Il pedagogista Daniele Novara ha recentemente sollevato una questione centrale per il sistema educativo e sociale italiano, mettendo in discussione l'approccio pedagogico che vede nell'errore del bambino un naturale strumento di apprendimento privo di mediazione. Secondo l'esperto, "lasciare che i figli sbaglino per imparare" rappresenta una strategia priva di fondamenti scientifici, specialmente per la fascia d'età compresa tra i 0 e gli 11 anni. In questa fase dello sviluppo, il bambino non possiede ancora le strutture cognitive necessarie per comprendere appieno il nesso tra azione e conseguenza, rendendo indispensabile una guida adulta che non sia solo presente, ma autorevole e strutturata.
L'intervento di Novara si inserisce in un clima di forte tensione tra le teorie della pedagogia della crescita e le recenti scelte legislative del Governo italiano. Mentre il dibattito pubblico tende a oscillare tra la necessità di una maggiore fermezza e il rischio di un "vuoto educativo", il pedagogista avverte che la libertà senza regole non è un metodo educativo, ma una mancanza di responsabilità da parte degli adulti. Questa posizione si scontra frontalmente con il cosiddetto "parenting alla pari", che spesso porta i genitori a rinunciare al ruolo di guida, generando confusione nei figli e riflettendosi negativamente nelle dinamiche di classe e nelle aule scolastiche.
Le basi neuroscientifiche contro il mito dell'autonomia immediata
Dal punto di vista neuroscientifico, il cervello infantile agisce per impulsi e non per una comprensione profonda delle conseguenze a lungo termine. Novara sottolinea che l'errore può diventare uno strumento di apprendimento solo se viene interpretato correttamente e non come una fonte di umiliazione o colpa. Tuttavia, se il bambino viene abbandonato alle proprie scelte senza una cornice di regole chiare, il rischio è che l'esperienza non porti a una riflessione, ma a un semplice disagio fisico o emotivo che non produce alcuna autoregolazione.
Il pedagogista critica aspramente l'idea che i bambini debbano ragionare da soli in modo autonomo e immediato, definendo tale approccio come l'esatto contrario del metodo Montessori. Per Novara, il ruolo genitoriale e pedagogico richiede impegno, dedizione e sacrificio. Non si può pretendere che un bambino sia un adulto in miniatura capace di gestire rischi complessi; la responsabilità degli adulti consiste proprio nel prevedere tali rischi e nel fornire una struttura che permetta al minore di esplorare il mondo in sicurezza, senza però essere esposto a pericoli evitabili.
Un punto critico riguarda anche l'aumento delle neurodiagnosi (come ADHD, Autismo o Dislessia), che il pedagogista lega spesso a una gestione carente dei bisogni primari, come il sonno e la stabilità emotiva. Quando la scuola e la famiglia falliscono nel fornire una guida coerente, i bambini possono manifestare difficoltà che vengono poi etichettate come patologie, quando potrebbero invece essere il sintomo di un ambiente educativo frammentato o privo di una chiara direzione pedagogica.
Il nuovo quadro legislativo: la presunzione di imputabilità per i minori
Parallelamente alle riflessioni pedagogiche, il panorama normativo italiano sta subendo una trasformazione significativa. Il 23 luglio 2026, il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge (DDL C. 2720) che introduce modifiche sostanziali al Codice Penale e al d.P.R. 448/1988. Il cuore della riforma riguarda l'Art. 98 co. 1 c.p., che disciplina l'imputabilità dei minori tra i 14 e i 18 anni.
Con la nuova normativa, si introduce una presunzione relativa di capacità di intendere e di volere. Questo significa che, in caso di reato commesso da un minore in questa fascia d'età, la capacità non dovrà più essere verificata positivamente caso per caso dal magistrato, ma si presumerà esistente fino a prova contraria. In altre parole, l'onere della prova si sposta sulla difesa, che dovrà dimostrare l'incapacità del minore al momento del fatto. Questa scelta mira a contrastare la delinquenza minorile attraverso una linea di fermezza e responsabilità, come sottolineato dal Governo.
Il disegno di legge modifica anche l'Art. 9 del d.P.R. 448/1988, permettendo a magistrati e pubblici ministeri di acquisire elementi sulle condizioni personali, familiari e sociali del minore ai fini del giudizio sull'imputabilità. Sebbene l'età dell'imputabilità resti ferma a 14 anni, la nuova norma facilita le indagini e mira a garantire che chi compie atti di aggressione o furto debba rispondere delle proprie azioni, indipendentemente dall'età anagrafica specifica, purché entro il limite dei diciotto anni.
| Elemento Normativo | Dettaglio della Modifica / Stato |
|---|---|
| Art. 98 co. 1 c.p. | Introduzione della presunzione relativa di capacità di intendere e volere per i minori tra 14 e 18 anni. |
| Art. 9 d.P.R. 448/1988 | Possibilità per PM e Giudici di acquisire elementi sulle condizioni personali, familiari e sociali del minore. |
| Età dell'imputabilità | Resta invariata a 14 anni. |
| Iter Legislativo | Assegnato alla 2ª Commissione permanente del Senato il 26 gennaio 2026. |
Cosa cambia concretamente per la scuola e le famiglie
Per le famiglie, il messaggio di Novara e la nuova linea legislativa convergono su un punto: la fine del mito dell'autonomia immediata ottenuta tramite il "disagio". Non è pedagogico lasciare che un bambino si bagni perché non ha messo l'impermeabile o che si perda per non aver seguito una regola; è necessario che l'adulto preveda il rischio. La responsabilità genitoriale deve essere vissuta come un impegno attivo, non come una concessione di libertà illimitata che può sfociare in una confusione educativa dannosa per lo sviluppo del minore.
