Lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet ha recentemente lanciato un appello di forte impatto civile rivolto alle nuove generazioni, invitandole a non "perdersi il vizio della libertà". Durante il Festival Dannunziano a Pescara, lo scorso 3 settembre 2026, l'esperto ha messo in guardia contro una deriva culturale sempre più marcata, in cui la comodità tecnologica e l'omologazione indotta dai giganti del digitale rischiano di soffocare l'autonomia individuale e la capacità di pensiero critico dei giovani italiani.
Il cuore della riflessione di Crepet risiede nella necessità di preservare uno spazio di riflessione autonoma di fronte a strumenti che, pur offrendo opportunità senza precedenti, possono trasformarsi in veicoli di una programmazione del pensiero. L'intervento sottolinea come la vera sfida educativa non sia solo tecnica, ma filosofica: restituire ai ragazzi il tempo e lo spazio necessari per imparare a pensare, affrontando la fatica necessaria per costruire un'identità propria, libera dalle "campane di vetro" protettive ma limitanti che spesso caratterizzano i modelli educativi contemporanei.
Dalla "campana di vetro" alla tutela normativa: il contesto del divieto dei social
Il pensiero di Crepet si inserisce in un clima di crescente allarme sociale, alimentato da casi di cronaca che coinvolgono aggressioni scolastiche filmate in diretta e una diffusa dipendenza digitale. Il Governo italiano ha già recepito questa urgenza definendo la situazione come un'emergenza sociale, portando alla luce la necessità di interventi strutturali che vadano oltre la semplice sensibilizzazione. Il dibattito attuale non riguarda la tecnologia in sé, ma il modo in cui la società sceglie di integrarla nei processi formativi e relazionali dei minori.
In questo scenario, il rischio identificato dallo psichiatra è quello di una omologazione culturale indotta da piattaforme che riducono lo spazio dell'errore e dell'inquietudine, elementi invece fondamentali per lo sviluppo psichico. Crepet avverte che "tutto ciò che è comodo è stupido", suggerendo che la facilità offerta dall'intelligenza artificiale e dai social network possa anestetizzare la capacità dei giovani di distinguere tra un'opportunità reale e una simulazione digitale, portandoli a rinunciare alla fatica del percorso educativo in favore di una gratificazione immediata e superficiale.
Il contesto normativo italiano sta cercando di dare una risposta concreta a queste preoccupazioni attraverso diversi strumenti legislativi. Il D.L. 10 agosto 2018, n. 101, che ha recepito il GDPR, continua a fornire la cornice per la disciplina dei dati personali, mentre la Legge 20 agosto 2019, n. 92 sull'Educazione Civica integra i programmi scolastici con percorsi di educazione digitale. Tuttavia, la spinta attuale verso un divieto più stringente dei social network per gli under 15 rappresenta il passo più deciso verso una tutela della salute mentale dei minori.
L'iter legislativo e il progetto del Ministro Valditara per la tutela dei minori
Il percorso verso una regolamentazione più severa ha visto diverse tappe significative negli ultimi anni. Già nel marzo 2023 era stato presentato al Senato il primo disegno di legge per la tutela dei minori sulle piattaforme social, un testo che ha subito un lungo iter di audizioni e analisi. Nonostante un arresto temporaneo del procedimento nell'ottobre 2025, il progetto è tornato in auge nell'aprile 2026, quando il Ministro Valditara ha annunciato un approccio "innovativo" per contrastare l'aggressività diffusa e gli esempi negativi in rete, citando le inefficienze dei modelli esteri (come quello australiano, approvato nel novembre 2024, che è il primo al mondo a vietare i social ai bambini).
Il disegno di legge bipartisan, attualmente in esame presso la Commissione VIII del Senato, prevede misure strutturali che mirano a colpire direttamente il modello di business delle Big Tech. Tra i punti chiave del testo figurano:
- L'obbligo per i fornitori di servizi digitali di implementare sistemi di Age Verification tramite tessera sanitaria o identità digitale.
- La nullità dei contratti stipulati da minori di 15 anni senza il consenso esplicito dei genitori o dei tutori.
- La regolamentazione dei guadagni per gli influencer minori, che richiederà l'autorizzazione dei genitori e il coinvolgimento della Direzione Provinciale del Lavoro per i compensi superiori ai 10.000 euro annui.
- Un contributo annuale dello 0,035% del fatturato per i fornitori che superano i 50 milioni di euro, destinato al finanziamento del numero di emergenza 114.
Questa spinta normativa mira a creare una barriera legale che protegga i minori non solo dai contenuti inappropriati, ma anche dallo sfruttamento economico e dalla esposizione precoce a dinamiche di successo virtuale che spesso non corrispondono alla realtà. Il Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza ha infatti sollecitato la creazione di una Consulta dedicata ai diritti e ai doveri del minore nell'ambiente digitale, riconoscendo che la tutela deve essere bilanciata con la necessità di educare all'uso consapevole degli strumenti tecnologici.
