La Commissione Europea ha ufficialmente avviato il percorso legislativo per ridefinire radicalmente le regole di accesso e di progettazione dei servizi digitali destinati ai più piccoli con la presentazione della proposta di regolamento EU Kids Act. Il piano legislativo, formalmente denominato EU Keeping Internet Digital Spaces Accountable and Trustworthy, mira a trasformare la tutela dei minori da una responsabilità frammentata tra singoli Stati membri in un quadro normativo unico e armonizzato a livello continentale.
L'iniziativa nasce dalla necessità di rispondere a dati critici che evidenziano come solo la metà dei bambini tra i 9 e i 16 anni in Europa dichiari di sentirsi al sicuro online, affrontando rischi che spaziano dal cyberbullismo ai disturbi del sonno, fino alla dipendenza emotiva da piattaforme digitali. La normativa si inserisce nel quadro del Digital Services Act (DSA) e dell'AI Act, focalizzandosi specificamente sulla protezione dello sviluppo psicologico e fisico dei minori.
Il cuore della proposta risiede nel principio della safety by design, ovvero l'obbligo per le aziende tecnologiche di integrare la sicurezza e la tutela dei minori direttamente nella progettazione stessa delle piattaforme. La normativa non si limita a imporre restrizioni passive, ma stabilisce standard tecnici rigorosi per eliminare i meccanismi di dipendenza, come lo scroll infinito, l'autoplay e le notifiche persistenti progettate per il consumo ininterrotto. Con un budget stimato di 56 milioni di euro per la gestione della macchina di vigilanza, l'intervento europeo intende dare priorità alla protezione dei cittadini rispetto ai profitti delle grandi piattaforme, come ribadito dalla Presidente della Commissione Ursula von der Leyen nel 2025: "Quando si tratta della sicurezza dei nostri figli online, l'Europa crede nei genitori, non nei profitti".
Il testo, composto da 43 articoli, introduce un sistema di accesso scaglionato basato sull'età, che differenzia i diritti e i limiti in base alla maturità del soggetto. Per i minori sotto i 13 anni, la proposta prevede un divieto assoluto di accesso ai servizi considerati "a rischio", inclusi social media, piattaforme video, videogiochi online con contatti con sconosciuti e chatbot basati sull'intelligenza artificiale. Per la fascia d'età compresa tra i 13 e i 15 anni, l'accesso sarà consentito solo tramite "account introduttivi" controllati dai genitori, con limiti temporali e restrizioni sui contatti. Solo dai 15 anni in su, gli utenti potranno gestire autonomamente i propri account senza le limitazioni specifiche imposte alle fasce precedenti.
Il sistema di accesso scaglionato e le nuove regole per le piattaforme
La proposta introduce distinzioni nette che cambieranno radicalmente il modo in cui i fornitori di servizi digitali devono gestire gli utenti. Per i bambini sotto i 3 anni, la normativa prevede un divieto assoluto di esposizione agli schermi e alle piattaforme digitali. Nella fascia d'età compresa tra i 3 e i 13 anni, l'accesso ai social media sarà consentito esclusivamente sotto la supervisione di genitori, tutori o insegnanti, con l'introduzione di limiti temporali rigorosi e standard di sicurezza elevati.
In questo contesto, la deroga per le piattaforme video progettate specificamente per i bambini sarà concessa solo tramite l'account del genitore, senza la creazione di un profilo attribuito al minore, e con la disattivazione di ogni sistema di raccomandazione personalizzato. Per gli adolescenti tra i 13 e i 15 anni, la normativa prevede una "porta stretta": i genitori potranno creare un account con funzionalità limitate, purché siano sempre attivi gli strumenti di controllo parentale e il tempo di utilizzo non superi un'ora al giorno. In questa fase di transizione, il genitore dovrà poter pre-approvare i nuovi contatti e fissare un tetto massimo al numero di persone nella lista amici.
