Il sistema scolastico italiano sta attraversando una fase di profonda criticità strutturale, caratterizzata da un paradosso normativo e operativo: nonostante l'incremento delle procedure di reclutamento e l'attivazione di nuovi canali di immissione in ruolo, il numero di posti ancora scoperti sul sostegno non accenna a diminuire. La situazione è particolarmente acuta nelle regioni del Nord, dove il divario tra le autorizzazioni ministeriali e la reale copertura delle classi sta creando una carenza di servizi didattici che colpisce duramente la scuola primaria.
Secondo i dati analizzati da Attilio Varengo della CISL Scuola, il problema non risiede esclusivamente nella mancanza di autorizzazioni, ma nell'incapacità della macchina dei concorsi di trasformare tali autorizzazioni in assunzioni effettive. Questo fenomeno è alimentato da fattori macroeconomici e logistici che rendono difficile l'attrazione di personale qualificato, specialmente in contesti dove il costo della vita è elevato e la distribuzione geografica degli incarichi risulta frammentata.
Il divario tra autorizzazioni e copertura effettiva: i numeri della crisi
L'analisi dei dati relativi al piano di immissioni 2025/27 rivela cifre allarmanti sulla capacità di assorbimento del sistema. Sebbene il contingente Mef abbia autorizzato complessivamente 11.082 posti per il sostegno (coprendo scuola dell'infanzia, primaria e secondaria), la copertura effettiva a fine agosto 2026 ha raggiunto solo i 7.502 posti, attestandosi su una percentuale di circa il 68% del totale autorizzato. Questo significa che restano ancora 3.580 cattedre scoperte, una cifra che riflette l'inefficacia dei meccanismi attuali di stabilizzazione.
La concentrazione di questi vuoti è fortemente sbilanciata verso il territorio settentrionale. Dei 3.580 posti residui, oltre l'85% (ovvero circa 2.350 posti) si trova in Lombardia, mentre il 20% è concentrato in Veneto. All'interno di questo scenario, la scuola primaria emerge come il punto di massima vulnerabilità: dei posti scoperti, ben 3.578 riguardano la primaria, rappresentando quasi il 44% delle autorizzazioni totali per il sostegno. In Lombardia, i dati di giugno 2026 confermano che la metà dei posti vacanti totali (6.163) appartiene alla primaria, di cui il 60% riguarda specificamente il sostegno.
Fattori strutturali e barriere logistiche alla copertura dei posti
Perché, nonostante le procedure siano aumentate, le cattedre restano vuote? La risposta risiede in una combinazione di fattori economici e logistici. Il divario tra lo stipendio medio dei docenti (che si aggira intorno ai 1.400 euro) e il costo della vita nelle aree metropolitane è una delle cause principali del mancato trasferimento di personale. Ad esempio, a Milano lo stipendio si colloca poco sopra la soglia di povertà assoluta, rendendo la professione meno attrattiva rispetto ad altre realtà europee o a zone con costi di sussistenza inferiori.
A questo si aggiunge la complessità della percorribilità geografica. In alcune aree, come il Piemonte, le segnalazioni sindacali evidenziano la difficoltà di aggregare gli "spezzoni" in zone montane (si pensi alla Val di Susa o a Sauze d'Oulx). In questi casi, la distanza chilometrica non è il parametro corretto per definire la sostenibilità di un incarico, poiché la reale accessibilità stradale può rendere impossibile la copertura di una cattedra, portando a una cronica carenza di docenti specializzati in zone isolate.
Inoltre, si registra un calo significativo delle assunzioni tramite lo strumento delle "Mini call veloce", che sono passate da circa 1.400 dell'anno precedente a circa 700 nell'ultimo periodo. Questo dato sottolinea l'incapacità del sistema di rispondere rapidamente alle necessità dei territori con alta densità di cattedre vacanti, costringendo le scuole a gestire una precarietà strutturale che non trova soluzione nei canali di reclutamento ordinari.
| Regione / Area | Posti Vacanti Sostegno (Primaria) | Dati di Mobilità / Vacanza Totale |
|---|---|---|
| Lombardia | Circa 2.200 | 4.553 posti sostegno (su 12.104 totali) |
| Veneto | Oltre 500 | 47% dei posti autorizzati senza docente di ruolo |
| Piemonte | Oltre 200 | Criticità rilevate in aree montane |
Cosa cambia in concreto per docenti, famiglie e scuole
Per le famiglie, la situazione attuale implica la necessità di monitorare costantemente la regolarità della copertura didattica. È operativo il meccanismo di conferma del docente di sostegno supplente per l'anno scolastico successivo, ma esso richiede una procedura specifica: la famiglia deve presentare una richiesta esplicita, la scuola deve fornire una valutazione positiva e il docente deve fornire il proprio consenso, impegnandosi a rinunciare ad altre supplenze.
Per i docenti, la realtà è segnata da un elevato rischio di precarietà. La forte concentrazione di supplenze sulla primaria, unita alla difficoltà di stabilizzazione, rende difficile una pianificazione lavorativa stabile. Per le scuole, la sfida operativa si sposta sul monitoraggio costante delle aggregazioni degli "spezzoni" orari, con l'obiettivo di evitare nomine che risultino logisticamente insostenibili per i docenti a causa delle barriere geografiche.
In termini di prossimi passi, il sistema dovrà affrontare una revisione dei meccanismi di reclutamento una volta conclusa la fase collegata al PNRR. Nel frattempo, il Ministero è chiamato a un controllo più frequente sulla sostenibilità degli spostamenti e sulla reale copertura dei posti autorizzati per evitare che il divario tra posti autorizzati e posti occupati continui a penalizzare il diritto allo studio degli alunni con bisogni educativi speciali.
È importante sottolineare che, sebbene i dati sulle "Mini call veloce" siano riferiti a specifici territori, la tendenza generale evidenzia una difficoltà sistemica nel coprire i vuoti strutturali del Nord Italia, dove la carenza di docenti sul sostegno sta diventando un ostacolo critico per l'autonomia scolastica.
Per approfondire le normative vigenti sulle procedure di conferma dei supplenti, è possibile consultare le istruzioni operative contenute nell'Ordinanza Ministeriale n. 27 del 16 febbraio 2026.
In Lombardia, il 52% dei posti di sostegno autorizzati non dispone attualmente di un docente di ruolo.
FAQs
Crisi del sostegno scolastico: il vuoto di cattedre nella primaria e il nodo delle assunzioni al Nord
La carenza è dovuta a fattori strutturali come il basso rapporto tra stipendio medio e costo della vita, che scoraggia i trasferimenti verso il Nord. Inoltre, le difficoltà logistiche nelle zone montane e l'incapacità del sistema di trasformare le autorizzazioni ministeriali in assunzioni effettive mantengono alto il numero di posti vacanti.
La scuola primaria rappresenta la criticità maggiore, concentrando quasi il 44% del totale delle autorizzazioni sostegno. In Lombardia, da sole, le disponibilità residue per la primaria ammontano a circa 2.200 posti, evidenziando un forte squilibrio rispetto alla copertura effettiva del territorio.
È possibile attivare il meccanismo di conferma del supplente tramite la richiesta esplicita della famiglia, previa valutazione positiva della scuola. Il docente deve però fornire il proprio consenso e rinunciare ad altre supplenze per garantire la stabilità della nomina per l'anno successivo.
Le scuole faticano ad aggregare i piccoli frammenti di monte ore in aree montane o isolate, dove la distanza chilometrica non riflette la reale percorribilità. Questo problema operativo rende difficile la creazione di posti orario sostenibili e coerenti con le esigenze di spostamento dei docenti.