Cosa cambia concretamente per la scuola e per le famiglie
L'impatto di queste decisioni e delle riflessioni di Crepet si traduce in cambiamenti operativi immediati per la comunità scolastica e per i nuclei familiari. Per le scuole, la priorità diventa l'implementazione di percorsi educativi sull'utilizzo sicuro dei dispositivi, un'iniziativa già avviata dal 92% degli istituti italiani. Il Ministero dell'Istruzione prevede inoltre l'avvio di corsi specifici per i docenti sulla gestione corretta di smartphone e social media, fornendo gli strumenti pedagogici per affrontare la "gestione dei media" in classe.
Per le famiglie, la responsabilità della vigilanza attiva diventa un obbligo giuridico e morale più stringente. Sarà necessario fornire identità digitali o tessere sanitarie per garantire l'accesso dei figli ai servizi digitali autorizzati, sapendo che ogni contratto stipulato dai minori senza consenso sarà giuridicamente nullo. Questo significa che i genitori dovranno assumere un ruolo di co-responsabilità attiva, non limitandosi a una protezione passiva ma accompagnando i figli nella scoperta del web.
Per i minori, le conseguenze sono dirette: una limitazione dell'accesso alle piattaforme social e restrizioni severe sui guadagni derivanti dalla produzione di contenuti online. L'obiettivo è quello di "restituire il tempo" ai ragazzi, come auspicato da Crepet, permettendo loro di dedicarsi ad attività che promuovano lo sforzo, la passione e la costruzione di un pensiero critico non mediato dagli algoritmi di raccomandazione.
| Ambito di Intervento | Dettagli e Obblighi Normativi |
|---|---|
| Verifica dell'Età | Obbligo per i fornitori di servizi digitali; AGCOM definirà le modalità tecniche entro 60 giorni dalle approvazioni. |
| Contratti Minori | Nullità dei contratti stipulati da minori di 15 anni senza consenso dei genitori o tutori. |
| Influencer Minori | Autorizzazione genitori e Direzione Provinciale del Lavoro per guadagni superiori a 10.000 euro annui. |
| Supporto Scolastico | Stanziamento di 20 milioni di euro per l'assistenza psicologica scolastica. |
Prossimi passi e scadenze operative
Il futuro prossimo vedrà l'AGCOM stabilire le modalità tecniche per la verifica dell'età, mentre la Commissione VIII del Senato proseguirà l'iter del disegno di legge bipartisan. Per il corpo docente, la priorità immediata sarà la partecipazione ai corsi di formazione ministeriali sulla gestione dei social media, fondamentali per trasformare la scuola in un luogo di educazione critica e non solo di divieto. È fondamentale che docenti e famiglie collaborino per evitare che la tecnologia diventi una "campana di vetro" che isola i giovani, ma uno strumento che, se usato con consapevolezza, possa arricchire il loro percorso di crescita.
Sebbene l'efficacia tecnica della verifica dell'età contro i tentativi di aggiramento da parte delle Big Tech rimanga un punto ancora da verificare, la direzione politica è chiara: la tutela della salute mentale e dell'autonomia dei minori è diventata una priorità assoluta per il sistema scolastico e sociale italiano.
Il divieto dei social per gli under 15 rappresenta dunque non solo una barriera normativa, ma un richiamo alla necessità di proteggere il "vizio della libertà", ovvero la capacità di scegliere consapevolmente il proprio percorso di vita lontano dalle logiche di omologazione digitale.
FAQs
Il "vizio della libertà" e la sfida digitale: il monito di Paolo Crepet sulla tutela dei minori e il ruolo della scuola
Lo psichiatra invita i ragazzi a preservare l'autonomia individuale e il pensiero critico contro l'omologazione culturale dei social e dell'intelligenza artificiale. L'obiettivo è evitare che la ricerca della comodità digitale sostituisca lo sforzo necessario per costruire la propria identità e la capacità di riflessione autonoma.
Il testo prevede l'obbligo di verifica dell'età tramite tessera sanitaria o identità digitale e la nullità dei contratti stipulati da minori di 15 anni senza consenso genitoriale. Include inoltre la regolamentazione dei guadagni per gli influencer minori e un contributo per finanziare il numero di emergenza 114.
Le scuole implementeranno percorsi educativi sull'uso sicuro dei dispositivi e i docenti riceveranno una formazione specifica sulla gestione dei media. Le famiglie dovranno garantire una vigilanza attiva e fornire i documenti necessari per l'accesso dei figli ai servizi digitali.
Il disegno di legge deve ancora seguire l'iter della Commissione VIII del Senato, mentre l'AGCOM ha 60 giorni per definire le modalità tecniche di verifica dell'età. Parallelamente, il Ministero dell'Istruzione avvierà i corsi di formazione per il corpo docente.