Lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet ha recentemente scosso il dibattito pedagogico con una serie di interventi pubblici che mettono in discussione la gestione educativa delle famiglie contemporanee. Attraverso una critica serrata alla cosiddetta "sindrome del rischio zero", Crepet denuncia come la rimozione sistematica di ogni piccolo ostacolo, pericolo o frustrazione dall'infanzia stia producendo una generazione di giovani privi di autonomia e "fame di vita".
Secondo l'esperto, la protezione eccessiva dei genitori — che agiscono come veri e propri paracadute — impedisce ai figli di imparare a "volare" e a costruire la propria identità attraverso l'esperienza diretta. Il rischio, evidenziato con toni quasi provocatori, è quello di formare adulti privi di capacità di resilienza, destinati a incontrare gravi difficoltà nel gestire le sfide della vita reale una volta raggiunta la maggiore età.
In una serie di interventi pubblici e video sui social diffusi nel settembre 2026, Crepet sostiene che questa deriva educativa possa portare a una generazione di giovani destinati a diventare "idioti" a 25 anni per mancanza di capacità di affrontare le difficoltà.
Dalla "Coccolina" allo "Shanghai": i simboli di un'infanzia in declino
Crepet utilizza esempi quotidiani e quasi nostalgici per illustrare il suo pensiero. Cita il gioco dello Shangai — ovvero il maneggiare bastoncini colorati con precisione — e l'uso della colla Coccolina come simboli di un'infanzia basata sulla manualità, la creatività e la sperimentazione. Questi oggetti, oggi quasi scomparsi dalle cartolerie a causa della paura dei genitori verso possibili graffi o piccoli incidenti, rappresentano per lo psichiatra strumenti fondamentali di sviluppo cognitivo.
L'esperto accusa i genitori di agire per paura e sazietà, trasformando i figli in "piccoli lord rimbecilliti in un divano". In questo scenario, la disponibilità immediata di tutto e la rimozione di ogni "fastidio" fisico o emotivo creano una condizione di anestesia del desiderio. Se il bambino non deve mai desiderare nulla perché tutto gli viene offerto, perde la spinta necessaria a costruire il proprio futuro e a progettare obiettivi a lungo termine.
Il pensiero di Crepet si inserisce in un più ampio dibattito sociologico sulla protezione tossica. L'evoluzione storica ha visto i genitori passare dal proteggere i figli dai pericoli esterni, come guerra e fame, al proteggerli dai piccoli fastidi quotidiani, come graffi, frustrazioni e il "no". Questa transizione, secondo l'analisi clinico-sociologica, sta creando una barriera che impedisce la costruzione di un'identità autonoma.
La "strategia del togliere" come risposta pedagogica
Per contrastare il tragico calo delle ambizioni derivante dall'eccesso di offerta, Crepet propone la "strategia del togliere". Questo principio educativo si basa sul coraggio di dire no e sulla rimozione del superfluo per riportare i giovani all'essenziale. Non si tratta di privare i figli del necessario, ma di educarli a meritare le cose e a comprendere i propri limiti fisici e psicologici.
Un esempio emblematico citato dallo psichiatra è quello del "1 in matematica": il coraggio di accettare il fallimento (il brutto voto) non deve essere evitato, ma utilizzato come motore di consapevolezza e talento. Accettare la frustrazione è, in questo senso, un atto di libertà che permette al bambino di sviluppare la resilienza necessaria per affrontare le difficoltà della vita adulta.
| Concetto Chiave | Descrizione e Obiettivo Pedagogico |
|---|---|
| Sindrome del Rischio Zero | Rimozione sistematica di ogni piccolo pericolo o frustrazione per evitare ogni tipo di disagio fisico o emotivo. |
| Strategia del Togliere | Principio educativo basato sul "coraggio di dire no" e sulla riduzione del superfluo per stimolare l'ingegno e il desiderio. |
| Accettazione del Fallimento | Utilizzo del "no" e del brutto voto come strumenti per sviluppare la resilienza e la consapevolezza dei propri limiti. |
| Promozione della Manualità | Recupero di attività che richiedono precisione e manipolazione (es. bastoncini, collage) contro la passività digitale. |
Cosa cambia in concreto per famiglie e scuole
Sebbene non vi siano scadenze normative, il messaggio di Crepet suggerisce un cambio di paradigma operativo immediato per educatori e genitori. Ecco i punti chiave per un'azione pratica:
- Accettazione della frustrazione: Il fallimento non deve essere corretto istantaneamente dai genitori, ma vissuto dal bambino come un'opportunità di apprendimento.
- Recupero delle attività manuali: Incoraggiare l'uso di materiali fisici (colori, cartoncini, forbici) per contrastare la passività derivante dall'uso eccessivo di dispositivi digitali.
- Riduzione della gratificazione immediata: Educare i giovani a desiderare e a "meritare" le cose, contrastando la cultura dell'immediato che uccide la capacità di progettare il futuro.
- Coraggio pedagogico: I genitori devono avere il coraggio di credere nelle capacità dei figli, permettendo loro di scoprire i propri limiti e di superarli autonomamente.
In sintesi, la sfida per la scuola e la famiglia oggi è quella di passare da una pedagogia della protezione a una pedagogia dell'<autonomia>, dove il "togliere" diventa l'atto d'amore necessario per permettere la crescita.
Si specifica che la diagnosi di Crepet è di natura clinico-sociologica e si basa sull'osservazione dei comportamenti genitoriali e sulla letteratura psichiatrica, non essendo attualmente disponibili dati statistici quantitativi sulla correlazione diretta tra "rischio zero" e "idiotismo a 25 anni".
Fonti consultate:
Orizzonte Scuola
Sapere Virgilio - Approfondimento 1
Sapere Virgilio - Approfondimento 2
Sapere Virgilio - Approfondimento 3
FAQs
L'iperprotezione dei figli e la "strategia del togliere": la critica di Paolo Crepet alla sindrome del rischio zero
Si tratta di un principio educativo che invita i genitori a rimuovere il superfluo e a non assecondare ogni desiderio immediato dei figli. L'obiettivo è contrastare la "sazietà" e l'eccesso di offerta per riportare i giovani all'essenziale, stimolando la capacità di desiderare e di meritare le cose.
Questi oggetti rappresentano la manualità, la precisione e la libertà creativa che vengono oggi sacrificate a favore della "sindrome del rischio zero". Crepet sostiene che privare i bambini di questi strumenti formativi, per paura di piccoli incidenti, produca una generazione priva di curiosità e capacità di affrontare le difficoltà.
L'iperprotezione e l'anestesia del desiderio portano alla creazione di adulti privi di autonomia e resilienza. Senza l'esperienza del fallimento e del "no", i giovani rischiano di non sviluppare le competenze necessarie per costruire la propria identità e affrontare le sfide della vita adulta.
I genitori dovrebbero accettare la frustrazione come strumento pedagogico e promuovere attività che richiedano manipolazione fisica e precisione. È fondamentale dare ai figli la possibilità di scoprire i propri limiti e superarli, evitando di intervenire alla minima difficoltà.