Scuola coranica con maestro e studenti: metafora del percorso formativo degli insegnanti italiani tra storia e precariato
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Come diventare insegnante in Italia: storia e sfide del reclutamento e del precariato

Redazione Orizzonte Insegnanti
3 min di lettura

Indice Contenuti

L’attuale panorama del mestiere di docente

Negli ultimi anni, il ruolo di insegnante si trova al centro di un crescente disincanto. Frasi come "Fare l’insegnante non è più una professione attrattiva" o "Guadagnare poco tra crediti, supplenze e precariato non vale la pena" rispecchiano una realtà complessa e spesso negativa.

Questa situazione evidenzia come la professione si sia progressivamente **bistrattata**, accentuando le criticità legate alla precaria stabilità lavorativa.

Il fenomeno del precariato nel reclutamento degli insegnanti

Secondo fonti come la UIL Scuola, negli ultimi dieci anni i docenti supplenti sono quasi raddoppiati:

  • Dal 12% nel 2015 al quasi 25% nel 2023
  • Con circa 135.000 unità in più in servizio

Questa crescita rappresenta una chiara testimonianza di come il precariato sia ormai una costante nel sistema scolastico pubblico.

La storia del reclutamento docente: tra innovazioni e continuità

Il sistema di reclutamento degli insegnanti in Italia si caratterizza per una tensione tra il principio costituzionale del concorso pubblico (articolo 97 della Costituzione) e le frequenti deroghe straordinarie.

Queste pratiche hanno portato alla nascita di quella che si può definire precariato "istituzionalizzato", un fenomeno che si manifesta sin dagli anni immediatamente successivi alla Seconda guerra mondiale.

Le origini e le prime forme di precarietà

Nel 1948, con il decreto legislativo n. 1127 del 7 maggio, furono istituiti i "ruoli speciali transitori". Queste categorie furono poi abrogate nel 2010, ma rappresentarono un primo step di deroghe al principio di turnover.

L’abilitazione differenziata e le prime innovazioni
  • Con la legge n. 1440 del 1955, l’abilitazione venne separata dal concorso pubblico, diventando un requisito indipendente.
  • Nel 1957, il DPR n. 1303 introdusse le abilitazioni "didattiche", rivolte a insegnanti con almeno cinque anni di servizio negli ultimi dieci.
Carriera e merito: tra giudizi e aspettative

Un’introduzione significativa fu quella del concorso del 1958, che ipotizzava un meccanismo di promozione anticipata basato sul merito. Tuttavia, tale formula rimase scarsamente utilizzata, evidenziando come il merito distinto non abbia mai rivoluzionato la logica di anzianità.

Le grandi riforme delle scuole di massa e le GAE

Negli anni Sessanta e Settanta, si assistette ad un incremento del numero di insegnanti, con importanti riforme:

  • 1966: legge Bellisario n. 603/1966, con la prima immissione in ruolo di docenti abilitati nella scuola media;
  • 1971: legge n. 1074, introdusse incarichi a tempo indeterminato e le Graduatorie Permanenti, riducendo temporaneamente il precariato;
  • 1978: legge n. 463, creò le Graduatorie provinciali ad esaurimento (GAE), simbolo di una stabilizzazione limitata e temporanea.

Progressivamente, queste strategie non sono riuscite a eliminare totalmente il fenomeno, e il precariato si è prolungato nel tempo.

Il doppio canale di reclutamento e i percorsi formativi alternativi

Dal 1989, con il decreto legge n. 357, si sperimentarono concorsi basati esclusivamente sui titoli, affiancati dai Corsi di specializzazione (SSIS) istituite nel 1990. Questi percorsi rappresentavano alternative strutturate ai classici concorsi pubblici.

Nel frattempo, si crearono anche percorsi riservati per chi avesse già maturato esperienza, come i corsi abilitanti del 1999 e, più recentemente, i TFA (Tirocini Formativi Attivi).

Riforme recenti, lauree e CFU: un’ulteriore trasformazione

  • Il decreto del 2010 e i successivi regolamenti portarono all’introduzione della laurea magistrale e di specifici CFU (Crediti Formativi Universitari), per una formazione più strutturata e mirata.
  • Per la scuola dell’infanzia e primaria, si prevedono percorsi di laurea quinquennale con tirocinio integrato. Nelle discipline di II grado, laurea biennale più TFA.

Le recenti riforme: il percorso triennale e il rinnovato sistema di formazione

Nel 2015, la riforma della Buona Scuola ha introdotto un percorso di tirocinio triennale post-concorso e un piano straordinario di assunzioni, cercando di affrontare le criticità di lunga data del reclutamento docente.

Dal 2017 e fino al 2024, si è reso obbligatorio il possesso di 24 CFU per l’accesso ai concorsi, con un successivo aumento a 60 CFU nel 2023, testimonianza di un percorso di formazione più complesso e qualificato.

Concorsi PNRR e formazione futura

Nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), sono in atto bandi di concorso con obiettivi di circa 70.000 nuove assunzioni e percorsi di formazione specializzanti, come i Corsi di specializzazione sul sostegno.

