Il panorama dell'offerta educativa e culturale del servizio pubblico italiano sta attraversando una trasformazione radicale con la decisione della Rai di chiudere la trasmissione lineare del canale Rai Scuola sul digitale terrestre. A partire dal 1° ottobre 2026, il Canale 57 cesserà di ospitare il palinsesto dedicato alla didattica e alla divulgazione scientifica per lasciare spazio a una nuova rete tematica denominata Italiana. Questa scelta, approvata dal Consiglio d'Amministrazione della Rai, segna il passaggio definitivo da un modello di fruizione "passiva" e programmata a un ecosistema interamente digitale e on-demand, concentrato sulla piattaforma Rai Play Scuola e Learning.
La decisione non rappresenta, secondo quanto dichiarato dalla stessa azienda, una cancellazione dell'offerta editoriale, bensì un adeguamento tecnologico necessario per rispondere alle abitudini dei nativi digitali. La Rai sostiene che la televisione lineare sia diventata uno strumento poco efficace per intercettare il pubblico scolastico, citando dati di ascolto estremamente contenuti che hanno guidato la scelta strategica. Tuttavia, il passaggio dal canale lineare alla piattaforma digitale ha scatenato una reazione immediata e accesa da parte del mondo dell'istruzione, dei sindacati e delle opposizioni politiche, che vedono in questa mossa un potenziale depotenziamento del presidio culturale garantito dallo Stato.
Per gli operatori della scuola, questa transizione implica un cambio di paradigma operativo: i contenuti educativi, i documentari e le produzioni di Rai Cultura non saranno più accessibili tramite il semplice sintonizzatore televisivo, ma dovranno essere ricercati e fruiti esclusivamente tramite dispositivi mobili, tablet, computer o smart TV. Se da un lato la Rai punta a un potenziamento dell'ecosistema digitale riunendo il patrimonio delle Teche Rai in un unico hub, dall'altro emerge il nodo critico dell'accessibilità reale per tutti gli studenti, un punto che le opposizioni parlamentari hanno già sollevato con interrogazioni ufficiali ai ministri competenti.
Le ragioni strategiche e i dati alla base della trasformazione del Canale 57
La transizione verso il modello Rai Play Scuola e Learning si fonda su una lettura analitica dei dati di ascolto degli ultimi anni. La Rai ha evidenziato come il canale lineare di Rai Scuola abbia registrato una quota di share medio dello 0,14% nel 2024, scesa allo 0,13% nel 2025 e ulteriormente ridotta a circa lo 0,09-0,10% nei primi mesi del 2026. Questi numeri, secondo la direzione di Viale Mazzini, confermano i limiti strutturali della televisione tradizionale come mezzo per raggiungere sistematicamente il pubblico dei giovani, privilegiando la fruizione on-demand che permette agli studenti di fruire dei contenuti in modo autonomo e personalizzato.
Nonostante il basso ascolto lineare, la qualità della property digitale non è messa in discussione: i dati di gradimento Qualitel per la piattaforma RaiPlay registrano un punteggio di 8,1, in costante crescita rispetto all'8,0 registrato da Rai Scuola. Questa evidenza tecnica ha spinto il Consiglio d'Amministrazione ad approvare all'unanimità il progetto di rivisitazione dei canali specializzati, che mira a trasformare il Canale 57 in una vetrina dedicata all'identità del Paese, ai territori e al Made in Italy. La nuova rete, sotto la guida del direttore Angelo Mellone, si concentrerà su tradizioni locali, artigianato, enogastronomia e turismo del patrimonio, lasciando la didattica pura alla gestione digitale.
Il percorso storico di Rai Scuola, nato nel 1999 come Rai Educational Sat, ha visto diverse evoluzioni: da Rai Edu 1 nel 2002 a Rai Scuola nel 2009. Durante la pandemia di COVID-19, il canale ha svolto una funzione straordinaria come aula virtuale per milioni di studenti, diventando un pilastro della didattica a distanza. La chiusura del canale lineare è dunque percepita da molti come la fine di un presidio culturale e scientifico consolidato in oltre vent'anni di trasmissioni, un patrimonio che, secondo le critiche di alcuni autori e giornalisti, è stato progressivamente eroso da budget risicati e da una prevalenza di repliche rispetto a nuove produzioni originali.
Reazioni politiche e mobilitazione del mondo dell'istruzione
La decisione della Rai ha generato un forte fronte di opposizione che coinvolge diverse forze politiche e la comunità degli insegnanti. Il Partito Democratico, attraverso l'interrogazione presentata dai deputati Stefano Graziano e Irene Manzi, ha criticato la perdita di uno strumento fondamentale per la divulgazione scientifica e ambientale, definendo la scelta come un impoverimento del servizio pubblico. La critica principale riguarda il fatto che lo share non dovrebbe essere l'unico criterio di giudizio per mantenere un presidio educativo che ha un valore sociale superiore alla semplice misurazione degli ascolti.
Anche il Movimento 5 Stelle, con l'intervento della senatrice Barbara Floridia, ha espresso forte disappunto, definendo la scelta come un tentativo di costruire una narrazione identitaria decisa da una parte politica, a scapito di un servizio pubblico che dovrebbe invece "aprire spazi ed educare". La Floridia ha sottolineato come il servizio pubblico non possa ragionare solo sulla disponibilità tecnica dei contenuti, ma debba garantire che chiunque, indipendentemente dalle risorse, possa accedervi. Parallelamente, la coalizione di governo ha difeso la scelta come un atto di modernizzazione necessario per avvicinare gli studenti alla cultura attraverso strumenti digitali più vicini alle loro abitudini quotidiane.
