Il sistema scolastico italiano sta attraversando una fase di profonda riflessione riguardo alla reale efficacia della didattica inclusiva, un percorso che spesso si scontra con resistenze culturali e metodologiche ancora molto radicate. Uno dei nodi più critici riguarda il rapporto tra il docente di materia e il collega di sostegno: in molti contesti, la presenza di quest'ultimo viene percepita non come una risorsa collaborativa, ma come un elemento di disturbo o, peggio, come un assistente privato dell'alunno con disabilità.
Questa visione distorta mina l'integrità del percorso educativo e porta a fenomeni di delega impropria, dove la responsabilità della progettazione e della valutazione viene scaricata interamente sulla figura del sostegno. La normativa vigente, in particolare il Decreto Legislativo n. 66/2017, chiarisce che l'inclusione deve essere un impegno di tutta la comunità scolastica. Tuttavia, la prassi quotidiana rivela un divario significativo, specialmente nella scuola secondaria, dove la co-docenza è talvolta vissuta come una mancanza di autonomia del docente curricolare.
Il conflitto non è solo pedagogico, ma strutturale: quando il docente di materia non gradisce la presenza del collega di sostegno, si rischia di isolare lo studente dal gruppo classe, trasformando la scuola in una "scuola nella scuola" e vanificando gli obiettivi di integrazione sociale e formativa previsti dalla Legge 104/1992.
Le radici del conflitto: tra mancanza di formazione e resistenze metodologiche
Le testimonianze raccolte nel settore evidenziano una preoccupante carenza di competenze psicopedagogiche da parte di alcuni docenti curricolari. Molti insegnanti di disciplina, pur essendo esperti nelle proprie materie, non si sentono adeguatamente preparati ad affrontare le sfide poste dai Bisogni Educativi Speciali (BES) o dalle disabilità gravi. Questa mancanza di preparazione si traduce spesso in una resistenza attiva verso la presenza del collega di sostegno, che viene visto come un "intruso" che interrompe il flusso della lezione frontale.
In molti casi, i docenti di materia non sentono la necessità di intraprendere percorsi di formazione continua, preferendo mantenere modelli didattici tradizionali che non tengono conto delle analisi dei bisogni degli studenti. Al contrario, il docente di sostegno rivendica il proprio ruolo di docente della classe a pieno titolo. Non si tratta di un tutoraggio individuale, ma di una funzione di mediazione dell'apprendimento che coinvolge l'intera classe.
Quando il docente di materia ignora i contributi del collega di sostegno o lo esclude dalla progettazione didattica, viola il principio della responsabilità collettiva. Questa dinamica crea un ambiente di lavoro tossico, dove il docente di sostegno si sente sminuito e lo studente con disabilità viene privato di un'esperienza di apprendimento realmente inclusiva, rimanendo confinato in una bolla di assistenza che non promuove l'autonomia.
Un aspetto fondamentale emerge dal confronto tra i diversi ordini di istruzione. Mentre nella scuola primaria il sostegno è spesso percepito come una risorsa preziosa e integrata, nella scuola secondaria la percezione tende a spostarsi verso quella di un "controllo" o di una supervisione fastidiosa. Questo divario sottolinea l'urgenza di superare la visione del sostegno come "elemento aggiuntivo" per passare a una cattedra inclusiva. In tale modello, la didattica è progettata per tutti, con personalizzazioni che non separano l'alunno dal gruppo, ma lo accompagnano nel percorso comune attraverso strategie calibrate e condivise.
Il quadro normativo e i pareri istituzionali sulla continuità didattica
Il quadro normativo italiano ha compiuto passi significativi per definire i ruoli dei docenti. Il Decreto Legislativo 66/2017, agli articoli 1 e 9 (comma 8), stabilisce chiaramente che l'inclusione è un impegno di tutta la comunità scolastica e istituisce il Gruppo di Lavoro per l'Inclusione (GLI). Questi strumenti non sono semplici formalità burocratiche, ma devono tradursi in una collaborazione operativa costante.
Tuttavia, la complessità del sistema è stata recentemente sottolineata dal Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (CSPI) nel parere del 19 febbraio 2025. Analizzando lo schema di decreto per la continuità dei docenti a tempo determinato su posto di sostegno per l'anno scolastico 2025/2026, l'istituzione ha ribadito che il docente di sostegno è titolare della classe frequentata dallo studente con disabilità e non "docente dell'alunno".
Il parere sottolinea come operare in direzione diversa possa innescare processi di isolamento e avverte contro la prassi di affidare lo studente a una sola figura. Il CSPI mette in guardia contro la tendenza a legare la continuità didattica alla conferma di un singolo docente di sostegno come se fosse un "affidamento privato", ribadendo che la risorsa deve essere valorizzata per l'intera classe e non solo per il singolo percorso certificato.
Inoltre, i regolamenti scolastici di diversi istituti (come il caso dell'I.C. Segantini) chiariscono esplicitamente che il docente di sostegno è contitolare della cattedra. Questo significa che la sua presenza in aula è un diritto della classe e un dovere professionale, anche in assenza dell'alunno certificato. La normativa mira a evitare che il sostegno diventi un "lavoro per solisti", promuovendo invece una collaborazione in cui tutti i docenti siano capaci di rispondere ai bisogni educativi degli alunni attraverso interventi calibrati sulle condizioni personali di ciascuno.
