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Normativa Scolastica

Graduatorie di circolo, Consiglio di Stato rimanda parere

Graduatorie di circolo, Consiglio di Stato rimanda parere (generato da IA)

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Il Consiglio di Stato, con il parere interlocutorio n. 1845/2026 pronunciato in data 21 ottobre 2026, ha deliberato il rinvio della trattazione relativa al ricorso straordinario proposto da un gruppo di docenti precari contro il decreto MIUR n. 374 del 1° giugno 2017. L'istanza, che include una richiesta di misura cautelare, mira all'annullamento della normativa che disciplina l'aggiornamento della II e III fascia delle graduatorie di circolo e di istituto per il personale docente ed educativo, con particolare riferimento alla validità degli anni scolastici dal 2017 al 2020.

Il nucleo del contenzioso risiede nel disconoscimento da parte del Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca (MIUR) del valore abilitante del servizio e delle qualifiche professionali possedute da docenti con un'anzianità di insegnamento di almeno tre anni. Questi professionisti, supportati dall'Associazione sindacale "La Voce dei Giusti", sostengono che la loro qualifica, definita valida e idonea dalla normativa nazionale e comunitaria, debba essere equiparata a un titolo abilitante, permettendo loro l'accesso alla seconda fascia delle graduatorie anziché essere relegati in quella terza.

I ricorrenti hanno articolato la propria difesa su una complessa architettura giuridica che spazia dai principi costituzionali ai parametri sovranazionali. Tra le principali argomentazioni figurano la violazione del principio del buon andamento (art. 97 Cost.), l'ingiustizia manifesta, lo sviamento di potere e la violazione dei principi di eguaglianza e di accesso ai pubblici uffici. In particolare, viene denunciata una discriminazione a rovescio: mentre i docenti comunitari ottengono il riconoscimento della qualifica e l'accesso alle graduatorie riservate agli abilitati, ai docenti italiani con titoli analoghi tale riconoscimento viene sistematicamente negato.

Le basi giuridiche e le censure del ricorso straordinario

Il ricorso, depositato originariamente il 29 settembre 2017, richiama il quadro normativo della Direttiva 2005/36/CE in materia di professioni regolamentate. I docenti precari sostengono che il possesso dell'abilitazione non possa costituire un requisito esclusivo per l'accesso alla docenza, citando la giurisprudenza della Corte Costituzionale a partire dalla sentenza n. 77 del 1964. Inoltre, la difesa evidenzia l'illegittimità dei percorsi abilitanti italiani, come il TFA e i PAS, criticati per i costi elevati, gli obblighi di frequenza e il numero chiuso, fattori che hanno portato l'Italia a ricevere una condanna dal Comitato Europeo dei Diritti Sociali (decisione sul reclamo collettivo n. 105/2014).

Nel luglio 2026, i ricorrenti hanno presentato motivi aggiunti e integrazioni documentali per sottolineare la persistenza del danno. Essi sostengono che l'esaurimento formale della graduatoria impugnata non abbia eliminato il pregiudizio, il quale è stato anzi reiterato dai successivi provvedimenti di aggiornamento. Tra le nuove censure introdotte figurano:

  • L'incompatibilità della Direttiva 2005/36/CE con gli articoli 20 e 21 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, qualora il principio "servizio=qualifica" fosse applicato solo ai cittadini mobili.
  • La violazione dell'art. 53 della legge n. 234/2012, che vieta le discriminazioni a rovescio, a fronte del vantaggio riconosciuto ai cittadini dell'Unione che valorizzano l'esperienza professionale per ottenere l'abilitazione.
  • L'invocazione di parametri internazionali, tra cui gli articoli 25, 26 e 17 del Patto internazionale sui diritti civili e politici e l'art. 14 CEDU.

I ricorrenti hanno inoltre denunciato una contraddizione nella condotta processuale dello Stato. Da un lato, l'Italia avrebbe sostenuto in sede internazionale che il servizio ha un valore qualificante per chiudere il caso del Comitato Europeo dei Diritti Sociali; dall'altro, la giurisprudenza interna avrebbe negato ogni automatismo all'equiparazione. Tale dualismo normativo, unito all'assenza di misure di ottemperanza sostanziale, costituirebbe una violazione della conformità dichiarata.

