Manifestante con trucco arcobaleno sul viso tiene un cartello con scritto Governo Meloni pronto ad approvare i matrimoni gay.

Il governo Meloni prepara il divieto del burqa a scuola e introduce tetti agli studenti stranieri per classe

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Il governo italiano, guidato dalla premier Giorgia Meloni, sta preparando un provvedimento normativo volto a vietare l'uso del velo integrale (burqa e niqab) all'interno degli istituti scolastici. La misura, definita dalla stessa premier come un "assurdo buon senso", mira a garantire la sicurezza degli ambienti di apprendimento, la tutela della dignità delle donne e l'efficacia dei processi di integrazione scolastica.

L'iniziativa si inserisce in un solco di riflessione politica che vede la scuola come luogo di promozione dei valori costituzionali e di protezione contro forme di abbigliamento che possano configurarsi come strumenti di sottomissione o discriminazione. Oltre al divieto di coprirsi il volto, il provvedimento prevede una novità strutturale significativa: l'introduzione di un tetto massimo agli studenti stranieri per ogni classe.

L'obiettivo dichiarato è evitare la creazione di "ghetti scolastici" e garantire che il numero di alunni non italofoni non superi una soglia tale da compromettere il corretto svolgimento delle lezioni. Il governo intende inoltre rendere obbligatorio per i genitori di studenti stranieri che presentano gravi difficoltà di inserimento l'apprendimento della lingua italiana, spostando la responsabilità dell'integrazione anche sulla sfera familiare.

Il percorso legislativo: dal disegno di legge S.1823 alle norme governative

L'attuale proposta non nasce dal nulla, ma è il culmine di un percorso legislativo avviato nei primi mesi del 2026. Già il 2 marzo 2026, il Senato della Repubblica ha ricevuto il disegno di legge S.1823, promosso dai senatori della Lega. Tale atto mira a modificare l'articolo 5 della legge 22 maggio 1975, n. 152, nota come "legge Reale", che disciplina il divieto di occultamento del volto nei luoghi pubblici.

La proposta mira a eliminare la clausola dei "giustificati motivi", che ha storicamente generato incertezze interpretative, per stabilire un divieto chiaro e inequivocabile che non ammetta eccezioni basate su motivi etnici, culturali o religiosi. Un altro pilastro del percorso legislativo è l'introduzione dell'articolo 612-ter.1 nel codice penale, che istituirebbe il reato di costrizione all'occultamento del volto.

Tale reato sarebbe punibile con la reclusione da 1 a 2 anni e una multa che può variare da 10.000 a 30.000 euro. Inoltre, la proposta prevede che la condanna per questo reato possa diventare una causa ostativa per l'ottenimento della cittadinanza italiana, modificando gli articoli 6 e 9.1 della legge 5 febbraio 1992, n. 91. Il governo sta ora lavorando per definire se queste sanzioni penali verranno integrate integralmente nel provvedimento governativo o se quest'ultimo si limiterà a norme di natura amministrativa e scolastica.

La cronologia degli eventi ha visto un'accelerazione decisiva nell'ultima settimana di settembre 2026. In data 21 settembre 2026, è stata confermata la preparazione del provvedimento per la riunione del Consiglio dei Ministri prevista per il 24 settembre 2026. Durante l'evento della "Festa di Gioventù Nazionale", la premier ha ribadito che la misura è necessaria per evitare che i bambini italiani si sentano "in un angolo" all'interno delle classi, criticando una visione dell'integrazione che, secondo il governo, risulterebbe in una forma di negligenza quando il numero di alunni non italofoni diventa eccessivo.

Il contesto europeo e i dati sull'incidenza scolastica

L'Italia non sarebbe il primo Paese a muoversi in questa direzione. Il governo cita esplicitamente i precedenti europei come modello di riferimento per la propria azione normativa. La Francia ha introdotto il divieto di celare il volto nei luoghi pubblici già nell'aprile 2011, mentre il Belgio ha seguito nel luglio dello stesso anno. Altri Paesi come la Bulgaria (2016), l'Austria (2017), la Danimarca (2018), i Paesi Bassi (2019) e la Svizzera (2023) hanno adottato normative simili.

Più recentemente, nel agosto 2026, anche il Portogallo ha recepito provvedimenti analoghi. Questi modelli dimostrano un orientamento comune verso la tutela della sicurezza pubblica e dei diritti individuali nel contesto degli spazi pubblici e scolastici. Per quanto riguarda la realtà italiana, i dati demografici forniti dalla Fondazione ISMU indicano che gli studenti non cittadini rappresentano attualmente l'11,6% degli iscritti alle scuole italiane.

Nonostante l'incidenza significativa, le stime attuali sull'uso del burqa nelle scuole sono contenute: si ipotizza la presenza di tale indumento in circa 1 alunna ogni 660 classi, un dato che il governo utilizza per giustificare la necessità di una norma preventiva e non solo reattiva.