Cosa cambia concretamente per docenti e istituzioni
La transizione verso una vera co-docenza richiede cambiamenti operativi immediati che ogni scuola deve adottare per evitare che l'inclusione rimanga una conquista solo sulla carta. Per i docenti curricolari, ciò significa abbandonare la delega della valutazione e della progettazione del percorso educativo al solo collega di sostegno. La progettazione (PEI/PDP) deve essere integrata nel progetto didattico della classe intera, non deve essere un documento separato gestito in isolamento.
Ogni docente deve essere coinvolto nella definizione degli obiettivi e nella scelta delle metodologie, garantendo che lo studente con disabilità partecipi attivamente alle attività comuni. Per il personale ATA e i dirigenti scolastici, il compito principale diventa il monitoraggio costante della collaborazione tra i colleghi. È necessario promuovere modelli di interscambio, dove il docente di sostegno può insegnare la disciplina e il docente curricolare affianca lo studente, ribaltando i ruoli tradizionali per favorire l'appartenenza del bambino al gruppo.
Questo approccio, già sperimentato con successo in alcune realtà regionali, permette di superare la barriera del "docente che insegna e il sostegno che aiuta", creando invece una sinergia dove entrambi i docenti sono protagonisti della lezione. In sintesi, i passaggi operativi fondamentali per una scuola inclusiva sono:
- Condivisione della responsabilità: Il docente di materia non può delegare la valutazione; entrambi i docenti devono collaborare alla definizione dei criteri di valutazione.
- Integrazione della progettazione: Il PEI/PDP deve essere parte integrante del progetto didattico di classe, non un percorso parallelo.
- Presenza costante in aula: Il docente di sostegno deve rimanere in classe anche in assenza dell'alunno certificato, collaborando alla gestione della classe e degli altri alunni con disagio.
- Formazione obbligatoria: Implementazione di corsi di formazione continua per tutti i docenti sulle strategie per DSA, BES e sulle metodologie di co-docenza.
| Aspetto Normativo/Operativo | Dettaglio e Obbligo |
|---|---|
| Ruolo del Docente di Sostegno | Docente della classe a pieno titolo e contitolare della cattedra. |
| Responsabilità Didattica | Condivisa tra docente curricolare e di sostegno; divieto di delega impropria. |
| Progettazione (PEI/PDP) | Deve essere integrata nel progetto didattico della classe intera. |
| Presenza in Aula | Obbligatoria anche in assenza dell'alunno certificato per supportare la classe. |
Il percorso verso una scuola realmente inclusiva richiede di superare la visione del sostegno come un "servizio extra" per trasformarlo in una risorsa pedagogica strutturale. Solo attraverso una collaborazione paritaria, basata sulla formazione e sul rispetto reciproco dei ruoli, è possibile garantire a ogni studente il diritto di apprendere in un ambiente che non lo isoli, ma lo accoglie come parte integrante della comunità scolastica. La sfida per i dirigenti e i docenti oggi è trasformare la co-docenza da un obbligo normativo a una pratica didattica di eccellenza, dove la diversità diventa opportunità di crescita per l'intera classe.
Per approfondire le linee guida istituzionali, è possibile consultare il parere del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione relativo alla continuità dei docenti di sostegno.
Prossimi passi per la comunità scolastica
È fondamentale che le scuole attivino percorsi di formazione continua che non siano rivolti solo ai docenti specializzati, ma a tutto il corpo docente. La transizione verso modelli di cattedra inclusiva deve essere monitorata dai Dirigenti Scolastici per evitare che la delega dell'alunno certificato al solo insegnante di sostegno diventi una prassi consolidata, nociva per lo sviluppo dell'autonomia dello studente e per la qualità della didattica collettiva.
Nota operativa per i docenti
Ricordate che la presenza del docente di sostegno in aula è un diritto della classe e un dovere professionale. Evitare di considerare il collega come un "assistente" è il primo passo per garantire un'inclusione che non sia "a metà", ma completa e di qualità.
FAQs
Inclusione scolastica e co-docenza: le criticità della collaborazione tra docenti curricolari e di sostegno
No, la normativa vigente e il parere del CSPI del 19 febbraio 2025 chiariscono che il docente di sostegno è titolare della classe e non dell'alunno singolo. La sua funzione non è quella di un tutor privato, ma di un collaboratore necessario alla gestione della didattica per l'intera comunità scolastica.
Si verifica quando il docente di materia scarica sulla figura di sostegno la responsabilità della valutazione, della progettazione del percorso educativo o della gestione esclusiva del discente. Tale pratica è scoraggiata poiché isola l'alunno dal gruppo classe e mina l'efficacia della didattica inclusiva.
Sì, i regolamenti scolastici definiscono il docente di sostegno come contitolare della cattedra e docente della classe. La sua presenza in aula è un dovere professionale e un diritto della classe, non una concessione legata esclusivamente alla presenza fisica dello studente con disabilità.
La soluzione risiede nel passaggio verso modelli di "cattedra inclusiva", dove la progettazione didattica (PEI/PDP) è integrata nel progetto della classe intera. È fondamentale promuovere la formazione continua su strategie per DSA/BES e modelli di interscambio in cui entrambi i docenti collaborano attivamente alla gestione della classe.