Solo dai 15 anni in su, gli utenti potranno gestire autonomamente i propri account personali senza le limitazioni precedenti, garantendo così una progressione verso l'autonomia digitale che rispetti le tappe dello sviluppo psicologico. Un pilastro fondamentale del regolamento riguarda il design delle interfacce: le piattaforme saranno obbligate a disattivare per default la geolocalizzazione e il microfono fino ai 15 anni. Inoltre, le notifiche non potranno essere inviate durante l'orario scolastico e nel periodo compreso tra le 22:00 e le 08:00.
Per quanto riguarda l'intelligenza artificiale, i chatbot e gli AI companion saranno sottoposti a controlli rigorosi per impedire la dipendenza emotiva, con l'obbligo di disattivare la memoria conversazionale per default e sottoporre i sistemi a test obbligatori prima del lancio sul mercato. Gli App Store dovranno implementare una classificazione per età rigorosa, bloccando automaticamente i download di applicazioni non adatte alla fascia d'età dell'utente.
Obblighi per le Very Large Online Platforms (VLOP) e meccanismi di sanzione
Il regolamento destina una vigilanza speciale alle Very Large Online Platforms (VLOP), le realtà digitali con il maggior impatto sistemico. Queste piattaforme saranno soggette a procedure accelerate: le conclusioni preliminari dovranno essere fornite entro 30 giorni lavorativi e la decisione finale entro 90 giorni dall'apertura del procedimento. Per garantire l'efficacia della norma, la Commissione prevede un sistema di sanzioni pesantissime, con multe che possono arrivare fino al 6% del fatturato mondiale annuo per le violazioni intenzionali o negligenti.
Il finanziamento della vigilanza sarà a carico delle stesse piattaforme tramite un contributo annuale con un tetto dello 0,03% del reddito netto mondiale (con una stima di entrate tra 15,8 e 17,8 milioni di euro annui dal 2028). Per quanto riguarda la verifica dell'età, la normativa introduce l'obbligo di sistemi basati su zero-knowledge proof. Questa tecnologia permette all'utente di dimostrare di aver superato una determinata soglia d'età senza dover rivelare la propria identità, la data di nascita o altri dati sensibili. Gli Stati membri avranno l'obbligo di garantire almeno una soluzione gratuita per i residenti, assicurando che la protezione non diventi un servizio a pagamento.
Il piano di spesa stimato di 56 milioni di euro servirà a sostenere la macchina di vigilanza europea, che prevede la creazione di circa 85 nuovi posti di lavoro a tempo pieno. Mentre la vigilanza centrale si occuperà delle realtà più grandi e pericolose, i regolatori nazionali manterranno la competenza sulle realtà minori. Questo approccio duale mira a garantire che nessuna piattaforma, indipendentemente dalle dimensioni, possa eludere gli standard di sicurezza stabiliti dall'Unione Europea.
| Fascia d'Età | Regole di Accesso e Limiti | Controlli e Requisiti |
|---|---|---|
| Sotto i 3 anni | Divieto assoluto di esposizione | Nessun accesso alle piattaforme |
| 3 - 13 anni | Accesso solo sotto supervisione | Limiti temporali, no raccomandazioni personalizzate |
| 13 - 15 anni | Accesso tramite "account introduttivi" | Max 1 ora/giorno, approvazione contatti, controllo genitori |
| Dai 15 anni in su | Gestione autonoma dell'account | Accesso senza limitazioni specifiche del Kids Act |
Cosa cambia concretamente per docenti, famiglie e piattaforme
Per le famiglie, il cambiamento più immediato riguarderà la gestione dei dispositivi domestici. I genitori avranno strumenti di controllo più granulari e la certezza che le piattaforme non possano utilizzare algoritmi di autoplay o feed infiniti per trattenere i figli online. Sarà inoltre semplificata la gestione dei contatti per gli adolescenti, grazie alla possibilità di pre-approvare le connessioni e limitarne il numero massimo. Per i bambini più piccoli, la normativa garantisce che l'accesso ai contenuti video sia strettamente protetto e privo di pubblicità o contenuti inappropriati.
