Educazione dei figli e il valore del disagio: la critica di Paolo Crepet alla "perfezione ignobile"
Il panorama educativo contemporaneo sta affrontando una sfida di fondo che tocca le radici stesse della crescita dei minori: il conflitto tra la ricerca di un benessere asettico e la necessità vitale di affrontare il conflitto. Lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet, attraverso le sue recenti riflessioni e il progetto "Il reato di pensare", sostiene con forza che l'educazione dei figli debba abbandonare l'ossessione per la perfezione e la tranquillità assoluta a favore dell'accettazione dell'inquietudine.
Secondo l'autore, il progresso umano e la profondità d'animo non nascono dal comfort statico, ma dalla capacità di navigare nel tormento e di affrontare l'ignoto. In un'epoca dominata da modelli tecnologici che promettono una vita priva di sintomi e una longevità artificiale, Crepet identifica un rischio sistemico: la produzione di una "perfezione ignobile". Questa visione, che egli associa alla cultura della Silicon Valley e alla semplificazione cognitiva indotta dall'intelligenza artificiale, rischia di spegnere la vitalità dei giovani, trasformandoli in soggetti privi di anticorpi emotivi.
L'autore esorta genitori e docenti a restituire le difficoltà ai ragazzi, sostenendo che la frustrazione non sia un ostacolo da eliminare, ma la vera "benzina dei neuroni" necessaria per lo sviluppo del talento e della resilienza. Il suo pensiero si è consolidato in diverse tappe recenti, tra cui la presentazione del progetto a Merano il 7 marzo 2026 e la pubblicazione del libro Riprendersi l'anima (HarperCollins Italia) il 14 aprile 2026.
Dalla pedagogia della protezione alla valorizzazione del fallimento
Il pensiero di Crepet si inserisce in una critica serrata alla cosiddetta pedagogia della protezione, un modello educativo che mira a spianare ogni ostacolo e a prevenire qualsiasi caduta. Sebbene l'intento di proteggere i minori sia nobile, lo studioso avverte che l'iperprotezione sta generando individui fragili, impreparati ad affrontare le inevitabili sfide dell'esistenza quotidiana. La tendenza attuale a voler creare ambienti "asettici" sottrae ai giovani le esperienze avverse che sono, invece, il fondamento dello sviluppo emotivo e della maturità.
L'autore sottolinea come la storia dell'umanità sia stata costruita da chi ha scelto di non restare nel "riposo assoluto" del benessere. Citando figure storiche come Michelangelo, Crepet distingue tra gli "agiati", che si accontentano di una stabilità piatta, e i "disagiati", i veri motori della storia, dell'arte e dell'innovazione. Questi ultimi sono capaci di trasformare il proprio tormento interiore in creazione, mentre la ricerca di una vita senza sintomi produce solo replicanti che vendono una bellezza priva di sostanza.
In questo senso, il fallimento non deve essere visto come un errore da evitare a ogni costo, ma come uno strumento necessario per costruire la propria identità. Un punto centrale della critica di Crepet riguarda anche il mondo dello spettacolo e della cultura di massa. Egli accusa la società contemporanea di proporre modelli estetici e comportamentali semplificati, definendoli "modelli alla Sanremo". Per l'autore, la vera arte e il vero talento richiedono vissuti profondi, viaggi interiori e persino sofferenze psicologiche. Togliendo la sofferenza, si toglie il senso della bellezza e della scoperta; si ottiene una perfezione tecnologica che, pur essendo esteticamente impeccabile, risulta noiosa e priva di anima.
Le "macchine infernali" e il rischio di una semplificazione cognitiva
Un altro pilastro del pensiero di Crepet riguarda l'impatto devastante della tecnologia sulla crescita dei giovani. Egli definisce i social media "macchine infernali", strumenti che non solo alienano ma contribuiscono a una semplificazione cognitiva che, a suo avviso, ci rende "più idioti". La tecnologia e l'intelligenza artificiale stanno creando un ecosistema digitale dove la verità sfugge continuamente e il futuro appare incerto, dominato da algoritmi che premiano la conformità immediata rispetto alla fatica del pensiero critico.
Crepet osserva con preoccupazione come i bambini oggi siano immersi in queste tecnologie, perdendo spesso la capacità di comunicare i propri tumulti interiori. Se un bambino non riesce a esprimere un disagio perché non possiede gli strumenti per farlo, o perché la comunicazione è stata sostituita dallo scrolling passivo, si crea un vuoto comunicativo pericoloso. Lo psichiatra invita i ragazzi a ribellarsi agli schemi precostituiti, allenando la mente a dubitare di ciò che viene servito pronto all'uso e cercando la propria strada anche a costo di farsi male, costruendo così gli anticorpi necessari per prosperare nella vita adulta.
L'autore esorta a un consumo critico di tecnologia, riconoscendo il ruolo alienante di queste piattaforme nella crescita dei minori. Non si tratta di un rifiuto tecnologico, ma di una resistenza alla tecnocrazia che impone un obbligo di vita senza sintomi. La vera via d'uscita risiede nella capacità di rifiutare l'omologazione e nell'incoraggiare il "tormento" creativo rispetto alla conformità sociale, promuovendo un'educazione che valorizzi il coraggio di pensare in grande e di andare "oltre", buttandosi nel fuoco delle sfide reali invece di rifugiarsi nel comfort digitale.
