Tessere del gioco Scarabeo con le lettere B, S, W disposte in fila, simbolo del dibattito linguistico nelle scuole.

Il divieto di schwa e asterisco nelle scuole: la nuova linea del Ministero e la tutela della lingua italiana

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Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha ufficializzato il divieto di utilizzo dei simboli schwa (ə) e asterisco (*) nelle comunicazioni e negli atti ufficiali delle istituzioni scolastiche italiane. Questa decisione, promossa dal ministro Giuseppe Valditara, rappresenta un punto di svolta normativo che mira a preservare la conformità linguistica dei documenti amministrativi e didattici, contrastando l'adozione di simboli considerati non appartenenti alla tradizione grammaticale nazionale.

La misura non si limita a una mera correzione stilistica, ma si inserisce in un percorso normativo più ampio volto a regolamentare la trattazione di tematiche sensibili. Nello specifico, il provvedimento mira a garantire che l'uso della lingua italiana rimanga corretto, accessibile e coerente con le norme vigenti, limitando l'introduzione di espressioni che il governo definisce come forzature ideologiche o "neutri" linguistici non riconosciuti dalla normativa ufficiale.

Il dibattito, che ha coinvolto sia il piano politico che quello accademico, ha visto la scuola diventare il terreno di scontro tra chi promuove l'evoluzione dei pronomi di genere e chi difende la sovranità culturale della lingua italiana. La nuova linea del Ministero chiarisce che la tutela della chiarezza burocratica e della dignità della lingua deve prevalere sulle sperimentazioni linguistiche non validate dagli organi competenti.

Il percorso normativo: dalla circolare ministeriale alla legge sul consenso informato

L'iter che ha portato al divieto attuale ha avuto inizio nel marzo 2025, quando il Ministero ha inviato una circolare ufficiale a tutte le scuole per imporre l'abbandono di schwa e asterisco nei documenti istituzionali. Tale mossa è stata alimentata da una proposta di legge della Lega, presentata il 6 marzo 2025, che chiedeva il rispetto rigoroso della lingua italiana nelle comunicazioni pubbliche.

Il quadro normativo si è consolidato ulteriormente con l'approvazione definitiva della Legge sul Consenso Informato il 3 giugno 2026. Questo provvedimento del Senato impone un obbligo stringente: il consenso scritto dei genitori è ora necessario per qualsiasi attività scolastica che tocchi tematiche sessuali. Inoltre, la legge vieta esplicitamente la trattazione di tali temi nelle scuole dell'infanzia, nelle primarie e nelle secondarie di primo grado, salvo per le normali indicazioni biologiche.

Per sostenere queste decisioni, il Ministero ha fatto riferimento a tre pareri tecnici dell'Accademia della Crusca (risalenti ai periodi 2021, 2023 e 2024). Gli esperti della Crusca hanno chiarito che:

  • l'asterisco non è adatto a testi di legge o avvisi pubblici poiché crea confusione e non ha una resa fonetica nella lettura ad alta voce;
  • la schwa non è un grafema dell'italiano e il suo utilizzo compromette la leggibilità dei testi;
  • l'uso di questi simboli nei documenti ufficiali è considerato un atto di violenza linguistica che snatura la struttura della lingua.

Le implicazioni pratiche per la gestione scolastica e la didattica

L'impatto della nuova normativa è immediato e riguarda principalmente la redazione della documentazione ufficiale. Le scuole non possono più inserire schwa o asterischi in avvisi, siti web istituzionali, verbali o qualsiasi altra comunicazione formale. Questo significa che ogni ufficio segreteria e ogni dirigente scolastico deve assicurarsi che la correttezza linguistica sia rispettata in ogni output digitale e cartaceo.

Sul piano didattico, la restrizione è ancora più marcata per la prima infanzia. Il ministro Valditara ha ribadito che, grazie alla nuova normativa, gli argomenti relativi ai pronomi di genere e all'identità di genere non potranno più essere affrontati negli asili e nelle scuole elementari. Questo limite operativo mira a proteggere i minori da contenuti considerati non appropriati per la loro fascia d'età, spostando il focus sulle indicazioni biologiche di base.