Cosa cambia concretamente per docenti, dirigenti e famiglie

L'attuazione del provvedimento comporterà una serie di modifiche operative che impatteranno direttamente sulla gestione quotidiana degli istituti scolastici. Per i dirigenti scolastici, la novità più rilevante sarà la necessità di monitorare costantemente i rapporti numerici degli studenti stranieri per classe, dovendo probabilmente predisporre criteri di ripartizione che rispettino i nuovi tetti massimi (la cui percentuale esatta è ancora in fase di definizione governativa).

Per il personale docente, il divieto del burqa e del niqab semplificherà l'applicazione delle norme di comportamento, eliminando le zone grigie interpretative legate alla libertà religiosa e alla sicurezza. In caso di violazioni, la scuola dovrà attivare protocolli di segnalazione immediati, specialmente se si ravvisano forme di costrizione o violenza da parte dei genitori, che potrebbero sfociare nelle sanzioni penali previste dal disegno di legge S.1823.

Le famiglie degli studenti stranieri dovranno invece confrontarsi con nuovi obblighi di responsabilità. Il provvedimento prevede che i genitori di alunni con problemi di integrazione debbano impegnarsi attivamente nell'apprendimento della lingua italiana. In sintesi, la scuola passerà da un modello di accoglienza passiva a uno di integrazione attiva e regolamentata.

Elemento NormativoDettaglio del Provvedimento
Divieto di copricapoVietato l'uso di burqa e niqab negli spazi scolastici (copertura totale del volto).
Tetto agli stranieriIntroduzione di un limite numerico massimo di studenti stranieri per classe (percentuale in definizione).
Obbligo linguisticoObbligo per i genitori di studenti con gravi difficoltà di imparare l'italiano.
Sanzioni PenaliPossibile reclusione da 1 a 2 anni e multa da 10.000 a 30.000 euro per costrizione all'occultamento del volto.
CittadinanzaPossibile inserimento della condanna per costrizione al volto come causa ostativa per la cittadinanza.
Reazioni e criticità aperte

Nonostante il forte sostegno del governo, la proposta ha suscitato reazioni contrastanti. Organizzazioni come Save the Children hanno definito la misura un "paradosso burocratico", sostenendo che la stigmatizzazione degli studenti sulla base della cittadinanza possa alimentare la segregazione anziché combatterla. Dall'altra parte, l'opposizione politica solleva dubbi sulla compatibilità della misura con l'articolo 34 della Costituzione, che sancisce il principio di apertura della scuola a tutti.

Al momento, resta da chiarire se il provvedimento governativo includerà integralmente le sanzioni penali del disegno di legge della Lega o se si limiterà a una regolamentazione amministrativa interna al sistema scolastico. Per gli operatori della scuola, la scadenza chiave rimane la riunione del 24 settembre 2026, momento in cui la natura esatta dei limiti numerici e delle procedure di controllo verrà definita.

In sintesi, la scuola italiana si prepara a un cambio di paradigma: la gestione della diversità culturale non sarà più lasciata alla discrezionalità dei singoli istituti, ma sarà guidata da parametri quantitativi e qualitativi precisi, con l'obiettivo di preservare l'identità del sistema educativo nazionale e la sicurezza delle studentesse.

Per approfondimenti sui testi normativi, è possibile consultare il disegno di legge S.1823 sul Senato della Repubblica.

FAQs
Il governo Meloni prepara il divieto del burqa a scuola e introduce tetti agli studenti stranieri per classe

Quali sono le misure principali previste dal governo per le scuole?+

Il provvedimento prevede il divieto esplicito dell'uso del velo integrale (burqa e niqab) negli spazi scolastici e l'introduzione di un tetto massimo agli studenti stranieri per classe. Inoltre, sarà previsto un obbligo per i genitori di studenti stranieri con gravi difficoltà di inserimento di apprendere la lingua italiana.

Quali sono le sanzioni previste in caso di costrizione all'occultamento del volto?+

Il disegno di legge propone l'introduzione del reato di costrizione all'occultamento del volto mediante violenza, minaccia o abuso di autorità. Le sanzioni previste possono includere la reclusione da 1 a 2 anni e una multa che varia da 10.000 a 30.000 euro.

Quali Paesi europei hanno già adottato norme simili?+

Diversi Paesi hanno già introdotto divieti sul velo integrale, tra cui Francia, Belgio, Bulgaria, Austria, Danimarca, Paesi Bassi, Svizzera e Portogallo. Alcuni di questi, come la Danimarca, applicano anche tetti massimi per gli studenti di origine non occidentale in determinate scuole superiori.

Quali sono le principali critiche mosse alla proposta del governo?+

Organizzazioni come Save the Children definiscono la misura un "paradosso burocratico" che rischia di stigmatizzare gli studenti e alimentare la segregazione. L'opposizione politica solleva inoltre dubbi sulla compatibilità della norma con l'articolo 34 della Costituzione, che garantisce la scuola aperta a tutti.

Fonti consultate

Redazione Orizzonte Insegnanti
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