Il dibattito sul merito e il ruolo dei genitori: le riflessioni di Paolo Crepet sulla crisi del sistema scolastico
Le recenti dichiarazioni dello psichiatra Paolo Crepet durante il Festival Cultura Liberata 2026 hanno riacceso un dibattito acceso e necessario sulla natura stessa dell'istruzione italiana. Durante i suoi interventi tenutisi al Teatro Accademia di Conegliano (Treviso) dal 12 al 14 giugno, Crepet ha espresso una visione fortemente critica verso il modello educativo attuale, definendo la scuola come un luogo che ha perso la sua funzione primaria a causa di un egualitarismo che, a suo avviso, danneggia la formazione dei giovani.
Il cuore della sua critica risiede nella perdita del merito scolastico e nell'eccessiva interferenza delle famiglie nel percorso di apprendimento dei figli. Secondo l'esperto, la scuola italiana ha subito un'inversione di rotta negli ultimi trent'anni, passando da un modello autorevole a uno che favorisce la fragilità e l'iper-protezione. Crepet sostiene che la famiglia, nel tentativo di "spianare la strada" ai figli, finisca per privarli delle sfide necessarie per la crescita individuale.
Questa dinamica, secondo il suo pensiero, ha portato a una situazione in cui la scuola non è più un luogo di formazione della responsabilità, ma un ambiente dove il controllo costante degli adulti — spesso mediato dal registro elettronico — soffoca l'autonomia dei ragazzi. Crepet ha ribadito la necessità di una scuola basata sul merito, criticando l'ossessione del controllo che inizia già alle prime ore del mattino con le notifiche digitali.
La critica all'iper-protezione e il "sindacalismo" dei genitori
Uno dei punti più controversi degli interventi di Crepet riguarda il ruolo dei genitori, che egli definisce "sindacalisti dei figli". Questa espressione mira a descrivere una tendenza dei nuclei familiari a monitorare ossessivamente ogni aspetto della vita scolastica, trasformando il percorso educativo in una serie di diritti da rivendicare e controlli da esercitare.
L'autore propone una soluzione radicale e provocatoria: "proibire l'ingresso degli adulti nelle scuole", suggerendo che i genitori dovrebbero essere presenti solo in occasioni sporadiche, come un unico giorno di accoglienza all'anno. L'obiettivo di tale proposta non è l'esclusione dei genitori, ma la restituzione della scuola ai ragazzi e ai loro insegnanti. Per Crepet, la scuola deve essere il luogo in cui i giovani imparano a gestire il fallimento, a confrontarsi con le regole e a costruire la propria identità lontano dall'ombra protettiva della casa.
In questo quadro, il concetto di merito emerge come l'unico pilastro possibile per una scuola che funzioni. Crepet avverte chiaramente che "se promuoviamo tutti, allora non promuoviamo nessuno", mettendo in guardia contro le istituzioni che presentano percentuali di promozione eccessivamente elevate. Secondo la sua analisi, la scuola non può essere un "dispensatore di gioia"; deve invece essere il luogo dove si riconosce lo sforzo individuale e si premia la passione e la curiosità, distinguendo nettamente chi si impegna da chi non ha alcuna voglia di partecipare al percorso formativo.
Il contrasto tra provocazione pedagogica e diritti di trasparenza
Mentre le riflessioni di Crepet si collocano su un piano pedagogico e intellettuale, la realtà operativa delle scuole italiane è oggi scandita da precise tutele giuridiche che garantiscono alle famiglie il diritto di accesso agli atti. Se da un lato Crepet invita i genitori a "stare fuori dalle scuole" per favorire l'autonomia, dall'altro la giurisprudenza amministrativa ha consolidato il principio che la trasparenza non sia una concessione discrezionale della scuola, ma un obbligo di legge.
Le recenti sentenze dei tribunali amministrativi hanno chiarito che il diritto di accesso alla documentazione scolastica è uno strumento fondamentale per tutelare l'interesse del minore. Ad esempio, la sentenza Tar Veneto n. 2074/2025 stabilisce che le famiglie hanno il diritto di visionare documenti, PDP e verbali scolastici per tutelare il percorso educativo dei propri figli. Parallelamente, la sentenza Tar Lazio n. 8608/2026 chiarisce che i genitori hanno pieno diritto a conoscere e ottenere i documenti scolastici, specialmente per studenti con disabilità, definendo il silenzio della scuola come rifiuto illegittimo.
In questo contesto, il ruolo dei docenti diventa ancora più complesso. Devono infatti bilanciare l'autorevolezza pedagogica — quella che Crepet vorrebbe vedere restaurata per educare alla responsabilità — con il dovere di trasparenza amministrativa. La scuola deve garantire che le strategie di inclusione e i criteri di valutazione siano verificabili, ma senza trasformare il rapporto educativo in un continuo confronto burocratico che possa svuotare di significato il lavoro didattico.