Dal 2025, ulteriori innovazioni includeranno nuovi percorsi di formazione e specializzazione, sempre più attenti alla qualità e alla stabilità dei docenti.

In conclusione: un sistema in evoluzione, ma ancora segnato dal precariato

La storia del reclutamento degli insegnanti italiani è ricca di riforme che si sono susseguite nel tempo, spesso con l’obiettivo di migliorare stabilità e merito. Tuttavia, il precariato “istituzionalizzato” rimane una costante, e le sfide attuali indicano che il sistema ha ancora bisogno di profonde trasformazioni per garantire un ruolo stabile e dignitoso ai docenti.

FAQs
Come diventare insegnante in Italia: storia e sfide del reclutamento e del precariato

Come si può diventare insegnante in Italia oggi?+

Per diventare insegnante in Italia, è necessario conseguire una laurea adeguata, successivamente superare un concorso pubblico che attesti le competenze specifichi e completare eventuali percorsi di formazione abilitanti, come i TFA o i CFU richiesti. L'accesso ai binari di reclutamento si è evoluto nel tempo, ma il percorso più stabile e riconosciuto resta il concorso pubblico, anche se spesso caratterizzato da molteplici proroghe e deroghe, che contribuiscono alla presenza del precariato istituzionalizzato.


Quando nasce il precariato “istituzionalizzato” nel sistema di reclutamento pubblico?+

Il precariato “istituzionalizzato” nasce già a partire dal secondo dopoguerra, con le prime deroghe e categorie temporanee, come i ruoli speciali transitori del 1948. Successivamente, con riforme e leggi come quella del 1955 e le GAE degli anni Settanta, si sono creati percorsi di stabilizzazione che, però, non sono riusciti a eliminare del tutto il fenomeno, rendendolo una costante nel sistema di reclutamento italiano.


Quali sono state le principali innovazioni nel reclutamento degli insegnanti in Italia?+

Tra le innovazioni più significative si possono citare la separazione dell’abilitazione dal concorso pubblico negli anni ’50, le abilitazioni didattiche introdotte negli anni ’50 e ’70, e l’implementazione di percorsi alternativi come le SSIS, TFA e i percorsi riservati. Tuttavia, nonostante queste innovazioni, la presenza di precariato protratto dimostra come le riforme abbiano spesso fallito nel garantire stabilità definitiva.


Perché il sistema di reclutamento ha spesso favorito il precariato?+

La tendenza a privilegiare procedure straordinarie, deroghe e incarichi temporanei, spesso all’interno di un quadro normativo complesso e poco coerente, ha contribuito a mantenere il precariato come elemento istituzionale. Questa situazione si è accentuata a causa di esigenze di emergenza e di continui ritardi nelle riforme strutturali, rendendo il precariato una componente stabile del sistema.


Quali sono le conseguenze del precariato istituzionalizzato sui docenti e sul sistema scolastico?+

Il precariato istituzionalizzato determina insicurezza lavorativa, poca motivazione e difficoltà nel pianificare una carriera a lungo termine per i docenti. Sul sistema scolastico, si traduce in una carenza di stabilità didattica, continuità e qualità dell’insegnamento, oltre a penalizzare il merito e la crescita professionale degli insegnanti.


Come si è evoluto il sistema di reclutamento con le riforme della legge 107/2015 e successivi?+

Le riforme della legge 107/2015, nota come “La Buona Scuola”, hanno introdotto un percorso di tirocinio triennale e un piano straordinario di assunzioni, cercando di ridurre il precariato. Tuttavia, l’obbligo di superare concorsi con requisiti più stringenti, come i CFU, e le nuove modalità di reclutamento, hanno ancora mantenuto alcune delle dinamiche di instabilità, anche se si sono fatti alcuni passi verso una maggiore professionalizzazione.


Quali prospettive ci sono per il futuro del reclutamento docente in Italia?+

Le prospettive future prevedono un ulteriore miglioramento dei percorsi formativi e di reclutamento, con l’introduzione di nuovi sistemi di selezione più meritocratici e una maggiore stabilizzazione dei posti di lavoro. Tuttavia, la strada è ancora lunga, e il fenomeno del precariato “istituzionalizzato” rappresenta una sfida che richiede riforme strutturali e decisive.


Quando si può affermare che il sistema di reclutamento in Italia ha finalmente eliminato il precariato?+

Al momento, non si può ancora affermare che il sistema abbia eliminato il precariato, poiché pratiche come le supplenze, i contratti a termine e le deroghe continuano a rappresentare una presenza significativa. Solo con riforme strutturali profonde e un sistema di reclutamento completamente meritocratico si potrà ambire a un'Italia con una docenza stabile e senza il peso del precariato “istituzionalizzato”.

Redazione Orizzonte Insegnanti
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Questo articolo è stato curato dal team editoriale di Orizzonte Insegnanti. I nostri contenuti sono realizzati sfruttando tecnologie avanzate di intelligenza artificiale per l'analisi normativa, e vengono sempre supervisionati e revisionati dalla nostra redazione per garantire la massima accuratezza e utilità per il personale scolastico.

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