milioni di euro.
- Regime definitivo: Raggiungimento della soglia di 220-230 milioni di euro annui.
È importante notare che il beneficio non sarà dovuto in caso di ferie, assenze, lavoro agile o giornate prive di rientro. Al momento, la misura rimane una proposta programmatica e non costituisce ancora una previsione di spesa automatica, in quanto deve ancora essere discussa e approvata ufficialmente dal Ministero dell'Istruzione e del Merito.
In parallelo alla proposta del CNDDU, anche il sindacato Anief ha avviato una battaglia per la parità di trattamento, evidenziando come circa un milione di lavoratori scolastici siano attualmente esclusi da tale beneficio. La pressione sindacale mira a trasformare questa proposta in una norma strutturale per tutelare la salute e il buon andamento dell'amministrazione scolastica.
La proposta del CNDDU prevede un fondo di 230 milioni di euro per coprire i costi della misura.
FAQs
Fondo da 230 milioni per buoni pasto insegnanti e ATA oltre le 6 ore di lavoro
Il beneficio è destinato a circa 250.000 docenti e 210.000 unità di personale ATA che superano le sei ore di lavoro giornaliere in presenza negli edifici scolastici. Le giornate lavorative devono includere attività obbligatorie come riunioni, scrutini, formazione o progetti specifici che prolunghino la permanenza in sede.
Attualmente il Decreto Legislativo 66/2003 garantisce solo il diritto alla pausa per chi lavora oltre le sei ore, senza prevedere un rimborso economico. La proposta mira a colmare questo vuoto normativo, trasformando la pausa in un beneficio concreto tramite l'erogazione di buoni pasto per chi deve consumare il pasto durante il servizio prolungato.
Le risorse, stimate in circa 230 milioni di euro annui, proverrebbero dalla fiscalità generale e dai rinnovi contrattuali, senza gravare sui bilanci delle singole scuole. I beneficiari riceverebbero buoni elettronici tramite convenzioni nazionali, senza possibilità di monetizzazione o cumulo con la mensa gratuita.
La rilevazione delle giornate lavorative avverrebbe tramite i sistemi informativi esistenti, previa attestazione del dirigente scolastico. Il beneficio non sarebbe invece dovuto in caso di ferie, assenze, lavoro agile o giornate lavorative che non prevedano il rientro a casa dopo il servizio.