Per il personale scolastico, il regolamento introduce un supporto fondamentale nella gestione del benessere digitale degli studenti. La normativa prevede che le notifiche siano bloccate durante l'orario scolastico, riducendo le distrazioni e il rischio di cyberbullismo in tempo reale durante le lezioni. Inoltre, il focus sulla safety by design e sulla disattivazione della memoria conversazionale nei chatbot AI riduce il rischio di interazioni pericolose o manipolatorie tra studenti e sistemi automatizzati, facilitando il lavoro educativo dei docenti.
Per le piattaforme tecnologiche, l'impatto sarà operativo e strutturale. Le aziende dovranno adeguare i propri sistemi di backend entro scadenze precise: entro 30 giorni dall'entrata in applicazione dovranno notificare il piano di conformità, e entro 6 mesi dovranno verificare l'età degli account esistenti, disattivando quelli non conformi. La mancata adozione di sistemi di age assurance non intrusivi o il mancato rispetto dei limiti sui contenuti "a rischio" esporrà le aziende a sanzioni pecuniarie che possono arrivare fino al 6% del fatturato mondiale, rendendo la conformità un requisito di sopravvivenza commerciale nel mercato unico europeo.
Scadenze chiave e prossimi passi normativi
Il percorso legislativo è già in fase avanzata. La proposta di regolamento è stata presentata ufficialmente il 15 settembre 2026 e si trova attualmente in fase di negoziazione con il Parlamento e gli Stati Membri. Una volta approvata, la normativa entrerà in vigore con un cronoprogramma serrato che prevede la verifica degli account esistenti entro il primo semestre di applicazione. Il primo riesame della normativa è già fissato per il 2030, momento in cui la Commissione valuterà la necessità di includere ulteriori obblighi di rilevamento (*detection*) e adeguerà le regole alle evoluzioni tecnologiche.
È importante sottolineare che, sebbene la bozza sia definita, alcuni dettagli tecnici sono ancora oggetto di discussione parlamentare, in particolare i metodi specifici di verifica dell'età oltre alla zero-knowledge proof e gli importi esatti delle commissioni per la supervisione centralizzata. Tuttavia, il quadro generale è chiaro: l'Europa sta costruendo un perimetro di sicurezza digitale che mette al centro la salute mentale dei minori, imponendo alle grandi aziende tecnologiche la responsabilità legale e tecnica della protezione dei più giovani.
Per approfondire i dettagli tecnici e le linee guida originali, è possibile consultare il rapporto del panel speciale della Commissione Europea sulla sicurezza dei bambini online.
I genitori e i docenti dovrebbero monitorare le comunicazioni ufficiali degli Stati membri per conoscere le specifiche soluzioni gratuite di verifica dell'età che verranno rese disponibili per i residenti, come previsto dal regolamento.
FAQs
EU Kids Act: il nuovo regolamento europeo per la tutela dei minori online e il blocco degli account sotto i 15 anni
La normativa introduce un sistema scaglionato: i minori sotto i 13 anni hanno il divieto assoluto di accedere a servizi "a rischio" come social media e chatbot AI. Per la fascia 13-15 anni è consentito l'accesso solo tramite account controllati dai genitori con limiti di tempo e contatti, mentre dai 15 anni in su è prevista la gestione autonoma.
Le piattaforme dovranno adottare tecnologie non intrusive basate su "zero-knowledge proof", che permettono di dimostrare l'età senza rivelare dati sensibili come la data di nascita. Gli Stati membri sono inoltre obbligati a garantire almeno una soluzione di verifica gratuita per i residenti.
Le piattaforme dovranno eliminare meccanismi di dipendenza come lo scroll infinito, l'autoplay e le notifiche persistenti. Inoltre, la geolocalizzazione e il microfono saranno disattivati per default fino ai 15 anni, con il blocco delle notifiche durante l'orario scolastico e notturno.
Le violazioni intenzionali o negligenti possono comportare multe pesanti fino al 6% del fatturato mondiale annuo delle piattaforme coinvolte. Le Very Large Online Platforms (VLOP) dovranno inoltre contribuire annualmente al fondo di vigilanza con una quota fino allo 0,03% del reddito netto mondiale.