In sintesi, la scuola deve ora operare entro binari ben definiti:

  1. Documentazione: Uso esclusivo di grafemi italiani standard nei siti web e negli atti amministrativi.
  2. Didattica: Preclusione dei temi sull'identità di genere nei cicli di istruzione primaria.
  3. Procedure: Obbligo di ottenere il consenso scritto dei genitori per ogni progetto che tocchi tematiche sessuali.
Ambito di applicazioneRegole e Vincoli
Comunicazioni UfficialiDivieto assoluto di schwa (ə) e asterisco (*) in siti web, avvisi e verbali.
Scuola dell'Infanzia e PrimariaDivieto di trattare temi su identità di genere e pronomi neutri.
Tematiche SessualiObbligo di consenso scritto dei genitori per ogni attività specifica.
Base NormativaCircolare Ministeriale (Marzo 2025) e Legge Consenso Informato (Giugno 2026).

Cosa cambia concretamente per docenti, ATA e dirigenti

Per il personale scolastico, la novità operativa principale risiede nella revisione dei materiali di comunicazione. Le segreterie devono monitorare che i siti web scolastici siano privi di simboli non convenzionali, mentre i docenti devono adeguare i progetti didattici per la scuola primaria, assicurandosi che non includano contenuti relativi all'identità di genere. È fondamentale che ogni progetto che possa sfiorare tematiche sessuali sia accompagnato dalla procedura di consenso informato, per evitare sanzioni o contestazioni.

In termini di responsabilità amministrativa, la scuola deve ora garantire che la lingua utilizzata sia quella della tradizione, come richiesto dai pareri della Crusca. Questo significa che ogni avviso pubblico deve essere redatto con una terminologia chiara e priva di "neutri" linguistici, garantendo che la comunicazione istituzionale rimanga neutra e accessibile a tutti i cittadini, senza derive ideologiche o sperimentazioni grafiche non autorizzate.

Per le famiglie, la normativa garantisce una maggiore tutela sulla scelta educativa dei figli, poiché la scuola è ora obbligata a coinvolgerle attivamente e preventivamente su ogni tema sensibile, limitando l'autonomia della scuola nel trattare argomenti di identità di genere nei primi anni di istruzione.

Al momento, non sono ancora disponibili i dettagli tecnici specifici sulle modalità di monitoraggio automatico dei siti web scolastici per la conformità linguistica, ma l'implementazione della circolare è già operativa per quanto riguarda la redazione degli atti ufficiali.

FAQs
Il divieto di schwa e asterisco nelle scuole: la nuova linea del Ministero e la tutela della lingua italiana

Quali documenti scolastici sono interessati dal divieto di schwa e asterisco?+

Il divieto riguarda tutti gli atti ufficiali delle istituzioni scolastiche, inclusi avvisi pubblici, verbali, siti web istituzionali e comunicazioni formali. La normativa impone l'uso di un linguaggio corretto e conforme alle norme linguistiche vigenti, escludendo simboli non riconosciuti come grafemi della lingua italiana.

Quali sono le restrizioni didattiche per la scuola dell'infanzia e primaria?+

Negli asili e nelle scuole elementari è preclusa la trattazione di tematiche relative ai pronomi di genere e all'identità di genere. Le attività didattiche in questi gradi di istruzione devono limitarsi alle normali indicazioni biologiche, senza approfondimenti sulle tematiche di genere.

Cosa devono fare le scuole per trattare temi legati alla sessualità?+

Per qualsiasi attività che tocchi tematiche sessuali, le scuole sono obbligate a ottenere il consenso scritto dei genitori. Questa procedura è necessaria per tutti i progetti didattici nelle scuole dell'infanzia, primarie e secondarie di primo grado.

Su quali basi normative si fonda il divieto dei simboli neutri?+

La decisione si basa su tre pareri tecnici dell'Accademia della Crusca (2021, 2023, 2024) che dichiarano l'inadeguatezza dell'asterisco e della schwa nei testi ufficiali. Questi pareri hanno fornito la base normativa per la circolare ministeriale del marzo 2025 e la successiva legge sul consenso informato.

Fonti consultate

Redazione Orizzonte Insegnanti
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