Sul fronte della società civile, la mobilitazione è stata significativa: una petizione su Change.org ha raccolto oltre 36.000 firme in poche ore contro la chiusura del canale. Molti docenti, tra cui il professore Enrico Galiano, hanno espresso preoccupazione per la perdita di una risorsa che ha contribuito ad accrescere la cultura degli italiani attraverso documentari e interviste di alto valore didattico. La preoccupazione principale risiede nel fatto che, spostando tutto su una piattaforma digitale, si rischi di escludere chi non ha una piena alfabetizzazione digitale o dispositivi adeguati, trasformando un diritto all'istruzione in un privilegio tecnologico.
Cosa cambia concretamente per docenti, studenti e istituzioni scolastiche
L'impatto operativo della chiusura di Rai Scuola sul digitale terrestre comporterà cambiamenti strutturali per la gestione della didattica e per la programmazione dei contenuti educativi. Ecco i punti chiave della trasformazione:
- Accessibilità dei contenuti: Gli insegnanti e gli studenti non potranno più contare sulla programmazione lineare del Canale 57. I contenuti didattici dovranno essere ricercati attivamente su Rai Play Scuola e Learning, utilizzando dispositivi mobili, tablet o smart TV.
- Nuova programmazione del Canale 57: Dal 1° ottobre 2026, il canale sarà occupato dalla rete Italiana. Questo significa che lo spazio televisivo dedicato alla scienza e alla cultura scolastica verrà sostituito da format dedicati all'identità territoriale, all'artigianato e al turismo.
- Hub Digitale Unificato: La Rai sta investendo nel potenziamento dell'ecosistema digitale per riunire il patrimonio delle Teche Rai e le produzioni di Rai Cultura in un unico hub on-demand, facilitando la ricerca di materiali specifici per la didattica.
- Monitoraggio e feedback: Non essendo ancora disponibili dati ufficiali sull'impatto della nuova piattaforma sulla reale fruizione da parte degli studenti, le scuole dovranno monitorare l'efficacia degli strumenti digitali forniti per garantire la continuità educativa.
| Data Chiave | Evento / Azione | Impatto Operativo |
|---|---|---|
| Agosto 2026 | Approvazione CdA Rai | Avvio del progetto Rai Play Scuola e Learning |
| 25 Agosto 2026 | Comunicato Ufficiale | Inizio delle opposizioni e della mobilitazione sindacale |
| 1 Ottobre 2026 | Chiusura Lineare | Cessazione palinsesto Rai Scuola e inizio rete Italiana |
Considerazioni sulla transizione digitale e criticità aperte
Sebbene la Rai affermi che la funzione educativa venga preservata e valorizzata, resta aperta la questione della reale inclusività della nuova modalità di fruizione. Il passaggio da un canale "pubblico" nel senso tradizionale (accessibile a tutti con un semplice telecomando) a uno "pubblico" nel senso digitale (che richiede connessione, dispositivi e competenze) rappresenta una sfida significativa per le scuole che operano in zone con digital divide. Al momento, non sono state riportate sentenze giudiziarie o atti amministrativi di blocco della decisione da parte delle autorità scolastiche, ma il dibattito politico rimane acceso sulla qualità della narrazione che sostituirà quella scientifica sul Canale 57.
Per gli insegnanti, il prossimo passo fondamentale sarà la mappatura dei nuovi percorsi di fruizione su Rai Play Scuola e Learning. È essenziale verificare la disponibilità dei materiali didattici specifici e la facilità di navigazione della piattaforma per garantire che la transizione non causi interruzioni nelle attività di apprendimento. La sfida della Rai sarà dimostrare che la modernizzazione tecnologica non si traduca in un impoverimento dell'offerta culturale per le fasce di popolazione meno digitalizzate.
FAQs
La fine della trasmissione lineare di Rai Scuola: analisi della transizione verso il modello digitale e le polemiche politiche
La trasmissione lineare di Rai Scuola sul digitale terrestre (Canale 57) cesserà definitivamente il 1° ottobre 2026. A partire da tale data, lo spazio televisivo verrà occupato dalla nuova rete tematica "Italiana", dedicata all'identità e al Made in Italy.
L'offerta editoriale non verrà eliminata, ma spostata interamente sulla piattaforma digitale Rai Play Scuola e Learning. Gli studenti e gli insegnanti potranno fruire dei documentari e delle produzioni di Rai Cultura on-demand tramite dispositivi mobili, tablet, computer e smart TV.
La decisione nasce dalla necessità di adeguare il servizio pubblico alle abitudini dei nativi digitali, privilegiando la fruizione on-demand rispetto alla TV lineare. I dati di ascolto lineari del canale sono stati molto bassi negli ultimi anni, mentre la piattaforma digitale RaiPlay registra un gradimento in costante crescita.
La scelta ha generato forti opposizioni, con il Partito Democratico che ha presentato un'interrogazione parlamentare per difendere il presidio culturale del canale. Alcune forze politiche hanno criticato l'impoverimento del servizio pubblico, mentre il governo e la maggioranza hanno difeso la mossa come una necessaria modernizzazione tecnologica.