Cosa cambia concretamente per docenti, famiglie e istituzioni
Le riflessioni di Crepet e l'attuale quadro normativo delineano un percorso operativo chiaro per gli attori della scuola. Per le famiglie, la consapevolezza deve passare dal controllo ossessivo alla collaborazione informata: il diritto di accesso ai documenti (come i PDP, i verbali dei consigli di classe e i criteri di valutazione) è garantito, ma deve essere finalizzato a una comprensione reale del percorso del figlio, non a una costante verifica dei voti.
Per le scuole e le segreterie, l'obbligo di trasparenza è ormai consolidato. Le istituzioni devono assicurare un accesso fluido agli atti, evitando il silenzio amministrativo che, secondo la giurisprudenza, equivale a un rifiuto illegittimo. È necessario dotarsi di modelli di richiesta chiari e procedure standardizzate per gestire le istanze di accesso senza che queste diventino un carico burocratico paralizzante per il corpo docente.
Per i docenti, la sfida è pedagogica. È fondamentale mantenere ferma la meritocrazia e la coerenza dei criteri di valutazione, spiegandoli chiaramente fin dall'inizio dell'anno scolastico. L'obiettivo è educare gli studenti a comprendere che il voto è un momento formativo, un segnale del loro percorso di crescita, e non solo un numero da ottenere per evitare il conflitto con i genitori. La scuola deve tornare a essere il luogo della responsabilità individuale, dove il successo è il risultato di un impegno reale e non di una protezione esterna.
| Elemento di Analisi | Dettaglio e Riferimento |
|---|---|
| Posizione di Paolo Crepet | Critica all'iper-protezione, richiesta di autonomia per i giovani e difesa del merito scolastico. |
| Proposta Pedagogica | Limitare la presenza fisica dei genitori a un giorno all'anno; eliminare il controllo costante tramite registro elettronico. |
| Giurisprudenza (Tar Veneto/Lazio) | Diritto dei genitori di visionare PDP, verbali e criteri di valutazione come obbligo di trasparenza. |
| Riferimenti Normativi | Legge 241/1990, D.Lgs. 33/2013, D.Lgs. 97/2016. |
| Impatto Operativo | Necessità di bilanciare autorevolezza didattica e trasparenza amministrativa obbligatoria. |
In sintesi, mentre la provocazione di Crepet invita a una rivoluzione culturale nel modo in cui viviamo la scuola, la normativa vigente impone una trasparenza strutturale. La sfida per il sistema scolastico italiano sarà quella di trovare il punto di equilibrio tra queste due esigenze: proteggere lo spazio di crescita dei ragazzi dalla pressione eccessiva degli adulti, garantendo al contempo che ogni atto educativo sia verificabile e trasparente per le famiglie.
Per gli studenti, questo significa dover affrontare il percorso con maggiore responsabilità; per i genitori, significa passare da un ruolo di controllo a uno di accompagnamento consapevole; per i docenti, significa riaffermare il proprio ruolo di autorità pedagogica in un quadro di trasparenza amministrativa sempre più rigoroso.
FAQs
Il dibattito sul merito e il ruolo dei genitori: le riflessioni di Paolo Crepet sulla crisi del sistema scolastico
Crepet critica l'iper-protezione e l'ossessione dei genitori per il controllo costante dei figli tramite il registro elettronico, definendoli "sindacalisti dei figli". Propone una riduzione della presenza fisica degli adulti negli istituti, suggerendo di limitarla a un solo giorno di accoglienza all'anno per favorire l'autonomia dei giovani.
Sì, le sentenze del Tar Veneto (n. 2074/2025) e del Tar Lazio (n. 8608/2026) confermano che le famiglie hanno il diritto di accedere a PDP, verbali e criteri di valutazione. Il silenzio della scuola in merito a queste richieste è considerato un rifiuto illegittimo ai sensi della Legge 241/1990.
Le istituzioni scolastiche non possono più gestire l'accesso agli atti in modo discrezionale e devono garantire la consegna fluida dei documenti richiesti. È necessario fornire prove certe della trasmissione delle comunicazioni, poiché la semplice dichiarazione di invio via mail non è considerata sufficiente.
No, la proposta di proibire l'ingresso degli adulti nelle scuole non è un provvedimento ministeriale né una norma attualmente in vigore. Si tratta di una provocazione intellettuale e pedagogica volta a stimolare un dibattito sulla responsabilità individuale e sul superamento del modello educativo attuale.