Cosa cambia concretamente per docenti, genitori e istituzioni
Le riflessioni di Paolo Crepet non sono semplici astrazioni sociologiche, ma suggeriscono un cambio di paradigma operativo per chi lavora e si occupa della crescita dei giovani. Il messaggio centrale è la necessità di una transizione dalla "protezione" alla "preparazione", che si traduce in azioni pratiche quotidiane:
- Diritto al fallimento: È fondamentale accettare che l'errore e la frustrazione siano strumenti pedagogici validi. Docenti e genitori dovrebbero smettere di intervenire preventivamente su ogni piccolo insuccesso, permettendo ai ragazzi di sperimentare le conseguenze delle proprie scelte.
- Abbandono dell'iperprotezione: Ridurre la tendenza a creare ambienti scolastici e familiari "asettici". Gli ostacoli devono essere mantenuti come elementi necessari per lo sviluppo della resilienza e della capacità di problem-solving.
- Valorizzazione del dissenso: Incoraggiare il pensiero critico e la capacità di dubitare. Invece di premiare la conformità, la scuola e la famiglia dovrebbero dare spazio al "tormento" creativo e alla capacità di esprimere opinioni divergenti.
- Consumo critico dei media: Educare i giovani a riconoscere le dinamiche di alienazione dei social media. È necessario promuovere una consapevolezza sui meccanismi degli algoritmi e sulla qualità dei contenuti consumati, contrastando la "perfezione ignobile" dei modelli semplificati.
In sintesi, il compito educativo diventa quello di restituire la complessità ai ragazzi. Questo significa non anestetizzare il dolore, ma fornire gli strumenti per elaborarlo, trasformando l'inquietudine in energia creativa e la fragilità in una forza consapevole. Il percorso proposto da Crepet, culminato nel libro Riprendersi l'anima, invita a una resistenza culturale contro la mediocrità, promuovendo una pedagogia che non teme il disagio, ma lo riconosce come essenziale per la nascita del genio e della libertà.
| Concetto Chiave | Definizione e Impatto Educativo |
|---|---|
| Perfezione Ignobile | Modelli estetici e comportamentali semplificati, privi di spessore e sofferenza, tipici della cultura tecnologica attuale. |
| Benzina dei Neuroni | La frustrazione e l'ostacolo come motori necessari per lo sviluppo del talento, dell'intuizione e della creatività. |
| Macchine Infernali | Definizione dei social media come strumenti di alienazione che contribuiscono alla semplificazione cognitiva dei minori. |
| Pedagogia della Protezione | Tendenza degli adulti a eliminare ogni sintomo di fragilità, rischiando di produrre individui emotivamente fragili e impreparati. |
Sebbene le riflessioni di Paolo Crepet non siano tradotte in atti normativi o linee guida ministeriali ufficiali, esse rappresentano una importante bussola sociologica per il mondo della scuola. Il messaggio è chiaro: per crescere davvero, i giovani hanno bisogno di spazio per il proprio disagio, per il diritto di sbagliare e per la fatica di pensare in modo autonomo, lontano dalle ricettine della perfezione tecnologica.
Il percorso di approfondimento dell'autore continua con la promozione del concetto di "reato di pensare" come forma di resistenza alla tecnocrazia, invitando la comunità educativa a non temere l'inquietudine, ma a riconoscerla come il primo passo verso una vera autonomia.
Pubblicato il 14 luglio 2026
Fonti consultate: Orizzonte Scuola, Paolo Crepet, La Feltrinelli, Sapere, Zazoom.
FAQs
Educazione dei figli e il valore del disagio: la critica di Paolo Crepet alla "perfezione ignobile"
L'autore sostiene che l'ossessione per una vita asettica e priva di sintomi, tipica dei modelli tecnologici attuali, rischi di spegnere la vitalità e la profondità d'animo dei giovani. Secondo Crepet, la vera crescita umana nasce dal superamento del disagio e dal tormento creativo, elementi che una perfezione artificiale tende a eliminare.
Crepet distingue tra gli "agiati", che si accontentano di un benessere statico, e i "disagiati", che sono i veri motori della storia, dell'arte e del progresso. Questa visione suggerisce che la capacità di affrontare l'inquietudine sia fondamentale per produrre innovazione e significato culturale.
L'iperprotezione è vista come un fattore che spegne il talento naturale dei ragazzi, impedendo loro di sviluppare resilienza e responsabilità. Crepet esorta genitori e docenti a "restituire le difficoltà" ai minori, affinché possano imparare a gestire il fallimento come strumento di crescita.
Il nuovo paradigma educativo prevede l'accettazione del diritto al fallimento, la riduzione degli ambienti asettici e la valorizzazione del dissenso critico. Inoltre, è fondamentale promuovere un consumo consapevole della tecnologia, riconoscendo il ruolo alienante dei social media nella crescita cognitiva.