Umberto Galimberti, ospite a La7, propone una lettura tagliente della scuola odierna. La sua diagnosi parte dalla dimensione delle classi: 30 studenti per aula ostacolano la possibilità di educare davvero. Propone una soglia di 12-15 alunni, sufficiente a creare relazioni e a seguire gli studenti in modo più puntuale. Suggerisce che gli incontri con i genitori vengano sostituiti da contatti mirati con gli studenti, due pomeriggi a settimana, uno a uno, per ascoltare bisogni, motivazioni e difficoltà. Secondo lui, quando un ragazzo si sente compreso, la scuola funziona davvero; l’educazione è un accompagnamento che va oltre la mera istruzione. Inoltre evidenzia come la mancanza di empatia e di “risonanza emotiva” renda difficile accompagnare l’adolescenza. L’analisi tocca anche i rapporti con i genitori: molti sono convinti che l’obiettivo sia la promozione, e, di fronte a ricorsi, i docenti si trovano costretti a promuovere per evitare contenziosi. L’esempio di Bergamo, dove un professore di chimica fu colto da un infarto e i suoi studenti risposero tatuando H2O, serve a illustrare quanto una relazione forte possa cambiare la motivazione degli alunni.
Dimensioni di classe ed empatia: cosa cambiare per educare davvero
La questione centrale di Galimberti non è solo una critica agli ordini scolastici, ma una proposta operativa centrata sull’educazione come relazione. In primo piano c’è la dimensione della classe: 30 alunni per classe riducono la possibilità di ascolto, risposta personalizzata e gestione delle dinamiche. La soglia che propone, tra 12 e 15 studenti, non è solo una cifra, ma una condizione pratica per rendere possibile l’empatia tra insegnante e studente.
| Aspetto | Stato Attuale | Proposta di Galimberti |
|---|---|---|
| Dimensioni di classe | 30 studenti | 12-15 studenti |
| Ricevimento genitori | Incontri periodici | Incontri con studenti; due pomeriggi a settimana |
| Obiettivo educativo | Istruzione soprattutto | Educazione come accompagnamento |
| Risonanza emotiva | Limitata | Creata dall’insegnante |
| Ruolo genitori | Interferente; spinge promozione | Ridurre l’ingerenza; focus sull’educazione |
| Sessualità e affettività | Non insegnati o affrontati in modo isolato | Non come corso isolato; integrazione attraverso le discipline |
Confini pratici e strumenti per l’implementazione
Questo tema operativamente invita a distinguere tra ciò che è desiderabile e ciò che è realizzabile. Ridurre le classi richiede risorse e nuove logiche di orario, formazione degli insegnanti e adeguamento delle pratiche di valutazione. Inoltre, occorre definire strumenti per generare risonanza emotiva—lezioni, attività e casi studio che permettano agli studenti di riconoscersi nelle esperienze d’aula.
Allo stesso tempo, occorre fare i conti con la centralità della relazione tra docenti, alunni e genitori. Le proposte di Galimberti vanno valutate anche in chiave di innovazione pedagogica e di gestione del rischio legale: come assicurare una qualità educativa sostenibile riducendo le classi e allo stesso tempo salvaguardando equità e continuità curricolare.
Cinque passi concreti per trasformare l’educazione in aula
Questo blocco propone una guida operativa per dirigenti e docenti, utile per iniziare subito a cambiare la pratica in aula. I passi sono pensati per essere implementati anche in contesti con risorse limitate.
Per prima cosa occorre Ridurre le classi a dodici-quindici studenti, per favorire attenzione, interazione e supporto individuale. Questo passaggio non è solo una riduzione numerica: è un cambiamento di cultura che richiede pianificazione logistica, assunzioni mirate o riorganizzazione degli organici.
- Ridurre le classi a dodici-quindici studenti per favorire attenzione e relazione docente alunno.
- Riorientare incontri due pomeriggi a settimana, uno a uno, con gli studenti, per conoscere bisogni e motivazioni reali.
- Coltivare empatia tra docenti con formazione mirata e feedback continuo.
- Integrare contenuti utili per aprire il cuore in ogni disciplina, evitando corsi isolati di sessualità e affettività.
FAQs
Galimberti: genitori interessati solo alla promozione; docenti promuovono per paura; la scuola non educa più
Galimberti ritiene che le classi molto numerose, come 30 alunni, ostacolino l’educazione basata sull’educazione relazionale. Propone una soglia di 12-15 studenti per favorire relazioni, ascolto e attenzione personalizzata.
Una classe più piccola facilita l’empatia e l’ascolto, permettendo un accompagnamento più mirato. Propone incontri mirati con gli studenti, due pomeriggi a settimana, uno a uno.
Secondo l’analisi, i contenziosi e i ricorsi dei genitori inducono a evitare conflitti, spingendo a promuovere anche quando l’apprendimento non è adeguato. Questo approccio alimenta la percezione che l’obiettivo sia la promozione, non l’educazione.
Ridurre le classi a 12-15 studenti per favorire attenzione e relazione. Riorientare incontri due pomeriggi a settimana, uno a uno, e coltivare empatia tra docenti integrando contenuti utili nelle discipline, evitando corsi isolati di sessualità e affettività.