La CUB Scuola Università Ricerca ha lanciato una forte denuncia contro la crescente militarizzazione dei sistemi di istruzione e di ricerca in Italia, evidenziando come l'interconnessione tra scuole, atenei e industria della difesa stia trasformando l'ecosistema dei saperi in un terreno fertile per l'economia di guerra. Secondo il sindacato, si sta delineando un modello di finanziamento della ricerca in cui le risorse pubbliche e private vengono distribuite prioritariamente laddove i margini di profitto e le opportunità di investimento bellico sono più elevati, mettendo a rischio l'autonomia e la libertà della ricerca scientifica.
L'allarme è scattato in seguito a una serie di iniziative istituzionali che vedono la scuola e l'università non più come spazi di libera formazione civile, ma come componenti funzionali a una nuova filiera industriale subalterna al militare. La critica della CUB si concentra sulla perdita della distinzione tra civile e militare e sulla progressiva erosione del welfare pubblico, che viene sistematicamente "dissanguato" per alimentare spese militari che, secondo il sindacato, non dovrebbero avere priorità sul futuro educativo e sociale del Paese.
Il sindacato sottolinea come questa deriva non sia solo una questione di singole collaborazioni, ma un vero e proprio cambiamento di paradigma che influenza la selezione delle materie prioritarie, i percorsi di studio e i meccanismi di distribuzione dei fondi. In questo scenario, la ricerca pubblica rischia di essere assoggettata a progetti di sicurezza che diventano appannaggio esclusivo del settore bellico, portando a una precarizzazione della ricerca e a una selezione di personale altamente qualificato destinato a scopi puramente operativi e industriali.
Cosa dice il Catalogo delle PMI del comparto Difesa in sintesi
Il Catalogo delle Piccole e Medie Imprese (PMI) del comparto Difesa, presentato ufficialmente dal Ministero della Difesa, rappresenta uno degli strumenti chiave identificati dalla CUB come motore della ristrutturazione industriale e accademica. Questo documento non è una semplice mappatura, ma un vero e proprio strumento di promozione volto a creare condizioni per nuove opportunità di collaborazione tra istituzioni, aziende e facoltà universitarie.
Il Catalogo raccoglie oltre 400 imprese suddivise in dieci macro-aree strategiche, che spaziano dall'aerospazio ai sistemi a pilotaggio remoto, dal cyber alla meccanica, fino all'intelligenza artificiale e alle tecnologie subacquee. L'obiettivo dichiarato è quello di "fare sistema", superando la frammentazione delle eccellenze per costruire filiere nazionali e internazionali capaci di accedere a mercati storicamente dominati dalle multinazionali estere. Tuttavia, per la CUB, questo processo si traduce nella creazione di una scuola concepita come funzionale agli interessi strategici del comparto militare, dove la ricerca viene orientata verso la produzione di tecnologie belliche.
Il documento evidenzia come la collaborazione tra Difesa, PMI e grandi player industriali sia la sfida dei prossimi anni. In questo contesto, la definizione di "tecnologia duale" viene considerata obsoleta: il militare deve essere liberato da ogni sospetto e considerato il volano principale per lo sviluppo tecnologico. Questo approccio favorisce l'integrazione di startup e piccole aziende all'interno delle filiere della difesa e della sicurezza, settori che stanno acquisendo una rilevanza fondamentale anche per i processi speculativi della finanza internazionale.
Contesto e precedenti
La deriva verso la militarizzazione dei saperi non è un fenomeno isolato, ma il risultato di una serie di scelte normative e programmatiche degli ultimi anni. Già nel 2024, la CUB aveva denunciato il definanziamento del CNR e degli atenei come fattore abilitante per l'ingresso di imprese belliche e fondazioni private nei progetti di ricerca e nell'insegnamento, chiedendo esplicitamente di privilegiare il finanziamento pubblico della ricerca di base rispetto a quella militare.
A livello istituzionale, il rapporto tra ricerca pubblica e sicurezza è strutturato attraverso il Piano nazionale della ricerca militare, che include accordi quadro con università ed enti di ricerca, oltre a programmi internazionali UE e NATO. Questi strumenti sono già operativi e definiscono il perimetro entro cui la ricerca tecnologica viene indirizzata verso le industrie, le PMI e le startup, spesso a discapito delle esigenze civili e della libertà accademica.
In ambito scolastico, il precedente risale già al 2016, con le iniziative didattiche MIM-Difesa che prevedevano conferenze tenute da personale militare e concorsi sulla memoria bellica. Negli anni successivi, queste attività si sono evolute in percorsi sulla "Cultura della Sicurezza", che il sindacato interpreta come un tentativo di spostare le priorità educative dalla funzione sociale della ricerca verso le esigenze operative della difesa. Parallelamente, si osserva una crescente pressione sui settori STEM, dove l'azione propagandistica di grandi gruppi industriali (come Leonardo) si fa sempre più marcata nel definire le competenze prioritarie per i giovani.
Un altro elemento di contesto rilevante è la Legge di Bilancio 2026. Sebbene non risultino nel testo ufficiale disposizioni che istituiscano una deroga generale ai tetti di spesa militare, la legge prevede comunque un accrescimento delle spese militari. Questa scelta politica viene letta dai sindacati come un segnale di priorità che sottrae risorse vitali all'istruzione e alla sanità, gettando le basi per nuovi processi di privatizzazione e per una scuola che diventa terreno fertile per dinamiche repressive e per l'applicazione di nuove sanzioni a carico dei movimenti giovanili.
