Il prossimo 20 novembre, il personale scolastico, universitario, della ricerca, delle istituzioni AFAM e della formazione professionale, insieme ai lavoratori delle scuole non statali, aderirà a uno sciopero generale nazionale per l'intera giornata. La mobilitazione, proclamata dalla Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL, si inserisce in un contesto di forte tensione sociale e si propone come atto di protesta contro la precarietà lavorativa e l'erosione dei salari nel settore dell'istruzione.
Secondo quanto dichiarato dalla federazione sindacale, la protesta nasce dalla drammatica condizione salariale dei lavoratori della Conoscenza, i cui stipendi risultano tra i più bassi a livello europeo. Il sindacato denuncia l'assenza di risorse adeguate per il rinnovo del CCNL Istruzione e Ricerca 2025-2027, evidenziando come le attuali misure, come la detassazione parziale del salario accessorio, siano del tutto insufficienti a garantire il recupero del potere d'acquisto.
Il cuore della mobilitazione sindacale colpisce duramente le scelte del Governo contenute nelle recenti manovre di bilancio. La FLC CGIL denuncia un quadro allarmante caratterizzato da una presunta ostilità verso i settori della scuola statale, con tagli agli organici che interessano migliaia di posti di lavoro tra docenti e personale ATA. La protesta mira a fermare lo smantellamento del sistema pubblico e a richiedere un piano straordinario di stabilizzazioni per contrastare il precariato diffuso.
Cosa dice il CCNL Istruzione e Ricerca 2025-2027 in sintesi
Il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro 2025-2027, relativo alla parte economica, è stato sottoscritto in via definitiva il 1° luglio 2026 presso la sede dell'ARAN. L'accordo riguarda circa 1,2 milioni di lavoratori impiegati in scuole, università, enti di ricerca e istituzioni AFAM. Il testo disciplina i principali aspetti del trattamento economico del personale per il triennio di vigenza che va dal 1° gennaio 2025 al 31 dicembre 2027.
Uno degli elementi chiave del contratto riguarda gli incrementi delle indennità fisse, disciplinati dall'art. 18. Gli aumenti strutturali previsti dal triennio sono stati ottenuti attraverso una serie di rinnovi consecutivi, portando a incrementi medi significativi. Nello specifico, il personale docente della scuola vedrà un incremento medio di 412 euro su 13 mensilità, mentre per l'intero comparto la media si attesta su 395 euro su 13 mensilità.
La modalità di erogazione degli aumenti prevede una distribuzione in tre tranche annuali, con decorrenza rispettivamente al 1° gennaio 2025, 1° gennaio 2026 e 1° gennaio 2027. Tali importi includono l'anticipazione IPCA già erogata ai sensi dell'art. 47-bis, comma 2, del d.lgs. n. 165/2001. Al termine del triennio, dal 1° gennaio 2027, l'incremento medio per il personale docente della scuola si stabilizzerà a 143 euro su 13 mensilità. Il testo integrale del CCNL economico 2025-2027 è consultabile sul sito ufficiale dell'ARAN.
Contesto e precedenti
La firma del CCNL economico del 1° luglio 2026 rappresenta un momento di svolta significativo per il comparto, segnando il terzo rinnovo contrattuale in cinque anni. Questo risultato è frutto di un impegno congiunto tra ARAN e le sigle sindacali per superare i forti ritardi che avevano colpito la contrattazione collettiva nel pubblico impiego negli anni precedenti. Tuttavia, mentre la parte economica è stata definita, la parte normativa — che include temi cruciali come il lavoro agile, il welfare contrattuale e le relazioni sindacali — è ancora oggetto di trattative in corso.
Il clima di protesta attuale è alimentato da una serie di criticità strutturali accumulate negli ultimi anni. La FLC CGIL ha evidenziato come la Legge di Bilancio 2025 avesse già predisposto tagli significativi, tra cui la riduzione di 5.660 posti docenti dal 2025/2026 e di 2.174 posti ATA dal 2026/2027. Queste misure sono state collegate dal sindacato al blocco del turnover e al crescente ricorso alle supplenze, creando una situazione di instabilità organizzativa per le istituzioni scolastiche.
Inoltre, la situazione è aggravata dalla carenza di assunzioni stabili. Per il biennio 2026/2027, il Governo ha autorizzato solo 12.284 assunzioni ATA su un totale di 33.981 posti vacanti, lasciando scoperti oltre 21 mila posti. Tale scelta è stata interpretata dai sindacati come una preferenza per le supplenze annuali a discapito della stabilizzazione del personale precario, alimentando il malcontento che ha portato alla proclamazione dello sciopero del 20 novembre.
Cosa cambia per docenti, ATA e scuole
L'annuncio dello sciopero generale per il 20 novembre 2026 comporta diverse implicazioni operative per l'intera comunità scolastica. Poiché la mobilitazione è proclamata per l'intera giornata, non sono state definite specifiche fasce orarie, il che suggerisce una potenziale interruzione quasi totale delle attività didattiche e amministrative. La scuola non chiude automaticamente, ma l'effettivo funzionamento dipenderà dalle adesioni dei lavoratori e dalle scelte organizzative dei singoli istituti.