Per il sistema scolastico, il docente è chiamato a evolvere nel ruolo di regista maieutico. La scuola non deve essere un luogo di etichettatura o di selezione basata solo sul voto numerico, ma una comunità di apprendimento dove l'errore è un processo di autoregolazione. L'insegnante deve trasformare la classe in un laboratorio di esperienze dove gli alunni sono protagonisti, ma all'interno di una cornice di regole chiare e condivise. La valutazione deve servire a capire il percorso di crescita, non a dare un giudizio definitivo sulla persona dell'alunno.
Per il sistema legale, il cambiamento è operativo e immediato nel momento in cui la norma entrerà in vigore. In caso di reato commesso da un minore tra i 14 e i 18 anni, il punto di partenza del processo sarà la presunzione di responsabilità. Questo sposta l'onere della prova sulla difesa, che dovrà fornire prove solide per dimostrare l'incapacità del minore, rendendo il percorso giudiziario più rapido e meno orientato alla verifica sistematica della capacità di intendere e di volere.
È importante sottolineare che, sebbene il DDL C. 2720 sia in fase di esame parlamentare, l'impatto pratico sulla gestione quotidiana dei conflitti scolastici non rilevanti dal punto di vista penale non è ancora del tutto chiaro. Tuttavia, la direzione politica è definita: la presunzione di responsabilità diventa il pilastro su cui costruire un percorso di sostegno alle famiglie e alle scuole, volto a contrastare la delinquenza minorile attraverso una maggiore consapevolezza delle conseguenze.
In sintesi, la sfida per il sistema educativo italiano rimane quella di bilanciare la necessità di una fermezza normativa con una pedagogia della crescita che non sia né autoritaria né permissiva. La scuola deve smettere di essere una "gara" e tornare a essere un luogo di formazione, dove la responsabilità viene insegnata attraverso l'esperienza guidata e non attraverso il solo sanzionatorio o il vuoto educativo.
Per approfondire i dettagli tecnici del disegno di legge, è possibile consultare la scheda del DDL sul sito del Senato della Repubblica o visionare il comunicato del Governo sull'imputabilità dei minori.
Prossimi passi e scadenze operative
- Esame Parlamentare: Il DDL C. 2720 è attualmente in fase di analisi presso la 2ª Commissione permanente del Senato.
- Pubblicazione: L'iter legislativo deve concludersi con l'approvazione definitiva e la successiva pubblicazione in Gazzetta Ufficiale per diventare operativo.
- Applicazione: Una volta approvato, il cambio di criterio di accertamento della capacità di intendere e di volere si applicherà immediatamente ai nuovi procedimenti penali riguardanti i minori.
Note di sintesi per il lettore
Al momento, non sono ancora disponibili dati statistici sull'efficacia della nuova normativa nel ridurre i tassi di dispersione o di violenza minorile nel lungo periodo. La normativa rappresenta un tassello necessario in un percorso più ampio che deve coinvolgere la formazione dei docenti e il supporto costante alle famiglie per evitare che la scuola diventi un luogo di sola "condotta" e non di reale crescita.
FAQs
Daniele Novara e il dibattito sulla responsabilità minorile: tra basi neuroscientifiche e nuove norme sulla presunzione di imputabilità
Novara sostiene che tale approccio manchi di basi scientifiche per i bambini fino ai 10-11 anni, poiché a questa età il cervello agisce per impulsi e non comprende appieno le conseguenze delle azioni. Invece di un "vuoto educativo", i minori necessitano di una guida adulta autorevole che prevenga rischi fisici e psicologici, trasformando l'errore in un processo di autoregolazione guidata e non in una punizione.
Il DDL C. 2720 introduce una presunzione relativa di capacità di intendere e di volere per i minori tra i 14 e i 18 anni, modificando l'Art. 98 del Codice Penale. Questo significa che, in caso di reato, la responsabilità del minore si presume fino a prova contraria, spostando l'onere della prova sulla difesa e facilitando le indagini delle autorità.
La scuola deve trasformarsi in una comunità di apprendimento dove il docente agisce come un "regista maieutico". L'obiettivo è superare le lezioni frontali e lo studio mnemonico a favore di un laboratorio di esperienze in cui l'errore è uno strumento di apprendimento e non un motivo di etichettatura o sanzione.
I genitori sono chiamati a superare il "parenting alla pari" e ad assumersi il ruolo di autorità con impegno e dedizione. In pratica, ciò significa anticipare i rischi e fornire regole chiare invece di permettere ai figli di affrontare disagi fisici o sociali come metodo educativo, contrastando la confusione che può portare a una cattiva gestione dei bisogni primari.