La DL 170/2026 ha scatenato un'ondata di reazioni nel mondo della scuola italiana, spingendo il sindacato FLC CGIL a promuovere una proposta di mozione strutturata per i Collegi dei Docenti. L'iniziativa nasce come risposta diretta alle misure introdotte dal decreto, che secondo il sindacato rappresentano uno strappo contro l'identità pedagogica e sociale della scuola pubblica, trasformando l'istituzione in un luogo di controllo e separazione anziché di inclusione.
Il testo della mozione, messo a disposizione delle RSU, dei delegati e dei docenti, mira a trasformare il Collegio dei Docenti in uno strumento di resistenza pedagogica e politica. L'obiettivo è contrastare un approccio definito punitivo e discriminatorio, che colpisce le famiglie e gli studenti provenienti da contesti migratori, e riaffermare i valori dell'integrazione e dell'uguaglianza sanciti dall'Articolo 34 della Costituzione.
Le criticità del decreto e la risposta sindacale
La proposta della FLC CGIL si concentra su tre pilastri normativi del DL 170/2026 che il sindacato ritiene lesivi del diritto allo studio. In primo luogo, viene contestata la logica di colpevolizzazione delle famiglie. Il decreto introduce infatti l'obbligo per le scuole di segnalare ai servizi sociali i genitori con carenze nella lingua italiana, imponendo loro percorsi di alfabetizzazione e sostegno alla genitorialità. Secondo il sindacato, tale misura stabilisce una pericolosa connessione tra le difficoltà linguistiche e un presunto deficit di responsabilità educativa.
In secondo luogo, la mozione contesta il divieto di partecipare alle attività curriculari ed extracurriculari con il volto coperto. Il sindacato sottolinea come questa norma, accompagnata da relative sanzioni, trasferisca in ambito scolastico un problema di ordine pubblico, con lo scopo di stigmatizzare le studentesse che evidenziano l'appartenenza a specifici contesti culturali. Questa scelta viene interpretata come una snaturazione della missione educativa della scuola, che dovrebbe invece promuovere il pluralismo e la rimozione degli ostacoli socio-culturali.
Infine, la proposta mette in discussione l'articolo 12 del decreto, che stabilisce un tetto del 30% di alunni non italofoni con limitata frequenza scolastica all'interno delle classi. La FLC CGIL evidenzia come questa percentuale, pur applicandosi a una quota esigua della popolazione scolastica, mascheri una logica di separazione che rischia di sradicare gli studenti dal loro tessuto sociale. Viene inoltre criticata la facoltà attribuita ai Collegi di individuare le classi di inserimento per i neoarrivati slegandole dall'età anagrafica, un punto che il sindacato definisce un grave fattore di rischio di esclusione e discriminazione.
Obiettivi della mozione e impegni pedagogici
La mozione non si limita alla critica, ma propone azioni concrete per le istituzioni scolastiche. Il testo chiede di respingere ogni logica di discriminazione e razzismo, promuovendo invece la consapevolezza storica, il senso critico e il valore del plurilinguismo. Il sindacato chiede con forza il potenziamento delle risorse strutturali, inclusi organici aggiuntivi per l'italiano L2 e figure di mediazione linguistica, per contrastare la precarietà che affligge l'istruzione pubblica.
Tra gli impegni specifici assunti dalla mozione, vi sono:
- La promozione di momenti di riflessione pubblica con studenti e famiglie sui temi del multiculturalismo e dell'intercultura.
- La valorizzazione del plurilinguismo come risorsa culturale e non come ostacolo.
- La difesa dell'alleanza scuola-famiglia contro le logiche punitive del decreto.
- La presa di posizione pubblica a favore della pace, della dignità umana e della legalità internazionale.
Il sindacato ribadisce che la scuola non può restare neutrale di fronte a ciò che definisce disumanità e ingiustizia. La mozione invita i docenti a mobilitarsi per garantire che la scuola rimanga un presidio della partecipazione democratica, dove la conoscenza diventi uno strumento di emancipazione e trasformazione sociale.
| Punto Critico DL 170/2026 | Impatto e Critica FLC CGIL |
|---|---|
| Segnalazione ai servizi sociali (Art. 11) | Connessione tra difficoltà linguistiche e deficit di responsabilità educativa. |
| Divieto volto coperto | Stigmatizzazione culturale e trasferimento di problemi di ordine pubblico in ambito scolastico. |
| Tetto del 30% non italofoni (Art. 12) | Logica di separazione e rischio di esclusione sociale e violazione del diritto alla prossimità. |
| Classi di inserimento non anagrafiche | Fattore di rischio di discriminazione e perdita di autonomia educativa. |
Cosa cambia concretamente per docenti e scuole
L'adozione della mozione da parte dei Collegi dei Docenti non comporta una modifica diretta della legge, ma rappresenta un atto di presa di posizione formale dell'istituzione scolastica. Se approvata, la mozione impegna la scuola a:
- Contrastare operativamente le misure punitive del decreto attraverso progetti educativi di inclusione.
- Richiedere formalmente maggiori risorse per docenti L2 e mediatori culturali.
- Promuovere la riflessione pubblica sui temi del multiculturalismo, coinvolgendo attivamente le famiglie.
Al momento, non è chiaro quali siano le modalità pratiche di approvazione della mozione da parte dei Collegi dei Docenti né quali siano le conseguenze amministrative in caso di voto favorevole. Inoltre, la nota non specifica come le istituzioni scolastiche debbano gestire operativamente la segnalazione ai servizi sociali prevista dall'articolo 11 del decreto.
Il sindacato sottolinea che la scuola non può essere sacrificata in nome di politiche di taglio e precarietà, e che la deontologia professionale dei docenti impone di difendere la dignità umana contro uno scivolamento verso una società più escludente.
FAQs
DL 170/2026, la FLC CGIL propone mozione per i Collegi
Il testo della mozione deve essere presentato e votato in sede di Collegio dei Docenti. La proposta della FLC CGIL è destinata a essere adottata dai docenti dell'istituto per impegnare le istituzioni scolastiche a respingere le logiche discriminatorie del DL 170/2026.
Il decreto prevede sanzioni per il divieto di partecipare alle attività curriculari e extracurriculari delle istituzioni scolastiche con il volto coperto. Tale misura è criticata dai docenti poiché trasforma la scuola in un luogo di controllo e stigmatizza gli studenti provenienti da contesti culturali specifici.
L'articolo 12 del decreto stabilisce un tetto del 30% per gli alunni che non padroneggiano la lingua italiana e con frequenza limitata, introducendo una logica di separazione. Inoltre, attribuisce ai collegi la facoltà di individuare le classi di inserimento dei neoarrivati slegandole dall'età anagrafica, con il rischio di generare esclusione educativa.
Il dossier non fornisce informazioni su precedenti storici di mozioni simili approvate dai Collegi dei Docenti.
L'articolo 11 impone alle scuole l'obbligo di segnalare ai servizi sociali i genitori con carenze nella lingua italiana, prevedendo percorsi di alfabetizzazione e sostegno alla genitorialità. Questa misura è criticata per la pericolosa connessione che stabilisce tra difficoltà linguistiche e presunti deficit di responsabilità educativa.