L'iter procedurale e la richiesta di rinvio pregiudiziale

Il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca ha risposto depositando, il 25 settembre 2026, una relazione istruttoria contenente plurime questioni pregiudiziali di rito e una controargomentazione di merito. Tuttavia, il Consiglio di Stato ha rilevato una lacuna procedurale significativa: non risulta in atti il riscontro alla nota del 3 settembre 2026, con cui il Ministero chiedeva all'Avvocatura dello Stato di riferire sul buon esito della richiesta di trasposizione del ricorso in sede ordinaria.

Data la necessità di accertare l'effettivo esito di tale richiesta, per via del vincolo strutturale tra sede giurisdizionale ordinaria e straordinaria, la Sezione ha disposto che il parere interlocutorio venga comunicato anche all'Avvocatura Generale dello Stato. L'obiettivo è ottenere i chiarimenti necessari sulla vicenda prima di procedere con la decisione di merito.

Per garantire un corretto contraddittorio, il Consiglio di Stato ha stabilito una procedura rigorosa per la gestione degli incombenti istruttori:

  1. Entro 30 giorni dal ricevimento del parere, la parte ricorrente deve trasmettere una memoria a controdeduzione al Ministero.
  2. Il Ministero avrà un ulteriore termine, non inferiore a 30 giorni, per le eventuali osservazioni o controdeduzioni.
  3. In caso di mancato adempimento ingiustificato, l'affare sarà fissato per la decisione sulla base della documentazione già presente nel fascicolo.

Cosa cambia concretamente per i docenti precari

Il rinvio della trattazione al primo semestre del 2027 non produce effetti immediati sulla validità attuale delle graduatorie di circolo e di istituto. Tuttavia, la sospensione dell'istanza e la richiesta di ulteriori memorie indicano che il nodo della discriminazione dei docenti italiani rispetto ai comunitari rimane aperto e non risolto.

Per i docenti della terza fascia, la situazione rimane in una fase di incertezza giuridica. Sebbene il provvedimento non sospenda l'efficacia del decreto MIUR n. 374/2017, la persistenza del ricorso e la complessità delle questioni pregiudiziali suggeriscono che la battaglia legale per il riconoscimento del servizio triennale come titolo abilitante sia destinata a una lunga durata. I docenti interessati devono monitorare attentamente le comunicazioni dell'Avvocatura dello Stato, poiché l'esito della trasposizione in sede ordinaria potrebbe influenzare la velocità con cui il Consiglio di Stato potrà emettere una decisione definitiva.

AspettoDettaglio
Atto di riferimentoParere interlocutorio n. 1845/2026 del Consiglio di Stato
Oggetto del ricorsoAnnullamento decreto MIUR n. 374 del 1° giugno 2017
Soggetti ricorrenti13 docenti precari e Associazione "La Voce dei Giusti"
Punto criticoDisconoscimento valore abilitante del servizio triennale
Nuova scadenzaTrattazione fissata per il primo semestre del 2027

FAQs
Graduatorie di circolo, Consiglio di Stato rimanda parere

Quali sono le posizioni ufficiali del Ministero dell'Istruzione sull'istanza sospensiva presentata dai docenti?+

Il Ministero dell'Istruzione ha richiesto il parere del Consiglio di Stato sull'affare consultivo relativo al ricorso straordinario. Inoltre, il Ministero ha depositato in atti la richiesta di copia notificata dell'atto di opposizione al ricorso presentato dai docenti.

Quali sono le precedenti sentenze del Consiglio di Stato riguardanti l'anzianità di servizio e il valore abilitante per le graduatorie?+

Vengono citate tre pronunce: l'ordinanza cautelare n. 4940 del 2018 (misura provvisoria), la sentenza n. 8601 del 2019 (che non ha deciso sul riconoscimento dell'esperienza professionale) e la sentenza n. 4167 del 2020 (che conteneva un principio di equivalenza del servizio triennale in un obiter dictum).

Quali sono le richieste specifiche dell'Associazione sindacale La Voce dei Giusti in merito al decreto MIUR n. 374 del 1° giugno 2017?+

Insieme a un gruppo di tredici docenti precari, l'associazione ha chiesto l'annullamento, previa misura cautelare, del decreto e di tutti gli atti presupposti e consequenziali. La richiesta si basa sulla contestazione della preclusione d'accesso alla seconda fascia per i docenti con anzianità triennale e titolo valido, ritenuto discriminatoria rispetto ai docenti comunitari.

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