La lunga vicenda giudiziaria relativa all'aggressione fisica e verbale subita dal docente di scienze Giuseppe Falsone a Paese (Treviso) ha raggiunto il suo epilogo definitivo. La sentenza è passata in giudicato con la condanna definitiva dei genitori di uno studente, ritenuti responsabili delle lesioni e delle minacce di morte professe contro l'insegnante nel dicembre 2017. Il provvedimento chiude quasi un decennio di procedimenti legali nati da un violento scontro tra la famiglia di un alunno e il corpo docente.
L'evento, che ha scosso la comunità scolastica locale, è scaturito da un malinteso durante un colloquio con la preside dell'istituto per chiarire il comportamento di un ragazzo che si era rifiutato di lasciare l'atrio durante la ricreazione. Nonostante la versione dei genitori, che accusavano il docente di aver "picchiato" il figlio, le ricostruzioni e le testimonianze hanno confermato che il professore aveva agito nel rispetto delle regole scolastiche, posando semplicemente una mano sulla spalla del ragazzo per accompagnarlo fuori.
L'aggressione è avvenuta nell'atrio della scuola media Casteller, dove i genitori, insieme al figlio maggiore, hanno investito il docente con insulti pesanti e minacce esplicite. Il docente, a seguito dell'evento, ha dovuto affrontare un trauma psicologico significativo, dichiarando in aula di aver avuto paura ad uscire di casa e di aver perso la voglia di insegnare a causa della violenza subita. Il referto del pronto soccorso aveva infatti attestato cinque giorni di prognosi per una contusione alla nuca.
L'iter giudiziario: dalla condanna di primo grado alla sentenza definitiva
Il percorso legale ha visto diversi gradi di giudizio e una complessa serie di impugnazioni. Nel novembre 2022, il Giudice di Pace di Treviso aveva emesso la prima sentenza di condanna, imponendo ai genitori il pagamento di una multa complessiva di 1.600 euro (suddivisa in 1.000 euro per il padre e 600 euro per la madre), oltre al risarcimento civile per i danni subiti. La coppia aveva tuttavia promosso un ricorso in appello per tentare di ribaltare il verdetto.
In agosto 2026, il Tribunale di Treviso, con la magistrata Carlotta Brusegan, ha confermato la condanna in sede di appello. La sentenza ha comportato una lieve riduzione della pena per il padre, la cui multa è stata rideterminata in 750 euro a seguito della riqualificazione di uno dei capi d’imputazione. Per la madre, invece, la condanna è rimasta invariata. Il tribunale ha inoltre dichiarato inammissibile il ricorso in Cassazione, rendendo la sentenza definitiva e non più percorribile da ulteriori gradi di giudizio.
Parallelamente, il Tribunale per i Minorenni di Venezia ha trattato separatamente la responsabilità del figlio maggiore dell'allora minorenne. Il ragazzo è stato dichiarato colpevole per la "manata" inflitta alla nuca del professore, confermando la responsabilità diretta dei figli nell'atto violento compiuto all'interno del perimetro scolastico.
Responsabilità penale e civile: i precedenti e le conseguenze
Questo caso rappresenta un precedente significativo sulla responsabilità penale dei genitori in caso di aggressioni ai docenti. La sentenza chiarisce che le minacce di morte e gli insulti verbali non sono semplici reazioni emotive, ma reati perseguibili che comportano sanzioni pecuniarie certe. Inoltre, la conferma della condanna al risarcimento civile sottolinea l'obbligo per i genitori di rispondere economicamente dei danni fisici e psicologici causati dai propri figli.
Durante il processo, la versione del docente è stata supportata dalle testimonianze dirette di due collaboratori scolastici e di un altro docente della scuola. Questi testimoni hanno confermato che il professore Falsone non aveva compiuto alcun atto violento, smentendo categoricamente le accuse della famiglia. La difesa degli imputati, rappresentata dall'avvocato Andrea Zambon, ha tentato di contestare i fatti, ma non è riuscita a scalfire la validità delle prove raccolte.
| Soggetto Coinvolto | Esito della Condanna Definitiva |
|---|---|
| Padre (46 anni) | Multa di 750 euro (ridotta in appello) |
| Madre (47 anni) | Multa di 600 euro |
| Figlio Maggiore | Condanna per la manata alla nuca (Tribunale per i Minorenni) |
| Docente (Vittima) | Risarcimento civile confermato per danni fisici e psicologici |
Cosa cambia concretamente per la comunità scolastica
La sentenza definitiva stabilisce linee guida operative chiare per le scuole e per le famiglie. In primo luogo, l'aggressione fisica e verbale ai docenti non viene più tollerata come "conflitto privato", ma viene perseguita con rigore penale immediato. Per i genitori, ciò significa che la responsabilità civile per i danni del figlio è diretta e non può essere elusa.
Per i dirigenti scolastici e le segreterie, il caso ribadisce l'importanza di documentare accuratamente ogni malinteso o episodio di tensione attraverso verbali e testimonianze immediate. La conferma delle testimonianze dei collaboratori scolastici e dei colleghi è stata fondamentale per proteggere il docente da un procedimento disciplinare che, pur essendo stato avviato, non ha trovato riscontro nelle prove dei fatti. La sentenza è ora passata in giudicato, chiudendo ogni possibilità di ulteriore impugnazione per la coppia di Treviso.
Sebbene il dossier non riporti l'importo esatto del risarcimento civile liquidato, la conferma della condanna alla riparazione del danno garantisce al docente il diritto di essere indennizzato per il trauma subito, che ha quasi portato all'abbandono della professione.
La sentenza definitiva è stata emessa in agosto 2026, segnando la fine di un percorso legale di quasi dieci anni.
FAQs
Condanna per schiaffo e minacce a un docente: i genitori pagano la multa dopo 7 anni
Il Tribunale di Treviso ha confermato la condanna per la madre a 600 euro di multa e per il padre a 750 euro, ridotta rispetto ai 1.000 euro iniziali. Oltre alle sanzioni penali, la coppia è stata condannata al risarcimento civile per i danni fisici e psicologici subiti dal docente.
I genitori sono stati ritenuti responsabili di lesioni fisiche, minacce di morte e insulti verbali rivolti all'insegnante. L'aggressione, scaturita da un malinteso durante un colloquio scolastico, ha portato a una prognosi di cinque giorni per il docente.
Il figlio maggiore, che all'epoca dell'evento era minorenne, è stato giudicato separatamente dal Tribunale per i Minorenni di Venezia. La sentenza ha confermato la sua responsabilità per la manata inflitta alla nuca del professore durante l'episodio.
La sentenza stabilisce un precedente chiaro sulla responsabilità civile e penale diretta dei genitori per le azioni dei figli in ambito scolastico. Conferma che minacce e insulti verso il personale docente sono reati perseguibili che comportano sanzioni pecuniarie e obblighi di risarcimento.