Il Governo italiano ha presentato in Consiglio dei Ministri una bozza di decreto legge volta a introdurre un divieto formale sull'uso del velo integrale (come il burqa o il niqab) e di qualsiasi altro indumento capace di celare il volto all'interno degli istituti scolastici. L'iniziativa, definita dal Ministro dell'Istruzione come una "battaglia di civiltà", nasce con l'obiettivo primario di garantire la riconoscibilità degli studenti e del personale scolastico, promuovendo un ambiente educativo basato sulla trasparenza e sulla sicurezza.
La misura non si limita alla sola sfera educativa, ma si inserisce in un più ampio quadro di riforme che includono anche vincoli numerici per l'inserimento degli studenti stranieri e stanziamenti significativi per il potenziamento linguistico. Il provvedimento mira a contrastare l'isolamento e a garantire che il diritto all'istruzione sia accompagnato da una corretta integrazione culturale e linguistica, definendo regole chiare per la gestione delle classi e delle risorse scolastiche.
Il quadro normativo e le sanzioni amministrative previste
Il nuovo decreto si appoggia alla Legge 152 del 1975, la quale già stabilisce il divieto di utilizzare mezzi atti a rendere difficile il riconoscimento della persona in luogo pubblico, salvo per giustificati motivi. Con la nuova bozza, il Governo intende rendere esplicito e specifico questo divieto per il contesto scolastico, definendo una sanzione amministrativa pecuniaria che varia da 200 a 1.000 euro per ogni violazione accertata.
Un aspetto fondamentale della normativa riguarda la responsabilità genitoriale: nel caso in cui la violazione del divieto venga commessa da un minore, la sanzione economica sarà direttamente a carico dei genitori o dei responsabili legali dello studente. Questa scelta operativa mira a responsabilizzare le famiglie sull'osservanza delle norme di comportamento e di abbigliamento all'interno degli istituti di istruzione.
Il decreto introduce inoltre una novità significativa per la gestione dei flussi migratori e l'integrazione scolastica. Viene fissato un tetto del 30% per gli studenti "non italofoni" (ovvero coloro che non conoscono la lingua italiana) all'interno delle classi, una soglia che si applicherà ai nuovi arrivi. Per supportare questo obiettivo, il provvedimento prevede:
- 14 milioni di euro destinati ai corsi di potenziamento linguistico.
- 170 milioni di euro per il rafforzamento delle figure degli ispettori e delle segreterie scolastiche.
- L'obbligo per i genitori di alunni con gravi ritardi di inserimento di frequentare corsi di lingua italiana.
Contesto politico e precedenti legislativi
L'attuale proposta di decreto si inserisce in un percorso legislativo già avviato da diversi soggetti politici. Già nel corso del 2023 e del 2025, la Lega e Fratelli d'Italia avevano promosso iniziative simili per il divieto del velo integrale in luoghi pubblici. Mentre la Lega aveva ipotizzato sanzioni più elevate (fino a 30.000 euro) e l'introduzione di nuovi reati per la costrizione all'uso del velo, la bozza attuale del Governo sembra puntare su una misura amministrativa più contenuta ma strutturata per l'immediata applicazione scolastica.
È interessante notare come il precedente regionale lombardo, approvato dal Consiglio regionale e confermato dalla Corte d'Appello di Milano nel 2019, abbia già tracciato una strada per il divieto del volto coperto negli enti pubblici. La nuova iniziativa nazionale mira a uniformare queste disposizioni su tutto il territorio nazionale, garantendo che la sicurezza e la riconoscibilità non siano soggette a interpretazioni locali divergenti.
Cosa cambia concretamente per dirigenti, docenti e famiglie
L'impatto operativo del decreto sarà immediato e coinvolgerà diversi attori della comunità scolastica. Per i dirigenti scolastici, il compito principale sarà quello di accertare l'infrazione all'interno dell'istituto. Una volta verificata la violazione, la pratica non sarà gestita direttamente dalla scuola come sanzione finale, ma passerà al Prefetto, autorità competente per l'emissione della multa.
Per gli studenti, il divieto sarà assoluto durante le lezioni, i corsi pomeridiani e gli incontri scuola-famiglia. L'unica eccezione prevista riguarda l'uso del velo integrale per motivi sanitari o di sicurezza specifici, che dovranno essere debitamente documentati. Per le famiglie, la novità principale è la responsabilità economica diretta in caso di infrazione dei figli minorenni, che dovrà essere comunicata chiaramente durante l'iscrizione e la frequentazione.
| Soggetto Coinvolto | Impatto Operativo e Responsabilità |
|---|---|
| Studenti | Divieto assoluto di burqa, niqab o coprilingua che celino il volto. |
| Famiglie | Responsabilità economica diretta (multe da 200 a 1.000 euro) per i figli minorenni. |
| Dirigenti Scolastici | Accertamento dell'infrazione e trasmissione della pratica al Prefetto. |
| Autorità (Prefetto) | Emissione della sanzione amministrativa pecuniaria. |
In merito alle scadenze, la bozza è stata presentata in Consiglio dei Ministri il 24 settembre 2026 per il regolare avvio dell'anno scolastico 2026/2027. Sebbene l'iter parlamentare esatto non sia ancora definito, la soglia del 30% per i nuovi arrivi non italofoni è prevista per varare da subito con la firma del decreto.
Note sulle deroghe e limiti del testo
Al momento, il testo della bozza non specifica ancora i criteri dettagliati e la documentazione necessaria per le deroghe sanitarie o di sicurezza. È dunque necessario attendere la pubblicazione definitiva in Gazzetta Ufficiale per conoscere le modalità tecniche con cui le scuole dovranno gestire le certificazioni mediche o i protocolli di sicurezza che giustifichino il mantenimento del volto coperto in casi eccezionali.
FAQs
Multe fino a 1000 euro per chi copre il volto a scuola: ecco il nuovo decreto
La bozza del decreto prevede sanzioni amministrative pecuniarie che variano da 200 a 1.000 euro. In caso di violazione commessa da un minore, la responsabilità economica e legale ricade direttamente sui genitori o sui tutori.
Il dirigente scolastico è il primo responsabile dell'accertamento dell'infrazione all'interno dell'istituto. Una volta verificato il fatto, la pratica viene trasmessa al Prefetto, che è l'autorità competente per l'emissione formale della sanzione.
Il divieto non è assoluto per ogni circostanza: rimangono ammesse deroghe per motivi sanitari o di sicurezza specifici. Tuttavia, tali eccezioni devono essere debitamente documentate e giustificate per essere considerate valide.
Il provvedimento introduce un tetto del 30% per gli studenti "non italofoni" nelle classi, applicabile ai nuovi arrivi. Inoltre, i genitori di alunni con gravi ritardi di inserimento saranno obbligati a frequentare corsi di potenziamento linguistico.