Cosa cambia per docenti, ATA e scuole
L'impatto della militarizzazione dei saperi e della nuova filiera industriale della difesa si riflette concretamente sulla gestione quotidiana delle istituzioni scolastiche e universitarie. Per docenti e personale ATA, il cambiamento si manifesta principalmente nella selezione delle priorità didattiche e nell'accesso ai fondi di ricerca. La ricerca accademica e scolastica potrebbe diventare sempre più dipendente da progetti finanziati da grandi gruppi industriali o dal comparto militare, portando a una precarizzazione dei contratti di ricerca per garantire la disponibilità di personale altamente qualificato per scopi specifici.
Per le scuole, in particolare quelle secondarie di secondo grado, l'influenza si traduce in una didattica sempre più orientata verso la "Cultura della Sicurezza" e il ruolo delle Forze Armate. I bandi ministeriali (come quelli MIM-Difesa) concentrano le attività sui significati costituzionali e sociali del militare, influenzando i contenuti dei percorsi formativi e la scelta delle materie STEM. Questo può portare a una riduzione dello spazio dedicato alla libera ricerca e alla formazione critica, a favore di competenze tecniche direttamente spendibili nell'industria della difesa.
Per i dirigenti scolastici e le segreterie, la sfida operativa risiede nella gestione di collaborazioni sempre più strette con enti esterni e aziende del comparto militare. È necessario monitorare come queste collaborazioni influenzino l'autonomia scolastica e la neutralità degli spazi educativi. Inoltre, la normativa vigente introduce nuove fattispecie di illecito penale (come il blocco stradale con il corpo) che possono essere utilizzate per reprimere il dissenso giovanile, rendendo le scuole luoghi potenzialmente più soggetti a controlli e dinamiche repressive.
In sintesi, gli attori della scuola e dell'università devono affrontare:
- Una ridistribuzione dei fondi che privilegia la ricerca applicata alla difesa rispetto alla ricerca di base.
- L'integrazione di startup e PMI nelle filiere della sicurezza, con possibili opportunità di collaborazione ma anche rischi di subordinazione.
- Una didattica orientata verso la "Cultura della Sicurezza" e le esigenze del mercato del lavoro bellico.
- La necessità di difendere la libertà di insegnamento contro la persuasione costante di soggetti militari e industriali.
Le posizioni
La CUB Scuola Università Ricerca mantiene una posizione di netta opposizione alla "resa" dell'università agli interessi della difesa. Il sindacato contesta l'ingresso strutturale delle imprese belliche nella didattica e nella ricerca, specialmente nei settori dual-use, cyber-bellici e del procurement militare. La CUB chiede esplicitamente di interrompere gli accordi tra atenei e filiera bellica, proponendo invece di rafforzare il finanziamento pubblico della ricerca di base per preservare l'indipendenza del sapere.
Al contrario, il Ministero della Difesa promuove il Catalogo delle PMI come uno strumento positivo di "fare sistema". La loro posizione vede nella collaborazione tra istituzioni, università e industria un modo per rafforzare le filiere nazionali e internazionali, promuovendo le eccellenze italiane e garantendo la competitività tecnologica del Paese. Per il Ministero, l'intesa con il Ministero dell'Università e della Ricerca sulla "Cultura della Sicurezza" è un passo necessario per il Sistema Paese, volto a creare un dialogo più stretto tra mondo accademico e istituzioni per la difesa europea.
L'Unione degli Universitari si allinea alla critica sulla priorità data alle armi rispetto al futuro degli studenti. Il sindacato studentesco denuncia come l'investimento sulle armi sia quasi pari all'investimento totale sul Ministero dell'Università e della Ricerca, definendo la situazione come "sconfortante e inaccettabile". L'UDU chiede interventi in fase emendativa per garantire trasparenza e dialogo, evitando che i fondi pubblici concorrano al finanziamento di guerre anziché al miglioramento delle condizioni reali degli studenti.
| Evento / Dato | Dettaglio |
|---|---|
| Aziende nel Catalogo Difesa | Oltre 400 imprese suddivise in 10 macro-aree |
| Spesa Militare (Mil€x) | 13,167 miliardi di euro |
| Investimento Ministero UR | 13,887 miliardi di euro |
| Differenza di investimento | Solo 720 milioni di euro in più rispetto alla spesa militare |
FAQs
CUB denuncia militarizzazione scuole e università
Il sindacato evidenzia come siano state privilegiate alcune materie e determinati percorsi di studio attraverso la promozione di una costante opera di persuasione da parte di militari di ogni ordine e grado. Viene citata nello specifico l'azione propagandistica sulle materie Stem come esempio di questo fenomeno.
Il Catalogo favorisce l'incontro tra domanda e offerta tecnologica, permettendo alle università di collaborare con le PMI per la loro specializzazione tecnologica. Questo processo si inserisce in un modello di finanziamento della ricerca dove le risorse pubbliche e private vengono distribuite laddove sono maggiori i margini di profitto e le opportunità di investimento.
Il sindacato denuncia l'applicazione di nuovi reati e nuove sanzioni a carico dei movimenti giovanili come strumento di controllo. Tali misure sono descritte come parte di una dinamica repressiva che si manifesta nelle scuole e nelle università.
Il rapporto è caratterizzato da una forte interazione tra pubblico e privato, dove lo Stato indirizza le risorse verso le filiere emergenti in campo industriale. L'obiettivo è integrare startup e piccole aziende all'interno delle filiere nazionali e internazionali della difesa e sicurezza per accedere a finanziamenti e mercati globali.