Per il personale docente e ATA, la partecipazione allo sciopero è un diritto garantito, ma deve essere bilanciata con le garanzie dei servizi pubblici essenziali. Secondo l'Accordo ARAN del 2 dicembre 2020, in caso di sciopero, devono essere assicurati i seguenti servizi minimi:
- L'erogazione di stipendi e indennità;
- La tutela dell'integrità fisica e la sicurezza degli edifici;
- La vigilanza sui minori durante la refezione (quando non sostituibile);
- La vigilanza nelle istituzioni educative e i servizi di cucina e mensa;
- La sicurezza degli impianti;
- Gli adempimenti indispensabili per il pagamento di paghe e pensioni;
- La garanzia degli scrutini ed esami finali e di idoneità.
I dirigenti scolastici hanno il compito di informare l'utenza sulla prevedibile riduzione del servizio e di adottare le misure organizzative necessarie per garantire i servizi minimi sopra elencati. È fondamentale che la comunicazione verso le famiglie avvenga con un preavviso adeguato, indicando chiaramente quali attività saranno sospese e quali resteranno attive. I docenti e il personale ATA che aderiscono allo sciopero devono comunque rispettare le norme di sicurezza e le disposizioni relative alla tutela degli studenti.
Per quanto riguarda gli aspetti economici, il personale scolastico dovrà monitorare le scadenze degli arretrati contrattuali. Poiché il CCNL economico è stato perfezionato nel corso del secondo anno di vigenza, i lavoratori avranno diritto a ricevere le quote di incremento non ancora percepite. Gli importi stimati, calcolati al 30 giugno 2026, oscillano tra circa 815 euro e 1.250 euro, a seconda della categoria e dell'anzianità.
In sintesi, la giornata del 20 novembre si preannuncia come un momento di forte disagio operativo per le istituzioni scolastiche. I docenti e il personale ATA che aderiscono allo sciopero dovranno coordinarsi con i dirigenti per garantire i servizi minimi previsti dall'Accordo ARAN del 2 dicembre 2020. È essenziale che le scadenze per la comunicazione dell'utenza siano rispettate, affinché le famiglie possano organizzarsi per la gestione dei figli.
Per quanto riguarda il personale, la partecipazione alla mobilitazione non influirà sui diritti contrattuali derivanti dal CCNL 2025-2027, ma la protesta sottolinea la necessità di una maggiore attenzione alle risorse per il recupero del potere d'acquisto. I lavoratori dovranno inoltre monitorare le comunicazioni relative alla parte normativa del contratto, che definirà i dettagli su lavoro agile e welfare, elementi fondamentali per la qualità della vita lavorativa nel settore della Conoscenza.
Le scuole, da parte loro, dovranno gestire un equilibrio delicato tra il diritto di sciopero e l'obbligo di garantire la sicurezza e la tutela degli studenti. La mancanza di dettagli sulle fasce orarie rende necessaria una pianificazione flessibile, dove la riduzione del servizio dovrà essere comunicata con la massima trasparenza possibile, evitando che le interruzioni improvvise possano compromettere la continuità educativa o la sicurezza dei minori.
Le posizioni
La mobilitazione del 20 novembre vede diverse sfumature di approccio tra le organizzazioni sindacali. Mentre la FLC CGIL promuove lo sciopero generale come risposta diretta ai tagli agli organici e alla precarietà, altre sigle sindacali hanno scelto percorsi di protesta differenti. Le sigle CISL Scuola, UIL Scuola RUA, SNALS e ANIEF non hanno aderito alla giornata di sciopero della CGIL, ma hanno lanciato una mobilitazione unitaria che prevede un sit-in a Roma l'11 novembre e assemblee in orario di servizio il 16 novembre.
Queste ultime organizzazioni contestano fermamente le norme sugli organici e si oppongono all'idea di compensare il calo demografico con una riduzione equivalente del personale. Parallelamente, la Gilda Unams ha confermato la partecipazione allo sciopero del 20 novembre, focalizzando la propria protesta sulla sicurezza degli edifici, il sovraccarico burocratico delle segreterie e l'insufficienza degli stipendi. Anche la SISA ha proclamato uno sciopero nazionale specifico per la scuola, chiedendo non solo aumenti retributivi ma anche una revisione del reclutamento e maggiori possibilità di mobilità per i lavoratori di ruolo e precari.
| Dato / Scadenza | Dettaglio |
|---|---|
| Data Sciopero Generale | 20 novembre 2026 (intera giornata) |
| Tagli Organici Totali | Oltre 14.808 posti nel triennio 2025-2028 |
| Incremento Docenti | 412 euro medi su 13 mensilità |
| Assunzioni ATA 2026/2027 | 12.284 autorizzate su 33.981 vacanti |
| Arretrati CCNL | Tra 815 e 1.250 euro (stimati al 30/06/2026) |